venerdì 19 giugno 2015

CRONACA


LUISA, I CONIGLI E I BACI PERUGINA
(PER TACER DEI MOSCHETTIERI)



 Luisa Sargentini era nata a Perugia nel 1877, da un pescivendolo e una casalinga. Sposò a ventun'anni Annibale Spagnoli, e insieme rilevarono una drogheria. Cominciarono subito a produrre confetti. Poi, nel 1907, con tre soci, misero su una piccola azienda nel centro storico di Perugia, con quindici dipendenti. Producevano caramelle, cioccolato e simili. Quando scoppiò la Grande Guerra Luisa rimase sola a dirigere la fabbrica, aiutata dai due figli. Alla fine del conflitto l'azienda contava già un centinaio di dipendenti e andava a gonfie vele. 




Tra le squisitezze prodotte vi era anche il famoso cioccolato Luisa, chiamato così in suo onore. Ancora oggi nelle ricette di pasticceria si può trovare tra gli ingredienti il cioccolato Luisa, intendendosi, per antonomasia, il cioccolato dark extra-fondente.



 Nel 1922, Luisa ebbe un'idea: decise di utilizzare la fine granella di nocciole avanzata da altre produzioni, impastandola con cioccolato gianduja. Aggiunse una nocciola intera e ricoprì il tutto con cioccolato Luisa. Il cioccolatino aveva forma bombata ma con una specie di nocca sporgente e ricordava un pugno chiuso. Luisa lo battezzò ''cazzotto''. In effetti era un cioccolatino squisito, ed ebbe immediato successo. Ma il figlio di uno dei soci fondatori dell'Azienda Perugina, Giovanni Buitoni (anche presidente dell'azienda Buitoni di prodotti alimentari) decise che il nome era davvero inadatto, soprattutto riferito ai cioccolatini usati spesso come affettuoso omaggio, e con felice intuizione ne modificò il nome in ''Bacio''.

 

Si affidò il lancio del prodotto a Federico Seneca, direttore artistico della Perugina. Ispirandosi al famoso Bacio di Francesco Hayez, Seneca disegnò la scatola blu con l'immagine dei due innamorati, rimasta da allora più o meno identica.





 Fu ancora di Giovanni Buitoni l'idea di inserire sotto l'involucro di stagnola i cartigli con pensieri d'amore.






Nel 1923 Annibale Spagnoli si ritirò dall'azienda per imprecisati ''attriti interni'', che si può presumere non fossero estranei alla relazione fra Luisa e Giovanni Buitoni, di 14 anni più giovane. 
Luisa e Giovanni, ambedue nel consiglio d'amministrazione della Perugina, iniziarono a costruire delle strutture sociali destinate a migliorare la vita dei dipendenti, quali, per esempio, asili nido all'interno dello stabilimento.
 Nella foto sottostante vediamo il curioso lavoro della raddrizzatrice di nocciole: non sempre evidentemente le macchine posizionano la nocciola in maniera perfetta.
 Nel frattempo Luisa, alla fine del conflitto mondiale, aveva cominciato ad allevare pollame e conigli d'angora. I conigli non venivano tosati, ma amorevolmente pettinati per ricavarne la lana d'angora da filare. Nacque così l'Angora Spagnoli, in un sobborgo di Perugia: Santa Lucia. Fu un altro successo, anche grazie ai riconoscimenti ricevuti alla Fiera di Milano: vi si producevano capi di moda, soprattutto scialli e boleri. In breve furono 8.000 gli allevatori che cominciarono ad inviare per posta il pelo pettinato dei loro conigli allo stabilimento di Santa Lucia.







Qui sopra la mensa aziendale. Agli operai dello stabilimento venivano regalati a Natale maglie, calze e lana per un valore di 4.000 lire, una fortuna per quei tempi. Lo stabilimento aveva una piscina per i dipendenti. Si costruirono ai dipendenti casette a schiera (tuttora esistenti), si organizzarono nursery per i figli, si promuovevano balli, partite di calcio, gare, feste.


Nel 1934 il figlio di Luisa, Aldo Spagnoli, direttore pubblicitario della Buitoni-Perugina, ebbe un'idea che si rivelò straordinaria. Creò un programma radiofonico, I Quattro Moschettieri, e fu il primo caso di sponsorizzazione italiano: la Buitoni-Perugina ''offriva'' il programma ai radioascoltatori. Si trattava di una 'rivista' radiofonica composta da canzoni, dialoghi e voce narrante, che faceva la parodia al romanzo di Dumas. Alla trasmissione fu abbinato un concorso a premi basato sulla raccolta di figurine disegnate da Angelo Bioletto, contenute nelle confezioni dei prodotti dello sponsor e raffiguranti i personaggi della vicenda dei quattro moschettieri. 


