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mercoledì 23 luglio 2014






TRISTANO E ISOTTA


Le prime tracce di questo struggente mito sembrano essere celtiche. A queste si aggiunsero diverse tradizioni bretoni. Il mito di questo amore folle e contrastato, nonchè del consueto abbinamento di Eros e Thanatos, divenne molto popolare, e si scrissero molti romanzi (v. Béroul, Tommaso d'Inghilterra e altri poeti e scrittori)

Narra la leggenda: il re Marco, il più potente re della Cornovaglia, dà in sposa la propria sorella Biancofiore al re di un regno vicino, Rivalen, suo alleato. Questi però deve poco dopo andare in guerra e viene ucciso; Biancofiore, profondamente afflitta, dà alla luce un bambino a cui pone nome Tristano perchè nato nella tristezza e anch'ella dopo breve tempo muore.

Il piccolo Tristano, rimasto solo e perduto il regno che è stato conquistato da Morgan, l'uccisore di suo padre, viene allevato da Rohalt, il fedele scudiero di Rivalen, e educato da un altro scudiero, Governale; e cresce buono, forte, abile nel maneggiare le armi come nel suonare l'arpa.

Un giorno il giovinetto viene però rapito da alcuni pirati normanni; sbigottiti da una tempesta che minaccia di travolgere la nave, essi fanno voto di liberare il prigioniero se il mare si placherà, e così avviene. Tristano viene abbandonato su un lido sconosciuto e poco dopo si imbatte in alcuni cacciatori di re Marco, i quali ammirati dal suo nobile portamento, decidono di portarlo a corte.

Il sovrano si affeziona a quel giovinetto buono e bello che è forte nelle armi e lo diletta suonando dolcemente l'arpa. E il suo affetto per lui diviene naturalmente più forte quando Rohalt, giunto per caso in Cornovaglia, gli rivela che Tristano è suo nipote, il figlio di Biancofiore.

Cresciuto, Tristano sfida Morgan, lo uccide vendicando il padre e riconquista il suo regno; ma, legato ormai al re Marco, affida al fedele Rohalt il governo e torna presso lo zio.

Ferdinan Piloty

In quel periodo il re d'Irlanda aveva inviato in Cornovaglia il suo cognato, il gigante Moroldo, a esigere un tributo di trecento giovinetti e trencento fanciulle che la Cornovaglia doveva pagare ogni quattro anni per un antico patto.

Se Marco ricusa, dovrà opporre a Moroldo un suo campione. Nessuno dei baroni di Marco osa accettare la sfida, ma Tristano si fa avanti, combatte con lui e lo stende a terra colpito a morte. Il corpo di Moroldo viene portato in Irlanda, cucito in una pelle di cervo; e grande è il dolore della regina, sua sorella, e della bella Isotta la Bionda, sua nipote.
Quest'ultima, vedendo che nella testa dell'ucciso è rimasta infitta una scheggia della spada del suo uccisore, la estrae e la tiene come una reliquia per potere un giorno vendicare lo zio.

William Morris

   
Tristano però è rimasto anche lui ferito, e, poichè l'arma di Moroldo era avvelenata, la piaga non risana e infetta tutto il corpo. Rassegnato ormai a morire, per non rattristare i suoi con una lenta agonia, si fa mettere in una barca lasciandosi trasportare dalle onde, così potrà uscir di vita nella solitudine del mare, suonando la sua arpa. La corrente porta la barca sulle rive dell'Irlanda, il suono dell'arpa fa accorrere dei pescatori che raccolgono il malato e lo portano a corte, perchè la regina e sua figlia Isotta sono espertissime nelle arti mediche; e Tristano, per le loro cure, presto guarisce. 


Egli non tarda però a rendersi conto di essere in terra nemica e si fa passare per un povero giullare di nome Tantris, che è l'anagramma di Tristan; poi, appena tornato in forze, abbandona di nascosto il paese e torna in Cornovaglia. 
Qui i baroni pretendono che re Marco si sposi per avere un erede: gelosi di Tristano, non vogliono che egli lasci a lui il regno. E Marco non si rifiuta, ma afferma che sposerà solo la fanciulla cui appartiene il capello d'oro che una rondine gli ha lasciato cadere ai piedi. Tristano, nel vedere quel capello, capisce che esso non può appartenere ad altri che alla bionda Isotta, e annuncia che troverà la fanciulla.

