giovedì 16 aprile 2015




COCKTAILS
 

C'è una categoria di alcolici che vengono chiamati ''liquori per signore'': sono quelli dolci, forti e sciropposi. Si pensa che le amiche che hanno piacere di bere qualcosa mentre chiacchierano insieme, preferiscano questo tipo di beveraggi. Forse è vero, ma fra amiche è più frequente prendere magari un the. Comunque potrebbe capitare di avere in casa una bottiglia di cherry brandy. Consiglio di evitare di scolarselo da sole in un momento di scoramento. Può diventare invece un ottimo ingrediente per preparare qualche cocktail, magari dopo cena, come ammazza-caffè al posto del solito mirto o limoncello. 
Durante un periodo di ansia in cui alcuni sintomi mi avevano fatto venire il sospetto di soffrire di artrite reumatoide (sospetto rivelatosi poi fortunatamente infondato) ne avevo inventato uno, che avevo battezzato con l'abbreviazione che si usa nei referti medici per questa malattia.

A. R.
1 parte di cherry brandy
1/2 parte di succo di limone
1 schizzo di Angostura
Shackerare con abbondante ghiaccio.
Servire guarnito con mezza fetta di limone e mezza d'arancio.


Se vi manca l'Angostura, ingrediente che si trova raramente in casa di chi non prepara abitualmente dei cocktails, provate quest'altro, che si può usare anche come aperitivo:

RED MOON
3 parti di gin
2 parti di cherry brandy
Succo di mezzo limone
Versare in bicchieri pieni di ghiaccio.
Guarnire con fetta d'arancio. 
  

lunedì 13 aprile 2015




ANGELICA LA MARCHESA DEGLI ANGELI



Negli anni '60 i coniugi Anne e Serge Golon scrissero una serie di romanzi a quattro mani imperniati sulle avventure dell'eroina secentesca Angelica, soprannominata la Marchesa degli Angeli. La serie è composta da 21 volumi, di cui quelli pubblicati dopo il '72, scritti dalla sola Anne, rimasta vedova. Ma lo stile di questi ultimi cambia radicalmente, poichè lei aveva una maniera di scrivere molto più macchinosa. Il successo editoriale dei primi volumi fu enorme. Persino il mio austero padre aveva i primi romanzi della serie ben nascosti nella libreria dello studio (ma non nascosti abbastanza bene da sfuggire all'attenzione di una tredicenne curiosa). Sull'onda di questo successo furono girati 5 film (tutti con la regia di Bernard Borderie) che ebbero anch'essi un successo di botteghino colossale, tanto da divenire un vero e proprio fenomeno di costume. In un'intervista relativamente recente, il protagonista Robert Hossein, dal fascino ormai più che appannato, raccontava di come, a distanza di quasi cinquant'anni, a Natale ancora si impennino le vendite dei cofanetti (fino a qualche anno fa di vhs, e oggi di cd) della collezione completa dei film di Angelica.
Tralascio di parlare dei romanzi (letteratura romantica relativamente di buon livello, con ricostruzione storica accuratissima) per analizzare solo le pellicole e cercare di capire il perchè di tanto smisurato successo.
Probabilmente è superfluo, ma metto qui la trama, ridotta all'osso:
La bella Angelica è figlia di un barone di campagna.
 Viene data in sposa contro la sua volontà a Jeoffrey de Peyrac, un ricchissimo conte zoppo e rimasto sfregiato in battaglia.


Prima di andare sposa, decide di concedersi all'amico d'infanzia che lavora nella proprietà del padre (Giuliano Gemma/Nicola), ma cambia idea prima di consumare.








 
 La bicocca offerta dallo sposo la vediamo qui a fianco.
E qui sotto, l'orribile marito srfegiato.








 





La servitù che la prepara per la notte di nozze






A fianco, la sposina, disperata rifiuta qualsiasi intimità.






 Ma Jeoffrey si rivelerà tanto intelligente e affascinante da conquistarla. In questa scena scabrosa Jeoffrey ripulisce dalla terra la statua antica appena trovata negli scavi che cura personalmente, e toccando il seno della statua guarda Angelica negli occhi.






 E questa è l'intensa (?) espressione di Angelica che si scopre innamorata
















L'amore tra i due diviene travolgente allietato anche dalla nascita di un figlio .










  Il parto di Angelica è una cosa semplice e pulita, con appena una ciocca di capelli umida di sudore.









Il re fa visita a Jeoffrey, inspiegabilmente al braccio di una regina abbigliata come usava cent'anni prima.


 Luigi XIV,  intimorito dalla ricchezza del conte e invaghitosi della splendida Angelica, ordina di arrestare Jeoffrey con l'accusa di stregoneria. Jeoffrey viene condannato al rogo, perchè è in grado di ottenere l'oro dal minerale che estrae dalle cave nei suoi possedimenti: non si tratta di stregoneria, ma di un normale processo chimico, ma vallo a spiegare agli inquisitori. Dunque Jeoffrey, oltre ad essere un provetto spadaccino, un poeta e un uomo straricco, è anche uno scienziato ante litteram. Trovarne, di mariti così, anche se zoppi e sfregiati...  Angelica, caduta in disgrazia e con un altro figlio a cui badare, trova aiuto e conforto nell'incontro con Nicola, suo vecchio amico e primo amore, che la accoglie alla Corte dei Miracoli, della quale è il capo. 


























Nicola rimane poi ucciso e Angelica lascia la Corte dei Miracoli, riuscendo a diventare proprietaria di una locanda, e successivamente a trasformarla in un locale di gran moda grazie alla preparazione di un nuovo prodotto: la cioccolata. (A proposito, ne parlo anche qui)




Divenuta nuovamente ricchissima, accetterà la proposta di matrimonio di suo cugino, il bel marchese Filippo de Plessis-Belliere il quale muore presto in battaglia.
 Per ordine del Re Sole si reca allora dall'ambasciatore persiano con l'intento di fargli firmare un trattato di alleanza. Alla riuscita di questa impresa otterrà in premio il palazzo di Parigi, appartenuto in passato al primo marito, l'adorato Jeoffrey de Peyrac.



 







 Il persiano tenta con la violenza di fare sua Angelica senza però riuscirvi. 
















 



 Angelica, il cui fascino fa impazzire il Re Sole, con la sua bellezza è in lizza per diventare la nuova favorita del re: 





questo farà nascere gelosie alla corte che porteranno a tentativi di omicidio, poi si troverà a dare rifugio ad un uomo ricercato con cui avrà una notte d'amore, scoprirà la verità sul presunto omicidio di suo marito, e conoscerà strani personaggi come Savary, un anziano alchimista.





 


  Dopo un nuovo tentativo di omicidio, questa volta scongiurato proprio dal marito creduto scomparso, Angelica è ormai certa che il marito sia vivo, e parte alla sua ricerca. Viaggiando per mare  viene catturata dai pirati e venduta come schiava. Comprata a sua insaputa proprio dal marito, divenuto un pirata temibile e ricchissimo con lo preudonimo de "il Rescator", viene rapita per la seconda volta dai corsari e portata ad Algeri.


















Viene imprigionata in un harem del re del Marocco, da cui il marito la libererà.

C'è da dire innanzittutto che all'epoca (i film furono prodotti dal '65 al '68) i film in costume andavano tanto di moda. Poi la protagonista, Michèle Mercier, era molto bella, il che andava bene per gli spettatori maschi; poi se il protagonista maschile, Robert Hossein, bellissimo non era, aveva comunque molto fascino, il suo personaggio era tenebroso quanto basta,e come valore aggiunto aveva uno sfregio sulla guancia che, per meccanismi perversi noti solo a noi donne, aumentava le sue attrattive. Lo sfregio era fatto maldestramente con qualche strato di stucco, e anzichè essere una cicatrice, come da copione, appariva invece come una ferita perennemente aperta, dai bordi rilevati. Ma c'è di più: si trattava di uno sfregio a margini variabili: nelle scene d'azione attraversava l'intera gota ed era profondo, nelle scene d'amore diventava più piccolo, meno rilevato e più chiuso.



A parte l'ambientazione alla corte del Re Sole, e tutto ciò che quel periodo concerneva (complotti, magia nera, delitti, i misteri della Corte dei Miracoli, la Santa Inquisizione ecc.) vi sono anche alcuni ''topoi'' dei romanzi d'avventure d'ogni tempo, primo fra tutti il rapimento della bella protagonista da parte dei pirati, e la prigionia nell'harem del sultano.
Ma il piatto forte dell'intera serie è l'erotismo soft (l'unico possibile in quegli anni) che si affaccia a più riprese. La povera ragazza gioca nel fiume con l'amico d'infanzia, e non si rende conto della camicia che le si appiccica addosso; viene spogliata, lavata e profumata da uno stuolo di domestiche che la prepara per la prima notte di nozze; viene spogliata e valutata quando è venduta come schiava; si ritrova seminuda in continuazione, non si vede mai nulla, ma ogni tanto ''quasi'' si vede. Cosa che tiene lo spettatore sul chi vive, attaccato allo schermo. 


 Per noi signore, invece, ogni volta che l'affascinante marito, così avventuroso e sfuggente, sta per apparire, parte la colonna sonora col ''tema di Jeoffrey''; e noi spettatrici, con una specie di riflesso di Pavlov, drizziamo la schiena e attendiamo che sullo schermo compaia il Nostro.
La povera Angelica era talmente bella che ogni uomo che incontrava voleva portarsela a letto o magari violentarla. Alle volte veniva salvata in estremis, altre viveva brevi relazioni (Re Sole compreso), addirittura si sposa. La morale è salva perchè la poverina era convinta d'essere rimasta vedova di Jeoffrey, apparentemente morto sul rogo;
I film di Angelica sono stati trasmessi molte volte in tv, ogni volta seguitissimi, almeno dal pubblico femminile, me compresa. Finchè non sono riuscita ad acquistare il famoso cofanetto che mi guardo ogni tanto, con la scusa di ripassare il mio francese.


Con una certa cattiveria, vi faccio presente che cinquant'anni sono trascorsi dall'uscita dei film, e che molte cose sono cambiate.

Robert Hossein

Michèle Mercier





sabato 11 aprile 2015




NON SI BUTTA VIA NIENTE


Giovanna Garzoni
Tempo di favette, quelle piccole e verdi, da mangiare crude, magari con cubetti di pecorino.
Ne ho comprato una bella busta e abbiamo cominciato a mangiarle mentre si guardava un film alla tv, piano pianetto, così, a tempo perso. Alla fine, pur senza averne mangiato poi tante, è rimasta una montagna di baccelli. Erano così belli e carnosi che dispiaceva buttarli, per cui li ho lavati, tagliato via l'attaccatura e lasciati scolare bene. All'ora di cena ho preparato una pastella di farina, sale e birra, e ci ho messo i baccelli, mescolando perchè se ne avvolgessero bene. Li ho fritti in olio abbondante molto caldo, per un paio di minuti e voilà delle frittelle delicate e croccanti.

  
Fine
 




venerdì 10 aprile 2015





AMBIENTARE LE FIABE


L'origine delle fiabe si perde nella notte dei tempi, tuttavia il nostro immaginario collettivo tende ad ambientarle in una specie di generico Medio Evo. Questo è infatti il periodo in cui è più facile immaginare re, regine, principi, castelli, fate, streghe e prodigi.




Il villaggio descritto nelle fiabe (e raffigurato nei libri di fiabe illustrati) coincide con i villaggi della mitteleuropa, con case di legno a graticcio, in uso ancora oggi.





 





































 


 Il bosco è un luogo pericoloso, oscuro e selvaggio, dove è facile perdersi. Ancora in epoca  medievale vi si potevano incontrare bestie pericolose (cinghiali, orsi, lupi) o banditi e tagliagole che lì si nascondevano.


 Nelle fiabe i brutti incontri sono in genere quelli con lupi o streghe, e l'attraversamento di un bosco nella fiaba (irto di ostacoli) simboleggia un rito di iniziazione, una crescita.









A fianco un'ambientazione abbastanza ridente di Cappuccetto Rosso nell'acquarello di Carl Larsson, e sotto, il bosco angosciante di un'illustrazione di questi anni, per la medesima fiaba.







 L'iconografia del castello delle fiabe è in genere ispirata alle fortezze feudali dell'Europa centro-orientale.

































 
 




 


 Ad esse si ispirò anche Ludwig II di Baviera per costuire i suoi castelli, e al castello più famoso di Ludwig si ispirò Walt Disney per disegnare il castello del suo film d'animazione La Bella Addormentata nel Bosco. 







Anche gli abiti dei personaggi delle fiabe si rifanno all'epoca medievale: in particolare è da notare che il tipico cappello conico delle fate (hennin) era parte dell'abbigliamento delle dame del basso medioevo.







Tuttavia, gli artisti che hanno illustrato le fiabe classiche, hanno spesso ambientato la vicenda in altre epoche.  Per esempio, la fiaba di Cenerentola così come trascritta da Perrault (che visse nel '600) si presta ad essere ambientata in periodi successivi al Medioevo. Come collocare infatti nei secoli bui la zucca trasformata in cocchio dorato o le lucertole diventate lacchè con divisa gallonata?
Ecco infatti una Cenerentola ambientata nel '500:


E qui una Cenerentola secentesca ...


