MAHATMA GANDHI:
GLI SCHELETRI NELL'ARMADIO
Mohandas Ghandi nacque in India, nel 1869.
Proveniva da una buona casta, infatti il padre era un politico locale. A
13 anni fece un matrimonio combinato con la quattordicenne Kasturba.
Compì gli studi giuridici e si laureò in legge in Inghilterra.
Durante il primo periodo matrimoniale nacquero i suoi tormenti di natura
personale. Mentre assisteva il padre ammalato, vedendolo assopito si
assentò per fare l’amore con la moglie. Al ritorno, trovò il genitore
deceduto. Questo fatto gli avrebbe causato un trauma incancellabile e un
rapporto contrastato con il sesso.

Dal matrimonio con Kasturba ebbe quattro figli maschi.
Giovane avvocato, andò a lavorare in Sudafrica. Venne sloggiato
da un posto in treno, perché ritenuto “di colore” e ricacciato nei
vagoni riservati alle popolazioni locali.
Ghandi la prese molto
male. In India era un privilegiato e mai avrebbe pensato di potersi
trovare, un giorno, dall’”altra parte”. Fu una sorta di illuminazione,
sotto tutti i profili: venne a contatto con il pregiudizio razziale e
con le condizioni di quasi schiavitù nelle quali vivevano i suoi 150
mila connazionali. Questa situazione lo portò a un'evoluzione interiore
profonda, riuscendo in seguito a trasformare la comunità indiana in una
forza politica omogenea.
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| Foto scattata durante gli anni in Sudafrica, a sn l'amico architetto Hermann Kallenbach, di cui si parlerà più avanti. |
Peraltro
apprendiamo dal quotidiano britannico Guardian quanto sia ancora vivo
da parte dei neri sudafricani l'astio nei confronti del supposto
"apostolo della pace e della nonviolenza", per via dell’atteggiamento
razzista da lui mostrato durante la sua
permanenza in Sud Africa: l'icona dei diritti civili "odiava" la gente
di colore ed ignorava le sofferenze che pativano per mano dei padroni
colonialisti, mentre perorava la causa degli indiani.
Leggiamo nei suoi
stessi scritti: "Molti dei prigionieri nativi sono solo di poco
differenti dagli animali e spesso si creano risse e combattimenti fra di
loro."
"Ci rinchiusero in una prigione per 'Kaffir' (termine
spregiativo per neri africani, usato dai mercanti di schiavi arabi a
indicare i non credenti) Potevamo capire di non essere classificati come
bianchi, ma essere messi allo stesso livello dei nativi mi è sembrato
troppo da sopportare. I Kaffir sono di solito incivili, i condannati
ancora di più. Sono fastidiosi, molto sporchi e vivono come animali".
E'
stato ricordato come abbia affermato, ad un convegno a Bombay nel 1896,
che gli Europei volevano degradare gli indiani al livello dei "selvaggi
kaffir, la cui occupazione è cacciare e la cui sola ambizione è di
mettere assieme un certo numero di bovini per potersi comprare una
moglie, e quindi passare la propria vita nudi e indolenti".
Inoltre sono state vagliate tutte le foto di Gandhi nel periodo
sudafricano, senza trovarne neanche una dove comparisse un nero vicino a
lui.

