lunedì 25 gennaio 2016

CRONACA




L'ISOLA DI PITCAIRN, INFERNO IN TERRA




Il più famoso ammutinamento della storia, quello del Bounty, avvenne nel 1789, per diversi ordini di motivi. La navigazione verso Tahiti era stata costellata da ritardi, maltempo, cambiamenti di rotta. 



All'arrivo a Tahiti l'equipaggio estenuato venne accolto in modo estremamente amichevole e mentre venivano caricate sulla nave enormi quantità di piante locali da trasportare e trapiantare nei vari territori dell'impero inglese, i marinai e gli ufficiali strinsero rapporti molto stretti con la popolazione locale. In particolare le donne mostrarono una libertà sessuale verso gli inglesi, a loro totalmente sconosciuta. La sosta a Tahiti si prolungò oltre il previsto (poichè si dovette attendere la maturazione dei frutti dell'albero del pane) il che fece sì che i rapporti fra inglesi e indigeni si consolidassero ulteriormente. Quando il capitano Blight diede ordine di ripartire, si ritrovò con una ciurma scontenta e recalcitrante.
Non ci sono prove che il capitano fosse particolarmente crudele come invece è apparso nelle numerose ricostruzioni letterarie e cinematografiche della vicenda. Tuttavia l'equipaggio era in viaggio da un anno e mezzo, e il desiderio di restare accanto alle loro nuove compagne era forte. 





 Al comando del secondo ufficiale Fletcher Christian, una parte dell'equipaggio si ammutinò, e il capitano Blight, con diciotto uomini rimastigli fedeli, fu abbandonato in mare a bordo di una lancia con scarsissime risorse. (Miracolosamente Blight si salvò, approdando dopo 47 giorni a Timor)

 Gli ammutinati cercarono un'isola dove fondare una colonia, tornarono a Tahiti, prelevarono le loro donne e anche degli uomini che li aiutassero nell'impresa, e tentarono di stabilirsi nel luogo prescelto, l'isola di Tubuai. In breve però ci furono scontri con gli indigeni, e furono costretti a ripartire. Fecero nuovamente tappa a Tahiti, dove alcuni marinai vollero restare nonostante lì la giustizia inglese potesse ritrovarli (come poi avvenne), e gli otto marinai restanti ripartirono sul Bounty con Fletcher Christian, sei indigeni, dodici donne e una bambina. 

 Trovarono un rifugio nell'isola di Pitcairn, che era stata scoperta da poco e segnata sulle carte di navigazione con delle coordinate errate. Era disabitata, lontana dalle rotte commerciali, misurava solo quattro km. quadrati, ma era ricca d'acqua dolce, capre selvatiche, uccelli simili ai polli e coste pescose. Per maggiore sicurezza bruciarono il Bounty perchè non potesse essere avvistato, e si diedero da fare per fondare la loro colonia.



 
John Adams



Pensavano di poter vivere in modo primitivo ma con serenità insieme con le donne amate, ma la realtà si mostrò subito diversa. Erano uomini duri, alcuni avevano scelto la vita del mare per sfuggire a qualche guaio in patria: per esempio vi era John Adams, un criminale che si era arruolato sotto falso nome, altri erano violenti, in ogni caso erano inglesi figli dell'impero, e a Pitcairn si comportarono di conseguenza. Presero a trattare i polinesiani come schiavi, a utilizzarli per i lavori pesanti, a sfruttarli al punto che i rapporti si deteriorarono e questi si ribellarono a più riprese. 



 Alla fine di queste lotte, violenze e omicidi, nel 1793 tutti i maschi polinesiani erano morti, così come cinque marinai, fra cui lo stesso Christian. Trascorsero un paio d'anni di tranquillità, poi uno di loro scoprì come ottenere un micidiale liquore dalla fermentazione delle radici di una pianta locale. L'ubriachezza, unitamente alla convivenza forzata, li rese ancor più violenti e litigiosi. Qualcuno morì di malattia, qualcun'altro ucciso, finchè nel 1800 l'unico uomo sopravvissuto rimase John Adams, con dieci donne e 23 minori. 
Adams cominciò a fare il patriarca: con l'aiuto della Bibbia e altri libri che erano stati presi dal Bounty, si dedicò all'educazione dei bambini. Praticamente li formò ad una religione protestante puritana e, comportandosi come un maschio alfa, tenne a freno la sovrappopolazione.
Nel 1808, ossia 19 anni dopo l'ammutinamento, una nave americana per la caccia alle foche riscoprì l'isola e svelò al mondo il mistero sulla fine degli ammutinati. Qualche nave cominciò ad approdare e furono questi i primi contatti con la civiltà. 


