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sabato 14 maggio 2016







VALENTINO, IL MITO
(Il divismo cinematografico)




Bello e impossibile, Rodolfo Valentino fu il primo grande sex symbol e il primo divo del cinema. Era dotato di un fascino irresistibile, bei lineamenti e sguardo magnetico; era anche un gran ballerino (così era iniziata la sua carriera) e un amante passionale: il pubblico femminile impazziva per lui.

Nella definizione di divismo maschile data da Orson Wells, si individuano due aspetti: uno è l'erotismo, il sesso, la capacità di suggerire fantasie al pubblico femminile (ciò che caratterizzò le star come Gary Cooper, Clark Gable o Paul Newman); l'altro è un erotismo non immediatamente visibile, che suggerisce l'identificazione in un pubblico maschile ( caratteristico di attori come James Stewart o Spencer Tracy). 





Valentino andava al di là di entrambe le definizioni, un supereroe del sesso nella finzione e nella vita. L'erotismo esplodeva sullo schermo, talvolta solo suggerito, spesso mostrato apertamente con baci appassionati, gesti lenti, balli sensuali, carezze audaci e sguardi rapinosi.

 Ma Valentino era un bravo attore?
Il suo stile recitativo fu ammirato da molti, in particolare da Charlie Chaplin, che lo definì ''il re di Hollywood''.
Ma per giudicarlo oggi va contestualizzato. Il cinema muto imponeva, per i suoi stessi limiti, una recitazione e degli accorgimenti particolari. 
La musica di accompagnamento, presente anche nelle sale di proiezione più modeste (grazie almeno ad un pianista, ove non c'era un trio o una piccola orchestra) aveva lo scopo di rafforzare le immagini, o di anticiparle, predisponendo emozionalmente lo spettatore alla scena proiettata. Per la stessa ragione era richiesta agli attori un tipo di recitazione enfatica, con una mimica esasperata, una gestualità ampia e teatrale, affinchè l'emozione potesse giungere allo spettatore. Oggi questa recitazione può sembrare grossolana, ma operando gli opportuni collegamenti culturali possiamo giudicare Valentino come un interprete versatile, talvolta dotato di una venatura comica. La recitazione ''intimista'' che il cinema sonoro o la televisione consentono oggi, era impraticabile all'epoca; un po' come oggi, per spiegare l'intonazione dei brevi messaggi scritti che di continuo ci scambiamo con la nuova tecnologia, abbiamo necessità di ''condirli'' con enfatiche emoticon, cuoricini, risate.




L'anno della sua prematura morte coincise con l'avvento del sonoro, che provocò un vero terremoto nel mondo del cinema. Pochi furono gli attori, per quanto famosi, che sopravvissero al cambiamento. Nella maggior parte dei casi non riuscirono ad adeguarsi alle nuove tecnologie, al nuovo tipo di interpretazione o ai nuovi contenuti. Si dovette modificare lo stile recitativo, era necessario avere una bella voce e una buona dizione. Le stelle del cinema muto fecero fiasco e scomparvero in massa, lasciando posto ad una nuova generazione di attori.



C'è da chiedersi se Valentino sarebbe stato in grado di superare il cataclisma. In realtà era dotato di una bella voce baritonale e intonata (ed essendo un buon ballerino avrebbe potuto dunque girare anche i film musicali che, col sonoro, vennero subito di moda). Parlava francese, inglese, spagnolo e italiano senza inflessioni dialettali; per di più, una vera eccezione per le star dell'epoca, il pubblico conosceva la sua voce, tramite la radio, grazie a varie interviste, e incisa su disco: famosa la sua interpretazione del Kashmiri Love Song che il suo personaggio cantava nel film Lo Sceicco. Potete sentirla qui. Inoltre fece un lunghissimo tour pubblicitario per la Mineralava, durante il quale diede due spettaccoli al giorno in molte città americane, parlando al microfono e ballando in coppia con la seconda moglie Natacha Rambova.









Era dotato di un'eleganza raffinata, di buona cultura e del gusto del bello. Si intendeva di danza, di musica, letteratura e poesia, tutte cose che lo distinguevano dai suoi colleghi. Scrisse lui stesso, e pubblicò, una raccolta di poesie.  Ne trascrivo qui una sola, a titolo d'esempio.


Yesterday - in contemplation
We dreamed of love to be,
And in the dreaming,
Wove a tapestry of Love.
Today - We dream our dream awake;
realization, coloring our romance
with all the glory
Of a flaming rose.
Tomorrow - What awakening lies before us:
Our tapestry
In shreds perchance,
Or mellowed - glorified
By love's reflection?
I wonder.



Il trucco di scena molto pesante, in un'epoca in cui la definizione delle pellicole era scarsa, mancavano i grigi e i contrasti erano eccessivi, era comune a tutti gli attori e attrici dell'epoca, affinchè la visione dei lineamenti fosse certa. Fu una moda, quella degli occhi pesantemente cerchiati di nero e i rossetti scuri, che dilagò anche al di fuori del cinema.
Tuttavia la cura di Valentino per la sua persona, la sua ricercata eleganza, la gelosia della stampa americana scontenta di vedere un immigrato rubare i cuori delle ragazze d'America, gli fruttarono il soprannome di ''piumino rosa da cipria'' da parte del Chicago Herald Examiner, nonchè la nomea di effeminato corruttore dei costumi americani.
Questo fatto, insieme alle dichiarazioni delle sue due mogli circa il matrimonio non consumato, non modificarono di un ette l'adorazione di cui le donne lo facevano oggetto. Del resto furono illazioni contraddette dall'attrice Pola Negri (sua ultima fidanzata), da Gloria Swanson, e da tante altre. Inoltre c'è da ricordare che la sua carriera era iniziata nei caffè e nei locali come partner di ballo a pagamento per signore, e come gigolò (all'epoca era una figura chiamata taxi-boy).
L'ostilità sciovinista verso il suo modello maschile è abbastanza comprensibile, e verrà incarnata in modo durevole, qualche anno dopo, dal rustico cow-boy tipo John Wayne.





In questa foto, Rodolfo Valentino e Pola Negri  al matrimonio di una collega.









In questi ultimi anni, contemporaneamente al progressivo sdoganamento dell'omosessualità, si è diffusa una certa letteratura che descrive Rodolfo Valentino come gay, impotente con le donne, compagno di Ramon Novarro, altro divo del periodo, e di molti altri. Non possiamo escludere niente, ma è probabile che sia stato bisessuale.




































La sua prestanza fisica e i lineamenti evidentemente latini lo consacrarono all'inizio della sua carriera a ruoli di gangster, conquistatore spavaldo e corruttore di vergini. In seguito, questa particolare fisicità gli regalò molti ruoli esotici: il torero, lo sceicco, il bandito della steppa, il pirata, il rajah, il gaucho ecc. La personalità reale di Valentino fu inevitabilmente stratificata sotto un macro-personaggio narrativo di latin lover e di


 




eroe romantico che condizionò il pubblico nel giudicare l'uomo: le vicende private, i pettegolezzi, i fallimenti matrimoniali e le voci sulle sue preferenze sessuali si sovrapposero ai personaggi interpretati, creando una figura di star sfuggente e fascinosa.















Si trattò dunque di un fenomeno sociale, con un pubblico di massa devoto, che lo rese protagonista di un'idolatria senza precedenti, e mai più raggiunta dopo. 







La sovrapposizione concettuale fra attore, uomo e divo fu tipica dello star-system hollywoodiano fin dai suoi albori. E sempre lo star-system pianificava già allora la narrativizzazione delle star, in modo che il pubblico potesse sentirle più vicine, quasi vampirizzarle. Risalgono all'epoca i primi e numerosi fan magazines, pieni di gossip e foto.








Nel caso di Valentino il fenomeno raggiunse proporzioni inaudite, con confusione totale tra i personaggi e l'uomo.


Si può dunque affermare che il fenomeno del divismo fu sempre alimentato dall'attiva collaborazione fra mass media. L'industria cinematografica, i rotocalchi, i fan magazine, la radio, insieme contribuirono a trasformare l'attore in un'icona onnipresente.



Valentino, su tutti, faceva scattare i deliri della folla feticista.
Questo meticcio tenebroso era, come altri divi degli anni '20, una figura trasgressiva, seduttrice, ambigua, legata al sesso più che all'amore, una figura soprannaturale, ovviamente diversa dall'uomo-attore.













L'industria cinematografica cercò anche di lavorare sul ridimensionamento dell'origine italiana del divo, per allontanarlo dall'immagine dell'immigrato violento, ignorante, indigente. Cercarono di evidenziarne il lato colto e raffinato, e l'origine borghese (fatti reali), mentre i detrattori ne parlavano con tratti xenofobi, come di un immigrato di estrazione proletaria. Curiosamente, prevalse spesso l'immagine più lontana dalla verità.


Eppure Rodolfo Valentino fu sempre attento alla propria rappresentazione, cercando spesso il contatto col pubblico, rilasciando dichiarazioni e interviste, facendo conferenze stampa, pubblicando anche un'autobiografia (scritta da un ghost-writer, ma con un testo concordato e a firma di Valentino) e con foto pubblicitarie a profusione.





Ma chi erano i fan di Valentino?
A giudicare dalla posta dei fan magazine erano soprattutto donne frustrate, affamate sessualmente, che guardavano a lui come ad un esemplare maschile totalmente diverso dall'americano medio. Erano donne che la guerra aveva portato all'emancipazione e al voto, ma che ancora erano prigioniere di un mondo maschilista governato dalla repressiva morale WASP. Erano adolescenti, maschi e femmine, alla ricerca di consigli sui rapporti sessuali, giovani menti piene di sesso e di emozioni, ed anche uomini il cui immaginario erotico veniva segnato da un processo di identificazione accompagnato dal desiderio di studiare l'immagine del divo e la sua tecnica con le donne.
Consiglio a tutti la visione di un bellissimo film di Woody Allen del 1985, interpretato da Mia Farrow: La rosa purpurea del Cairo, film che racconta con grande sensibilità come una donna, sposata ad un uomo violento, si innamori e cominci a vivere dentro la finzione cinematografica. 

Poster de La Rosa Purpurea del Cairo, film di Woody Allen, 1985


La tipizzazione negativa del divismo di Valentino, che fu diffusa dai giornali dell'epoca, si dovette in gran parte proprio all'effetto eccessivo che produceva sul pubblico femminile (peraltro condizionato dagli stessi media): disordini di piazza e scene di isteria che culminarono al momento della sua prematura scomparsa, assumendo una dimensione drammatica senza precedenti durante i funerali.








A fianco, la fidanzata Pola Negri accompagnata da amici.




 Folle tumultuanti, donne senza controllo, più di cento feriti, attimi di terrore quando le vetrate della camera ardente furono sfondate dalla folla, spiegamento di polizia a cavallo, innumerevoli carri per portare via i quintali di fiori arrivati da ogni angolo del pianeta (la sola Pola Negri fece portare 4000 rose rosse).
Seguirono una trentina di suicidi, fra cui un giovane uomo trovato a letto ricoperto di foto del divo.





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Nel film I quattro Cavalieri dell'Apocalisse, che lo consacrò al successo, vestiva i panni di un audace libertino. Rimase celebre la scena iniziale del tango, sensuale e scatenato, che lasciò senza respiro milioni di donne americane.


Il film Monsieur Beaucaire (1924) non fu un grande successo. Come in altre occasioni, il trucco e le scene erano state curate dalla moglie Natacha Rambova (per questa costante ingerenza Valentino era stato fatto oggetto di molte critiche). Il trucco era molto pesante, gli abiti carichi di pizzi e volant e i gesti un po' leziosi. Da un punto di vista filologico era tutto abbastanza corretto, visto che si svolgeva alla corte di Luigi XV, e per di più ne faceva una palese satira. Ma l'attore aveva abituato il suo pubblico a personaggi più virili. Non a caso il film piacque meno nelle piccole città, davanti ad un pubblico meno colto e più provinciale.
Nello stesso anno uscì nelle sale una parodia di Stan Laurel (non ancora in coppia con Hardy) intitolata Mr. Dont'care.

















Il film Lo Sceicco, del 1921, fu tratto (così come il seguito, Il Figlio dello Sceicco, uscito postumo) da un romanzo della scrittrice Edith Maude Hull pubblicato due anni prima. Il libro, grande successo letterario, aveva fatto scalpore al momento della pubblicazione, ed era stato tacciato addirittura di pornografia. Narra di un'aristocratica inglese rapita da un bellissimo sceicco e portata nella sua lussuosa tenda nel deserto, dove viene ripetutamente violentata ma finisce per innamorarsi, a seguito di una specie di sindrome di Stoccolma ante litteram. Ciò che fece scandalo fu soprattutto il fatto che alla protagonista non dispiacciono i rapporti carnali col suo rapitore, anzi tutt'altro. Il romanzo fu pubblicato in Italia da Salani nella collezione ''I romanzi della rosa'', con la copertina azzurra che distingueva quelli più osé destinati alle signore già sposate e non adatti alle signorine. Il film, onde evitare problemi, non contempla la violenza carnale: lo sceicco rapitore viene dapprima fermato da una provvidenziale tempesta di sabbia, in seguito è preso dai rimorsi e rinuncia, pur tenendo la ragazza prigioniera presso di sè. Naturalmente alla fine si scopre che l'uomo non è un beduino selvaggio bensì il figlio di un nobile inglese.










 FINE

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sabato 9 gennaio 2016




PARIGI, LES HALLES E IL GENERALE CUSTER

1971

 Nel 1969, per motivi logistici vari, si decise il trasferimento del mercato delle Halles. Nel 1971 i celebri padiglioni in vetro e acciaio dell'architetto Baltard, che ospitavano il mercato di prodotti freschi al centro di Parigi, furono quasi tutti distrutti (un paio sopravvissero trasferiti altrove); ugualmente furono distrutte tutte le antiche abitazioni che stavano nelle vicinanze del mercato, dopo averne, fra molte polemiche, sfrattato gli abitanti. Il ''ventre di Parigi'', reso famoso da Zola nel suo omonimo romanzo, scomparve, e fu sostituito da un centro commerciale sotterraneo, dal museo Centre Pompidou, da un giardino pubblico, dallo snodo principale parigino del Métro e della RER.
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Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf

Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf
Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf
Nel 1854 Victor Baltard vinse la gara per la costruzione dei nuovi mercati. Vennero costruiti 12 padiglioni coperti di vetro, con colonne in ferro battuto, separati in due gruppi da una strada (a cui in seguito fu data una copertura). 

Félix Benoist


Victor-Gabriel Gilbert 1880

1897, J. J. Rousseau: Tradizionale zuppa al mattino

Edouard-Jean Dambourgez



1880, Victor-Gabriel Gilbert

1895, Léon-Augustin Lhermitte

1967
foto di Pierre Béranger

1964
foto di Pierre Béranger
La trasformazione si era resa indispensabile nel secolo scorso perchè un mercato di quelle proporzioni, con relativo traffico, problemi di carico e scarico, presenza massiccia di topi e folla inverosimile in pieno centro di una città come Parigi, era diventato ingestibile. Tuttavia furono in molti a pensare che un cambio di destinazione d'uso potesse avvenire in modo più indolore e meno iconoclasta. Ma si sa, la ''grandeur''...
Dopo le demolizioni, nel 1973 era rimasta un'enorme voragine al centro di Parigi. In seguito qui sarebbero sorti i nuovi edifici, il grande centro commerciale (il Forum Les Halles) e il Beaubourg.


Qui il regista Marco Ferreri, approfittando dell'occasione, decise di girare un film western grottesco : Non toccare la donna bianca. La surreale vicenda si svolge nel Selvaggio West trasposto nella Parigi degli anni '70.
Perche un western? «Noi viviamo in un clima da western - risponde Ferreri -. Il western esprime in maniera semplice ed elementare i concetti Dio Patria Famiglia. lo riprendo questi concetti e li faccio scoppiare dal ridere...E perche le Halles? «Non è il Dakota a fare il western. Il western sono anche le idee. Il western ci ha portato delle idee, perche non portare le nostre idee al western? Forse che nelle città non esistono gli stessi elementi che troviamo in un western? A ogni angolo di strada non si incontrano soldati del Settimo Cavalleria? Quando io penso ai Pellirosse, io penso al proletariato e al sottoproletariato che si lascia schiacciare e umiliare». 


 il Colonnello George Armstrong Custer (Marcello Mastroianni) è giunto a Parigi col Settimo cavalleggeri per battersi contro gli indiani. E' accompagnato dall'amante (Catherine Deneuve), da un meticcio che gli fa da informatore (Ugo Tognazzi), ha un superiore meno popolare di lui (Philippe Noiret), e intende rifarsi della sconfitta di Little Big Horn. 










Tra i grotteschi personaggi del film vi è anche un giovane Paolo Villaggio, che interpreta un agente della CIA, regista occulto degli avvenimenti.
 









 L'intento di Ferreri è una pungente satira sulla storia e le miserie degli Stati Uniti - razzismo, falso perbenismo, imperialismo - ed una critica contro i crimini perpetuati prima e durante la Guerra del Vietnam. Da notare come Custer, diventato popolarissimo dopo l'eroica sconfitta a Little Big Horn, aspiri a diventare Presidente degli Stati Uniti.