Affreschi di Castel Roncolo



Con alcuni cavalieri travestiti da mercanti egli naviga dunque verso l'Irlanda. Il paese è infestato da un terribile drago che nessun cavaliere è riuscito a uccidere, e il re del luogo ha promesso la mano di sua figlia Isotta a chi lo libererà da quel flagello. Tristano tenta la prova e riesce; ucciso il drago gli taglia la lingua e se la mette in tasca come prova dell'impresa compiuta.
 Quella lingua avvelenata gli instilla però nel sangue il suo veleno, e il giovane cade tramortito accanto alla sua vittima; là lo trova il siniscalco del re, lo crede morto, e, poichè ama Isotta, taglia la testa al drago e la porta a corte per farsi credere il suo uccisore.
Isotta, che lo disprezza per la sua notoria falsità, non gli crede e, recatasi sul luogo, vede Tristano svenuto con la lingua del drago in tasca, e comprende l'inganno. Fa allora trasportare a corte il ferito e ancora una volta lo salva.


Frattanto ha riconosciuto in lui il giullare Tantris, che già era stato affidato alle sue cure, non solo, ma nel forbire la sua spada si accorge della scheggia mancante e scopre che il frammento di acciaio da lei conservato si adatta perfettamente alla lama. Così ha la certezza di avere dinanzi a sè l'uccisore di suo zio e vorrebbe ucciderlo.
Tristano non si ribella, vuole però che ella sappia che Moroldo non è stato ucciso a tradimento, ma in un leale duello. D'altra parte, se lo uccide, dovrà sposare il siniscalco; egli invece le offre ben altre nozze: quelle con re Marco di Cornovaglia. E Isotta lascia cadere il furore. Il siniscalco viene svergognato e Isotta segue Tristano in Cornovaglia per andare sposa al re.

A. Spied

Al momento della partenza, la regina affida un filtro magico a Brangania, la fida ancella di Isotta; ella dovrà farlo bere alla fanciulla e al suo sposo perchè l'uomo e la donna che lo berranno saranno uniti da eterno amore. Ma durante la traversata, Tristano e Isotta bevono, senza saperlo quel filtro; e dal quel momento nasce fra loro una passione che nulla potrà mai infrangere.
A. Spied


In Cornovaglia si celebrano le nozze di Isotta col re, ma, tra la lietezza generale, solo Tristano e Isotta sono in pena. E quella pena diverrà sempre più profonda col tempo.
Edmund Blair Leighton
 I baroni invidiosi di Tristano non tardano ad accorgersi che il giovane rivolge alla regina sguardi pieni di affetto e ne è ricambiato; avvertono dunque il re. Marco  non sospetta e non crede, ma allontana Tristano dalla corte, affinchè dimentichi il suo sentimento, se pur esiste.

E allora comincia tra i due giovani una corrispondenza segreta: vi è un ruscello che dalla foresta giunge fino nelle stanze di Isotta, e Tristano getta in quel ruscello piccoli pezzi di scorza su cui incide i suoi messaggi. Così Tristano e Isotta possono darsi qualche convegno e incontrarsi a volte nel giardino. Froncino, un malvagio nano, avverte il re, che si nasconde nel giardino per sorprenderli in una chiara notte lunare.
Ma quando Marco ascolta il loro colloquio innocente, si pente dei suoi sospetti e richiama a corte Tristano. Adesso i baroni, furiosi, tramano ancora ai danni di Tristano, fanno credere al re che egli si prepari a rapire Isotta e gli mostrano false prove. Marco furioso, ordina che il giovane sia condannato al rogo e Isotta abbandonata in una colonia di lebbrosi. Ma Tristano, mentre è condotto al supplizio, chiede il permesso di pregare un poco in una cappella a picco sul mare, e di là si getta nelle onde mettendosi in salvo. Poi libera Isotta e con lei, e con il fido scudiero Governale, si rifugia nella foresta.


