sabato 6 dicembre 2014



UN RACCONTO DI GIOVANNINO GUARESCHI



Giovannino Guareschi (1908-1968) è stato uno scrittore, giornalista, caricaturista e umorista italiano.
È uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo, nonché lo scrittore italiano più tradotto in assoluto.


Attaccatissimo alla famiglia, ha fatto della sua amata Ennia (in arte Margherita) e dei figli Alberto e Carlotta ( chiamata scherzosamente la Pasionariaa causa del carattere risoluto) i protagonisti delle deliziose storie dello Zibaldino e del Corrierino delle famiglie. La sua creazione più nota, anche per le trasposizioni cinematografiche, è Don Camillo, il "robusto" parroco che parla col Cristo dell'altare maggiore, che ha come antagonista Peppone, l'agguerrito sindaco comunista del paese immaginario di Ponteratto.

Un autoritratto

Ritratto della famiglia al completo







RACCONTO DI NATALE

di Giovannino Guareschi (1947)





Forse Margherita ha ragione quando dice che occorre la maniera forte coi bambini: il guaio è che, a poco a poco, usando e abusando della maniera forte, in casa mia si lavora soltanto con le note sopra il rigo.
La tonalità, anche nei più comuni scambi verbali, viene portata ad altezze vertiginose e non si parla più, si urla. Ciò è contrario allo stile del «vero signore», ma quando Margherita mi chiede dalla cucina che ore sono, c'è la comodità che io non debbo disturbarmi a rispondere perché l'inquilino del piano di sopra si affaccia alla finestra e urla che sono le sei o le dieci. Margherita, una sera del mese scorso, stava ripassando la tavola pitagorica ad Albertino e Albertino s'era impuntato sul sette per otto. Sette per otto? - cominciò a chiedere Margherita. E, dopo sei volte che Margherita aveva chiesto quanto faceva sette per otto, sentii suonare alla porta di casa. Andai ad aprire e mi trovai davanti il viso congestionato dell'inquilino del quinto piano  (io sto al secondo). Cinquantasei! - esclamò con odio l'inquilino del quinto piano. Rincasando, un giorno del dicembre scorso, la portinaia si sporse dall'uscio della portineria e mi disse sarcastica: È Natale, è Natale è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini! Ecco, - dissi tra me - Margherita deve aver cominciato a insegnare la poesia di Natale ai bambini. Arrivato davanti alla porta di casa mia, sentii appunto la voce di Margherita: «È Natale, è Natale - è la festa dei bambini!...». È la festa dei cretini! -rispose calma la Pasionaria. Poi sentii urla miste e mi decisi a suonare il campanello. Sei giorni dopo, il salumaio quando mi vide passare mi fermò. Strano, - disse - una bambina così sveglia che non riesce a imparare una poesia così semplice. La sanno tutti, ormai, della casa, meno che lei. In fondo non ha torto se non la vuole imparare, - osservò gravemente il lattaio sopravvenendo. - È una poesia piuttosto leggerina. È molto migliore quella del maschietto: «O Angeli del Cielo - che in questa notte santa - stendete d'oro un velo - sulla natura in festa...». Non è così, - interruppe il garzone del fruttivendolo. - «O Angeli del Cielo - che in questa notte
santa stendete d'oro un velo - sul popolo che canta... Nacque una discussione alla quale partecipò anche il carbonaio, e io mi allontanai. Arrivato alla prima rampa di scale sentii l'urlo di Margherita: «...che nelle notti sante - stendete d'oro un velo - sul popolo festante...». Due giorni prima della vigilia, venne a cercarmi un signore di media età molto dignitoso. Abito nell'appartamento di fronte alla sua cucina, - spiegò. Ho un sistema nervoso molto sensibile, mi comprenda. Sono tre settimane che io sento urlare dalla mattina alla sera: «È Natale, è Natale - è la festa dei bambini - è un emporio generale - di trastulli e zuccherini». Si vede che è un tipo di poesia non adatto al temperamento artistico della bambina e per questo non riesce a impararla. Ma ciò è secondario: il fatto è che io non resisto più: ho bisogno che lei mi dica anche le altre quartine. lo mi trovo nella condizione di un assetato che, da quindici giorni, per cento volte al giorno, sente appressarsi alla bocca un bicchiere colmo d'acqua. Quando sta per tuffarvi le labbra ecco che il bicchiere si allontana. Se c'è da pagare pago, ma mi aiuti. Trovai il foglio sulla scrivania della Pasionaria. Il signore si gettò avidamente sul foglio: poi copiò le altre quattro quartine e se ne andò felice. Lei mi salva la vita - disse sorridendo. La sera della vigilia di Natale passai dal fornaio, e il brav'uomo sospirò. È un pasticcio - disse. - Siamo ancora all'emporio generale. La bambina non riesce a impararla, questa benedetta poesia. Non so come se la caverà stasera. Ad ogni modo è finita! - si rallegrò. Margherita, la sera della vigilia era triste e sconsolata. Ci ponemmo a tavola, io trovai le regolamentari letterine sotto il piatto. Poi venne il momento solenne. Credo che Albertino debba dirti qualcosa, - mi comunicò Margherita. Albertino non fece neanche in tempo a cominciare i convenevoli di ogni bimbo timido: la Pasionaria era già ritta in piedi sulla sua sedia e già aveva attaccato decisamente: «O Angeli del Cielo - che in queste notti sante - stendete d'oro un velo - sul popolo festante...». Attaccò decisa, attaccò proditoriamente, biecamente, vilmente e recitò, tutta d'un fiato, la poesia di Albertino. È la mia! - singhiozzò l'infelice correndo a nascondersi nella camera da letto. Margherita, che era rimasta sgomenta, si riscosse, si protese sulla tavola verso la Pasionaria e la guardò negli occhi. Caina! - urlò Margherita. Ma la Pasionaria non si scompose e sostenne quello sguardo. E aveva solo quattro anni, ma c'erano in lei Lucrezia Borgia, la madre dei Gracchi, Mata Hari, George Sand, la Dubarry, il ratto delle Sabine e le Sorelle Karamazoff. Intanto Abele, dopo averci ripensato sopra, aveva cessato l'azione. Rientrò Albertino, fece l'inchino e declamò tutta la poesia che avrebbe dovuto imparare la Pasionaria.
Margherita allora si mise a piangere e disse che quei due bambini erano la sua consolazione.
La mattina un sacco di gente venne a felicitarsi, e tutti assicurarono che colpi di scena così, non ne avevano mai visti neanche nei più celebri romanzi gialli.