Tomba di John Adams
Nel 1829 Adams morì, e si pose subito il problema della sovrappopolazione. Gli abitanti erano quasi 80 quando il governo britannico li trasferì a Tahiti. Qui una decina di loro morì quasi subito di infezioni banali, per le quali non avevano sviluppato alcuna immunità. I sopravvissuti tornarono tutti a Pitcairn, la quale nel 1838 divenne ufficialmente una colonia britannica. 

Tipica abitazione dell'800 sull'isola

 Nel 1856, dopo un'impennata delle nascite, i 194 abitanti dell'isola furono trasferiti a Norfolk, isola disabitata al largo della costa orientale australiana. La maggior parte rimase lì e attualmente è una delle componenti della ricostituita popolazione di quell'isola, ma pochi anni dopo 16 isolani fecero ritorno a Pitcairn e altre famiglie vi ritornarono in seguito.




La popolazione fu integrata da nuovi arrivi tramite le poche navi che vi approdavano, ma si trattava spesso di individui disperati, delinquenti e avventurieri, che non contribuirono certo al quieto vivere. Però portarono qualche nuovo cognome tra i tanti Adams e Christian della popolazione, mentre i litigi, le violenze e gli omicidi continuavano ad essere all'ordine del giorno. 


In questa foto quattro discendenti dei marinai ammutinati, alla fine dell'800.



Qui a fianco una foto tutta al femminile della popolazione intorno agli anni '20.

Il picco più alto di popolazione si ebbe prima dell'ultimo conflitto mondiale: 223 abitanti. Poi iniziò il calo demografico, con la fuga delle nuove generazioni da un luogo che non offriva nessuno sbocco e dove i contatti col mondo esterno si erano ridotti nuovamente: i viaggi e i trasporti ormai non avvengono più per nave, ma in aereo, quindi oggi i contatti sono limitati alla visita di pochi yacht, qualche nave da carico e occasionalmente qualche nave da crociera. 

Foto ricordo con tutti gli abitanti, davanti al rimessaggio delle barche


Il numero degli abitanti oggi oscilla tra i 40 e i 50. Molte abitazioni sono abbandonate e in rovina. Il governo britannico ha tagliato i sussidi, e l'elettricità e i rifornimenti sono a carico degli abitanti, i quali hanno un reddito assai basso e scarso lavoro. Dal punto di vista amministrativo è considerato un Territorio Britannico d'Oltremare come le isole Cayman o le Falkland.
A tutt'oggi la lingua parlata è un misto di inglese settecentesco, dialetti tahitiani, curiose espressioni idiomatiche e espressioni figurate di gergo marinaresco.

Dal punto di vista alimentare gli abitanti sono autosufficienti, tra pesca, coltivazioni e allevamento di polli e capre. Come retaggio tahitiano sanno intrecciare cesti di foglie di palma, e quasi tutti gli uomini dell'isola sono abilissimi intagliatori del legno: occasionalmente commerciano complesse figurine di animali e modellini del Bounty. 


  Attualmente sull'isola c'è un medico, ma nei casi gravi si deve raggiungere un ospedale. Il più vicino è a Papeete, Tahiti, e ci si arriva dopo tre giorni di navigazione fino all'aeroporto di Mangareva, e poi ancora quattro ore di volo (in qualche caso i pazienti sono morti durante il viaggio). L'ultima nata ha sei anni. Vi è anche una scuola, frequentata da nove bambini, un negozio aperto per un'ora tre volte la settimana, una chiesa avventista, un luogo di ristoro e, dal 2004, un museo.

La scuola


Il museo

 Un'altra sinistra vicenda ha contribuito alla pessima fama di Pitcairn. I fatti risalgono agli anni '60 del secolo scorso: una ventina di donne, stanche dei reiterati abusi sessuali che esse stesse e diversi minori subivano da parte dei maschi adulti dell'isola, fecero una denuncia di gruppo. Il processo è terminato solo nel 2004: un tribunale speciale composto da giudici inglesi e neozelandesi ha condannato per violenza sessuale e pedofilia sei uomini, fra cui il sindaco Christian. Si tratta di violenze durate l'arco di vari decenni. Questa vicenda ha pesato enormemente anche sul budget che il Regno Unito dedica all'isola: si è dovuta costruire una prigione, e inviare degli assistenti sociali che seguissero le vittime. In pratica sembra che nel microcosmo di Pitcairn la civiltà non sia riuscita a penetrare, e che usi e costumi morali siano ancora una tragica mescolanza del '700 inglese e tahitiano, con scarso senso morale e dei diritti sociali. Si pensi ad esempio, che il sindaco, dopo aver scontato la pena, è stato rieletto, nonostante siano state trovate nel suo computer diecimila nuove immagini pedopornografiche.