Comprò un terreno dove fondò un ashram, e dove veniva stampato il
giornale ‘’Indian Opinion’’. Qui, tutti i membri della comunità,
compresi i redattori di Indian Opinion partecipavano ai lavori agricoli e
erano retribuiti con lo stesso salario indipendentemente dalla
nazionalità o dal colore della pelle. E’ il primo modello di ashram in
cui si praticava, in un regime di vita
monastico, la povertà volontaria, il lavoro manuale e la preghiera. Nel
1906 Gandhi fa voto di castità per affrancarsi dai piaceri della carne,
elevare lo spirito e liberare energie per le attività umanitarie.
All’epoca ha 36 anni, ma erano già molti anni che aveva iniziato i suoi
"esperimenti", per esempio costringendo i ragazzi e le ragazze del suo
"ashram" a fare la doccia insieme per metterli in tentazione e poi
punirli personalmente se cedevano al "richiamo della natura. E’ quel che
afferma la biografia scritta dal nipote stesso di Gandhi, Rajmohan.
Laddove il mondo vede un santo, Rajmohan Gandhi vede un marito crudele
ed un padre sostanzialmente assente, che presta poca attenzione
all'educazione scolastica dei figli e che si trascina la moglie Kasturba
attraverso il continente, noncurante del desiderio di lei di un
qualsiasi possesso materiale, e poi aspettandosi che lei accetti il suo
cambiamento da marito amoroso a compagno platonico ed apparente
adultero.
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| Nella foto scattata in Sudafrica, al centro è la segretaria di Gandhi e a dx nuovamente l'amico architetto Hermann Kallenbach |
Sempre nel
1906 il governo del Transvaal vota una nuova legge, di chiaro stampo
razzista, che obbliga gli indiani residenti nel Transvaal ad essere
schedati. Durante una protesta all'Empire Theatre of Varieties di
Johannesburg Gandhi adotta per la prima volta
la sua metodologia della resistenza passiva non violenta: sfidare la
legge e subire passivamente le punizioni. Il piano viene adottato e
porta ad una lotta che dura sette anni. Migliaia di indiani, tra cui
Gandhi, e di cinesi vengono imprigionati e frustati per aver scioperato,
per essersi rifiutati di iscriversi, per aver bruciato la propria carta
di registrazione o per aver resistito in maniera non-violenta. Alcuni
di essi saranno persino uccisi. Le manifestazioni di protesta si
intensificano quando il governo del Transvaal rende illegali i matrimoni
tra non cristiani. La disobbedienza culmina nel 1913 con lo sciopero e
la marcia delle donne indiane. Malgrado il successo della repressione
dei manifestanti indiani da parte del governo sudafricano, l'opinione
pubblica reagisce con vigore ai metodi estremamente duri applicati
contro i pacifici manifestanti. Finalmente il generale Jan Christiaan
Smuts viene obbligato a negoziare un compromesso con Gandhi. I matrimoni
misti ridiventano legali e la tassa di tre livre (equivalente a sei
mesi di salario) imposta agli indiani che vogliono diventare lavoratori
liberi, viene abolita: la campagna di disobbedienza civile, durata 7
anni e costata molte vittime, può così essere interrotta. Nella pratica,
la disobbedienza civile non violenta, è in realtà violentissima, per chi
la pratica subendo la violenza altrui.

Tornato in India per tutto il 1915 percorre il paese in lungo e in
largo, di villaggio in villaggio, per incontrare l'anima indiana e
conoscerne i bisogni. Nel 1918 partecipa alla Conferenza di Delhi per il
reclutamento di truppe indiane ed appoggia la proposta per aiutare i
britannici nello sforzo bellico. Il suo ragionamento, rifiutato da
molti, è che se si desidera la cittadinanza, la libertà e la pace nell'Impero, bisogna anche partecipare alla sua difesa.
Organizza in seguito alcune disobbedienze civili fra i contadini di
diverse zone, vessati dai proprietari terrieri britannici, che hanno
successo. Si incomincia a chiamarlo Bahpu, padre (della patria).
Il
18 marzo 1919 viene approvato dal governo britannico il Rowlatt Act, che
estende in tempo di pace le restrizioni di libertà entrate in vigore
durante la guerra. Gandhi si oppone con un movimento di disobbedienza
civile che ha inizio il 6 aprile, con uno spettacolare hartal, uno
sciopero generale della nazione con astensione di massa dal lavoro,
accompagnato da preghiera e digiuno. Gandhi viene arrestato. Scoppiano
disordini in tutta l'India, tra cui il massacro di Amritsar (13 aprile)
nel Punjab, durante il quale le truppe britanniche guidate dal generale
Edward H. Dyer massacrano centinaia di civili e ne feriscono a migliaia:
i rapporti ufficiali parlano di 389 morti e 1000 feriti, mentre altre
fonti parlano di oltre 1000 morti. Il massacro causa un trauma in tutta
la nazione accrescendo la collera della popolazione. Questo genera
diversi atti di violenza a seguito dei quali Gandhi, facendo
autocritica, sospende la campagna di disobbedienza civile passiva.

Continua però a lavorare a favore dell’indipendenza predicando il
boicottaggio delle merci inglesi e l’autarchia. Il dhoti, abito dei
contadini più poveri, da lui ormai adottato, era tessuto in casa con le
sue mani. Sebbene il dhoti venisse adottato come divisa dal partito del
Congresso, c'è da dire che gli altri componenti lo usavano sopra i pantaloni, completandolo
con le tipiche giacche lunghe indiane. E un po'
tutti si vergognavano del fatto che Gandhi circolasse ovunque mezzo
nudo.

Il Mahatma Gandhi era un uomo tormentato dal sesso e dal desiderio per
le donne. Lo rivela anche un nuovo libro dello storico britannico Jad
Adams che descrive nei dettagli la maniacale ossessione del leader
dell'indipendenza indiana per la propria vita sessuale.
Egli manifestò una personalità magnetica in presenza delle giovani donne, e
fu capace di persuaderle a collaborare a peculiari esperimenti in
cui dormivano e facevano il bagno assieme nudi, senza toccarsi,
apparentemente per fortificare la sua castità. (Se davvero queste prove di astinenza siano sempre state un successo è il dubbio di ognuno di
noi.)
Viene anche rivelato che Gandhi
iniziò un rapporto romantico con Saraladevi Chaudhurani, nipote del
grande poeta Rabindranath Tagore, una rivelazione che ha suscitato
molto rumore nella stampa indiana. L'autore ci dice che Gandhi,
probabilmente in maniera ben poco ingenua, denominava tale rapporto "un
matrimonio spirituale", "un sodalizio tra due persone di sesso opposto
nel quale la relazione fisica è totalmente assente."
L'argomento non è
nuovo, è già stato trattato in molti saggi ed era già stato oggetto di
scandalo durante gli ultimi anni di vita dell'apostolo per la pace
ucciso nel 1948. Ma è la prima volta che questo controverso aspetto del
"fachiro seminudo", secondo la sprezzante definizione di Winston
Churchill, è analizzato nell'intero arco della sua vita, dal matrimonio
precoce a 13 anni con la quattordicenne Kasturba fino all'ultimo
ritratto che lo raffigura sostenuto da due ragazze da lui definite "le
stampelle della mia vecchiaia". Ne emerge un ritratto sorprendente e
inedito del Mahatma che va oltre l'iconografica immagine di protettore
dei diritti degli oppressi e dei più deboli. Nei suoi scritti
autobiografici si ritrova in modo costante il tema della castità e della
difficoltà di sopprimere l'istinto sessuale nonostante la ferrea dieta
vegetariana a base di verdura non cotta e frutta secca.
Intanto,
nella sua nuova casa-monastero nello stato settentrionale del Gujarat,
adotta un regime di vita ancora più ascetico predicando che i rapporti
sessuali non sono permessi neppure a scopo di procreazione. Jad Adams
elenca anche le donne che si innamorarono di lui, a
partire dalla bengalese Saraladevi Choudurani (già citata), alla
missionaria danese Esther Faering e la devota Mirabehn, figlia di un ammiraglio inglese.
Nel 1936, quando la sua salute era diventata precaria a causa dei
digiuni e privazioni, "adotta" due ragazze Abha e Sushila che lo
assistono giorno e notte. E' lui stesso a rivelare di entrare nel bagno
dove Sushila si sta lavando, ma "di tenere gli occhi chiusi".
"Sorprendentemente Kasturba conosce le bizzarre abitudini del marito e
le approva" scrive un quotidiano. Dopo la morte della moglie nel 1944, i
test di autocontrollo diventano più radicali fino a chiedere a sua
nipote adolescente, Manu, di dormire nuda insieme a lui. "Dobbiamo
mettere alla prova la nostra purezza" le scrive in una lettera. E così
fece insieme a lei e all'altra ragazza, Abha, fino all'ultimo giorno della
sua vita.
Il 10 marzo 1922 viene arrestato e processato con l'accusa di
sovversione. Gandhi si dichiara colpevole e chiede il massimo della
pena: è condannato a sei anni di prigione. Viene liberato dopo due anni
di prigionia, nel febbraio del 1924, a seguito di un'operazione di
appendicite.
Durante la permanenza di Gandhi in prigione, mancando
la sua personalità unificatrice, il partito del Congresso Nazionale
Indiano, di cui faceva parte, si divide.
 |
| In questa foto lo vediamo con Charlie Chaplin. A sn Kasturba |
Dopo altre campagne, compie un viaggio in Europa di 3 mesi.
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| Gandhi attorniato dai Balilla |
Durante questo periodo europeo, Gandhi visita anche l'Italia, arrivando
a Milano l'11 dicembre per poi recarsi immediatamente a Roma. Nella
capitale, dove sosta per due giorni, incontra, tra gli altri, Benito
Mussolini, che approfitta della visita per cercare di impressionarlo con
l'apparato militare del regime, accogliendolo con tutti gli onori
assieme a molti gerarchi fascisti.
Di Mussolini Gandhi scriverà: « Alla sua presenza si viene storditi. Io non sono uno che si lascia
stordire in quel modo, ma osservai che aveva sistemato le cose attorno a
sé in modo che il visitatore fosse facilmente preda del terrore. I muri
del corridoio attraverso il quale bisogna passare per raggiungerlo sono
stracolmi di vari tipi di spade e altre armi. Anche nella sua stanza,
non c'è neppure un quadro o qualcosa del genere sui muri, che sono
invece coperti di armi.»Gandhi visita poi la Cappella Sistina,
dove la sua attenzione viene colpita, più che dagli affreschi di
Michelangelo, dal Crocifisso dell'altare della cappella. Intorno a quel
Crocifisso – che rappresenta un Gesù magrissimo, dimesso e sofferente,
ben diverso dal Gesù corpulento, forte e vendicativo del Giudizio
Universale – il Mahatma indugia per parecchi minuti, esclamando infine:
«Non si può fare a meno di commuoversi fino alle lacrime».
Il
desiderio di Gandhi sarebbe stato incontrare Papa Pio XI. Ciò però non
avvenne: secondo i rapporti fascisti, egli si sarebbe rifiutato di
ricevere Gandhi perché «non adeguatamente vestito»; secondo altri in
realtà le vere motivazioni sarebbero state di carattere diplomatico
(perché il Pontefice non voleva attirarsi critiche dall'Inghilterra) o
religiose, visto le dichiarate simpatie per il Mahatma da parte di
alcuni prelati protestanti.
Infine , bisogna ricordare , che Gandhi utilizzo' parole d'ammirazione
per Mussolini ("è un superuomo").

