lunedì 11 gennaio 2016


CANZONI DI NATALE



THE LITTLE DRUMMER BOY

The Little Drummer Boy (Il piccolo tamburino) è una celebre canzone natalizia statunitense scritta nel 1941 dalla compositrice Katherine Kennicott Davis (1892 – 1980) con il titolo The Carol of the Drum, titolo con cui è anche conosciuta.



La canzone, che fu inizialmente – non si sa per quale motivo – fatta passare dall’autrice per un brano tradizionale boemo, venne poi incisa – in una versione leggermente modificata (riarrangiata nel 1957 da Henry Onorati e Harry Simeone) – nel 1959 da un discografico, che ne cambiò il titolo in The Little Drummer Boy (fatto che – oltretutto – scatenò le ire della stessa Davis, che rivendicò la paternità del brano), ovvero il titolo ormai comunemente accettato, e portata al successo dai Trapp Family Singers.
Qui sotto una versione classica interpretata da Faith Hill:
https://www.youtube.com/watch?v=t_cLm6QBPJ8
La canzone è nota per il ricorrente rum pum pum pum, che simula il suono di un tamburo. Il contenuto è religioso e leggendario allo stesso tempo: parla di un ragazzo che, impossibilitato di portare un dono al Bambin Gesù, inizia a suonare il tamburo in suo onore, con l’approvazione di Maria.



Qui una versione curiosa: Bing Crosby, piuttosto anziano, insieme ad un giovane David Bowie.
https://www.youtube.com/watch?v=n9kfdEyV3RQ

 








Qui la versione italiana cantata da Al Bano e Romina, piuttosto bella direi, che ho preferito a quella di Antonella Ruggieri (!), arrangiata pessimamente..
https://youtu.be/lL9tvWq92LE

Testo:

Come they told me, pa rum pum pum pum
A new born King to see, pa rum pum pum pum
Our finest gifts we bring, pa rum pum pum pum
To lay before the King, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,

So to honor Him, pa rum pum pum pum,
When we come.

Little Baby, pa rum pum pum pum
I am a poor boy too, pa rum pum pum pum
I have no gift to bring, pa rum pum pum pum
That's fit to give the King, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,

Shall I play for you, pa rum pum pum pum,
On my drum?

Mary nodded, pa rum pum pum pum
The ox and lamb kept time, pa rum pum pum pum
I played my drum for Him, pa rum pum pum pum
I played my best for Him, pa rum pum pum pum,
rum pum pum pum, rum pum pum pum,

Then He smiled at me, pa rum pum pum pum
Me and my drum.

 .......................

 

WHITE CHRISTMAS


White Christmas è una canzone scritta da Irving Berlin. Ne sono state eseguite innumerevoli versioni, di cui molte in lingua italiana con il titolo "Bianco Natale".
La mattina dopo aver scritto la canzone, Berlin corse al suo ufficio e disse alla sua segretaria, "Prendi la penna prendi appunti su questa canzone. Ho appena scritto la mia migliore canzone; diavolo, ho appena scritto la migliore canzone che chiunque abbia mai scritto!"
Era stata scritta per la colonna sonora del film La taverna dell'allegria (1942). Bing Crosby, dopo averla ascoltata per la prima volta, non ne fu particolarmente colpito, tanto da dire al famoso compositore: "Ecco un'altra delle tue canzoni per piangere".
Il brano fu un successo planetario. Ricevette l'Oscar per la migliore canzone e il 3 ottobre 1942 raggiunse il primo posto nella classifica americana. Da allora, White Christmas è sempre riapparsa in classifica ogni anno in prossimità del Natale e ha venduto oltre 30 milioni di copie nel mondo solo nella versione di Bing Crosby. La prima versione fu pubblicata anche in Italia dalla Fonit, ma la censura del regime fascista ne vietò la trasmissione alla radio; il brano divenne quindi popolare solo con la fine della Seconda guerra mondiale.







L'incisione più famosa di "White Christmas" è senz'altro quella di Bing Crosby, registrata nel 1942. Crosby venne convocato dagli studi di incisione della Decca Records il 18 marzo del 1947, per registrare nuovamente "White Christmas", dato che l'incisione originale si era danneggiata in seguito al suo frequente utilizzo. Si fece il possibile affinché la nuova registrazione fosse identica alla precedente, convocando nuovamente anche la Trotter Orchestra ed i Darby Singers. La versione del 1947 è quella più conosciuta nonché la più utilizzata tutt'oggi. Crosby fu sempre molto modesto relativamente al successo ottenuto, dando il merito più alla canzone stessa che a chi l'aveva cantata.
Il disco di Crosby è ricordato anche per essere il disco più venduto della storia (vedi Lista dei singoli più venduti nel mondo), al punto che dalla sua uscita nel 1949 non è mai uscito fuori produzione.

Il brano diede anche il titolo al musical del 1954, con protagonisti Crosby e Danny Kaye.



 Qui il link dela canzone:
http://youtu.be/kvnTObtYfD8

Qui il testo originale:

I'm dreaming of a white Christmas
Just like the ones I used to know
Where the tree tops glisten
And the children listen
To hear sleigh bells in the snow

I'm dreaming of a white Christmas
With every Christmas card I write
May your days be merry and bright
And may all your Christmases be white

I'm dreaming of a white Christmas
Just like the ones I used to know
Where the tree tops glisten
And the children listen
To hear sleigh bells in the snow

I'm dreaming of a white Christmas
With every Christmas card I write
May your days be merry and bright
And may all your Christmases
May all your Christmases
And may all your Christmases be white

I'm dreaming of a white Christmas with you
Jingle bells all the way, all the way...

............................................

IL BUON RE WENCESLAO, tradizionale canzone natalizia.
 







Good King Wencesla(u)s ("Buon re Venceslao") è un tradizionale canto natalizio per il giorno di Santo Stefano, il cui testo è stato scritto nel 1853 dal reverendo britannico John Mason Neale (1818-1866), che lo adattò alla melodia di Tempus adest floridum, un canto di primavera del XIII secolo, apparso nella raccolta finlandese del 1582 Piæ Cantiones. Fu pubblicato per la prima volta nella raccolta, curata dallo stesso Neale e da Thomas Helmore, Carols for Christmas-Tide (1853), e fu arrangiato nel 1871 da John Stainer.
Qui una bellissima versione di Loreena McKennitt:   



https://www.youtube.com/watch?v=H-AbRWV62fc

Il testo di Neale si ispira probabilmente ad una leggenda boema (forse tramandata oralmente) su Venceslao I (907 ca. – 935), santo patrono della Repubblica Ceca, che sarebbe stato famoso per la sua bontà e generosità (e questo sarebbe anche il legame con il giorno di Santo Stefano, che nei Paesi di lingua inglese è noto come il Boxing Day, il giorno dedicato alla carità).
La leggenda potrebbe essere stata fatta conoscere in Inghilterra dai soldati che avevano combattuto in Boemia nel corso della guerra dei trent'anni.
Il testo, che si compone di cinque strofe, di otto versi ciascuna, racconta una storiella ambientata in una fredda giornata di Santo Stefano e vede protagonista un certo re (probabilmente Venceslao I), il quale decide di aiutare un povero contadino che sta raccogliendo legna in mezzo alla neve.
Venceslao chiede così al proprio paggio di portargli della carne e del vino da portare a quel pover'uomo.


Testo:


Good King Wenceslas look'd out,
On the Feast of Stephen;
When the snow lay round about,
Deep, and crisp, and even:
Brightly shone the moon that night,
Though the frost was cruel,
When a poor man came in sight,
Gath'ring winter fuel.

"Hither, page, and stand by me
If thou know'st it, telling,
Yonder peasant, who is he?
Where and what his dwelling?"
"Sire, he lives a good league hence.
Underneath the mountain;
Right against the forest fence,
By Saint Agnes' fountain."

"Bring me flesh, and bring me wine,
Bring me pine-logs hither:
Thou and I will see him dine,
When we bear them thither."
Page and monarch forth they went,
Forth they went together;
Through the rude winds wild lament,
And the bitter weather.

Qui invece una versione italiana
https://www.youtube.com/watch?v=TtOnCEB0oGA&feature=youtu.be


sabato 9 gennaio 2016




PARIGI, LES HALLES E IL GENERALE CUSTER

1971

 Nel 1969, per motivi logistici vari, si decise il trasferimento del mercato delle Halles. Nel 1971 i celebri padiglioni in vetro e acciaio dell'architetto Baltard, che ospitavano il mercato di prodotti freschi al centro di Parigi, furono quasi tutti distrutti (un paio sopravvissero trasferiti altrove); ugualmente furono distrutte tutte le antiche abitazioni che stavano nelle vicinanze del mercato, dopo averne, fra molte polemiche, sfrattato gli abitanti. Il ''ventre di Parigi'', reso famoso da Zola nel suo omonimo romanzo, scomparve, e fu sostituito da un centro commerciale sotterraneo, dal museo Centre Pompidou, da un giardino pubblico, dallo snodo principale parigino del Métro e della RER.
 .....................
Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf

Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf
Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf
Nel 1854 Victor Baltard vinse la gara per la costruzione dei nuovi mercati. Vennero costruiti 12 padiglioni coperti di vetro, con colonne in ferro battuto, separati in due gruppi da una strada (a cui in seguito fu data una copertura). 

Félix Benoist


Victor-Gabriel Gilbert 1880

1897, J. J. Rousseau: Tradizionale zuppa al mattino

Edouard-Jean Dambourgez



1880, Victor-Gabriel Gilbert

1895, Léon-Augustin Lhermitte

1967
foto di Pierre Béranger

1964
foto di Pierre Béranger
La trasformazione si era resa indispensabile nel secolo scorso perchè un mercato di quelle proporzioni, con relativo traffico, problemi di carico e scarico, presenza massiccia di topi e folla inverosimile in pieno centro di una città come Parigi, era diventato ingestibile. Tuttavia furono in molti a pensare che un cambio di destinazione d'uso potesse avvenire in modo più indolore e meno iconoclasta. Ma si sa, la ''grandeur''...
Dopo le demolizioni, nel 1973 era rimasta un'enorme voragine al centro di Parigi. In seguito qui sarebbero sorti i nuovi edifici, il grande centro commerciale (il Forum Les Halles) e il Beaubourg.


Qui il regista Marco Ferreri, approfittando dell'occasione, decise di girare un film western grottesco : Non toccare la donna bianca. La surreale vicenda si svolge nel Selvaggio West trasposto nella Parigi degli anni '70.
Perche un western? «Noi viviamo in un clima da western - risponde Ferreri -. Il western esprime in maniera semplice ed elementare i concetti Dio Patria Famiglia. lo riprendo questi concetti e li faccio scoppiare dal ridere...E perche le Halles? «Non è il Dakota a fare il western. Il western sono anche le idee. Il western ci ha portato delle idee, perche non portare le nostre idee al western? Forse che nelle città non esistono gli stessi elementi che troviamo in un western? A ogni angolo di strada non si incontrano soldati del Settimo Cavalleria? Quando io penso ai Pellirosse, io penso al proletariato e al sottoproletariato che si lascia schiacciare e umiliare». 


 il Colonnello George Armstrong Custer (Marcello Mastroianni) è giunto a Parigi col Settimo cavalleggeri per battersi contro gli indiani. E' accompagnato dall'amante (Catherine Deneuve), da un meticcio che gli fa da informatore (Ugo Tognazzi), ha un superiore meno popolare di lui (Philippe Noiret), e intende rifarsi della sconfitta di Little Big Horn. 










Tra i grotteschi personaggi del film vi è anche un giovane Paolo Villaggio, che interpreta un agente della CIA, regista occulto degli avvenimenti.
 









 L'intento di Ferreri è una pungente satira sulla storia e le miserie degli Stati Uniti - razzismo, falso perbenismo, imperialismo - ed una critica contro i crimini perpetuati prima e durante la Guerra del Vietnam. Da notare come Custer, diventato popolarissimo dopo l'eroica sconfitta a Little Big Horn, aspiri a diventare Presidente degli Stati Uniti.



 Custer si rende conto di come la tecnologia moderna consente di distruggere rapidamente i vecchi palazzi dove si annidano gli indiani di Toro Seduto (Alain Cuny). 









Gli indiani sono i chochard che vivono nel centro di Parigi, un problema da risolvere alla radice per tanti motivi: finanziari, morali, culturali, igienici, linguistici, religiosi. Solo che gli indiani non se ne vogliono andare con la scusa che sono stati sempre lì.
 Nella realtà, le demolizioni necessitarono di moltissimi sfratti, a cui gli abitanti del quartiere si opposero a lungo. Gli indiani di Ferreri furono interpretati da questi parigini, in gran parte clochard.

Il meticcio ha uno strano modo di vestire, di fuori sembra un soldato o un ufficiale, ma appena si sbottona l'uniforme appare la sua natura india. Custer lo utilizza, ma non gli concede di prendersi certe libertà. Così, quando il meticcio si accosta troppo ad una ragazza che fa parte della troupe di Buffalo Bill (Michel Piccoli), Custer spara un colpo di pistola mancandolo volutamente, ma dandogli poi un avvertimento: "Non toccare la donna bianca!" C'è un altra cosa che il meticcio non può fare: bere champagne. Sia le donne bianche che lo champagne riguardano esclusivamente i bianchi.
In seguito il meticcio si vendicherà di Custer. 








Gli indiani hanno dei contrasti al loro interno. Mentre Toro Seduto  tenta dei compromessi andando in giro con la medaglia che gli ha regalato il Presidente degli Stati Uniti,


 
c'è l'Indiano Matto (Serge Reggiani), quasi completamente nudo e molto popolare fra le giovani generazioni per la sua oratoria di tipo poetico. L'Indiano Matto sostiene che è inutile cercare una pace umiliante con i bianchi, occorre affrontarli in modo inaspettato.














Tra perlustrazioni della zona, visite ai bistrot e cattivi consigli, Custer si convince di aver a che fare con quattro gatti, e di poter riscattare la sconfitta di Little Big Horn con facilità.


In questa scena il meticcio fa leva sulla vanità di Custer convincendolo, mentre è dal parrucchiere, ad indossare una divisa chiara fuori ordinanza che, gli assicura, gli dona maggiormente (e farà sì che diventi un bersaglio più facile da individuare per gli indiani di Toro Seduto).


 
Finirà esattamente come a Little Big Horn, Custer (Marcello Mastroianni) sarà sconfitto ed ucciso con tutto il Settimo Cavalleggeri: dall'alto della voragine sbucano gli indiani del tutto inattesi. Non sono quattro gatti. Il Settimo Cavalleggeri è stato guidato da Custer in fondo al grande buco de Les Halles. Non avranno scampo.
Il Generale Terry (Philippe Noiret), prima che cominci la battaglia è al fianco di Custer, che è formalmente un suo sottoposto. Ma poi torna a casa sua, in un bel palazzo fuori Les Halles. Col binocolo segue l'andamento della battaglia in camicia da notte. Vedendo la sconfitta provvede a telefonare al suo agente di Borsa perché prenda i provvedimenti finanziari del caso.



Il film è satirico, e si conclude con una pessima figura degli Stati Uniti, che d'altra parte in quegli anni ne stavano facendo una mondiale con la guerra del Viet-Nam. Guerra che diede origine a vaste manifestazioni pacifiste e fu al centro di  buona parte della cultura pop dell’epoca e degli anni successivi.

 .................

I lavori a Les Halles proseguirono fino a completamento: scomparso il grande mercato, sventrato il quartiere, si costruì il Beaubourg, con tutti i servizi già accennati, che fu inaugurato nel 1979. Con i suoi 150 000 visitatori al giorno può definirsi il cuore di Parigi.
Ma da qualche anno è nuovamente un enorme cantiere: tra mille polemiche, per un costo superiore agli 800 milioni di euro, e con la distruzione di alcune delle costruzioni terminate trent'anni fa, si sta rifacendo il look a tutta la zona. La parte più eclattante sarà la ''Canopée'', una vastissima copertura in vetro e acciaio che consentirà anche alle parti sotterranee di godere della luce del sole, ma costituirà anche un riparo dalle intemperie per una vasta parte di piazze e giardini.






FINE






giovedì 7 gennaio 2016




MY WAY 
O
 COMME D'HABITUDE

(metamorfosi di una canzone)


Nel 1967 Claude François (1939-1978), cantante nato in Egitto da padre francese e madre italiana, già di casa nella Hit Parade francese da alcuni anni, ascoltato un motivo musicale scritto da Jacques Revaux, lo trovò adatto per descrivere la sua vicenda autobiografica. Poco tempo prima era stato lasciato da France Gall, al termine di una relazione amorosa che andava avanti da tre anni. Scrisse un testo, struggente pur nella sua estrema semplicità, descrivendo l'interruzione di una relazione che ormai era divenuta solo routine, ma che l'autore avrebbe voluto che continuasse. Gli diede il titolo Comme d'habitude (Come al solito). Il pezzo così rielaborato a detta dello stesso François «fu un grido che usciva dal cuore perché ero veramente disperato».
Nel novembre del 1967 Claude François la registrò, e il 45 giri entrò subito nella Hit Parade. Venne poi tradotta in italiano, tedesco e spagnolo.
Questo il link per ascoltarla nella bella interpretazione dell'autore.
Ed ecco il testo e la traduzione:
Je me lève
Et je te bouscule
Tu ne te réveilles pas
Comme d'habitude
Sur toi je remonte le drap
J'ai peur que tu aies froid
Comme d'habitude
Ma main caresse tes cheveux
Presque malgré moi
Comme d'habitude
Mais toi tu me tournes le dos
Comme d'habitude

Alors je m'habille très vite
Je sors de la chambre
Comme d'habitude
Tout seul je bois mon café
Je suis en retard
Comme d'habitude
Sans bruit je quitte la maison
Tout est gris dehors
Comme d'habitude
J'ai froid je relève mon col
Comme d'habitude

Comme d'habitude
Toute la journée
Je vais jouer à faire semblant
Comme d'habitude
Je vais sourire
Comme d'habitude
Je vais même rire
Comme d'habitude
Enfin je vais vivre
Comme d'habitude

Et puis le jour s'en ira
Moi je reviendrai
Comme d'habitude
Tu seras sortie
Et pas encore rentrée
Comme d'habitude
Tout seul j'irai me coucher
Dans ce grand lit froid
Comme d'habitude
Mes larmes je les cacherai
Comme d'habitude

Comme d'habitude
Même la nuit
Je vais jouer à faire semblant
Comme d'habitude
Tu rentreras
Comme d'habitude
Je t'attendrai
Comme d'habitude
Tu me souriras
Comme d'habitude

Comme d'habitude
Tu te déshabillera
Comme d'habitude
Tu te coucheras
Comme d'habitude
On s'embrassera
Comme d'habitude
  Mi alzo
E ti scuoto
Non ti svegli
Come al solito

Su di te sollevo il lenzuolo
Temo che possa prendere freddo
Come al solito

La mia mano
Ti accarezza i capelli
Quasi senza volerlo
Come al solito

Ma tu
Tu mi giri le spalle
Come al solito

E poi
Mi vesto velocemente
Esco dalla stanza
Come al solito

Tutto solo
Bevo il mio caffè
Sono in ritardo
Come al solito

Senza fare rumore
Esco di casa
Fuori, tutto è grigio
Come al solito

Ho freddo
sollevo il bavero
Come al solito

Come al solito
Per tutto il giorno
Giocherò
A fingere

Come al solito
Sorriderò
Sì, come al solito
Riderò, addirittura
Come al solito
Insomma, vivrò
 come al solito

E poi
Il giorno se ne andrà
Io ritornerò
Come al solito

Tu
Tu sarai uscita
Non sarai ancora rientrata
Come al solito

Tutto solo
Andrò a coricarmi
In questo letto grande e freddo
Come al solito

Le mie lacrime
Le nasconderò
Come al solito

Come al solito
Anche di notte
Giocherò
A fingere

Come al solito
Tu rientrerai
Come al solito
Io ti aspetterò
Come al solito
Mi sorriderai
 come al solito

Come al solito
Ti spoglierai
Come al solito
Ti coricherai
 come al solito
Ci abbracceremo
come al solito

Come al solito
Fingeremo 

come al solito
Faremo l'amore
 come al solito
Fingeremo
come al solito




Un'altra bella interpretazione è stata quella di Mireille Mathieu, che trovate qui


 Paul Anka, che si trovava in quel periodo in Francia, ascoltò Comme d'habitude alla radio. Colpito dal brano, pensò ad un adattamento in inglese. Dopo essersi recato a Parigi per trattare l'acquisto dei diritti, compose i versi e sottopose la canzone, intitolata ora My Way (A modo mio), a Frank Sinatra. La versione inglese non è un adattamento, ma un testo a sé stante, che non ha nulla a che vedere con la versione originale: è la storia di un uomo, forse vicino alla morte, che traccia un bilancio della sua vita e non ha molti rimorsi poiché ha sempre vissuto a modo suo. In pratica la canzone di tipo lirico e intimista di Claude François venne completamente stravolta, e resa adatta al carattere e alla vita di Sinatra, e sebbene lui non l’amasse molto, divenne uno dei suoi maggiori successi.
Il testo è tutto sommato autoindulgente, autoreferenziale, ma tipicamente americano nella sua esaltazione del ''self-made man''


Ecco il link   della famosissima versione di Sinatra.



















Molto bella anche quella di Elvis Presley



















Ed ecco il testo in inglese, e la sua traduzione:

And now the end is near
So I face the final curtain
My friend, I’ll say it clear
I’ll state my case of which I’m certain

I’ve lived a life that’s full
I’ve traveled each and every highway
And more, much more than this
I did it my way

Regrets, I’ve had a few
But then again, too few to mention
I did what I had to do
And saw it through without exception

I planned each charted course
Each careful step along the byway
Oh, and more, much more than this
I did it my way

Yes, there were times, I’m sure you know
When I bit off more than I could chew
But through it all when there was doubt
I ate it up and spit it out
I faced it all and I stood tall
And did it my way

I’ve loved, I’ve laughed and cried
I’ve had my fails, my share of losing
And now as tears subside
I find it all so amusing
To think I did all that
And may I say, not in a shy way
Oh, no, no not me
I did it my way

For what is a man, what has he got
If not himself, then he has not
To say the words he truly feels
And not the words he would reveal
The record shows I took the blows
And did it my way
The record shows I took the blows
And did it my way
 
E ora la fine è vicina
E quindi affronto l'ultimo sipario
Amico mio, lo dirò chiaramente
Ti dico qual è la mia situazione, della quale sono certo

Ho vissuto una vita piena
Ho viaggiato su tutte le strade
Ma più. Molto più di questo
L'ho fatto a modo mio

Rimpianti, ne ho avuti qualcuno
Ma ancora, troppo pochi per citarli
Ho fatto quello che dovevo fare
Ho visto tutto senza risparmiarmi nulla

Ho programmato ogni percorso
Ogni passo attento lungo la strada
Ma più, molto più di questo
L'ho fatto a modo mio

Sì, ci sono state volte, sono sicuro lo hai saputo
Ho ingoiato più di quello che potessi masticare
Ma attraverso tutto questo, quando c'era un dubbio
Ho mangiato e poi sputato
Ho affrontato tutto e sono rimasto in piedi
L'ho fatto a modo mio

Ho amato, ho riso e pianto
Ho avuto le mie soddisfazioni, la mia dose di sconfitte
E allora, mentre le lacrime si fermano,
Trovo tutto molto divertente

A pensare che ho fatto tutto questo;
E se posso dirlo - non sotto tono
"No, oh non io
L'ho fatto alla mia maniera"

Cos'è un uomo, che cos'ha?
Se non se stesso , allora non ha niente
Per dire le cose che davvero sente
E non le parole di uno che si inginocchia
La storia mostra che le ho prese
E l'ho fatto a modo mio



Anche questo nuovo testo fu poi tradotto in varie lingue.
"My way" è diventato un classico della canzone popolare ed uno dei pezzi più eseguiti al mondo. Secondo un biografo di Claude François, vi sono circa duemila incisioni del brano. Moltissimi gli artisti che si sono cimentati nel pezzo. Da Nina Simone a Céline Dion, dai ''tre tenori'' a Robin Williams, dai Sex pistols a Joan Baez... Tra le incisioni in lingua italiana ricordiamo quelle di Bobby Solo (La mia strada), di Patty Pravo (A modo mio), di Fred Bongusto (La mia via).

















Claude François Jr., attuale detentore dei diritti d'autore dopo la morte di suo padre, percepisce circa 750 000 euro all'anno, questo grazie anche a una causa che suo padre intentò dopo essersi accorto che le somme versategli erano calcolate in enorme difetto rispetto al dovuto.

 FINE