 Una ventata di novità è arrivata con un collegamento internet, un po' discontinuo, indispensabile per le famiglie che hanno figli emigrati (in genere in Nuova Zelanda) e con una nave che arriva ogni tre mesi con una quindicina di turisti a bordo: si fermano circa una settimana alloggiando nelle abitazioni dei residenti. 



 Sopra e a fianco: accoglienza di turisti.









Nella foto sotto: l'interno di una delle case. Il padrone è Tom Christian, discendente di Fletcher Christian. E' l'ora del lunch, offerto ad un gruppo di turisti. 



I turisti al loro rientro si dicono in genere molto colpiti dalla gentilezza degli abitanti.











Nadine Christian
 Alcune persone vivono sull'isola per scelta. La donna più famosa di Pitcairn è Nadine, 42 anni, neozelandese, che in patria ha conosciuto Randall, che di cognome guarda caso fa Christian (discendente di Fletcher di ottava generazione). L'ha sposato e seguito sull'isola. Ora si occupa dell'orto e degli animali, fa il pane, ma soprattutto scrive romanzi d'amore ambientati sull'isola, che si possono trovare su Amazon e sono pubblicizzati sul suo profilo Twitter, @pitcairngirl. Come altre, ha avuto il marito implicato nello scandalo e condannato per gli stupri, così come anche il suocero. Ma in una comunità così piccola e chiusa, la visione delle cose è diversa e i compromessi sono indispensabili per mantenere un po' di quieto vivere ed evitare la guerra civile. Perciò i padri delle ragazze stuprate vanno a pesca con gli stupratori delle loro figlie. Nadine, come molti altri, desidera vivere sull'isola finchè la salute lo permetterà. Con la vecchiaia tornerà in Nuova Zelanda, contribuendo all'inevitabile spopolamento dell'isola.

FINE



sabato 16 gennaio 2016

CANZONI



GREENSLEAVES 
(DECLINAZIONI DI UNA MELODIA ELISABETTIANA)


                                            My Lady Greensleaves di Dante Gabriel Rossetti, 1864

Greensleeves è una famosissima melodia folk inglese.
La leggenda narra che a comporre il brano sia stato Enrico VIII d'Inghilterra (1491-1547) per la sua futura consorte Anna Bolena. Pare infatti che quest'ultima avesse una malformazione ad una mano e ciò la costringesse a coprirla con delle lunghe maniche (e da qui deriverebbe il titolo Greensleeves, "maniche verdi"; ma potrebbe anche essere una modifica di un precedente Greenleaves, cioè "foglie verdi").

In realtà, è più probabile che l'anonimo autore abbia scritto questa canzone verso la fine del XVI secolo, successivamente quindi alla morte di Enrico stesso.
Molti testi furono scritti ed elaborati nel tempo per questa canzone, quello riportato è forse la versione più famosa.


Veronica Veronesi 1872, Dante Gabriel Rossetti
  Alas, my love, you do me wrong
To cast me off discourteously
And I have loved you oh so long
Delighting in your company

Greensleeves was all my joy
Greensleeves was my delight
Greensleeves was my heart of gold
And who but my lady Greensleeves

If you intend to be this way
It does the more enrapture me
And even so I still remain
A lover in captivity

Greensleeves was all my joy
Greensleeves was my delight
Greensleeves was my heart of gold
And who but my lady Greensleeves

Greensleeves, now farewell, adieu
God, I pray he will prosper thee
For I am still thy lover true
Come once again and love me

Greensleeves was all my joy
Greensleeves was my delight
Greensleeves was my heart of gold
And who but my lady Greensleeves





Trovate a questo link una bella versione del gruppo vocale  King's Singers:













Questa melodia ha attratto negli anni molti artisti: una versione classica molto apprezzata dalla critica è stata quella di Olivia Newton-Jones: https://youtu.be/1g64hauOT6U











e naturalmente quella davvero suggestiva di Loreena McKennitt: https://youtu.be/oGwVTcSHeXM