Nel 42 Gandhi intensifica le sue richieste di indipendenza scrivendo il
13 aprile una risoluzione che richiede ai britannici di lasciare
l'India: Quit India. Con questa il Mahatma invita alla ribellione
nonviolenta totale. Vengono anche organizzate grandi manifestazioni di
protesta.
Per Gandhi e per il partito del Congresso si tratta della rivolta più radicale mai intrapresa:
a fronte del più grande movimento per l'indipendenza indiana di tutti i
tempi gli inglesi reagiscono con arresti di massa, violenze e
repressioni senza precedenti. Migliaia di indipendentisti vengono
uccisi o feriti dalla polizia, centinaia di migliaia d'altri vengono
arrestati
Gandhi e tutti i dirigenti del Congresso vengono arrestati a Bombay il 9 agosto 1942.
Gandhi viene detenuto per due anni . sua moglie Kasturba dopo 18 mesi
di prigionia, muore per una crisi cardiaca causata da una polmonite.
Nel 1943, mentre è ancora in prigione, Gandhi digiuna per 21 giorni al
fine di fare penitenza per le violenze commesse durante l'insurrezione
popolare indiana. Il movimento Quit India si è rivelato disastroso.
Gandhi viene rilasciato il 6 maggio 1944 per poter essere sottoposto ad
un'operazione: è gravemente ammalato di malaria e di dissenteria ed i
britannici non vogliono che muoia in prigione rischiando di provocare un
sollevamento popolare.


Il Regno Unito, cedendo alle pressioni del movimento anticoloniale, concede la piena indipendenza alla sua colonia nel ‘47.
Dopo l'indipendenza ci sono forti tensioni politiche tra Pakistan e
India che sfociano nella guerra indo-pakistana. l 13 gennaio 1948,
all'età di 78 anni, Gandhi inizia il suo ultimo digiuno a Delhi. Chiede
che la violenza tra le comunità cessi definitivamente, che il Pakistan e l'India garantiscano l'uguaglianza per i praticanti di tutte le religioni.
Quando i dirigenti di ogni comunità, gli assicurano che rinunceranno
alla violenza Gandhi smette il digiuno.Verrà ucciso pochi giorni dopo,
con 3 colpi di pistola, da un fanatico indù affiliato ad un gruppo
estremista.