Troverete altri articoli riguardanti il Natale qui: 
 Dolci di Natale
I dolci dei Re Magi 
Pampepato 
Dopo le feste 
Cena di Capodanno 
Sopravvissuti al Natale 
Krampus: i diavoli natalizi 



DOLCISSIMO NATALE (parte prima)

''E' Natale, è Natale,
è la festa dei bambini, 
è un tripudio generale 
di trastulli e zuccherini...''
''E' la festa dei cretini''  commentò calma la Pasionaria...
(da ''Racconto di Natale'' di Giovanni Guareschi in questo post)




E' il momento di pensare ai dolci di Natale: quelli da regalare, quelli da portare quando ci invitano a cena per le feste, quelli da offrire agli ospiti se vengono a prendere la cioccolata da noi. Per fortuna sono tutti dolci che si possono preparare in anticipo; per alcuni, anzi, l'anticipo è doveroso.


PANE DI NOCI E FRUTTI DI BOSCO
(U.S.A.)

N. b.: la ricetta prevede l'uso di cranberry, frutti di bosco americani, che quest'anno ho visto in vendita nei supermarket, secchi, in vaschette sigillate. Consiglio di usarli dopo averli ammorbiditi in acqua tiepida. Altrimenti ripiegate su altri frutti rossi.


Dosi per una teglia 23x13, ben imburrata.
Setacciate insieme 200gr di farina, 8gr di lievito chimico, una presa di sale.
Montate insieme 150gr di zucchero con 60gr di burro, unite alla farina aggiungendo un uovo sbattuto, 100ml di succo d'arancia, la buccia grattata di un'arancia, 180gr di cranberry ben reidratati (o frutti di bosco freschi), una tazza di mele sbucciate a pezzetti, 70gr di noci tritate grossolanamente. Completate con vaniglia e cannella.
Versate il composto nella teglia preparata e mettete in forno già caldo, 180° per circa 50-60 minuti. Controllate la cottura con uno stecchino. 
Dopo cotto, toglietelo dal forno e aspettate 5 minuti prima di sformarlo.







DOLCE DI NOCI E FRUTTA BRASILIANO

Si tratta di un dolce antico, ricchissimo di frutta secca tenuta insieme da poco impasto. 



Le dosi bastano per 3 stampi 20x11, ricoperti di carta da forno.
Lavorate con le fruste 4 uova, aroma di vaniglia, una presa di sale.
Quando il composto è divenuto chiaro, incorporate 150gr di zucchero, 110gr di farina e 10gr di lievito chimico, sempre continuando a montare.
In un grande recipiente mettete 450gr di ciliege candite intere, verdi e rosse, 450gr di gherigli di noce interi, 450gr di noci di pecan intere (in alternativa usate mandorle), 450gr di datteri denocciolati interi, 450gr di nocciole intere. Versateci sopra 60gr di farina e, con le mani, rigirate la frutta in modo che si impolveri uniformemente.
Versateci sopra l'impasto preparato, che sarà scarso rispetto alla frutta. Amalgamate con cura.
Riempite gli stampi preparati pressando bene perchè non rimangano spazi vuoti.
Cuocete in forno già caldo, a 180°, per circa 1h.  A cottura ultimata sfornate, attendete 5 minuti poi staccate la carta forno e lasciate freddare.

 
Ben involto, si conserva per un paio di settimane.
Servitelo a fette molto sottili, in maniera che si veda la frutta intera.




















PANE AI DATTERI

Ho già parlato di questo dolce squisito, e - qui - troverete la ricetta. Inutile postarla di nuovo. Ovviamente nel contesto natalizio, per il quale il dolce nasce, lo presenterete in maniera diversa. Si conserva per diverse settimane.



















DATTERI AL MASCARPONE

Facili e velocissimi, ma a differenza degli altri dolci presentati, non si conservano. Bisogna prepararli di volta in volta e sono perfetti per accompagnare una cioccolata ben speziata come quella che trovate descritta - qui. -


 Snocciolate dei datteri, farciteli con un cucchiaino di mascarpone, poggiate sopra un mezzo gheriglio di noce, rotolateli nello zucchero semolato e metteteli nei pirottini. Sono perfetti così: resistete alla tentazione di aggiungere zucchero o liquore al mascarpone. 
Unica variante ammessa: farcirli con mascarpone al caffè: mescolate al mascarpone poco caffè liofilizzato ben polverizzato e (solo in questo caso) poco zucchero.




FINE DELLA PRIMA PARTE
Trovate - qui - la seconda parte 

E qui troverete altre ricette di Natale:
I dolci dei Re Magi 
Pampepato
Regali gastronomici 
 Torta Sacher

mercoledì 3 dicembre 2014




LA REGINA NELLA TORRE
(TRISTE STORIA DI LADY JANE GREY)




  Enrico VIII alla sua morte, lasciò un testamento dove designava suo successore il figlio Edoardo VI. Qualora Edoardo fosse morto prematuramente senza eredi, la corona sarebbe passata all'altra figlia Maria detta ''la cattolica'', e se anche costei fosse morta senza prole, sarebbe andata alla figlia Elisabetta. Se infine anche Elisabetta fosse morta senza eredi, lo scettro sarebbe passato ai discendenti della sorella minore di Enrico, la bellissima Mary. 
La figlia di Mary, Frances Brandon, aveva sposato Henry Grey marchese di Dorset. Da questo matrimonio erano nate tre figlie la maggiore delle quali era Jane.
Lady Jane Grey era dunque la quarta in linea di successione al trono d'Inghilterra.
Un'ipotesi piuttosto remota, ma i genitori cominciarono ad educarla in tal senso, sognando anche l'eventualità di un matrimonio col giovanissimo re Edoardo VI.

 
Frances Brandon




Henry Grey
















 






I due erano ambiziosissimi, avidi, intriganti, amanti del lusso, del potere, ed anche violenti e brutali con le tre figliole, che venivano bastonate ad ogni pretesto. In un'epoca in cui non si andava tanto per il sottile come sistemi educativi, Frances e Henry Grey destavano disapprovazione per le punizioni corporali che infliggevano alle ragazze. Jane, peraltro, crebbe come una bambina prodigio: era infatti intelligentissima, amava molto lo studio, attraverso il quale tendeva ad estraniarsi dall'ambiente familiare. Imparò greco, latino ed ebraico. Di lei i precettori dicevano che era molto portata alle discussioni filosofiche, in particolare se di argomento religioso. Affiancò agli altri studi anche quello della teologia, e la sua fede cristiana era profondissima, vicina alla Riforma e contro il rigido cattolicesimo della cugina Maria.



Edoardo VI ( che noi ben conosciamo come protagonista del romanzo di Twain ''Il Principe e il Povero) era ancora minorenne quando apparve chiaro che gli restava poco da vivere, minato com'era dalla tubercolosi. 

 
Edoardo VI ormai malato di tubercolosi


Il reggente, John Dudley duca di Northumberland, per mantenere in auge la fazione protestante, cercò di estromettere Maria dalla sucessione. Allo scopo, in combutta con i Grey,  fece fidanzare lady Jane col proprio figlio Guilford, e contemporaneamente fece firmare al giovane re moribondo un nuovo atto di sucessione: nella convinzione di salvare così l'Inghilterra dai papisti, Edoardo eliminò dalla successione le sue due sorelle e nominò al loro posto la cugina Jane. La diciassettenne Jane fu costretta a sposare Guilford Dudley a suon di bastonate. Poco dopo il re morì.

 
Guilford Dudley, 19 anni, marito di Lady Jane Grey

La cricca dei Northumberland, assieme ai Grey, riuscì a tenere segreta la notizia della morte. Si inviò invece un dispaccio a Maria per avvisarla che la fine del fratello era vicina, e che accorresse per dirgli addio. L'intenzione era quella di rapire e imprigionare Maria mentre era in viaggio. Non si seppe mai chi fu ad avvisare Maria della trappola, fatto sta che il piano fallì. 
Nel frattempo Lady Jane, informata del nuovo testamento di Edoardo, scoppiò a piangere disperatamente, dicendo di non avere alcun diritto alla corona, che apparteneva legittimamente a Maria. 





Trascinata con la forza alla Torre di Londra, dove era uso attendere l'incoronazione, vi fu rinchiusa e sorvegliata.
Maria, scampata al rapimento e trovati numerosissimi sostenitori, marciò verso Londra per riprendersi ciò che era suo di diritto. Erano trascorsi solo nove giorni dalla proclamazione di lady Jane regina, quando arrivò la notizia che Maria stava per arrivare alla testa dei suoi seguaci: il popolo era tutto dalla sua parte essendo gli avidi Dudley una famiglia odiata in tutto il paese. Il padre della giovane, dopo aver bruscamente annunciato alla figlia che il suo regno era terminato, tentò di fuggire. Jane tirò invece un sospiro di sollievo e domandò se finalmente poteva tornarsene a casa.


Maria Tudor la Cattolica







Maria fece arrestare tutti, ma poichè era sì ''la cattolica'', ma non ancora oltranzista, e non era ancora diventata ''la sanguinaria'', condannò a morte per tradimento il solo Northumberland. 
Rilasciò invece i genitori di Jane, e avrebbe rilasciato anche i due sposi, pedine innocenti, ma i consiglieri si opposero. La grazia sembrava comunque solo una questione di pochi mesi. 
Purtroppo, però, con criminosa leggerezza, il padre di Jane si cacciò in un'altra cospirazione contro la corona, facendosi cogliere in flagrante. A questo punto Maria fu costretta a condannare a morte sia lui che i due giovani sposi, ostaggi della corona.
Gli ultimi mesi dopo la condanna, la piccola Jane li passò studiando testi sacri e pregando.  
 Sperando in una conversione al cattolicesimo la regina Maria le mandò John Feckenham, decano di Saint Paul, ma lei fu irremovibile e confutò punto per punto le tesi cattoliche che il prete le andava esponendo.


Dalla torre assistette all'esecuzione del giovane sposo, e serenamente attese la sua, sperando in un al di là che, non aveva dubbi, fosse migliore della sua triste esistenza.


Si dice che la diciassettenne 'regina dei nove giorni' affrontò la morte con la serenità di una martire. 