Negli anni è stata rielaborata molte volte e usata spesso come base per la creazione di nuove canzoni.  La più famosa fra le rielaborazioni è forse quella del canto natalizio What Child Is This? il cui testo è stato scritto nel 1865 dal poeta ed autore di inni inglese William Chatterton Dix (1837 - 1898). Queste sono le parole:

What Child is this who, laid to rest On Mary's lap, is sleeping? Whom angels greet with anthems sweet While shepherds watch are keeping? This, this is Christ the King, Whom shepherds guard and angels sing; Haste, haste, to bring Him laud, The Babe, the Son of Mary!
Why lies He in such mean estate Where ox and ass are feeding? Good Christian, fear, for sinners here The silent Word is pleading. Nails, spear shall pierce him through, The Cross be borne for me, for you; Hail, hail the Word made flesh, The Babe, the Son of Mary!
So bring Him incense, gold and myrrh; Come peasant, king to own Him. The King of kings salvation brings; Let loving hearts enthrone Him. Raise, raise, the song on high, The virgin sings her lullaby; Joy, joy, for Christ is born, The Babe, the Son of Mary!



Questa versione natalizia l'hanno cantata un po' tutti, da Joan Baez ad Andrea Bocelli, da Donna Summer a... Claudio Baglioni. Qui potete sentire la versione del mio amatissimo Harry Belafonte: 



https://youtu.be/hKKZlUzULP0












Il tema musicale è stato usato nel 1962 nel film La Conquista del West (How the West Was Won), col titolo Home in the Meadow, con un testo scritto da Sammy Cahn e cantato dall'attrice Debbie Reynolds. 



Qui trovate la scena del film (alle signore che mi leggono farà piacere sapere che c'è anche un bellissimo Gregory Peck in piena maturità, voce originale): https://youtu.be/4AzRhoZh-Jk


In tono col film, l'antica ballata inglese è stata così trasformata in una tipica canzone da pionieri:


Away, Away Come away with me 
Where the grass grows wild, where the winds blow free
Away, Away Come away with me
And I'll build you a home in the meadow
Come, Come There's a wondrous land
For the hopeful heart, for the willing hand
Come, Come There's a wondrous land
Where I'll build you a home in the meadow
The stars, the stars Oh how bright they'll shine
On a world that the Lord must have helped design
The stars, the stars Oh how bright they'll shine
On that home we will build in the meadow
Come, Come There's a wondrous land
For the hopeful heart, for the willing hand
Come. Come There's a wondrous land Where
I'll build you a home in the meadow

 

Bobby Solo nel '66, la inserì nel suo 33giri di canzoni ''cowboy'' (col titolo La nostra Terra), come se si trattasse di una canzone tradizionale western, con un risultato curioso: testo italiano, ambientazione ''far west'' e melodia elisabettiana. Bella voce, comunque.











Infine un'ultima trasformazione della ballata, questa volta davvero totale: Jacques Brel, cantautore/poeta francese, utilizzò il tema musicale per la sua canzone Amsterdam, uno fra i suoi maggiori successi. Una descrizione degli energici marinai olandesi quando sbarcano al porto, e dei loro eccessi di vitalità: cantano, mangiano, bevono sino ad ubriacarsi, vanno a puttane, smoccolano verso le stelle, ruttano e pisciano in un crescendo mitico, dove la dolce ballata inglese diventa irriconoscibile.

https://youtu.be/n2kkr0e_dTQ

Jacques Tafforeau: Dans le port d'Amsterdam
 Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui chantent
Les reves qui les hantent
Au large d'Amsterdam
Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui dorment
Comme des oriflammes
Le long des berges mornes
Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui meurent
Pleins de bire et de drames
Aux premires lueurs
Mais dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui naissent
Dans la chaleur épaisse
Des langueurs ocanes
Dans le port d'Amsterdam
 
Y a des marins qui mangent
Sur des nappes trop blanches
Des poissons ruisselants
Ils vous montrent des dents
A croquer la fortune
A dcroisser la lune
A bouffer des haubans
Et a sent la morue
Jusque dans le coeur des frites
Que leurs grosses mains invitent
A revenir en plus
Puis se lvent en riant
Dans un bruit de tempte
Referment leur braguette
Et sortent en rotant
Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui dansent
En se frottant la panse
Sur la panse des femmes
Et ils tournent et ils dansent
Comme des soleils crachs
Dans le son dchir
D`un accordon rance
Ils se tordent le cou
Pour mieux s`entendre rire
Jusqu' ce que tout coup
L'accordon expire
Alors le geste grave
Alors le regard fier
Ils ramnent leur batave
Jusqu'en pleine lumire
Dans le port d'Amsterdam
Y a des marins qui boivent
Et qui boivent et reboivent
Et qui reboivent encore
Ils boivent la sant
Des putains d'Amsterdam
De Hambourg ou d'ailleurs
Enfin ils boivent aux dames
Qui leur donnent leur joli corps
Qui leur donnent leur vertu
Pour une pice en or
Et quand ils ont bien bu
Se plantent le nez au ciel
Se mouchent dans les toiles
Et ils pissent comme je pleure
Sur les femmes infidles
Dans le port d'Amsterdam
Dans le port d'Amsterdam