Oggi in India, considerata la più grande democrazia del mondo, la
leadership del movimento in rapida crescita dei Dalit (i Paria, gli
Intoccabili) considera Gandhi uno dei suoi più odiati nemici.
Gandhi
era un membro della cosiddetta "casta alta". Le caste alte
rappresentano una piccola minoranza in India, circa il 10-15% della
popolazione, e tuttavia dominano la società
indiana in una maniera molto simile a quella in cui i bianchi
governavano il Sud Africa durante il periodo in cui era ufficialmente in
corso l'Apartheid. I Dalit spesso usano la locuzione "Apartheid in
India" quando parlano dei propri problemi.
La costituzione indiana fu scritta da uno dei principali critici ed oppositori politici di Gandhi, il Dr. Ambedkar: con la sua laurea in legge ottenuta a Cambridge, era
stato scelto dai britannici per compiere questo lavoro.
Avendo passato la sua vita a combattere la discriminazione basata sulle
caste, il Dr. Ambedkar era giunto alla conclusione che l'unica maniera
in cui i Dalit avrebbero potuto migliorare la propria vita era quella di
avere il diritto esclusivo di votare per i propri rappresentanti,
ovvero che una parte dei seggi al parlamento fosse riservata ai Dalit e
che solo i Dalit potessero votare per questi seggi riservati. Secondo
Gandhi invece era di vitale importanza che gli Intoccabili non fossero
considerati diversi, ma facenti parte dell’induismo come gli altri.
Dunque, anche se una classe depressa, non era opportuno privilegiarli.
Determinato ad impedire che ciò avvenisse fece uno sciopero della fame
per cambiare questo articolo nella bozza della costituzione.

Dopo
diverse rivolte nelle quali decine di migliaia di Dalit furono
massacrati, e con un rapido aumento di tali violenze previsto nel caso
in cui Gandhi fosse morto, il Dr. Ambedkar si decise, con Gandhi sul
letto di morte, a rinunciare al diritto dei Dalit di eleggersi da soli i
propri rappresentanti, e Gandhi pose fine al suo sciopero della fame.
In seguito, sul proprio letto di morte, il Dr. Ambedkar avrebbe detto
che quello era stato il più grande errore della sua vita, che se avesse
potuto tornare indietro avrebbe rifiutato di rinunciare alla norma che
garantiva la rappresentanza dei Dalit, pure se ciò avesse dovuto
significare la morte di Gandhi.
Come la storia ci ha mostrato, la
vita della stragrande maggioranza dei Dalit in India è cambiata poco
dalla conquista dell'indipendenza indiana più di 50 anni fa.
I
Dalit sono ancora discriminati sotto tutti gli aspetti nei 650.000
villaggi dell'India nonostante l'esistenza di leggi specifiche che
mettono al bando tali comportamenti. I Dalit sono le vittime di embarghi
economici, della negazione dei basilari dirtti umani come quello di
avere accesso all'acqua potabile, di utilizzare strutture pubbliche, di
avere accesso all'istruzione, e persino di entrare nei templi Indù.
I Dalit sentono che se avessero avuto il diritto di eleggere i propri
rappresentanti sarebbero stati capaci di inziare a sfidare la
dominazione delle alte caste nella società indiana ed avrebbero inziato a
percorrere il lungo cammino verso la libertà. Essi danno la colpa a
Gandhi ed al suo sciopero della fame intrapreso per impedire tutto ciò.
Ecco spiegato nella maniera più succinta possibile, perché gli attuali
leader Dalit dell'India odiano Gandhi.
E ora ritorniamo a parlare dell'amico architetto a cui ho accennato all'inizio del post:
Hermann Kallenbach.

Ciliegina sulla torta è l’ultima biografia di Gandhi: Great Soul:
Mahatma Gandhi and His Struggle with India scritto dall’ex collaboratore
del New York Times Joseph Lelyveld. Il libro getta luce sul complicato
rapporto fra Gandhi e Hermann Kallenbach, architetto di origini
ebraiche, incontrato in Sud Africa.
In quella che, per altri aspetti, è una biografia piena di
rispetto e ammirazione, viene insinuato che Gandhi fosse bisessuale,
tanto da lasciare la moglie per vivere con l’architetto ebraico-tedesco.
Lelyveld cita una lettera inviata da Gandhi a Kallenbach dove era
scritto: ”Il tuo ritratto (l’unico) è sulla mensola, nella mia camera da
letto. La mensola del camino è di fronte al letto.” Un’altra volta il
Mahatma scrisse a Kallenbach una frase altrettanto ambigua: ‘hai preso
completamente possesso del mio corpo. Questa è schiavitù con vendetta.”

