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lunedì 28 luglio 2014





I PELI SUPERFLUI


Chi mi conosce sa che ho trattato questo tema altre volte. Perchè quando parlo di peli superflui sto parlando anche della tendenza che molte donne hanno a lasciarsi imporre costrizioni dall'alto arrivando spesso a difenderle come scelte fatte in piena libertà.
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Chi è cresciuto negli anni '60 appartiene a quella generazione per la quale i peli sotto le ascelle erano una cosa più che normale. 

Sofia Loren negli anni '50
 Oggidì le pressioni sociali e gli interessi economici in gioco hanno fatto praticamente sparire ogni traccia di pelo dal corpo umano femminile e, in tempi più recenti, anche da quello maschile. La pubblicità ha convinto le donne che è d'obbligo avere le ascelle lisce e morbide. I peli sono diventati sinonimo di sciatteria e, misteriosamente (perchè non mi è chiara la consecutio), di cattiva igiene.
Julia Roberts, una donna che può permettersi di stare fuori dal coro
 La cosa buffa è che le donne, interrogate in proposito, sostengono che il depilarsi è "una loro scelta"; come se nella nostra società ci fosse concesso di scegliere e non dovessimo invece adeguarci tutti ad un modello imposto dalla moda e dalla pubblicità. Anch'io, lo confesso, mi sono fatta condizionare. Ma ricordo che un tempo i peli, fatta eccezione per quelli delle gambe, erano piuttosto apprezzati.
E di Penelope Cruz può dirsi la stessa cosa detta per la Roberts
Purtroppo, anche se ci crediamo intelligenti, non influenzabili, e con le idee chiare, i modelli culturali dei media finiscono per entrarci dentro irrimediabilmente, senza che ce ne rendiamo conto. Viene il momento che noi leggiamo la realtà attraverso questi modelli, come attraverso una lente. Così ci viene detto che taglia dobbiamo avere, cosa dobbiamo indossare, cosa mangiare, cosa fare per essere appetibili e/o accettabili.
Il modello attuale è quello di una pelle di pesca assolutamente glabra e liscia; chi fa uso della ceretta per eliminare i peli superflui, sa bene come le due cose, glabro/liscio, siano di scarsa compatibilità. La ''corporazione delle estetiste'' offre infatti come soluzione, la definitiva scomparsa dei peli tramite molti soldi e nuove tecniche.


Uomini e donne di oggi, sotto l'influenza del pensiero corrente, reputano i peli una cosa antiestetica, brutta, poco femminile. Ora è vero che le gambe e il viso pelosi sono caratteri sessuali secondari tipici dei maschi. Ecco perchè istintivamente troviamo ''irregolari'' le donne con i baffi e con le gambe pelose. Ma un pube femminile ha i peli, ed è femminile. E se la natura l'ha dotato di questo accessorio c'è certamente una ragione. Quindi, perchè mai una donna, per potersi sentire socialmente accettabile, dovrebbe alterare quella che è la sua condizione normale, pena l'essere considerata sciatta, poco femminile e...sporca? Per quale misteriosa ragione i peli vengono considerati oggi poco igienici? I peli esercitano un'azione di protezione delle mucose contro l'aggressione di microorganismi patogeni. Le depilazioni, invece, agiscono in modo opposto: irritazione, microferite, infiammazione, tutte cose che, nelle zone caldo umide, provocano inevitabilmente il proliferare di microbi e funghi. L'igiene è altra cosa, riguarda l'adeguata frequenza dei lavaggi, niente a che fare con i peli.



American Apparel, da sempre considerato un marchio precursore noto per le sue campagne provocatrici, ha esibito a New York delle vetrine controtendenza,
che però sono state giudicate scandalose da molti.



Il concetto di femminilità, come quello di bellezza, varia negli anni e con le mode, non è un concetto assoluto. La depilazione totale si basa su un'artificiosità resa modello comune, in tempi relativamente recenti. Essendo una pratica dispendiosa in termini di tempo, denaro, dolore, fastidio, non è chiaro il motivo per cui le donne entusiasticamente vi si siano assoggettate. E perchè, ancora più assurdamente vi si siano assoggettati gli uomini depilandosi a loro volta, e inducendo nelle ragazze di nuova generazione un senso di orrore per i peli maschili, così sexy in altre epoche. 




 
Negli anni '70 i ragazzi andavano in giro con le camicie sbottonate, che consentivano a noi donne di vedere il torace, controllare quanti e quali peli avevano. Folti, radi, neri o castani, si poteva guardare, valutare, sognare di farli scorrere fra le dita. Il torace di un uomo è il rifugio di noi donne, peli in cui affondare il naso, respirare feromoni, trovare calore e morbidezza che solletica le guance. Che ci facciamo di un torace glabro, rosa, plastificato come quello di Ken il fidanzato di Barbie? Soprattutto se poi, a guardarlo da vicino, è a puntini rossi di peli in ricrescita, e magari incarniti? Purtroppo oggi i concetti di appettibilità e di bellezza ci vengono imposti dall'alto, per il profitto del mercato dell'estetica. Siamo condizionati dall'esposizione ad un certo tipo di immagine. Il senso estetico ci viene inculcato da terzi. La femminilità, che dovrebbe essere intrinseca in una donna che sia davvero donna, si trasforma in costrizione imposta. 



Tutte le donne zumpapà
per esser belle zumpapà
devono avere tre cose nere zumpapà
Capelli neri zumpapà
occhi neri zumpapà
e sulla terza c'è la censura zumpapà
Così faceva una canzoncina goliardica degli anni '70. All'epoca i peli pubici erano apprezzati, e più ce n'era meglio era. Poi negli anni '80 sono arrivati i costumi sgambati, e il triangolo si è trasformato in rettangolo. Poi il rettangolo è diventato a peli corti, tipo spazzola. Poi la spazzola si è ridotta di larghezza trasformandosi in un inquietante baffetto sottile. Infine il baffetto è scomparso lasciando il vuoto di una bambola di plastica, ma più ruvido, e a puntini rossi sporgenti, stile pollo spennato. Ho avuto agio di seguire questa evoluzione dato il lavoro che faccio. 

Le ragazze sono sempre all'avanguardia, adeguate alle ultimissime tendenze grazie ad un tam tam diffuso nelle palestre e nei centri estetici.
Le signore di
età intermedia, diciamo dai 40 ai 60, hanno un look estremamente variabile: ci sono quelle che vogliono esser trendy sempre e comunque, e ci sono quelle che il tam tam non l'hanno sentito, o se ne sono infischiate. In sostanza viviamo tempi difficili: le donne hanno a che fare con 2 categorie di uomini, quelli tradizionalisti, magari nemmeno informati delle ultime tendenze, che si aspettano un bel vello al naturale; e quelli che orripilano alla sola idea dei peli, essendosi fatti influenzare dalla moda corrente. Onde per cui, una povera disgraziata, prima di iniziare un'avventura con un nuovo uomo, è buona norma che si informi delle sue preferenze, o che lo renda edotto della sua situazione. Così, tanto per non avere brutte sorprese.


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giovedì 17 luglio 2014






L'ARTISTA DEL REGIME, GINO BOCCASILE

  Gino Boccasile (Bari 1901-Milano 1952) è stato un pittore, illustratore e pubblicitario. Cominciò a farsi un nome disegnando figurini e modelli da donna. Alle signore piaceva molto. Fu così che fece carriera. Aveva uno stile personalissimo, e amava disegnare belle donne procaci, floride, mediterranee: un'mmagine che piaceva al Regime, e che si prestava bene alla propaganda. Fece cartoline commemorative, copertine di romanzi, di giornali illustrati (famosissime le sue Signorine Grandi Firme, per il giornale che si chiamava appunto Grandi Firme).






Collaborò a moltissime riviste, ma soprattutto furono i cartelloni pubblicitari a rendere il suo stile così conosciuto e familiare. In pratica le sue opere tappezzarono le città d'Italia dal 1930 agli anni '50.


 


















 







 









 














 















Nel 1938 fu tra i firmatari del Manifesto della Razza, in appoggio all'introduzione delle leggi razziali fasciste.
E visto che la sua simpatia per il Regime era vivamente ricambiata, incominciò la sua produzione di manifesti di propaganda. Venne ufficialmente designato grafico propagandista, e si dedicò all'esaltazione dei combattenti, delle armi, delle gesta italiane.



 Dalle vittorie iniziali alle prime dure sconfitte: la resa del Duca DAosta, seppure con l'onore delle armi, dopo una eroica resistenza all'Amba Alagi pose fine all’occupazione italiana dell'Etiopia, e Boccasile dipinse per l'occasione il sinistro manifesto Ritorneremo, con l'altura dell'Amba Alagi, appunto, sullo sfondo.

 




Dopo l'8 settembre del '43 aderì alla Repubblica Sociale Italiana di cui curò i manifesti di propaganda. Venne nominato tenente della 29 divisione Granatieri delle SS italiane e continuò incessantemente a produrre manifesti che celebravano il regime fascista repubblicano e la fedeltà all'alleanza con la Germania.







 






 


E mentre la guerra civile divampava, e l'odio cresceva, Gino Boccasile tendeva ad estremizzare le sue posizioni. Lavorò sino all'ultimo per le SS italiane elaborando le sue opere sempre più incattivite. 
 



Il manifesto con i bambini in classe commemora invece la tragedia di Gorla, un quartiere di Milano. Il 20 ottobre del '44 due aerei bombardarono Milano. Uno lanciò le bombe su quello che doveva essere l'obbiettivo: lo scalo di Lambrate, l'altro si trovò per errore fuori rotta. Dovendo scegliere se allontanarsi verso l'aperta campagna e sganciare lì le bombe, oppure se sganciarle dove si trovava, cioè sulle abitazioni civili, scelse la seconda opzione. Ci fu dunque una strage di civili con buona parte di bambini, in quanto era stata colpita anche la scuola elementare.





Dopo la Liberazione venne imprigionato come collaborazionista. Venne però liberato quasi subito. Non fa meraviglia che per qualche tempo il mondo dell'editoria lo emarginasse. Decise allora di mettersi in proprio, e pian piano le strade e i giornali furono di nuovo invasi dai suoi lavori.








Qui sopra una curiosità: il manifesto originale prebellico, e il manifesto censurato negli anni '50.
Qui sotto invece il manifesto più cretino (escludendo ovviamente la propaganda fascista e bellica) dipinto da Boccasile.

 La fine arrivò precocemente, in quanto morì di pleurite a 52 anni. Stava lavorando alle illustrazioni del Decamerone Ne aveva già completate un centinaio. L'opera fu terminata da altri artisti, fra cui Walter Molino.






Che dire per concludere? Certamente Gino Boccasile avrebbe potuto utilizzare meglio i suoi innegabili talenti di illustratore e di pubblicista. Tuttavia una cosa bisogna riconoscergli: la coerenza.



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