 
Lucien-Philippe Moretti: Dans le port d'Amsterdam y a des marins qui chantent, litografia





FINE




giovedì 14 gennaio 2016

ARTE



LA CAMERA DI ARLES 
(DIFFICILE CONVIVENZA FRA VINCENT E PAUL)


Nato e cresciuto in Olanda, Vincent van Gogh si trasferì a Parigi nel 1886. Qui trovò un ambiente culturale molto stimolante, entrò in contatto con i pittori impressionisti, si appassionò alle stampe giapponesi che erano allora di gran moda. Dopo due anni di intensa crescita artistica decise di trasferirsi in Provenza, alla ricerca di un po' di quiete e all'inseguimento di quella luce chiara di cui era innamorato. Arrivato ad Arles visse dapprima in albergo, poi andò ad abitare in una casa gialla affacciata sulla piazza Lamartine. Aveva affittato lì un appartamento di quattro stanze.

 
La casa gialla

L'entusiasmo provocato in lui dal sole e dalla natura provenzale era tale che cominciò a produrre una tela dopo l'altra, lavorando senza sosta.
Del modello naturale confessava di non poter fare a meno. Non si sentiva in grado di inventare un soggetto, anzi per quanto riguarda le forme, aveva «il terrore di allontanarsi dal verosimile», ma non aveva problemi a combinare diversamente i colori, accentuandone alcuni e semplificandone altri.

 

 Alla sorella Wilhelmina scrisse: 
« La natura di questo paesaggio meridionale non può essere resa con precisione con la tavolozza di un Mauve, per esempio, che appartiene al Nord e che è un maestro e rimane un maestro del grigio. La tavolozza di oggi è assolutamente colorata: celeste, arancione rosa, vermiglio, giallo vivissimo, verde chiaro, il rosso trasparente del vino, violetto. Ma, pur giocando con tutti questi colori, si finisce con il creare la calma, l'armonia »  



  Al fratello Theo confidò di aver abbandonato le tecniche utilizzate a Parigi, che risentivano dell'esperienza impressionista, e di non copiare più fedelmente quello che gli stava di fronte, ma di esprimerne il vigore attraverso l'uso libero del colore.


 Qui sopra: Il ponte di Langlois con le lavandaie




 All'amico pittore Bernard spiegò in una lettera: 
« Non seguo alcun sistema di pennellatura: picchio sulla tela a colpi irregolari che lascio tali e quali. Impasti, pezzi di tela lasciati qua e là, angoli totalmente incompiuti, ripensamenti, brutalità: insomma, il risultato è, sono portato a crederlo, piuttosto inquietante e irritante, per non fare la felicità delle persone con idee preconcette in fatto di tecnica [...] gli spazi, limitati da contorni espressi o no, ma in ogni caso sentiti, li riempio di toni ugualmente semplificati, nel senso che tutto ciò che sarà suolo parteciperà di un unico tono violaceo, tutto il cielo avrà una tonalità azzurra, le verzure saranno o dei verdi blu o dei verdi gialli, esagerando di proposito, in questo caso, le qualità gialle o blu »

Vincent cominciò a sperimentare diverse tecniche, pennellate pastose e pesanti, talvolta colori spremuti direttamente sulla tela, forme molto ondulate e tormentate, contorni del disegno a volte scuri e definiti, altre volte inesistenti. 
Il suo sogno era di fondare un'associazione di pittori che perseguissero una nuova arte. Pensò a Paul Gauguin, conosciuto a Parigi. Theo van Gogh scrisse a Gauguin e lo convinse a trasferirsi ad Arles presso Vincent: le perplessità di Paul furono superate grazie all'offerta che Theo gli aveva fatto di acquistare dodici suoi quadri all'anno, nonchè di pagargli l'intero soggiorno arlesiano.
Nell'attesa dell'arrivo di Gauguin, Vincent rese la casa accogliente, appese i suoi quadri alle pareti, aggiunse qualche mobile. E fu allora che dipinse una tela che raffigurava la sua camera da letto. 
Ne aveva già scritto in una lettera a Theo, facendogli anche uno schizzo. 




Il quadro è un olio su tela di 72x90cm. da lui stesso descritto in una lettera all'amico Gauguin:
« ho fatto, sempre come decorazione, un quadro della mia camera da letto, con i mobili in legno bianco, come sapete. Ebbene, mi ha molto divertito fare questo interno senza niente, di una semplicità alla Seurat; a tinte piatte, ma date grossolanamente senza sciogliere il colore; i muri lilla pallido; il pavimento di un rosso qua e là rotto e sfumato; le sedie e il letto giallo cromo; i guanciali e le lenzuola verde limone molto pallido; la coperta rosso sangue, il tavolo da toilette arancione; la catinella blu; la finestra verde. Avrei voluto esprimere il riposo assoluto attraverso tutti questi toni così diversi e tra i quali non vi è che una piccola nota di bianco nello specchio incorniciato di nero, per mettere anche là dentro la quarta coppia di complementari » 
Come nelle stampe giapponesi non ci sono ombre a dare volume agli oggetti e una luce diffusa, proveniente dalla finestra con gli scuri chiusi, schiaccia le figure. L’aspetto più sorprendente del quadro è l’uso anomalo della prospettiva, che non rispetta le regole della raffigurazione naturalistica e le proporzioni degli oggetti nello spazio: le pareti sono sbilenche, le figure si piegano obliquamente verso lo spettatore, il letto si spinge in avanti ingigantendosi smisuratamente. La stanza, nella sua instabilità, appare così irreale che, più che il senso del riposo raccontato dal pittore, trasmette inquietudine. È un luogo interiore, riflesso della visione tormentata dell’artista alle prese con la propria immaginazione. 
Questa prima versione de La camera da letto fu terminata nell'ottobre del 1888 e si trova ad Amsterdam al museo Van Gogh.





Alla fine di quel mese arrivò Gauguin, e fu subito una delusione. A Paul non piacque Arles, che gli parve sporca, misera e meschina. Ancor meno era interessato all'associazione di pittori per una nuova corrente artistica. Gli interessava unicamente fare un po' di soldi per andare a vivere alla Martinica. In più il disordine di Vincent e la sua scarsa accuratezza nello spendere i soldi messi in comune crearono dei problemi.

Ritratto di Gauguin dipinto da van Gogh

Vincent ammirava moltissimo Gauguin come artista, ma i due avevano gusti molto differenti riguardo ai Maestri da ammirare, e le discussioni iniziarono presto, anche perchè Vincent non aveva la testa a posto e Paul aveva un carattere un po' difficile. Per van Gogh la pittura consisteva nel ritrarre dal vero, possibilmente all'aperto, velocemente, quasi in preda ad una sorta di possessione: non vaghe allusioni impressioniste, ma pennellate sempre più dense. Per Gauguin invece, l'arte doveva ''suggerire, piuttosto che descrivere'' e dunque lui dipingeva spesso affidandosi alla memoria. Queste opposte visioni causarono alcuni scontri. Se Vincent si immaginava affiancato a Paul nella solare campagna di Arles, ciascuno davanti al proprio cavalletto, dovette ricredersi subito. Addirittura Gauguin provocò l'amico dipingendolo mentre questi dipingeva i suoi amati girasoli, ma fuori stagione, non dal vero dunque. Vincent, che vi appariva visto dall'alto, col volto schiacciato e il collo incassato fra le spalle, commentò: ''Sono io...ma dopo esser diventato pazzo!'' 

Ritratto di van Gogh dipinto da Gauguin

Quella stessa sera i due la trascorsero a bere al caffé: improvvisamente Vincent tirò un bicchiere in faccia all'amico, mancandolo. Paul si spaventò moltissimo. Seguirono giorni di litigi e tensioni che culminarono infine un giorno di dicembre in cui (pare, ma è cosa controversa) van Gogh inseguì Gauguin per strada con un rasoio in mano. Gauguin si volse per affrontarlo, ma non fu necessario perchè Vincent rinunciò a qualunque aggressione. Finì che Paul passò la notte in albergo e l'indomani ripartì; Vincent invece usò il rasoio per mozzarsi mezzo orecchio, che poi incartò e portò in dono ad una prostituta che ambedue frequentavano. Ne seguì un ricovero ospedaliero, uno dei tanti. La convivenza dei due artisti non era durata più di nove settimane.


Due autoritratti con l'orecchio bendato

 Per tornare alla tela della Camera da Letto di Arles, fu uno dei quadri più amati dal pittore. Durante il ricovero ospedaliero fu però danneggiato a causa di un'alluvione. Dopo un anno l'artista ne dipinse altre due copie: una, delle stesse dimensioni della prima, la fece per il fratello Theo. Subì però un processo di essicazione sbagliato e si presenta oggi in cattive condizioni. E' conservata all'Art Institute di Chicago. 



La seconda copia è di dimensioni più piccole, dedicata alla madre e alla sorella, e conservata a Parigi, al museo d'Orsay.


FINE











lunedì 11 gennaio 2016

CANZONI

CANZONI DI NATALE



THE LITTLE DRUMMER BOY

The Little Drummer Boy (Il piccolo tamburino) è una celebre canzone natalizia statunitense scritta nel 1941 dalla compositrice Katherine Kennicott Davis (1892 – 1980) con il titolo The Carol of the Drum, titolo con cui è anche conosciuta.
 



La canzone, che fu inizialmente – non si sa per quale motivo – fatta passare dall’autrice per un brano tradizionale boemo, venne poi incisa – in una versione leggermente modificata (riarrangiata nel 1957 da Henry Onorati e Harry Simeone) – nel 1959 da un discografico, che ne cambiò il titolo in The Little Drummer Boy (fatto che – oltretutto – scatenò le ire della stessa Davis, che rivendicò la paternità del brano), ovvero il titolo ormai comunemente accettato, e portata al successo dai Trapp Family Singers.
Qui sotto una versione classica interpretata da Faith Hill:
https://youtu.be/eVtNwLIjKJ4
La canzone è nota per il ricorrente rum pum pum pum, che simula il suono di un tamburo. Il contenuto è religioso e leggendario allo stesso tempo: parla di un ragazzo che, impossibilitato di portare un dono al Bambin Gesù, inizia a suonare il tamburo in suo onore, con l’approvazione di Maria.
 



Qui una versione curiosa: Bing Crosby, piuttosto anziano, insieme ad un giovane David Bowie.
http://youtu.be/DiXjbI3kRus

 








Qui la versione italiana cantata da Al Bano e Romina, piuttosto bella direi, che ho preferito a quella di Antonella Ruggieri (!), arrangiata pessimamente..
https://youtu.be/lL9tvWq92LE

Testo:

Come they told me, pa rum pum pum pum
A new born King to see, pa rum pum pum pum
Our finest gifts we bring, pa rum pum pum pum
To lay before the King, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,

So to honor Him, pa rum pum pum pum,
When we come.

Little Baby, pa rum pum pum pum
I am a poor boy too, pa rum pum pum pum
I have no gift to bring, pa rum pum pum pum
That's fit to give the King, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,

Shall I play for you, pa rum pum pum pum,
On my drum?

Mary nodded, pa rum pum pum pum
The ox and lamb kept time, pa rum pum pum pum
I played my drum for Him, pa rum pum pum pum
I played my best for Him, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,

Then He smiled at me, pa rum pum pum pum
Me and my drum.
 
 .......................
 
WHITE CHRISTMAS

White Christmas è una canzone scritta da Irving Berlin. Ne sono state eseguite innumerevoli versioni, di cui molte in lingua italiana con il titolo "Bianco Natale".
La mattina dopo aver scritto la canzone, Berlin corse al suo ufficio e disse alla sua segretaria, "Prendi la penna prendi appunti su questa canzone. Ho appena scritto la mia migliore canzone; diavolo, ho appena scritto la migliore canzone che chiunque abbia mai scritto!"
Era stata scritta per la colonna sonora del film La taverna dell'allegria (1942). Bing Crosby, dopo averla ascoltata per la prima volta, non ne fu particolarmente colpito, tanto da dire al famoso compositore: "Ecco un'altra delle tue canzoni per piangere".
Il brano fu un successo planetario. Ricevette l'Oscar per la migliore canzone e il 3 ottobre 1942 raggiunse il primo posto nella classifica americana. Da allora, White Christmas è sempre riapparsa in classifica ogni anno in prossimità del Natale e ha venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo solo nella versione di Bing Crosby. La prima versione fu pubblicata anche in Italia dalla Fonit, ma la censura del regime fascista ne vietò la trasmissione alla radio; il brano divenne quindi popolare solo con la fine della Seconda guerra mondiale.
 


