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mercoledì 22 ottobre 2014






LA CORSA ALL'ORO  DELLA CALIFORNIA

(EPOPEA DEL WEST)




Tutto cominciò all'inizio del 1848 e terminò nel giro di un biennio. 
Nella California centrale, sull'American River si trovava la segheria Sutter. Casualmente il capomastro trovo nel letto del canale qualcosa che scintillava: un sassolino giallo grande quanto mezzo pisello. Lo raccolse, raccolse anche altri frammenti vicini, li osservò attentamente, poi fece la prova che differenzia l'oro dalla pirite di ferro (il cosidetto ''oro dei pazzi''): mise il sassolino su una superficie dura, lo colpì con una pietra, e vide che era malleabile. La pirite si sarebbe sbriciolata. Non tenne la notizia per sè, ma la comunicò ai compagni di lavoro. Essi corsero a cercar frammenti al canale e dopo due giorni ne avevano accumulato un paio d'once. La notizia fu data infine al padrone della segheria, Sutter.   Egli, temendo che gli operai abbandonassero il lavoro per cercare l'oro nei dintorni, li pregò di rimanere in segheria ancora sei settimane, e nel frattempo di mantenere il segreto. Tuttavia entro aprile ci fu un fuggi fuggi generale, la notizia fece il giro del mondo, e alla fine del 1848, 6000 uomini lavoravano nei giacimenti lungo i fiumi e i torrenti che dalla Sierra scendevano verso il Pacifico. 



L'anno successivo arrivarono ''quelli del '49'', in tutto circa 85.000. Vivevano in accampamenti costituiti da gruppi di tende, capanne di rami, baracche di tronchi. Appartenevano ad ogni ceto sociale, potevano essere cowboy, medici, agricoltori, avvocati ecc. Anche la nazionalità era varia. Invece il genere era omogeneo: le donne furono pochissime.




Foto di gruppo in una concessione




 La vita era molto dura, l'intera giornata trascorreva nel fango, con una specie di padella in mano, dove ghiaia e sabbia venivano lavate: i frammenti contenenti oro, più pesanti, restavano sul fondo.



 





  L'idea era di far fortuna nel più breve tempo possibile perciò i cercatori si spezzavano la schiena dall'alba al tramonto. Il cibo mangiato negli accampamenti era costituito da carne secca, fagioli, patate, mele secche e gallette. L'assenza di prodotti caseari e di frutta e verdura fresche, insieme alle pessime condizioni igieniche, fece si che si diffondessero scorbuto, dissenteria e altre malattie. Prosperavano invece i cuochi cinesi che vendevano cibi pronti.





Quando si lavorava in gruppo si aveva la possibilità di usare atrezzature più sofisticate della semplice padella.






Nella foto a fianco si vede un gruppo, di cui fa parte eccezionalmente una donna, che utilizza un grande setaccio ''a dondolo''.


Le concessioni erano in genere sfruttate da gruppi numerosi, ma i legami fra le persone erano molto deboli, tutti speravano di trattenersi il meno possibile. Uno di ''quelli del '49'' scriveva: "Qui tutti avvertono che il nostro rapporto è di breve durata, un amico in quest'ambiente equivale ad una conoscenza fatta in una diligenza".
Il bere era vizio molto diffuso. La criminalità arrivò dopo la metà del '49, quando il lavoro e la competizione si fecero più duri, e i guadagni più limitati. I cercatori dovettero organizzare un servizio privato di vigilanza. Si arrivò anche a costituire dei tribunali fai-da-te con giudici e giurie. Un'azione disonesta poteva esser punita col bando dalla concessione, con frustate o con l'impiccagione. Non esistendo il carcere la sentenza si eseguiva immediatamente e si tornava a lavorare.
I cercatori portavano i frammenti trovati al più vicino ufficio di saggio per determinare la quantità d'oro contenuta.



 




 Nei primi tempi delle corsa all'oro capitò che alcuni guadagnassero varie migliaia di dollari in un solo giorno di lavoro. In seguito, ovviamente, l'oro più accessibile essendo stato già raccolto, rimase solo l'opzione di investire capitali e con abilità fare ricerche più approfondite, non più setacciando la sabbia ma scavando.