La sessualità di Gandhi ha disturbato molti, anche fra i suoi seguaci,
anche durante la sua vita. Nirmal Bose ad esempio, un gandhiano che
ruppe i suoi rapporti con il Mahatma e in seguito scrisse My Days with
Gandhi (i miei giorni con Gandhi), raccontò che gli esperimenti sessuali
del leader indiano avevano lasciato un segno su altri che non avevano
la stessa statura morale. Gandhi aveva
risposto ai suoi critici, dicendo: ‘‘Se non faccio venire Manu (la sua
pronipote) a letto con me, anche se ritengo che sia essenziale che lei
lo faccia, non sarebbe, da parte mia, un segno di debolezza ? ‘‘ in riferimento alla succitata abitudine di dormire con ragazze nude (fra cui appunto la nipote, e
peggio ancora, la moglie di un nipote), per degli abbracci notturni che
dovevano mettera alla prova il suo voto di castità.
Gandhi riteneva che il sesso fosse dannoso per la salute di un individuo, e che
la libertà sessuale avrebbe portato la popolazione indiana al
fallimento :cfr. al riguardo http://ilblogdichiaraoscura.blogspot.it/2014/08/miti-e-leggende-leroe-non-puo-amare.html
Nei discorsi di Gandhi, così come nelle ricostruzioni
storiche dei suoi agiografi, si sostiene che le donne dovevano essere
considerate pari agli uomini e che il loro inserimento a pieno titolo
nella società sarebbe stato fondamentale nella lotta per l’indipendenza
dell’India, ma di fatto il leader spirituale indiano si comportava in
modo assai diverso con loro. Ad esempio, quando era ancora un dissidente
in Sud Africa e scoprì che un uomo aveva molestato due ragazze, sue
seguaci, Gandhi rispose all’offesa subita tagliando personalmente i
capelli delle due giovani, considerandole colpevoli in quanto non erano
state capaci di “neutralizzare l’occhio del peccatore “. Gandhi stesso
parlò di questo episodio nei suoi scritti, lasciando trasparire un
messaggio durissimo verso il genere femminile: le donne hanno la
responsabilità delle aggressioni a sfondo sessuale che subiscono.
C’è di più: Gandhi pensava che le donne violentate perdessero il loro
valore in quanto esseri umani. Sosteneva infatti che i padri potevano
essere giustificati nell’uccidere le figlie che avevano subito una
violenza, per il bene della famiglia e l’onore della comunità.
Gandhi condusse anche una guerra contro i contraccettivi, nonostante la
povertà della sua gente e l’eccessiva prolificità, definendo apertamente
le donne indiane che li usavano come “prostitute”.
Verso la fine
della sua vita, la Grande Anima moderò moltissimo le sue idee, ma ormai
il danno era fatto, e questa eredità culturale la si può osservare ancor
oggi in ogni articolo di giornale, quando si racconta che la vittima di
uno stupro si è suicidata, a causa della “vergogna“.
In
conclusione Gandhi, possiamo esserne certi, non era un santo, ma il punto
è un altro: perché sentiamo sempre il bisogno di “santificare” la
persona di cui vogliamo seguire l’insegnamento morale, cancellando come
fossero una vergognosa macchia, tutte le sue tracce di umanità? Perchè sempre questa necessità che ci coglie, di creare dei ''miti''? Per
esprimere delle buone idee, o anche dei valori, non è necessario essere
perfetti.
31 agosto '14
Chiedo scusa ai lettori, ma ho dovuto tagliare dal post questa foto. La didascalia originale che si intravede mi ha insospettito. Dopo qualche ricerca mi pare di aver capito che si tratta di un evento benefico imprecisato svoltosi in Australia, dove un attore ballava travestito da Gandhi.
Peccato, era una foto simpatica, e per niente incompatibile col personaggio.
FINE
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