 
Un giorno re Marco li scopre là, addormentati. Ma essi sono così sereni, con la spada di Tristano posta tra loro come per separarli, che il sovrano si commuove e non osa far loro del male. Riprenderà con sè Isotta e Tristano partirà per lontane regioni. Prima di lasciarlo, la regina gli dona un anello: in caso di bisogno egli dovrà farglielo pervenire, ed ella accorrerà da lui.

In Bretagna Tristano stringe amicizia col duca di Hoel e con suo figlio Caerdino, da lui aiutati in guerra. Caerdino in particolare lo ama come un fratello e vorrebbe che egli sposasse sua sorella, Isotta dalle bianche mani. Tristano non ama Isotta, ma il suo nome lo commuove e, sperando di dimenticare in lei l'altra Isotta, consente a sposarla.

Frederic Leighton

Ma la vita dei due sposi non è felice perchè Tristano non può dimenticare l'amore di un tempo, e Isotta dalle bianche mani si accorge di non essere amata. Infine il cavaliere confida a Caerdino la sua pena e questi vuole che egli torni in Cornovaglia da Isotta la bionda

Partono dunque insieme e più volte Tristano cerca di avvicinare Isotta travestendosi ora da mendicante lebbroso ora da penitente, ma Isotta, che ha saputo delle sue nozze, è irritata con lui e lo scaccia. In ultimo Tristano si presenta ancora alla regina fingendosi un cantastorie pazzo.
Questa volta Isotta non sa resistere e gli perdona: essi sono ancora felici, ma per poco.
Louis Rhead

I baroni sospettano e costringono il finto folle a fuggire per non mettere in pericolo l'amata.

Tornato ancora in Bretagna, Tristano aiuta nuovamente Caerdino in una guerra contro un feudatario nemico, ma è ferito con una lancia avvelenata e nessuna cura può salvarlo. Lo potrebbe fare solo Isotta la Bionda, esperta di filtri salutari, ma ella è lontana. Per rivederla un'ultima volta, più ancora che per essere da lei guarito, Tristano prega Caerdino di recarsi in Cornovaglia e di portare a Isotta l'anello che ella gli aveva dato: certo la regina accorrerà a quell'appello.

Se tornerà con Isotta metta alla sua nave vele bianche, altrimenti vele nere. E Caerdino parte. Ma Isotta dalle bianche mani ha ascoltato il loro colloquio e ha saputo perchè il suo sposo non l'ha mai potuta amare; e il suo cuore è pieno di gelosia e di rancore. E, quando vede dalla finestra la nave di ritorno, con bianche vele, perchè Isotta è accorsa, mente annunciando a Tristano che le vele sono nere.



Deluso e disperato, Tristano si abbandona alla morte, mentre Isotta la bionda fa appena in tempo ad abbracciarlo. Non potendo recargli nè salvezza nè conforto, si spegne di dolore. Re Marco apprende la morte di entrambi e viene a sapere del segreto del filtro; commosso fa trasportare in Inghilterra i due corpi e li seppellisce insieme presso una chiesa.

Marianne Preindelsberger Strokes

giovedì 10 luglio 2014





LA FATA MELUSINA

 Melusina è la mitica fata fondatrice della dinastia dei Lusignan, uno dei personaggi più famosi della mitologia popolare francese, sulla quale esiste una bibliografia sterminata.

Melusine (Heinrich Vogeler)


Nei suoi tratti essenziali la leggenda (i cui primi accenni troviamo già nel XII secolo e che diviene opera letteraria tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, ad opera di Jean d’Arras e poi di Couldrette) si potrebbe riassumere come segue:


Melusina era una delle tre bellissime figlie della fata Pressina e del re d’Albania (di Scozia, in molte versioni), Elinas. Quando Pressina sposò Elinas, gli fece giurare che in determinati giorni non le avrebbe fatto visita a nessun costo. Ma Elinas, raggiante per la notizia della nascita delle figlie, si precipitò nelle stanze della regina, sorprendendola mentre faceva il bagno alle bimbe.
Pressina protestò perché egli era venuto meno alla parola data e, prese le figlie, se ne andò per non più tornare. Allevò le bimbe in un’isola lontana ed inaccessibile; esse potevano guardare dalla vetta della montagna più alta verso l’Albania e lamentare così la perdita del loro regno. Quando poi le figlie ebbero l’età giusta per capire, Pressina raccontò loro di come il padre aveva rotto la promessa. Melusina escogitò subito un piano per vendicare la madre e convinse la sorella ad aiutarla. Le tre giovani fate si recarono in Albania dove, con l’aiuto di un incantesimo, imprigionarono in cima ad una montagna il re con tutti i suoi tesori. Quando la madre venne a conoscenza di una tale impresa si irritò moltissimo e le punì severamente.
Melusina fu condannata a diventare, ogni sabato, un serpente dalla vita in giù e tale castigo sarebbe dovuto durare fino a che non avesse sposato un uomo capace di mantenere la promessa di non vederla in quel determinato giorno.
Allora Melusina intraprese un lungo viaggio in cerca dell’uomo che l’avrebbe liberata. Percorse tutta Europa attraversando la Foresta nera e le Ardenne, finchè arrivò nel Poitou, in Francia, dove, nella foresta di Coulombiers, divenne regina delle fate di quei luoghi.


Una sera un giovane cavaliere di nome Raymondin, mentre vagava per la foresta, incontrò Melusina vicino alla fontana della Sete (fontaine de Soif o "fontaine faée", o "font-de-Cé", o "Soif-Jolie", o "font-de-Sef") Raymondin si innamorò subito della bellissima fata e la chiese in moglie. Ella rispose che sarebbe stata contenta, a patto che le giurasse che non avrebbe mai cercato di vederla il sabato: il cavaliere promise ed essi si sposarono. Melusina costruì per lui un grande castello, il castello di Lusignan, che sorgeva su una rocca vicino alla sorgente presso la quale si erano incontrati per la prima volta.
 
Maschio del castello di Lusignan, del 1242, attribuito a Melusina
Durante i primi anni del loro matrimonio, Melusine costruì per il marito altri castelli, torri e piazzeforti, contribuendo a rendere la sua famiglia sempre più potente.
Era sufficiente una sola notte perchè la fata erigesse le più imponenti fortezze. Costruì persino la città di Lusignan, ed estese il loro dominio sul Poitou, la Guyenne, la Guascogna, la Bretagna.

Ma l’incantesimo pronunciato da Pressina aveva gettato la sua bieca luce sull’intera esistenza della figlia, la cui prole nacque tutta deforme.
Ebbe 10 figli, ognuno di questi marchiato da una qualche anomalia fisica, segno della discendenza da un essere ultraumano: il primo era più largo che alto, ed aveva enormi orecchie; il secondo aveva invece un orecchio piccolo e l’altro enorme; il terzo aveva un occhio più in basso dell’altro; il quarto aveva su una guancia l’impronta di una unghiata di leone; il quinto aveva un solo occhio, ma in compenso poteva vedere distintamente a venti leghe di distanza; il sesto aveva un solo dente anteriore, che usciva dalla bocca, e che era largo un buon pollice (di qui il suo nome di Geoffroy la Grand’Dent; sarà di fatto l’antenato della dinastia Lusignan ed è l’unico personaggio certamente storico della leggenda; visse tra il XII e il XIII secolo); il settimo aveva un marchio peloso sulla punta del naso; dell’ottavo e del nono non abbiamo notizie; il decimo aveva tre occhi, di cui uno al centro della fronte.

  Un maligno cugino di Raymondin lo convinse allora a spiare la moglie, dopo aver seminato nella sua mente il seme della gelosia e del sospetto: Raymondin si appostò in un angolino nascosto nell’appartamento della consorte e da lì, un sabato, vide che la moglie si apprestava a fare il bagno.