La maggior parte dei cercatori non si arricchì. I più fortunati ovviamente erano stati i primi. ''Quelli del '49'' lo furono meno, ma furono quelli che vissero veramente l'epopea della corsa all'oro, e anche se non raggiunsero il livello dei predecessori, conservarono per tutta la vita l'orgoglio di aver partecipato.

Alla fine del 1850 i cercatori diminuirono sensibilmente. Molti tentarono una nuova vita nelle città emergenti della California (Sacramento, San Francisco, Stockton), gli altri tornarono all'est. Naturalmente tutto l'indotto, piccoli empori, saloon, case di piacere, scomparve velocemente, come velocemente era apparso.


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domenica 19 ottobre 2014




I PIONIERI
(L'EPOPEA DEL WEST)



Nel 1835 (dunque prima della Guerra Civile) iniziò la migrazione dei coloni verso le terre dell'ovest. L'intenzione era superare il fiume Missouri e andare ad abitare, allevare e coltivare le terre da lì al Pacifico (che dal Missouri dista circa 3200km). Il viaggio era difficile e finora l'avevano compiuto solo esploratori e cacciatori di pellicce. Ma ora si trattava di famiglie intere che tentavano la fortuna, cercando terra a poco prezzo e, qualche anno dopo, attratti dall'oro.
Si iniziò come un rigagnolo, e si trasformò in una vera alluvione: nel 1843 un migliaio di pionieri raggiunse l'Oregon viaggiando lungo le piste. Entro il 1860 erano 53.000. Verso la California arrivarono invece in 200.000.


 


Il viaggio iniziava sul traghetto che attraversava il Missouri, partendo da Independence, St Joseph o Council Bluffs. Poi si svolgeva sui carri trainati da muli o buoi, o a piedi a fianco ai carri, perchè questi erano scomodissimi. Non si trattava dei famosi Conestoga  prodotti in Pennsylvania. Proprio sui Conestoga si era svolta la prima migrazione, quella che aveva trasportato oltre le Montagne Rocciose. Questa era una versione semplificata e alleggerita, robusta ma veloce, e infinitamente più scomoda.




 
 Dentro doveva starci tutto: mobili di pregio e oggetti come argenteria e porcellane, che non si era voluto abbandonare nel Midwest, attrezzi agricoli, pentole, abbigliamento, libri, giocattoli, provviste alimentari, tutto, assolutamente tutto, poiche si andava dove non c'era niente. Mancavano gli ammortizzatori, viaggiarci dentro era quasi impossibile. Unica comodità era il telo di copertura montato su archi di legno ripiegabili.




Si partiva all'inizio della primavera e il viaggio durava quattro o cinque mesi. Si partiva in convoglio, ben organizzati: veniva eletto un capo convoglio e si stilava anche un regolamento per il quieto vivere.




Si attraversavano gli altipiani del Kansas, poi dopo 40 giorni e 800km si attraversava il fiume Platte arrivando a Fort Laramie, centro importante per il commercio di pellicce. 


 

A Fort Laramie i pionieri vedevano per la prima volta i temuti indiani, della cui ferocia avevano sentito parlare. In realtà, il numero dei pionieri morti di malattia (colera nelle pianure e febbre purpurea sulle montagne) superò di gran lunga quello dei pionieri uccisi dai pellirosse. Alcuni pionieri finirono per essere attaccati, ma ciò avvenne quando i pellirosse si risentirono per l'arroganza dei bianchi, per le malattie che diffondevano e per il massacro dei bisonti. Dei circa 10.000 pionieri che perirono durante le traversate, furono circa 400 quelli vittime degli indiani.





Dopo il 1850 le condizioni della traversata migliorarono con l'organizzazione di piccole imprese sparse lungo la pista, in grado di offrire vitto, alloggio, riparazioni ecc.

Una famiglia che, avendo superato le traversie del viaggio è riuscita a sistemarsi nei nuovi territori.

Qui a fianco l'abbigliamento femminile tipico di una pioniera, col caratteristico sunbonnet, la cuffia di calicò sostenuta da fil di ferro.



Sotto una trapunta tipica fatta con ritagli di stoffa, che le donne di frontiera cucivano con grande abilità.




















 



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