Al boia raccomandò di finirla nel più breve tempo possibile, ed ebbe un unico momento di smarrimento quando, con la benda sugli occhi, non trovava il ceppo sul quale doveva appoggiare il capo. Angosciata allora esclamò:''Che debbo fare? Dov'è? Dov'è?'' finchè qualcuno dei pochissimi presenti non si avvicinò per dirigerla verso il ceppo.



Si concluse così l'esistenza di questa povera giovane, pedina inconsapevole della potente élite protestante.
L'unica ad uscire immeritatamente bene da questa storia fu la madre di Jane, Frances Brandon, che ebbe salva la vita e rimase a corte, poichè Maria non se la sentì di condannare la cugina e amica d'infanzia. Frances convolò a nuove nozze neanche un mese dopo la morte del marito e della figlia.

Nel famosissimo dipinto di Paul Delaroche, il momento raffigurato è quello che precede l’esecuzione della donna, evidentemente provata dagli effetti del tumultuoso intrigo politico a causa del quale lei, pur essendo del tutto innocente come è simbolicamente sottolineato dal bianco del suo abito, deve pagare con la vita. Il comandante della torre, Sir John Brydges, conduce la giovane regina verso il patibolo, mentre il boia, aspettando soltanto di svolgere il proprio compito, osserva impassibile la commozione della vittima. Intorno al luogo dell’esecuzione il pavimento è coperto dal fieno destinato ad assorbire il sangue che verrà sparso.
Ne emerge il carattere fortemente teatrale della pittura di Delaroche, testimoniato dal panno nero che ricopre il proscenio su cui si svolge l’esecuzione della giovane regina: la drammaticità dell’evento storico viene accentuata dalla grande semplicità della composizione, e dal numero ridotto dei personaggi, le cui pose sono il frutto di intensi studi preparatori.
Paul Delaroche è un perfezionista, egli realizza le sue opere solo dopo una preparazione molto lunga e meticolosa: compie sperimenti con modelli, figurine di cera, acquarelli e disegni, per simulare l’effetto delle pose, dei raggruppamenti, della luce e delle ombre. Il suo stile, attento ai dettagli, è espressione tipica del suo tempo; Delaroche non è un innovatore, ma è strettamente legato ai suoi contemporanei che amano un classicismo raffinato.

L’opera ricevette il plauso incondizionato del pubblico contemporaneo, infatuato di epica storico-romantica, ma finì ben presto per cadere nel dimenticatoio con l’avvento degli Impressionisti nella seconda metà del XIX secolo. Questi ultimi infatti consideravano Delaroche come un relitto della vecchia iconografia accademica, e contribuirono con i loro scritti alla denigrazione dei suoi quadri, relegati nei sotterranei dei principali musei di mezza Europa.


In particolare, il ritratto di Jane Grey venne acquistato dalla Tate Gallery londinese nei primi anni del Novecento, ma dovette subirere lunghi periodi di “reclusione” a causa della sua impopolarità critica. Nel 1974 esso venne infine ceduto alla National Gallery, che gli dedicò un piccolo spazio espositivo all’interno della sezione dedicata all’arte romantica. Sorprendentemente il quadro ritornò ad essere estremamente popolare, guadagnandosi il consenso silenzioso di centinaia e centinaia di spettatori, capaci addirittura di consumare il pavimento della sala pur di ammirarlo ancora una volta. 

FINE

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venerdì 28 novembre 2014




IL MONDO INCANTATO
di EDMOND DULAC


Edmond Dulac nasce in Francia nel 1882. Lì studia legge prima di rivolgersi alla sua autentica vocazione, iscrivendosi alla scuola d'arte di Tolosa. Prosegue poi gli studi all'Académie Julienne di Parigi. Nel periodo fra il 1905 e il 1818 si impone come illustratore e disegnatore di successo. In questi anni presenta regolarmente i suoi lavori a Londra. Risalgono a questo periodo i disegni per le ''Mille e una notte''. 
A trent'anni si stabilisce a Londra in maniera definitiva. Morirà nel 1953.
L'opera di Dulac è vastissima e offre una chiara dimostrazione della sua eccezionale fantasia di illustratore, il cui talento risalta anche nel confronto con Arthur Rackham. Ancora oggi il lavoro di non pochi illustratori risente dell'influenza dell'arte di Dulac, contribuendo così alla rivalutazione del libro illustrato.


