 Custer si rende conto di come la tecnologia moderna consente di distruggere rapidamente i vecchi palazzi dove si annidano gli indiani di Toro Seduto (Alain Cuny). 









Gli indiani sono i chochard che vivono nel centro di Parigi, un problema da risolvere alla radice per tanti motivi: finanziari, morali, culturali, igienici, linguistici, religiosi. Solo che gli indiani non se ne vogliono andare con la scusa che sono stati sempre lì.
 Nella realtà, le demolizioni necessitarono di moltissimi sfratti, a cui gli abitanti del quartiere si opposero a lungo. Gli indiani di Ferreri furono interpretati da questi parigini, in gran parte clochard.

Il meticcio ha uno strano modo di vestire, di fuori sembra un soldato o un ufficiale, ma appena si sbottona l'uniforme appare la sua natura india. Custer lo utilizza, ma non gli concede di prendersi certe libertà. Così, quando il meticcio si accosta troppo ad una ragazza che fa parte della troupe di Buffalo Bill (Michel Piccoli), Custer spara un colpo di pistola mancandolo volutamente, ma dandogli poi un avvertimento: "Non toccare la donna bianca!" C'è un altra cosa che il meticcio non può fare: bere champagne. Sia le donne bianche che lo champagne riguardano esclusivamente i bianchi.
In seguito il meticcio si vendicherà di Custer. 








Gli indiani hanno dei contrasti al loro interno. Mentre Toro Seduto  tenta dei compromessi andando in giro con la medaglia che gli ha regalato il Presidente degli Stati Uniti,


 
c'è l'Indiano Matto (Serge Reggiani), quasi completamente nudo e molto popolare fra le giovani generazioni per la sua oratoria di tipo poetico. L'Indiano Matto sostiene che è inutile cercare una pace umiliante con i bianchi, occorre affrontarli in modo inaspettato.














Tra perlustrazioni della zona, visite ai bistrot e cattivi consigli, Custer si convince di aver a che fare con quattro gatti, e di poter riscattare la sconfitta di Little Big Horn con facilità.


In questa scena il meticcio fa leva sulla vanità di Custer convincendolo, mentre è dal parrucchiere, ad indossare una divisa chiara fuori ordinanza che, gli assicura, gli dona maggiormente (e farà sì che diventi un bersaglio più facile da individuare per gli indiani di Toro Seduto).


 
Finirà esattamente come a Little Big Horn, Custer (Marcello Mastroianni) sarà sconfitto ed ucciso con tutto il Settimo Cavalleggeri: dall'alto della voragine sbucano gli indiani del tutto inattesi. Non sono quattro gatti. Il Settimo Cavalleggeri è stato guidato da Custer in fondo al grande buco de Les Halles. Non avranno scampo.
Il Generale Terry (Philippe Noiret), prima che cominci la battaglia è al fianco di Custer, che è formalmente un suo sottoposto. Ma poi torna a casa sua, in un bel palazzo fuori Les Halles. Col binocolo segue l'andamento della battaglia in camicia da notte. Vedendo la sconfitta provvede a telefonare al suo agente di Borsa perché prenda i provvedimenti finanziari del caso.



Il film è satirico, e si conclude con una pessima figura degli Stati Uniti, che d'altra parte in quegli anni ne stavano facendo una mondiale con la guerra del Viet-Nam. Guerra che diede origine a vaste manifestazioni pacifiste e fu al centro di  buona parte della cultura pop dell’epoca e degli anni successivi.

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I lavori a Les Halles proseguirono fino a completamento: scomparso il grande mercato, sventrato il quartiere, si costruì il Beaubourg, con tutti i servizi già accennati, che fu inaugurato nel 1979. Con i suoi 150 000 visitatori al giorno può definirsi il cuore di Parigi.
Ma da qualche anno è nuovamente un enorme cantiere: tra mille polemiche, per un costo superiore agli 800 milioni di euro, e con la distruzione di alcune delle costruzioni terminate trent'anni fa, si sta rifacendo il look a tutta la zona. La parte più eclattante sarà la ''Canopée'', una vastissima copertura in vetro e acciaio che consentirà anche alle parti sotterranee di godere della luce del sole, ma costituirà anche un riparo dalle intemperie per una vasta parte di piazze e giardini.






FINE