Centocinquanta album completi (da 100 figurine ciascuno) consentivano di vincere una ''Topolino'', e in tutto ne furono vinte circa 200. L'interesse venne accentuato dal fatto che alcune figurine erano introvabili, o rarissime, famosa soprattutto quella del Feroce Saladino. Il concorso doveva essere un fatto circoscritto alla pubblicità, ma divenne un fenomeno nazionale di costume: se ne interessarono i giornali, si girarono dei film, nei negozi Perugina furono aperte delle vere e proprie ''borse'' delle figurine, sulle riviste comparivano le loro quotazioni, in alcuni casi furono addirittura falsificate. Programma e concorso vennero soppressi nel 1937 dal Ministero delle Finanze, a causa dell'effetto imitativo generato e delle proteste delle aziende concorrenti.









Luisa Spagnoli morì molto giovane, a 58 anni, nel 1935, di tumore alla gola. L'ultimo periodo della sua vita lo trascorse a Parigi insieme al compagno Giovanni Buitoni, per ricevervi le cure migliori possibili. Non fece in tempo a vedere la trasformazione dell'Angora Spagnoli da attività artigianale ad azienda industriale, ad opera del figlio Mario.
Mario costruì, nel '47, il nuovo stabilimento della "Città dell'angora", attorno a cui nacque una comunità autosufficiente, in cui la parte assistenziale e ricreativa era fase del ciclo produttivo. Fondò inoltre negli anni '60 il parco giochi della "Città della Domenica", ancor oggi meta di visitatori.
Con il figlio di Mario, Annibale detto Lino, imprenditore e presidente del Perugia Calcio, la produzione si diversificò maggiormente e nacque la rete commerciale dei negozi "Luisa Spagnoli", oggi presente in tutto il mondo, sempre con base a Perugia.




FINE

P. s. Ricordo da bambina, una vecchia zia suora che era stata incaricata dalla Madre Superiora di acquistare una scatola di cioccolatini. Mia nonna l'aveva accompagnata in un caffè, e le aveva consigliato di prendere dei Baci Perugina. Ma la vecchia zia aveva cominciato ad agitare a destra e a sinistra la cornetta (all'epoca si usavano ancora le grandi cornette inamidate) sgomenta e anche un po' offesa: lei giammai avrebbe comprato una scatola dove c'era gente che si baciava!


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mercoledì 3 giugno 2015

CUCINA

CONFETTURA DI CARAMELLO AL BURRO SALATO





In Francia è abbastanza facile trovare questa crema in barattolo, nei negozi di squisitezze, tipo Fauchon a Parigi, o in quelli di specialità regionali. Si tratta infatti di un prodotto tipico soprattutto della Bretagna, dove prende il nome di salidou.
La prima volta che son stata in Francia ne ho comprato un barattolo, incuriosita dall'etichetta. L'ho mangiato a cucchiaiate in un sol giorno, era squisito. Siccome all'epoca non avevo idea di computer o di internet, al rientro a casa mi ero inventata la ricetta, andando ''a sentimento''. Il risultato è stato abbastanza simile, e da allora non l'ho mai modificata.
L'uso che si può fare di questa crema è piuttosto vario. A parte mangiarla così com'è, si usa sulle crêpes,  come top sui muffins o sul gelato, da spalmare su pane o biscotti, per farcire torte, per accompagnare dolci al cocchiaio ecc.

In un tegame largo e pesante fate sciogliere e caramellare 1/2 kg di zucchero. Se avrete l'avvertenza di spruzzare d'acqua lo zucchero in modo da inumidirlo molto leggermente, l'operazione avverrà in modo più uniforme. 
Quando lo zucchero sarà perfettamente sciolto e avrà preso un colore biondo scuro, versateci dentro, a filo, un litro di panna, mescolando energicamente. 
Unite anche 125gr di burro e 5 prese di sale. 
Mescolate e lasciate sobbollire qualche minuto, poi spegnete.
Versate la crema calda nei barattoli (ne riempirete tre), tappateli subito e conservateli anche per qualche mese in luogo fresco e buio. 


Potete aromatizzarla con vaniglia, con qualche quadrotto di cioccolato, con buccia d'arancio grattata o con poco caffè liofilizzato. Oppure variare la ricetta secondo la vostra fantasia: in vendita si trovano vasetti d'ogni sorta, uno più appettitoso dell'altro. Il caramello al burro salato può arricchire la confettura di mele o di pere, unirsi con mandorle o pasta di nocciole e quant'altro. Qui sotto una carrellata di vasetti che può servire d'ispirazione.