Vi possiamo trovare influenze orientali, qualcosa delle antiche stampe giapponesi e persino delle miniature persiane, in queste illustrazioni per ''Sindbad il marinaio''.


























E qualcosa dei Preraffaelliti in queste illustrazioni per ''La Tempesta'' di Shakespeare:





Per quanto abbia lavorato in ogni campo, dalle scene teatrali ai manifesti, dalla caricatura ai ritratti, il suo messaggio più autentico ci giunge dai libri che ha illustrato: il suo apice lo raggiunge proprio nelle illustrazioni per ''La Tempesta'' di Shakespeare, dove si può esprimere liberamente senza le limitazioni del libro per l'infanzia.








Le opere di Dulac vivono in un mondo impossibile di splendore, dove ogni cosa è bella, anche i mostri, i giganti o i cattivi sono gioielli elegantemente decorati. Dulac riesce ad evitare la trappola della sdolcinatura utilizzando sempre qualche tocco di ironia.

L'usignolo dell'imperatore, di Andersen
 
Il genio della lampada


La sensualità è presente in molte sue opere, ma non appare mai inopportuna, nemmeno nei libri per bambini.
Sotto: tre illustrazioni per la Sirenetta, di Andersen.










 Un'altra bellissima illustrazione per L'usignolo dell'imperatore:



 Talvolta Dulac non rispetta la lettera del brano che illustra, se le modifiche che apporta possono migliorare l'impostazione grafica dell'illustrazione. Ad  esempio il testo per una tavola dalle ''Mille e una notte'' descrive due guardiani sdraiati dinanzi all'ingresso mentre impugnano le scimitarre, e, nella storia, il principe è costretto a scavalcarli e a scostare le tende di seta, prima di scoprire cosa si cela dietro la porta. Dulac sposta i guardiani a sinistra dell'immagine, una scimitarra è abbandonata a terra, mentre la tenda è aperta e rivela una delle fanciulle all'interno. Questa impostazione permette di fissare un importante punto focale per il disegno, mentre l'eroe è stato del tutto escluso.



Spesso l'episodio illustrato da Dulac viene subordinato allo sfondo in modo da valorizzare l'immagine con minuti personaggi immersi in un gustoso acquarello. 


Danza delle ninfe

 
Danza di fate ed elfi


 
Ariel


Ed è proprio la maniera di trattare l'acquarello, che permette a prima vista di riconoscere un Dulac: spesso l'artista supera i confini imposti dalla tecnica, sfruttando le caratteristiche della carta lavorata a mano, e riempendo così le sue opere di particolari densamente elaborati.
Oltre che un maestro nella tecnica dell'acquarello, Dulac padroneggia anche la composizione e il disegno: che si tratti di paesaggio, oggetto o persona, il tema è accuratamente studiato. Basta osservare i materassi della principessa sul pisello, che con la loro varietà di linee e colori ci appaiono veri. Così anche i drappeggi o il legno. La principessa occupa solo una piccola parte della composizione.


Il realismo nelle opere di Dulac non prende mai il sopravvento: la luce non colpisce mai i suoi soggetti creando drammaticità. Egli preferisce appiattire le figure, mettere sulla stessa superficie orizzonti e primi piani, immersi in una luce azzurrina o dorata con effetti fantastici e decorativi.

I racconti del vento, di Andersen

La Bella e la Bestia, di M,me D'Aulnoy, in una bella ambientazione mediorientale.


Qui sotto altre illustrazioni per le fiabe di Perrault:


Cenerentola



Barbablu


Barbablu


La bella addormentata



La bella addormentata



A fianco una delle illustrazioni per i poemi di E. A. Poe: The bells. 
E più in basso: To the river.


Qualunque bimbo può guardare con entusiasmo le illustrazioni di Dulac, ed attardarsi a ''entrarvi dentro'' e osservare ogni minuto particolare: esse infatti stimolano la sua fantasia. Guardando la sua opera da adulti smaliziati, possiamo valutare la qualità eccellente del disegno e l'eleganza compositiva della sua opera. E tuttavia è difficile resistere alla magia che anche su di noi adulti esercitano i suoi acquarelli. Conviene dedicare un po' di tempo alla loro bellezza e lasciarci trascinare dai sogni.



FINE

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