 ...con qualche commistione settecentesca:




Qui una bellissima Cenerentola ben ambientata nel '700 da Ruth Sanderson: 




 Un'ambientazione medievale che, non a caso, segue un'altra versione rispetto a quella della fata madrina che fa apparire abito e carrozza: la versione in cui Cenerentola trova l'abito da ballo appeso all'albero che cresce sulla tomba della mamma (fratelli Grimm):




Assolutamente straordinarie le illustrazioni per Cenerentola dipinte da Roberto Innocenti, che fa svolgere la fiaba nella Londra degli anni '20.


























































































































 Con La Bella Addormentata restiamo a buon diritto nel consueto medioevo. La storia del castello che si addormenta per cento anni con tutti i suoi abitanti non può che ambientarsi in un'epoca non storica. Ecco alcune delle illustrazioni di Kinuko Craft:




 





Anche altri illustratori più tradizionali hanno scelto la stessa epoca:



















































 Qualche eccezione da parte di Arthur Rackham, che rimase indeciso tra il '500



e il '700


e l'altrettanto grande Edmond Dulac, che la ambientò nel '700.




Anche la fiaba di Biancaneve ben si adatta al medioevo, contenendo tutti i ''topoi'' più adatti ai secoli bui: il guardiacaccia incaricato di ucciderla, il castello della regina cudele, lo smarrirsi nel bosco, la capanna nascosta, la strega.  









Un discorso a parte merita la Biancaneve di Walt Disney, famosa per essere il personaggio con l'abito più brutto della storia dei cartoons. Disney ambienta il film nel solito generico medioevo di cui ho parlato all'inizio, un'epoca quasi di fantasia. E di fantasia storica è il costume di Biancaneve, assurdamente multicolore, corpetto blu, tagli delle maniche da cui dovrebbe intravedersi il colore della camicia, e che invece appaiono rossi, gonna gialla, mantello marron con fodera rossa, e chi più ne ha più ne metta.



Molto più appropriata ci appare Crimilde:


In realtà questo film d'animazione uscì nel lontano 1937, e Biancaneve è figlia di quegli anni.
Trucco degli occhi, taglio dei capelli, rossetto, forma delle sopracciglia, tutto è identico al look delle attrici dell'epoca.


E anche le scarpe sono della fine degli anni '30















 E' un po' lo stesso fenomeno che ha coinvolto la Cenerentola-Disney. All'inizio del cartone ci appare come una bimba vittoriana. La matrigna veste abiti fin de siècle. Lei crescendo assume sempre più un aspetto 1950, che è poi l'anno di uscita del film.





La Cenerentola bambina indossa sottogonne inamidate e stivaletti bicolori.



Quando poi viene messa a lavorare da matrigna e sorellastre, indossa un abito da lavoro di fantasia, in stile vagamente folk, che ricorda ciò che era in voga negli anni '30 nel centro-Europa.






Qualcosa del genere lo troviamo nel film Tutti insieme appassionatamente, che si svolge in Austria nei primi anni '40, ed è uscito nelle sale nel 1965.


L'orrendo abito rosa confezionato dai topi e, per fortuna, distrutto dalle sorellastre, sembra una via di mezzo tra la moda fin de siècle e la moda degli anni '40.
























L'abito definitivo, quello regalato dalla fata madrina è invece un vestito della seconda metà dell'800,


mentre le scarpe, come già in Biancaneve, sono contemporanee al film, cioè della fine degli anni '40.

Ugualmente anni '40 la pettinatura di Cenerentola, confrontata con Betty Grable e Elizabeth Taylor.








Per tornare alle fiabe classiche, quelle vere, non targate Disney, ve ne sono alcune che, per le vicende narrate, si collocano in un tempo senza tempo, forse perchè non vi sono nè re nè castelli, ma personaggi ricchi per ragioni non chiarite, forse mercanti. Ma ugualmente si svolgono in quell'età dell'oro in cui possono avvenire i prodigi e le magie. Molti artisti si sono sbizzarriti per ambientare per esempio La Bella e la Bestia, o Barbablu.
Edmond Dulac ha identificato il crudele Barbablu con un alto dignitario da Mille e una notte:




(Ma non è stato l'unico ad ambientare la fiaba in oriente)



Ancora Dulac ha dato un'ambientazione orientale anche a La Bella e la Bestia, dando così alla fiaba una dimensione ancora più straniante rispetto alle normali fiabe in stile mitteleuropeo.




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