Dipinto di Julius Hübner.
Con orrore si accorse che Melusine, mentre faceva il bagno si trasformava in serpente squamoso dalla vita in giù; e questa coda era molto grossa e si dibatteva nell'acqua alzando schizzi fino alla volta.
Allora venne preso dall’angoscia di poter perdere Melusina per sempre, e decise di non confidarle il suo tradimento. Uno dei loro figli, però, Geoffroy la Grand’Dent, uccise il fratello Freimund. Nell’apprendere la notizia di questa nuova sventura, il conte Raymondin non potè nascondere il dolore e l’ira e disse a Melusina “fuori dalla mia vita, serpente malefico! Tu che hai inquinato la mia razza!” Udendo le sue parole Melusina capì che lo sposo aveva rotto il giuramento e che, per obbedire al proprio destino, se ne sarebbe dovuta andare per sempre.


 Gemendo e singhiozzando, si gettò da una finestra del castello del Lusignan aprendo delle grandi ali da pipistrello, e da allora vagò come spettro per la terra con dolore e sofferenza.




Note:
La storia di Melusine ha affascinato per secoli gli uomini di cultura che, oltre ad averla rielaborata più volte come materiale romanzesco, poetico o narrativo, ne hanno cercato le spiegazioni dei significati nascosti. Abbiamo così interpretazioni psicanalitiche, strutturaliste, storiche, mito-religiose, sociologiche e cosi via. Come la storia, anche il nome ha esercitato un forte potere di attrazione, tanto che le spiegazioni e le fonti etimologiche che ne sono state proposte, costituiscono un lungo elenco, che riassume anche in parte le spiegazioni avanzate della leggenda in sè.


Melusine potrebbe derivare: da una presunta divinità ariana di nome Miluski(?); dalla fusione dei nomi di due località, Melle e Lusignan; dal celtico mi lysowen, meta, serpente; dal latino melus, melodioso; da meter Lurinie, con riferimento alla fecondità procreativa; dall’anagramma del nome di Lusignan, anticamente chiamata Lusignem; da un antico genio celtico, protettore delle acque di nome Lusias. Ma anche, più recentemente, da Mère Lusigne, ossia madre della famiglia Lusignan.
Poichè in molte regioni della Francia (e non solo) il mito di questa fata è rimasto vivo, il cristianesimo l'ha inizialmente demonizzata, per poi rassegnarsi ad assorbirla, trasformandola nella santa Venicie, o santa Melusie, o Melusine.

Molte nobili famiglie europee, tra le quali i Rohan e i Sassenaye, falsificarono i loro alberi genealogici per vantare la discendenza da Melusina. Il casato di Sassenageeven arrivò al punto di rinunciare alla propria stirpe reale pur di annoverare Melusina tra i suoi antenati affermando che, dopo essere stata scacciata dal Lusignan la fata si era rifugiata nella grotta di Sassanaye nel Delfinato. 

In suo ricordo si fecero dei dolci molto burrosi cui fu dato nome di Mère Lusine, e degli altri che si chiamarono Raymondin, Fino agli anni '60 del secolo scorso si potevano acquistare alla grande Foire de Fon de Cé presso Lusignan, nella foresta di Coulombiers. Questa fiera del bestiame si teneva la domenica e il lunedi successivi al giorno dell'Ascensione. Penso che oggi i dolci si trovino tutto l'anno, almeno nella zona.
Ho trovato in un volumetto la ricetta di un pandolce presentato come se fosse la ''Mère Lusine'', e in effetti, se fatto in piccolo formato, si presterebbe ad esser venduto alla fiera. Ma il fatto che nella foto fosse decorato come se fosse la sirenetta di W. Disney mi ha fatto diffidare...
Proseguo l'argomento in questo post: I dolci della fata Melusina.


La fonte leggendaria forse è scomparsa, ma il sito ne conserva ancora il nome. Quanto alla foresta di Coulombiers, ciò che ne rimane è compreso nel Parco Comunale di Lusignan: sono 160 ettari che seguono i meandri del fiume La Vonne, visitati per la ricchezza della flora e della fauna.









Qui pubblico due vedute del grande parco











E infine, per terminare le mie disquisizioni sull'argomento, vi presento uno degli otto pelosi, la mia Fata Melusina, splendidissima senza eguali: