domenica 22 marzo 2015




GIGOT DE LA CLINIQUE


Gertrude Stein fu per quarant'anni compagna di Alice Toklas, scrittrice americana che per lei fu confidente, amante, cuoca, segretaria, musa, editrice critica e organizzatrice. Fra le altre cose ci ha lasciato un bel libro di cucina, ricco di osservazioni ed aneddoti. Qui riporto un'interessante ricetta che Alice attribuisce ad un chirurgo di provincia, colto e amante del bel vivere, del quale le due donne avevano corrotto il cuoco.
La preparazione si inizia con 8 giorni di anticipo, ma il risultato supera il confronto con qualsiasi pezzo di selvaggina. 
Occorre un bel cosciotto di montone (o pecora, o grosso agnello). Si mette a marinare in un buon vino rosso e olio d'oliva extravergine. Si aggiungono gli aromi: pepe, alloro, timo, zenzero fresco, noce moscata a pezzettini, bacche di ginepro schiacciate, sale, un cucchiaino di zucchero. La marinata deve essere piuttosto abbondante.
In un altro recipiente si mescola mezza tazza di cognac e mezza tazza di succo d'arancia filtrato.
Ci si procura una grossa siringa, con un grosso ago. Si riempie col cognac all'arancio e si inietta il contenuto nella parte più carnosa del cosciotto, in tre punti diversi. Si riempie di nuovo la siringa e si fanno ancora un paio di iniezioni. Si rimescola il cosciotto nella marinata un paio di volte al giorno. Ogni giorno si inietta nel cosciotto una bella siringata di marinata (attenzione: ben filtrata, altrimenti si ostruisce l'ago).
Dopo una settimana il cosciotto sarà ben impregnato di sapori e aromi, e pronto per essere arrostito. Cotto al forno si potrà servire con una salsa da selvaggina.




Salsa: preparate una besciamella sostituendo il latte con acqua. Quando non è più caldissima unite due tuorli crudi, altro burro e fate amalgamare. Completate con succo di limone e senape a piacere.

Gertrude Stein e Alice Babette Toklas

Altri piatti di carne qui: 
Goulash ungherese
 Involtini di verza con carne
   Roast beef
  Choucroute alsaziana  
   Un piatto antico
 Maiale alle ciliege
                                          

lunedì 16 marzo 2015


COME ESORCIZZARE UN COMPLEANNO ''MATURO''
 
Noi della ''generazione che non vuole invecchiare'' abbiamo l'abitudine di riferirci ai nostri coetanei chiamandoli ''ragazzi'': -Quel ragazzo era mio compagno di classe- oppure -La ragazza che hai visto con me- sono frasi che fanno sogghignare chi ragazzo lo è per davvero. Miei nipoti mi dicono: -Perchè la chiami ragazza? E' anziana!-. Io rimango un attimo perplessa, poi riconosco che in un certo senso hanno ragione, così avrei ragionato anch'io alla loro età, ma tuttavia ora che sono maturata e vedo le cose nella giusta prospettiva, capisco ciò che loro ancora non afferrano, e cioè che noi siamo effettivamente ragazzi,  non certamente ''anziani'' ecc. ecc.... Finchè arriva il compleanno rotondo, quello che finisce con lo zero, il compleanno in cui si cambia la decina, quello che obbiettivamente mi fa passare in una nuova età, in una nuova fase dove nessuno mi potrà più considerare ''ragazza'', da nessun punto di vista.
Potrei restare un po' scossa dal cambiamento, magari anche un po'rattristata all'idea che, anche nella migliore delle ipotesi, la vita che ho davanti è più corta di quella che ho già trascorso... Che fare?
So di gente che dopo una certa età ha semplicemente smesso di festeggiare il compleanno. Io invece preferisco affrontare la cosa più spavaldamente: ho voluto farmi una bella festa, me la merito e non mi devo certo immalinconire filosofeggiando circa il fatto che possa o non possa definirmi ragazza, debba o non debba considerarmi anziana. Allora ho invitato a cena le persone a cui voglio bene e il giorno dopo ho continuato a festeggiare con i miei fratelli & c.
Insomma, una due-giorni da ricordare con piacere, con un allegro ingresso nei sessanta.
Un'apparecchiatura informale: 
Un menu fatto in casa:


Ho tramortito gli ospiti con dei ''margaritas'' non addomesticati: 
1 parte e 1/2 di tequila, 1 parte di succo di limone, 1/2 parte di Cointreau. Ho scosso con ghiaccio e servito nei bicchieri col bordo brinato di sale.

(Gli ospiti si sono fiondati sul pane carasau condito con olio che avevo messo in tavola, nel tentativo di attutire l'effetto dell'alcool.)














Poi ho servito due antipasti: un'insalata di pollo con zenzero fresco, zenzero candito, olio, prezzemolo, limone, aglio e scorza d'arancia


e un assaggino piccolo piccolo di fettuccine di mela con crema di gorgonzola, pinoli e gocce di miele





A seguire una crema di ceci con finocchietto selvatico, una gallina in salsa rosa (squisita ricetta presa dal Talismano della Felicità di Ada Boni), un gratin di patate e formaggio, una terrina di carne alla provenzale con cubetti di lardo:



e come predessert un aspic:

Ne vado molto fiera. La parte gialla è fatta con succo d'arancia mescolato a pastiglie Fisherman's polverizzate, più un'adeguata dose di gelatina in fogli. L'ho versata nello stampo e messa in frigo a solidificare. Poi ho mescolato del succo d'ananas con bitter Campari, ho aggiunto altra gelatina, e finito di riempire lo stampo. Ho accompagnato con frutti rossi disidratati e bacche di goji, cotti nel Cointreau e acqua insieme a fettine di zenzero fresco. Il risultato è un dolce non troppo dolce, molto rinfrescante, che sostituisce il solito sorbetto.
Ho chiuso la cena con una torta gigante che ho chiamato ''60'', che è stata un piccolo insuccesso, perchè non ho bagnato a sufficienza gli strati di pan di spagna: era buona ma un po' asciutta.


L'ho fatta così: tre strati di pan di spagna bagnati di liquore alla nocciola (da Eurospin) farciti con una crema al burro aromatizzata al caffè e cognac. La copertura è una crema ganache di ciocolato bianco, panna e caffè.
Ne è avanzata molta, e l'ho portata il giorno dopo da mammà. Prima però le ho fatto una serie di iniezioni di liquore alla nocciola: era decisamente migliore!
Conclusione della cena: caffè, liquori e sigari.
L'indomani un pentolone di choucroute  ha risolto con poco lavoro il problema di festeggiare il compleanno con la mia numerosa famiglia a casa di mammà.

Regali? molti e belli!









e infine una tenda super bellissima:




Secondo voi, sono o non sono fortunata?









lunedì 9 marzo 2015



PULP MAGAZINES




A metà dell'800 venne di moda un genere letterario molto particolare, che perdurò sino quasi alla fine del '900: potremmo chiamarlo ''letteratura criminale sanguinaria''. Veniva pubblicato su giornali settimanali o mensili, per lo più illustrati a colori, con stampe di qualità abbastanza scadente. Le storie pubblicate erano basate su fatti di cronaca nera, raccontati in maniera più o meno romanzata, con aggettivi ridondanti, prosa magniloquente, descrizioni impressionanti e sanguinose. Si trattava quasi sempre di crimini violenti, sordidi, paurosi. Le illustrazioni erano iperrealiste, spesso con donne discinte.











 Il genere era nato a Londra con il magazine The terrific Register, ed era proseguito in Francia con Le Petit Journal Illustré (supplemento ebdomadario del quotidiano Le Petit Journal) e molti altri. All'alba della Grande Guerra la passione per questo genere divenne tale da costituire un vero e proprio fenomeno di costume.










Giova ricordare come, sul finire dell'800 fosse venuto di moda anche il Grand Guignol, genere teatrale che, almeno a Parigi, insanguinava ogni sera i palcoscenici dei teatri con spettacoli di gusto un po' dubbio.







 Intanto cominciavano a diffondersi anche i romanzi popolari (spesso polizieschi e truculenti), che costavano solo 5 soldi ed erano stampati su carta di pessima qualità. Destinati ad un pubblico socialmente e culturalmente di scarsa levatura, conobbero un grandissimo successo. Tanto che in seguito ebbero una nuova dignità quando del genere letterario si impadronirono alcuni grandi scrittori, quali Sue, Dumas e Simenon, traendone dei capolavori.
Per tornare ai magazines, un altro periodico settimanale fu in Francia Les Faits-divers Illustré la cui pubblicazione durò circa 10 anni. 




Aveva due grandi illustrazioni a colori nella prima e ultima di copertina, e illustrazioni anche all'interno; raccontava fatti delittuosi e catastrofi di vario genere, avvenuti i Francia e all'estero, e, in più, conteneva dei romanzi feuilleton a puntate. Nelle ultime pagine c'erano vignette volgari con doppi sensi. L'intero magazine, come altri dello stesso genere, mescolava fatti reali e finzione, a beneficio dei lettori, che ne erano debitamente impressionati.












 Negli anni '20 del '900 negli Stati Uniti si diffusero i ''pulp magazines'', con copertine dai colori sfavillanti ma con le pagine interne stampate su carta di infima qualità (fabbricata con fibre di legno: ''pulp''). Contenevano romanzi a puntate particolarmente truculenti con adeguate illustrazioni.







Questo tipo di letteratura si evolvette a metà del '900 nei cosidetti Men's Adventure Magazins.

















 







Erano giornali abbondantemente illustrati con scene di violenza, avventure sanguinose e donnine seminude con cui i lettori maschi (per lo più americani) si intrattenevano, tentando di elaborare le loro frustrazioni.


















La cosa migliore di questi magazines è lo straordinario quanto involontario effetto comico talora raggiunto.
















FINE

Altri post di costume:

Pubblicità politicamente scorretta
Le difficili unioni VIP
Il bacio
Il guardaroba della regina 
L'Altra, o Fenomenologia del tradimento
I nuovi sgarbi
Post mortem
Donne che amano troppo, prima parte
Donne che amano troppo, seconda parte
Il loto d'oro
Desiderio di miti, anche scadenti 
1900: La signora va in vacanza
O tempora, o mores
Storia della popò e della pipì
Il kitsch
I peli superflui
Il paniere 
Dormire insieme
Angelica la Marchesa degli Angeli
La Fata Verde 
Pulp magazines 
Il giardino degli orrori 
Freaks 
Stonehenge
 Dormire insieme 

sabato 7 marzo 2015





LE DIFFICILI UNIONI VIP

 Melanie Griffith e Antonio Banderas si sono separati dopo 18 anni di matrimonio. Il nostro mugnaio nazionale d'adozione, con la sua improponibile maglietta grigiastra può non piacere più alle sue ammiratrici italiane, ma è piaciuto alla sua nuova fiamma, più giovane di 23 anni rispetto a Melanie. 


Qualcuno si è meravigliato? Non credo: si sa che nel mondo dello spettacolo, come in quello degli artisti in genere, i matrimoni duraturi sono merce rara. Questo è dovuto a diversi fattori facilmente intuibili (gli allontanamenti per lavoro, i viaggi frequenti, il corteggiamento degli ammiratori, i rapporti stretti coi colleghi durante la lavorazione dei film o durante le tournée, il loro fascino oggettivo, e chi più ne ha più ne metta) e riassumibili in una sola espressione: l'occasione fa l'uomo ladro.
Si parla perciò con curiosità di quelle coppie che fanno eccezione, quelle il cui matrimonio dura tutta la vita; le si definisce coppie invidiabili, in cui regna un perfetto accordo, una bella complicità, un grande amore.
A ben guardare, tuttavia, di invidiabile c'è ben poco; o meglio, dipende tutto dal tipo di matrimonio che si desidera.
 


 
Prendiamo ad esempio una coppia che è durata tutta la vita, tra due bellissimi di Hollywood, Paul Newman e Joanne Woodward. Lui, in una famosa intervista disse: ''Perchè mai dovrei uscire a mangiarmi un hamburger, quando a casa ho del filetto?''. Un po' rustico, ma fascinoso nella sua dichiarazione di fedeltà. Newman si guadagnò così un'immeritata fama di marito fedele e innamorato: in realtà era un donnaiolo ubriacone. Joanne se lo tenne così com'era, per amore, per convenienza, o perchè altro non sappiamo, visto che è sempre stata una donna discreta.
 
 










Un'altra coppia, stavolta nostrana, molto amata dal pubblico, è stata quella Mondaini-Vianello. Probabilmente un grande amore; probabilmente una grande intesa, visto che hanno lavorato a lungo insieme. Ma Sandra in un'intervista disse: ''Ormai stiamo insieme da talmente tanto tempo, che abbiamo imparato a dare il giusto valore alle cose, per esempio a non dare alcuna importanza a questioni come le corna...''
 
Un caso limite quello di Giulietta Masina e Federico Fellini. Lei, innamoratissima del marito, affermava senza vergogna che lo riteneva libero di fare quel che più gli piaceva, mentre il suo compito di moglie era quello di attenderlo con pazienza, di accontentarlo in tutto, di provvedere alla sua felicità e benessere, e gioire di ogni minima attenzione che lui le avesse rivolto (come si evince da numerose interviste da lei rilasciate in epoca femminista, che fecero scalpore). Il suo matrimonio durò fino alla morte del marito, che lei seguì poco dopo. Del resto che motivo si può mai avere per separarsi da una moglie del genere? Si pensi che per non disturbare il marito si spostò nell'appartamento al piano di sopra! Parlo diffusamente del loro matrimonio qui.

 
Per restare ancora in Italia, c'è da ricordare il matrimonio tra Nino Manfredi e la bella indossatrice Erminia. Nino è morto da circa 10 anni, e nelle interviste che Erminia rilascia volentieri, viene dipinto come un marito meraviglioso, in un matrimonio perfetto; un marito a cui lei continua a sentirsi unita, con cui continua a comunicare. Probabilmente preferisce dimenticare i vari tradimenti, il più eclatante dei quali risale a 17 anni prima della morte dell'attore. Tale era infatti l'età della figlia naturale al momento della scomparsa di Nino. Figlia nata da una relazione avuta con un'ammiratrice bulgara mentre girava un film a Sofia.



 Termino col caso dei coniugi Clinton (che non sono nè artisti nè personaggi dello spettacolo, ma che sono comunque VIP e vanno incontro ai medesimi problemi). La coppia è sopravvissuta ad ogni vicissitudine, persino allo sputtanamento mondiale della povera Hilary in occasione dello scandalo Lewinski. Evidentemente nei meccanismi interni della coppia la priorità viene data a cose che non vengono alterate da eventuali distrazioni sessuali di Bill. Probabilmente prevalgono la complicità sul lavoro e la reciproca stima, sufficienti per tenere saldo il matrimonio. Anche Bill, come i precedenti esempi, è libero di cedere alle sue intemperanze senza che questo porti alla separazione.

 E questo è in effetti il succo della faccenda: durano eterni quei matrimoni in cui uno dei partners (generalmente la donna) è disposto a tapparsi occhi, naso e orecchie e a lasciar correre. Prendendo esempio dalla povera Silvia, regina di Svezia, campionessa di sopportazione silenziosa di tradimenti.





Il guardaroba della regina 


















domenica 1 marzo 2015




 POVERI SOVRANI

Paul Delaroche: Morte della regina Elisabetta

 Paul Delaroche (1797-1856) fu un pittore che ebbe un successo immenso. Ma anche critiche a non finire, che attribuivano questo successo al cattivo gusto del pubblico ‘’borghese’’, i quale amava contemplare in un quadro eventi ben noti e sensazionali. In realtà, fra i suoi committenti e collezionisti vi era anche un altro genere di persone: sia la nuova nobiltà creata da Napoleone, sia gli uomini d’affari, nouveaux riches, sia anche la vecchia consolidata nobiltà. Anch’essa infatti poteva avere gusti molto borghesi, basti pensare alla regina Vittoria o a Luigi Filippo. Soprattutto, poiché Delaroche si specializzò nell’illustrare le disgrazie di nobili e sovrani sacrificati alle esigenze delle forze politiche, va ricordato che nell’800 la nobiltà riteneva, non sempre a torto, di essere in pericolo di annientamento. Facile quindi pensare che fosse sedotta da questi soggetti.
Al di là da qualsiasi critica si possa muovere a Delaroche, è indiscutibile che gli si debba riconoscere un merito: la capacità narrativa. Qualcosa di terribile sta per succedere, o è appena successo, nelle opere che egli dedica a foschi eventi storici, e gli espedienti che utilizza per indurre nello spettatore un senso di aspettativa e di angoscia sono geniali; pur essendo un artista incapace di dare ai suoi personaggi una vera espressione di tensione emotiva, l’insieme del dipinto è coinvolgente come un racconto appassionante.



I figli di Edoardo IV nella torre (ingrandite con un click)

  Alla morte di Edoardo IV d’Inghilterra, nel 1483, il tredicenne Edoardo V , pallido e malaticcio, e il duca di York, di 9 anni, vengono rinchiusi nella Torre dallo zio primo ministro, Riccardo duca di Gloucester. Uomo dal corpo deforme, ambiziosissimo e sospettoso, imprigionò molti notabili, qualcuno lo fece decapitare, si fece incoronare re col nome di Riccardo III, dopodiché fece assassinare i due giovani nipoti. La nobiltà inglese si sollevò sotto la guida di Enrico Tudor. Facendola breve, Riccardo due anni dopo fu sconfitto a Bosworth nonostante la sua superiorità numerica perché molti dei suoi uomini si rifiutarono di combattere. Fu ucciso mentre disperato vagava per il campo di battaglia (‘’Il mio regno per un cavallo…’’)
 





 Venendo al dipinto, i due fratellini prigionieri nella Torre di Londra siedono sul letto, il giovane re malato appoggiato al più giovane Duca di York. Il Duca leggeva a voce alta da un messale, ma si è interrotto, perché ha sentito qualcosa, e ora guarda ansiosamente verso la porta.





 Anche il cagnolino è all’erta, ha sentito anche lui. Sotto la porta si intravede una luce, e l’ombra di qualcuno…Poiché sappiamo l’orrore di quanto sta per accadere il dipinto ci fa rabbrividire.




Assassinio del Duca di Guisa (potete ingrandire la foto)




 Enrico III di Francia, temeva lo strapotere del Duca, ma era stato costretto dalle circostanze a nominarlo comandante dell’esercito. Quando però si riunirono gli Stati Generali nel castello di Blois il sovrano convocò nove fedeli cortigiani incaricandoli di uccidere il duca. Mentre questi si avviava a quella che credeva una convocazione del re, venne ucciso dai congiurati.







Nel dipinto non viene mostrato il momento della violenza, bensì quello successivo: il gruppo di cortigiani raggruppati a sinistra, accoglie il re che entra in quel momento nel salone, accompagnato dal suo cane, e si congratula con loro.




 
 Il vuoto piuttosto ampio che separa i vivi dal morto mette in risalto la violenza della situazione. La separazione peraltro non è così netta, perché le due sezioni del quadro sono unite dalla spada di uno dei congiurati, che si protende verso destra ad indicare il cadavere.









 E qui si vede bene la capacità narrativa di Delaroche, in quanto lo spettatore di norma ‘’legge’’ il quadro da sinistra verso destra, orizzontalmente.







L'agonia del Cardinale Mazarino


 
Accortosi della fine imminente, Mazarino si fece trasportare nella residenza di Vincennes, dove la corte lo seguì. Continuò a governare la Francia dal letto di morte sino all’ultimo, imbellettato e con i baffi ben arricciati, per non mostrare l’imminenza della morte. Il dipinto rappresenta una scena avvenuta il 22 febbraio del 1661. Il cardinale morì il 9 marzo. Il letto è circondato dalle cosiddette Mazarine, cioè le sue numerose e belle nipoti fatte arrivare dall’Italia, che lui utilizzò per i suoi fini politici, accoppiandole come più gli conveniva. Qui son presenti anche i loro mariti. Una di esse, che sta giocando a carte, mostra il suo gioco allo zio. All’estrema destra il re Luigi XIV accompagna sua madre Anna d’Austria (profondamente commossa) fuori dalla camera aiutato da una dama di compagnia. Al centro della composizione si vede il medico Guénot che si accommiata inchinandosi.
(Dopo la morte del cardinale furono in molti ad acclamare Guénot come benefattore della Francia)  




Cromwell e il cadavere di Carlo I

Si tratta di un incontro immaginario. Non è mai avvenuto che Cromwell desse un’occhiata al re che aveva fatto decapitare, ma la scena rimane ugualmente tanto plausibile da finir per sembrare storica. Cromwell è solo davanti al suo avversario sconfitto. Non cè gioia nel suo atteggiamento, sembra incapace di restare come di andarsene. In quel momento (presumibilmente solo in quel momento) sembra sopraffatto.



L'imbarcazione da parata del Cardinale Richelieu

Il cardinale torna a Parigi dopo aver sconfitto definitivamente la Spagna. Risalì il Rodano sul lussuoso battello da parata che Delaroche ci mostra. Ma in realtà si trattò del corteo funebre di un uomo ancora in vita: lo vediamo indebolito e malato (soffriva di una fistola anale evidentemente molto vasta).


 
Particolare del dipinto precedente


 Per la cronaca: una volta sceso dal battello, fu portato a Parigi su una lettiga sorretta da ventiquattro uomini, grande abbastanza da contenere il suo letto, un tavolino, una sedia e un segretario. Morì, il giorno dopo l’arrivo, a 57 anni.



Esecuzione di Lady Jane Grey
 
 Ad Enrico VIII era succeduto l’unico erede maschio, Edoardo VI, debole e malato. La linea di successione prevedeva, dopo il povero Edoardo, Maria Tudor figlia maggiore di Enrico VIII, e poi Elisabetta Tudor. Subito dopo c'erano i discendenti della sorella minore di Enrico VIII, sposata col duca di Suffolk: tre ragazze giovanissime, di cui la maggiore aveva circa 16 anni, Jane Grey, studiosa e intelligente. Mentre il reuccio si avviava verso un definitivo declino, si mise in moto una congiura da parte del consigliere del re John Dudley, Duca di Northumberland, per impedire la salita al trono Maria Tudor (cattolica ligia al papato). Fa sposare il proprio figlio alla riluttante Jane (tanto riluttante che il padre la convince riempiendola di bastonate), altera il testamento di Enrico VIII tramite il piccolo re infermo, facendo pressione sul suo convinto anglicanesimo, riesce a fargli emanare una nuova norma di successione che trasferisce i diritti delle sorelle Maria ed Elisabetta, alla cugina Jane e agli altri parenti Grey. Con pressioni di vario genere Northumberland riesce a far firmare lo stupefacente documento ai membri del Consiglio Reale. Non appena il piccolo re muore (di tubercolosi) viene comunicato a Jane Grey che secondo il suo testamento, è proclamata regina. L’onore, non richiesto, né aspettato, né tantomeno desiderato, dura nove giorni, fino all’arrivo di Maria Tudor, nel frattempo avvisata. Il popolo è con lei, i consiglieri voltano gabbana, e Maria (che verrà in seguito chiamata La Cattolica e La Sanguinaria) fa giustiziare Northumberland. Jane e il marito vengono rinchiusi nella Torre. Maria vorrebbe anche graziarli, perché palesemente incolpevoli, ma il padre di Jane si rivela criminalmente ostinato, si immischia in una nuova congiura, viene scoperto, e la sua morte, nonché quella dei due ragazzi diventa inevitabile. Jane arriva quasi con sollievo davanti al carnefice, e con grande dignità: ha solo 17 anni ma non ne può più di esser manovrata e usata. Delaroche ci mostra un carnefice con lo sguardo rivolto a terra. E’ solo il suo lavoro, ma appare vagamente in imbarazzo. (Ne parlo più diffusamente qui)



Filippo Lippi innamorato della sua modella

 Un po’ di gioia finalmente, a illuminare questa tela: vi è raffigurato il giovane e allegro frate Filippo Lippi, amante dei piaceri della vita, il quale, nominato cappellano nel Convento agostiniano di Santa Margherita, si innamora della giovane monaca Lucrezia Buti. Dopo averla fatta posare per una pala destinata al medesimo monastero, convince Lucrezia a fuggire dal convento portandola a vivere nella sua casa acquistata a Prato. Un anno dopo Lucrezia darà alla luce il primo figlio, Filippino e sarà solo per l’intercessione della famiglia Medici che papa Pio II concederà ai due nel 1461 lo scioglimento dei voti. Il Lippi non sposerà mai Lucrezia, ma ne farà la modella immortale e dolcissima dei suoi dipinti, dalla Salomè del ciclo di Prato alla Lippina degli Uffizi, che darà vita ad un vero e proprio genere copiato per secoli.
Questo dipinto illustra una vicenda realmente avvenuta, ma viene meno la narrazione storica tipica delle opere precedenti. Qui Delaroche sembra piuttosto ispirarsi ai pittori di genere olandesi del ‘600, e ci mostra il gaio Filippo nel momento in cui dichiara il suo amore alla suora: lei appare forse incerta, ma non turbata né reticente.

FINE