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giovedì 23 giugno 2016





I PITTORI DELLE FATE

John Anster Fitzgerald

Nell'Inghilterra vittoriana si diffuse un senso di disorientamento, uno sradicamento dovuto alla rivoluzione industriale. La vita cambiava velocemente, da un lato in meglio, grazie alle nuove invenzioni, dall'altro i tempi diventavano sempre più cupi perchè nè la gente nè il Paese riuscivano ad adeguarsi sufficientemente in fretta ai tempi nuovi. 
Ci fu allora un desiderio di fuga dalla realtà, una voglia di colmare i vuoti con una tendenza verso il Romanticismo, l'irrealtà, la mitologia e il misticismo. 
Ciò avvenne in tutti i campi. L'architettura volse al gotico. In letteratura si risvegliò l'interesse per alcune commedie di Shakespeare che fino ad allora avevano presentato dei problemi tecnici di messa in scena: con le nuove macchine e la luce a gas si rinfrescarono lavori come ''La Tempesta'' o il ''Sogno di una notte di mezza estate'', dandone rappresentazioni più realistiche ricche di effetti speciali, così come anche ''La Regina delle Fate'' di Spenser e altri.
Tornarono di gran moda i miti della Tavola Rotonda, lo spiritismo, le fate e gli gnomi.
Furono pubblicati curiosi libri per l'infanzia quali i due volumi di Peter Pan, di James Barrie, e quelli delle Avventure di Alice, di Carroll.
Anche in pittura, fra tante nuove correnti, ne nacque una particolarmente bizzarra: la Fairy Painting, o pittura delle fate e del fiabesco. Ad essa si avvicinarono alcuni pittori romantici e diversi pittori preraffaelliti. 

John Everett Millais: Cinderella
J. E. Millais: Ferdinando ascolta Ariel senza vederlo

Dante Gabriel Rossetti: una fata

Henry Meynell Rheam: La fata dei boschi

Arthur Hughes: Danza delle fate la notte del solstizio

Le fate vittoriane sono creature molto diverse da quelle che popolano le fiabe francesi e italiane. Queste ultime, lontane discendenti delle Moire greche o delle Parche latine, indossano in genere ricche vesti medievali, cappello a pan di zucchero, e posseggono una bacchetta magica. Ve ne sono sia buone che cattive. Qui a fianco vediamo l'aspetto classico che una fata ha nell'immaginario di una bimba dell'Europa del sud.






 Le fate vittoriane invece sono di origine irlandese o britannica, dotate di magici poteri, ma di piccolissime dimensioni, alate e di animo nobile. Vivono nei boschi insieme ad altre magiche creature del Piccolo Popolo, quali Folletti, Gnomi e Elfi di origine nordica e irlandese, e una miriade d'altri esserini.
















Alcuni pittori d'epoca vittoriana si specializzarono in questo campo. Il più famoso in assoluto fu senza dubbio lo schzofrenico Richard Dadd. Sarebbe potuto essere un ottimo pittore orientalista ma, durante un viaggio sul Nilo subì un drammatico cambio di personalità e si convinse di essere stato investito del ruolo di difensore di Osiride. Vedendo nel proprio padre un nemico del suo dio, lo uccise, e passò il resto della sua vita in manicomio. Qui fu incoraggiato a dipingere e fu molto prolifico. Il suo capolavoro, e senza dubbio l'opera più famosa, è ''The Fairy Feller's Master-Stroke''
o Il colpo da maestro del taglialegna fatato.  
 
Potete ingrandirlo per apprezzarlo al meglio

 Il dipinto fu terminato nel 1864 dopo un lavoro durato 9 anni. La tecnica è quella della pittura ad olio, ma è stata usata in modo particolare, in maniera che in vari punti l'effetto è tridimensionale.
Nonostante le dimensioni ridotte (circa 54x39) è un capolavoro di straordinaria complessità. Raffigura un taglialegna che si prepara a spaccare in due una nocciola per ricavarne la nuova carrozza della Regina Mab, la fata in miniatura citata da Shakespeare in ‘’Romeo e Giulietta’’ ["La regina Mab è venuta a trovarti. Essa è la levatrice delle fate, e viene in forma non più grossa di un’agata (…). I raggi delle ruote del suo carro son fatti di lunghe zampe di ragno (…), il cocchiere è un moscerino in livrea grigia (…). Il suo cocchio è un guscio di nocciola, lavorato dal falegname scoiattolo o dal vecchio verme, da tempo immemorabile carrozzieri delle fate"]. 


Titania, regina delle Fate, e Oberon, re degli Elfi (col braccio alzato pronto a segnalare al taglialegna il momento giusto per abbassare l’ascia) sono presi dal ‘’Sogno di una notte di mezza estate’’. Fate e folletti contemplano la scena. A parte i personaggi tratti da Shakespeare, tutti gli altri sono frutto della fantasia visionaria di Dadd. 
Lo stesso Dadd ci spiega in un suo poemetto che i soggetti si sono riuniti al comando dell'uomo dalla barba bianca nel mezzo con un cappello d'oro e un bastone. Stanno guardando il Magico Taglialegna in marrone, che sta per aprire in due una nocciola con la sua ascia, per farne una nuova carrozza per la Regina delle Fate, Mab. La minuscola figura di quest'ultima può essere vista mentre attraversa con la vecchia carrozza attaverso il bordo del cappello dell'uomo barbuto.
 L’intero quadro è pieno di personaggi da cima a fondo, un po’ nascosti tra i fiori, le bacche e i lunghi bellissimi fili d’erba, che ci danno la misura effettiva degli esseri fatati. L’assenza di prospettiva utilizzata dall’artista contribuisce ad aumentare l’atmosfera magica.
I vari gruppi nel cerchio più basso, in senso antiorario partendo dal Taglialegna delle Fate sono:


- lo Stalliere, il Monaco Contadino e "Volontà da Carrettiere";


- due cittadini; 
















  - uno zoticone con la testa da satiro (che è seduto), un politico, "qualche dandy fatato", la sua ninfa, due elfi, un pedagogo (accovacciato), e dietro il mago furbetto;
 Foto a fianco:
- due ancelle, Lubin e la sua "Chloe o Phyllis";
- due nani congiurati.






 


Foto sotto: In alto a sinistra ci sono "un pezzente ed un festaiolo" e "una libellula trombettista"; alla destra ci sono: soldato, marinaio, calderaio, sarto, contadinello, farmacista, ladro. Una curiosità: il farmacista è il ritratto del padre ucciso.

Questo straordinario dipinto fu descritto in una canzone di Freddie Mercury, dei Queens, da lui composta dopo aver visto l’opera alla Tate Gallery di Londra ed esserne rimasto affascinato. Freddie ammirava i miti, in particolare quelli legati a Shakespeare, amava l’età vittoriana, era un artista molto complesso, un creativo che sapeva apprezzare l’arte, amava i giochi di parole, il romanticismo, era un grande interprete e un uomo raffinato. Niente di strano dunque, che fosse rimasto colpito dal dipinto e dal suo autore: con Richard Dadd aveva in comune la follia del genio artistico.
La canzone scritta da Freddie porta lo stesso titolo del quadro ed è fra le più assurde e visionarie dell’artista. Sostanzialmente è una particolareggiata descrizione dei personaggi che popolano il dipinto. Pubblico qui sotto il testo della canzone e la traduzione.



The Fairy Feller's Master-Stroke

He's a fairy feller        
The fairy folk have gathered round
the new moon shine          
To see the feller crack a nut at nights noon time     
To swing his axe he swears,              
as it climbs he dares                 
To deliver...
The master-stroke
Ploughman, "waggoner will", and types              
Politician with senatorial pipe   
he's a dilly-dally-o            
Pedagogue squinting, wears a frown         
And a satyr peers under lady's gown,               
dirty fellow    
What a dirty laddio   
Tatterdemalion and a junketer
There's a thief and a dragonfly trumpeter - he's my hero
Fairy dandy tickling the fancy of his lady friend   
The nymph in yellow "can we see the master-stroke"     
What a quaere fellow
Soldier, sailor, tinker, tailor, ploughboy                    
Waiting to hear the sound    
And the arch-magician presides
He is the leader
Oberon and Titania watched by a harridan      
Mab is the queen and there's a good apothecary-man
Come to say hello         
Fairy dandy tickling the fancy of his lady friend   
The nymph in yellow
What a quaere fellow
The ostler stares with hands on his knees       
Come on Mr.Feller, crack it open if you please        


Lui è un magico taglialegna
Gli esseri fatati si sono radunati
al chiarore della luna nuova
Per vedere il taglialegna rompere un noce a mezzanotte
Egli giura di assestare il colpo d’ascia,
mentre ci si arrampica egli deve provare
A vibrare... 
il colpo maestro 
Il contadino, "energia da carrettiere", e tipi così
Il politico, con la pipa da saggio
lui è uno che perde il suo tempo
Il pedagogo guarda storto, con viso arcigno
e un satiro scruta da sotto l'abito di una signora,
Osceno individuo
Che brutto ragazzaccio
pezzente e festaiolo         
C'è un ladro e un trombettista libellula - è il mio eroe
Un magico dandy stuzzica la fantasia della sua amica
La ninfa in giallo "si può vedere questo colpo maestro"
Che domanda         
Il soldato, il marinaio, lo stagnaio, il sarto il contadinello
In attesa di sentire il colpo
E il gran mago presiede       
Lui è il capo   
Oberon e Titania tenuti d'occhio da una strega
Mab è la regina e c'è un buon farmacista          
Venuti a portare un saluto
Un magico dandy stuzzica la fantasia della sua amica
La ninfa in giallo 
Che domanda         
Lo stalliere osserva con le mani sulle ginocchia
Andiamo Signor Taglialegna, spaccala in due per favore




 Un altro pittore di fate fu John Anster Fitzgerald. Tipica la sua pittura confusionaria e spesso cupa. Di seguito pubblico diversi esempi. Da notare come spesso i suoi folletti ricordano le creature da incubo di Hieronimus Bosch.
Fairyland

Le fate hanno catturato il pettirosso

Seppellimento del pettirosso

Il concerto


Il banchetto delle fate

Titania e Bottom (Sogno di una notte di mezza estate)

Lo scozzese Joseph Noel Paton dipinse scene incredibilmente particolareggiate. Ne pubblico due, con Titania e Oberon.



La corrente pittorica conobbe molta fortuna per parecchi decenni.

Ariel e calibano (William Bell Scott)
Edwin Landseer

 Qui sotto quattro opere di Richard Doyle:



Danza di fate


Danza di fate


Illustrazione per la fiaba Rosa Rossa e Neve Bianca
Spesso questa corrente pittorica sconfinò nell'illustrazione, e fu infatti in questo periodo che cominciò l'età dell'oro per i libri per l'infanzia. Molti artisti si trovano a cavallo tra la definizione di pittore e quella di illustratore:

Worwick Goble

Joanna Lannister

James Browne


L'interesse per la Fairy Painting durò finchè la Grande Guerra non pose fine bruscamente alle velleità di romanticismo. 
Gli ultimi splendidi guizzi di questa corrente furono quelli di Rackham.
 Benchè in genere Arthur Rackham sia considerato un illustratore, la sua arte non ne è per questo diminuita in alcun modo. Si tratta infatti di un grandissimo artista. 
Alcune illustrazioni per Peter Pan nei Giardini di Kensington:




 ...e altre illustrazioni per libri di fiabe:








........................................



  Un episodio bizzarro riaccese l'interesse per l'argomento delle fate e degli gnomi e passò alla storia come ''Le Fate di Cottingley''.


Due cugine del piccolo borgo di Cottingley, Frances di10 anni e Elsie di 16 scattarono delle foto dove esse stesse appaiono insieme ad alcune fate. Era il 1917, l'apparecchio fotografico era del padre di Elsie che, quando sviluppò le lastre, le ritenne un falso e proibì alla figlia di ripetere l'esperienza. La mamma invece si convinse che l'incontro con le fate, così come lo raccontavano le ragazze, era vero. La donna si interessava al mondo dell'occulto ed era convinta di avere ella stessa memoria di vite precedenti. Alcuni anni dopo, durante una riunione del gruppo teosofico di cui faceva parte, portò l'attenzione sulle foto scattate in giardino dalla figlia e dalla nipote. Tali foto vennero autenticate nel 1920 dal teosofo Edward Gardner. 


Venne a conoscenza della cosa anche lo scrittore Conan Doyle, che in quel periodo stava scrivendo un articolo sulle fate e che si era sempre interessato di spiritismo. Egli mostrò le foto ad un fisico, che le giudicò false. Si rivolse allora ad esperti di fate, che reputarono le acconciature un po' troppo alla moda. Dopo aver consultato un chiaroveggente, prese infine accordi con Edward Gardner e con le autrici degli scatti per incontrarsi a Cottingley. Furono impressionate altre lastre fornite da Conan Doyle dopodichè lo scrittore pubblicò un articolo intitolato: Fate fotografate - un evento epocale, dimostrandosi così, non per la prima volta nè per l'ultima, uno sprovveduto allocco.
L'articolo scatenò polemiche a non finire dividendo il pubblico in due fazioni e le reazioni furono fortissime. 


Quando le acque cominciavano a calmarsi, nella primavera del '21 le due ragazze produssero delle nuove foto. Per Gardner e per Conan Doyle si trattava della prova decisiva. Per il padre di Elsie (che aveva sviluppato anche stavolta le lastre) fu il crollo di un mito: aveva stimato molto il creatore di Sherlok Holmes e non si capacitava di come si fosse fatto imbrogliare dalla figlia, che andava pure male a scuola!
Dimostrando l'esistenza delle fate Conan Doyle voleva arrivare a dimostrare tutte le sue teorie sullo spiritismo e il mondo dell'occulto. Sull'onda di questa vicenda scrisse molti altri articoli, e furono in tanti a credergli. 
La cosa più straordinaria fu come due ragazzine riuscirono a mantenere così bene il segreto, e in effetti ad imbrogliare il mondo intero. Nonostante negli anni successivi fossero state intervistate molte volte, non si riuscì a far loro ammettere niente, fino al 1983. Fu allora che finalmente raccontarono che si trattava di sagome di cartone sostenute da spilli e fili, invisibili nelle fotografie pionieristiche dell'epoca. Lo scherzo, iniziato involontariamente, aveva poi preso loro la mano.
Dopo il clamore di questa vicenda, si dovettero attendere gli anni'70 e la New Age perchè la passione per le fate e per il genere fantasy si rinverdisse, con romanzi, pittura e giochi di ruolo. 


 FINE


Charles Altamont Doyle: Danza intorno alla luna
FINE



Troverete argomenti attinenti a questo in altri post:

 Un'altra figura piuttosto deludente Sir Arthur Conan Doyle la fa in questo post:




 

domenica 14 febbraio 2016




HOUDINI IL MAGO


Ehrich Weisz nacque a Budapest nel 1874; la famiglia emigrò negli Stati Uniti quando era bambino e si stabilì a New York. Il padre era un rabbino con reddito molto modesto, per cui Ehrich a quattordici anni iniziò a lavorare come tagliatore in una fabbrica di cravatte. Fu in quel periodo che cominciò a provare un grande interesse per la magia, che in quegli anni era di gran moda. Veniva svolta dagli illusionisti soprattutto come spettacolo teatrale, attirava grandi quantità di spettatori, nobili e teste coronate compresi. Alcuni prestigiatori fra i più bravi si erano arricchiti, portando il loro spettaccolo in tournée per l'Europa. 
Nella fabbrica di cravatte vi era un altro ragazzo, Jacob, che aveva il suo stesso interesse. Cominciarono così ad esercitarsi insieme con grande impegno per imparare piccoli trucchi, soprattutto con le carte: sognavano di diventare ricchi e famosi. 
Avendo udito parlare di sedute spiritiche volle parteciparvi. La seduta spiritica aveva lo scopo di mettere i vivi in contatto con lo spirito di un defunto attraverso un medium, cioè una persona con particolari capacità ultraterrene che faceva da tramite. Capitava che durante le sedute i partecipanti assistessero a strani fenomeni: il tavolino a cui sedevano traballava o levitava, venivano toccati da mani invisibili, udivano strani rumori ecc. Ora, gli illusionisti seri parlavano sempre di trucchi, la loro ''magia'' era spettacolo. I medium invece parlavano di tutt'altro: di anime dei morti. Durante la sua prima seduta spiritica, che si svolse in una cabina buia chiusa da pesanti tendaggi, ci furono diverse apparizioni di persone (che furono riconosciute dai presenti come le anime dei loro cari defunti) le quali peraltro camminavano pesantemente sul legno del pavimento che scricchiolava sotto il loro peso. Ehrich si rese conto del trucco, e di come la gente fosse propensa a farsi abbindolare.


 Si procurò un libro dove si spiegavano molti dei trucchi adoperati dai medium; uno in particolare gli piacque molto: molti medium, sospettati di imbroglio, si facevano legare per dimostrare come i fenomeni che si manifestavano durante le sedute non fossero opera loro. Il libro spiegava come ci si potesse slegare approfittando del buio. Lui e Jacob si esercitarono fino a divenire abilissimi.






Dopo aver letto le memorie del grande illusionista  Jean-Eugène Robert-Houdin, decise che quella sarebbe stata la sua strada. In omaggio a lui prese il nome d'arte di Harry Houdini (che in seguito riuscì a far diventare il suo nome legale) e a diciassette anni cominciò ad esibirsi insieme a Jacob. 












 Cominciò nelle birrerie con brevi spettacoli, il cui punto di forza era la sostituzione di persona all'interno di un baule, trucco già sperimentato in precedenza da altri maghi. 
Si trattava di un baule in legno con uno sportello segreto che apriva verso l'interno. Houdini veniva legato, chiuso in un sacco e infilato nel baule che poi Jacob chiudeva a chiave. Il baule a sua volta veniva legato, poi coperto da un paravento. Dopo poco Houdini rientrava sul palcoscenico, toglieva il paravento, apriva il baule ancora legato, e dentro vi era Jacob nel sacco. Tutto si svolgeva velocemente: appena dentro il sacco Houdini si slegava le mani, appena dentro il baule tagliava il sacco, appena chiuso il baule apriva lo sportello segreto, appena messo il paravento usciva dal baule. Jacob lasciava il palco profittando del buio, mentre la luce illuminava solo il paravento, e faceva all'inverso tutto il percorso di Harry. Lo spettacolo terminava con Jacob seduto dentro il baule e nessuno poteva vedere che il sacco aveva il fondo tagliato. Il trucco era perfetto se si eseguiva con grande rapidità. Harry si esercitava per farlo sempre più velocemente, ma Jacob non riusciva a stargli dietro, e dopo pochi mesi la società si sciolse. 
Per la disperazione del rabbino, Harry cominciò a lavorare col fratello Theo, nel quale trovò un compagno alla sua altezza. 
Furono scritturati per degli spettacoli al parco dei divertimenti di Coney Island. Qui lavoravano anche le Sorelle Floral che facevano un numero di canto e ballo. Houdini si innamorò di una delle due, Wilhelmina Beatrice (Bess) Rahner, e si sposarono in capo a due settimane. Lui aveva vent'anni, lei diciotto.




 Fu per lui la compagna ideale, sostenne sempre le sue grandi ambizioni con assoluta devozione, e lavorò sempre al suo fianco negli spettacoli, esercitandosi anche lei instancabilmente. Il numero del baule fu perfezionato: Bess si rivolgeva al pubblico dicendo: ''Batterò tre volte le mani e assisterete ad un miracolo!'' Spariva dietro il paravento, subito si udivano i tre colpi (ma battuti da Harry nel frattempo già uscito dal baule), il paravento veniva spostato ed appariva Houdini con alle spalle il baule chiuso e legato. Il tutto in tre secondi. Aprendo il baule riappariva Bess. Questo numero di grande successo, battezzato da Houdini ''Metamorfosi'', fruttò molti spettacoli alla coppia in tutti gli Stati Uniti.




 

Qualche anno prima aveva visto a Chicago un numero in cui un illusionista si liberava di un paio di manette con un trucco banale: venivano coperte da un fazzoletto, e di nascosto il mago le apriva con un duplicato della chiave. Houdini cominciò ad esercitarsi comprando vecchie manette nei negozi di rottami e pezzi di ferramenta: smontandole e rimontandole voleva trovare una maniera di aprirle senza usare la chiave.


  Così come si esercitò fino allo sfinimento per imparare a liberarsi di una camicia di forza. Pare che i tentativi proseguissero ogni giorno, finchè imparò a portare le braccia davanti al corpo, aprire le fibbie delle cinghie con i denti, poi allungare le braccia dietro la schiena e ad aprire anche le altre fibbie. In capo ad una settimana era contuso, dolorante e con la pelle scorticata, ma felice dell'impresa.
Nel 1899 fu intervistato per un giornale. Dichiarò ai cronisti che era in grado di liberarsi da qualsiasi tipo di manette in uso presso la polizia. Fu allora accompagnato al commissariato dove sfidò gli agenti a tenerlo prigioniero Riuscì a liberarsi da tutte le manette, e l'episodio fu riportato dal Journal, quotidiano di Chicago. Questo gli fruttò una grande popolarità.

Da allora negli spettacoli, il pubblico veniva invitato a immobilizzarlo con ogni sorta di legami metallici, da cui lui si scioglieva. Era di grande effetto, perchè si supponeva che gli oggetti del pubblico non potessero essere truccati.
A san Francisco sfidò nuovamente la polizia in un commissariato a far uso di ogni tipo di legame di contenzione, riuscendo puntualmente a liberarsene. Però un giornale, l'Examiner, scrisse che era evidente che possedeva i duplicati delle chiavi. Allora quando tornò a San Francisco per una replica dello spettacolo, replicò nuovamente la sfida.

 Stavolta, davanti ai poliziotti e ai giornalisti si spogliò per dimostrare che non aveva addosso niente. Gli legarono le mani, gli incatenarono le caviglie, poi formarono una catena con dieci paia di manette per unire le mani ai piedi. Infine lo chiusero in un armadio. Impiegò dieci minuti per uscirne, libero. L'episodio, riportato dai giornali, suscitò un enorme scalpore.











Nel 1900 fece una tournée in Europa, dove era del tutto sconosciuto. Fece anche qui il solito show (a Scotland Yard) poi iniziò gli spettacoli presentandosi come il  'Re delle manette', ottenendo un successo strepitoso. Proseguì poi in Germania, dopo essersi impratichito presso un fabbro sulle robuste serrature tedesche.





 

Nella sua ricerca di numeri sempre più eclattanti, cominciò a esibirsi anche all'aperto. Ci fu la serie dei tuffi dai ponti più famosi delle città americane. Si tuffava dopo esser stato legato e ammanettato, si slegava sott'acqua e riemergeva libero.









 
Nel 1908 inventò qualcosa di nuovo per il palcoscenico: l'Evasione dal Bidone d'Acqua. Si trattava di un grosso bidone alto poco più di un metro, che veniva riempito d'acqua. Houdini vi si immergeva con i polsi ammanettati, un collare metallico chiuso al collo veniva fissato all'interno del tappo, infine questo veniva chiuso e fermato con sei lucchetti. Davanti si metteva un paravento, e trascorrevano circa tre minuti e mezzo prima che il paravento venisse tolto. Houdini appariva grondante d'acqua davanti al bidone ancora chiuso. Il pubblico veniva preso da crisi d'ansia mentre passavano i minuti, e poi restava affascinato e sollevato quando il mago ricompariva. Questo impegnativo numero veniva eseguito anche tre volte per sera, ma Houdini aveva trentaquattro anni ed era in perfetta forma fisica. 












A questo punto era ormai diventato il mago più famoso al mondo. Fu durante l'ennesima tournée in Europa, nel 1913, che presentò un nuovo numero, il più straordinario e impressionante: la ''Cassa della tortura cinese''. Si trattava di una cassa verticale piena d'acqua, la cui parete anteriore era in vetro. Gli spettatori potevano così vedere Houdini che veniva immerso nella cassa a testa in giù con le caviglie immobilizzate dai ceppi di legno che costituivano parte del coperchio. La cassa veniva poi sigillata, nascosta da un paravento, e l'orchestra cominciava a suonare. Essendo il pericolo oggettivo (il mago poteva banalmente sentirsi male e annegare) ai lati vi erano due assistenti pronti ad intervenire, col casco e armati di asce da pompiere. Il pubblico, dopo aver visto Houdini a testa in giù sott'acqua, col trascorrere dei primi due minuti cominciava ad agitarsi, fino poi ad arrivare a delle vere e proprie crisi isteriche e ad incitare gli assistenti a salvarlo. Finalmente allora Houdini usciva da dietro la tenda libero dai legami. La cassa dietro di lui era vuota e chiusa.



Sempre lo stesso anno morì sua madre. Fu per lui un colpo durissimo, perchè le era estremamente legato. La sua vita cambiò, il desiderio di comunicare con la madre fu talmente forte da tentare nuovamente l'esperimento delle sedute spiritiche. 



 In Europa negli anni successivi alla Grande Guerra lo spiritismo era tornato in auge; molti avevano perso i loro cari e il desiderio di contattarli e udirne le voci era pressante. Anche personalità di spicco vi si dedicarono; fra questi ci fu sir Arthur Conan Doyle il quale, diversamente dal suo famoso personaggio Sherlock Holmes, non vi si accostava con mente razionale ma con una sorta di fanatismo romantico.




Conan Doyle e Houdini si incontrarono e strinsero amicizia. Il mago era disponibile, anzi sperava di cambiare opinione sui medium, ma non aveva alcuna intenzione di accettare lo spiritismo, il mesmerismo e la negromanzia come verità rivelate. Iniziò la ricerca di un medium autentico, ma incontrò i soliti imbroglioni con i soliti trucchi.











  Perciò lanciò una sfida durante la serie di conferenze che fece sull'argomento, promettendo un premio in denaro se non fosse riuscito a riprodurre un qualsiasi fenomeno fra quelli che avvenivano nel corso delle sedute spiritiche. Le sue conferenze in Europa e in America erano seguite da un folto pubblico, poichè vi mescolava anche lo spettacolo, dava spiegazioni, faceva sollevare i tavolini, faceva suonare apparentemente da soli gli strumenti musicali, faceva comparire messaggi su lavagne e quant'altro. Il pubblico andava in visibilio. Smascherare i falsi medium divenne per lui un'attività importante da alternare a quella di mago. Tutto questo portò alla definitiva rottura con Conan Doyle, che gli si oppose pubblicamente.


 Sempre negli anni '20 pubblicò un paio di libri dove svelava alcuni dei suoi trucchi. Vi veniva spiegato che molti lucchetti e molte manette possono venire aperti solo applicando ad essi una forza sufficiente in un modo piuttosto particolare, altri invece possono venire aperti con l'aiuto delle stringhe delle scarpe. Altre volte Houdini usava chiavi o bastoncini opportunamente nascosti. Era in grado di fuggire da un barile per il latte riempito d'acqua il cui tappo era legato ad un collare da lui indossato, perché il collare poteva essere staccato dall'interno. Quando era legato da corde o da una camicia di forza, riusciva a crearsi uno spazio per muoversi dapprima allargando spalle e torace, poi allontanando appena le braccia dal corpo e quindi disarticolando le spalle.
Con grande onestà insisteva sempre, anche nelle interviste, che la sua non era ''magia'' in senso stretto, ma abilità. Non voleva esser confuso con un ciarlatano, eppure in tanti continuavano a credere che dovesse per forza avere dei poteri sovrannaturali; anche la ''divina'' Sarah Bernhardt gli chiese se, usando la magia, potesse farle ricrescere la gamba che gli era stata amputata.

 Sempre attivo ed instancabile si interessò di aviazione e poi di cinema. Girò alcuni film muti in qualità di attore, poi anche di produttore esecutivo e regista.



 Nel 1926, all'apice della sua carriera, Harry Houdini morì, a soli 52 anni. La causa è controversa. Due settimane prima aveva ricevuto dei pugni all'addome da parte di un giovane pugile che era andato a trovarlo nel suo camerino. Questi aveva voluto testare i suoi leggendari muscoli addominali e il mago aveva acconsentito, ma il giovane aveva sferrato il pugno senza che Harry fosse preparato, e si era accanito a sferrarne altri prima che qualcuno lo trascinasse via, mentre Houdini si accasciava a terra in preda al dolore. I dolori rimasero, fortissimi, ma lui quella sera eseguì ugualmente lo spettacolo. La notte non potè dormire, ma riuscì a terminare anche i due spettacoli dell'indomani, poi la compagnia si trasferì a Detroit. Ma qui i dolori erano così acuti che non potè più nasconderli. Aveva la febbre alta e il medico fece una diagnosi di appendicite acuta. Houdini rifiutò il ricovero e si ostinò a fare la sua esibizione per non deludere il pubblico in un teatro al completo. Riuscì a portarlo a termine, ma la notte stessa fu ricoverato d'urgenza. Fu operato, ma la peritonite era così grave che non ci fu niente da fare. Sopravvisse ancora una settimana e infine morì fra le braccia della moglie.


Al funerale parteciparono migliaia di persone. Fu seppellito a New York, nel Queens. 













 Prima di spegnersi aveva stretto un patto con Bess: se davvero era possibile che i morti comunicassero con i vivi, lui si sarebbe messo in contatto con lei dall'aldilà tramite un codice sul quale si accordarono. Bess, fedele al patto, da allora partecipò ad una seduta spiritica ad ogni anniversario della sua morte, per dieci anni. Ma nessun medium fu mai in grado di citare il codice.
Che il grande Houdini fosse morto di banali complicanze di un'appendicite lasciò tutti un po' perplessi, e si cominciò a mormorare fin dal giorno del funerale di un possibile avvelenamento. In effetti Houdini si era fatto molti nemici screditando spiritisti e negromanti, e da tempo riceveva delle lettere che lo minacciavano di morte. E' pur vero che  anche Bess, che prendeva i pasti col marito,  era stata molto male con qualche giorno di anticipo rispetto a lui: le era stata diagnosticata una intossicazione alimentare, che aveva richiesto un'assistenza infermieristica  di diversi giorni. Inoltre il certificato di morte di Houdini conteneva qualche errore grossolano sul quale si speculò. E infine stranamente fu negata l'autopsia, nonostante le richieste della moglie e della compagnia di assicurazioni, la quale poi liquidò alla vedova un'ingentissima somma.
A distanza di ottant'anni un pronipote di Harry, certo che lo zio fosse stato assassinato dalla congrega dei suoi nemici più accaniti, chiese che il corpo fosse riesumato per cercare tracce di arsenico. Era il 2007, e pareva che la cosa dovesse andare avanti, ma sul web non ho trovato alcuna notizia successiva. Certo il mito di Harry Houdini è ancora talmente vivo che non è nemmeno strano che un lontano parente continui a sfruttarne la notorietà, così come la moglie continuò per dieci anni e oltre a far parlare la stampa, dare spago agli spiritisti, rilasciare interviste e molto altro.



 Il cinema ovviamente si è occupato a più riprese di Harry Houdini. Ricordo qui solo il film del '53: Il Mago Houdini, interpretato da Tony Curtis, perchè contribuì a diffondere diversi equivoci sulla sua vita. In particolare rimase impressa negli spettatori l'idea che fosse morto durante l'esecuzione del difficile numero della Cassa della tortura cinese (benchè nel finale del film, molto ambiguo, si intraveda il mago malandato ma ancora vivo).


 FINE


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