L'incisione più famosa di "White Christmas" è senz'altro quella di Bing Crosby, registrata nel 1942. Crosby venne convocato dagli studi di incisione della Decca Records il 18 marzo del 1947, per registrare nuovamente "White Christmas", dato che l'incisione originale si era danneggiata in seguito al suo frequente utilizzo. Si fece il possibile affinché la nuova registrazione fosse identica alla precedente, convocando nuovamente anche la Trotter Orchestra ed i Darby Singers. La versione del 1947 è quella più conosciuta nonché la più utilizzata tutt'oggi. Crosby fu sempre molto modesto relativamente al successo ottenuto, dando il merito più alla canzone stessa che a chi l'aveva cantata.
Il disco di Crosby è ricordato anche per essere il disco più venduto della storia (vedi Lista dei singoli più venduti nel mondo), al punto che dalla sua uscita nel 1949 non è mai uscito fuori produzione.

Il brano diede anche il titolo al musical del 1954, con protagonisti Crosby e Danny Kaye.

 Qui il link dela canzone:
http://youtu.be/kvnTObtYfD8

Qui il testo originale:

I'm dreaming of a white Christmas
Just like the ones I used to know
Where the tree tops glisten
And the children listen
To hear sleigh bells in the snow

I'm dreaming of a white Christmas
With every Christmas card I write
May your days be merry and bright
And may all your Christmases be white

I'm dreaming of a white Christmas
Just like the ones I used to know
Where the tree tops glisten
And the children listen
To hear sleigh bells in the snow

I'm dreaming of a white Christmas
With every Christmas card I write
May your days be merry and bright
And may all your Christmases
May all your Christmases
And may all your Christmases be white

I'm dreaming of a white Christmas with you
Jingle bells all the way, all the way...

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IL BUON RE WENCESLAO, tradizionale canzone natalizia.
 




 
Good King Wencesla(u)s ("Buon re Venceslao") è un tradizionale canto natalizio per il giorno di Santo Stefano, il cui testo è stato scritto nel 1853 dal reverendo britannico John Mason Neale (1818-1866), che lo adattò alla melodia di Tempus adest floridum, un canto di primavera del XIII secolo, apparso nella raccolta finlandese del 1582 Piæ Cantiones. Fu pubblicato per la prima volta nella raccolta, curata dallo stesso Neale e da Thomas Helmore, Carols for Christmas-Tide (1853), e fu arrangiato nel 1871 da John Stainer.
Qui una bellissima versione di Loreena McKennitt:   
 
https://www.youtube.com/watch?v=H-AbRWV62fc

Il testo di Neale si ispira probabilmente ad una leggenda boema (forse tramandata oralmente) su Venceslao I (907 ca. – 935), santo patrono della Repubblica Ceca, che sarebbe stato famoso per la sua bontà e generosità (e questo sarebbe anche il legame con il giorno di Santo Stefano, che nei Paesi di lingua inglese è noto come il Boxing Day, il giorno dedicato alla carità).
La leggenda potrebbe essere stata fatta conoscere in Inghilterra dai soldati che avevano combattuto in Boemia nel corso della guerra dei trent'anni.
Il testo, che si compone di cinque strofe, di otto versi ciascuna, racconta una storiella ambientata in una fredda giornata di Santo Stefano e vede protagonista un certo re (probabilmente Venceslao I), il quale decide di aiutare un povero contadino che sta raccogliendo legna in mezzo alla neve.
Venceslao chiede così al proprio paggio di portargli della carne e del vino da portare a quel pover'uomo.

Testo:

Good King Wenceslas look'd out,
On the Feast of Stephen;
When the snow lay round about,
Deep, and crisp, and even:
Brightly shone the moon that night,
Though the frost was cruel,
When a poor man came in sight,
Gath'ring winter fuel.

"Hither, page, and stand by me
If thou know'st it, telling,
Yonder peasant, who is he?
Where and what his dwelling?"
"Sire, he lives a good league hence.
Underneath the mountain;
Right against the forest fence,
By Saint Agnes' fountain."

"Bring me flesh, and bring me wine,
Bring me pine-logs hither:
Thou and I will see him dine,
When we bear them thither."
Page and monarch forth they went,
Forth they went together;
Through the rude winds wild lament,
And the bitter weather.

Qui invece una versione italiana
https://www.youtube.com/watch?v=TtOnCEB0oGA&feature=youtu.be
 
 
 FINE