martedì 12 agosto 2014






PEPERONI RIPIENI DI ZUCCHINE
 
Oggi, martedi, è il mio giorno di rientro: lavoro mattina e sera, dunque non sono a casa per pranzo. Il che può significare che mio marito mangerà uova fritte, oppure che ho preparato qualcosa dalla sera prima. In questo caso, ieri sera ho cucinato i peperoni come li fa mia suocera. Sono semplicissimi: si fanno rosolare le cipolle tritate (padella larga con olio), poi si aggiungono le zucchine grattugiate, sale e pepe, e si cuociono finchè sono ben asciutte. Si lascia intiepidire tutto, si aromatizza a piacere (io ho usato abbondante basilico), si aggiungono uova, parmigiano e pangrattato. Infine si farciscono i mezzi peperoni col composto. Si dispongono in teglia, si spolverano con pangrattato, si versa un filo d'olio e si cuociono in forno. Consiglio di mangiarli freddi, sono più saporiti.


Un'altra ricetta a base di zucchine: torta di zucchine

domenica 10 agosto 2014

SANTA CHIARA


Santa Chiara, di Simone Martini


 Ciascuno di noi ha diritto a due feste personali all'anno: compleanno e onomastico. Talora si è figli di genitori distratti, che impongono al figlio un nome senza santo, o il nome di un santo la cui festa cade a pochi giorni dal compleanno (il poveretto probabilmente vedrà per tutta la vita le sue due feste condensate in una sola, per colpa della pigrizia di amici e parenti), o ancora peggio, gli verrà dato il nome del santo del giorno, che (oltre a esporlo al rischio concreto di portare un nome infelice per tutta la vita) lo priverà in via definitiva di una delle due feste che gli spettavano.
Detto ciò, io mi ritengo fortunata, perchè le mie feste son ben distribuite. Il che è stato molto importante finchè ero bambina. Il tempo passava lento, ma in ogni periodo dell'anno io ero in fremente attesa di una festa o di un piacevole evento: compleanno a marzo e onomastico in agosto; e nei periodi intermedi Natale in dicembre, carnevale a febbraio,  vacanze aVillacidro a giugno e settembre, vacanze al mare a luglio...tutto equamente distribuito.
Ora che sono cresciutella le feste hanno perso parecchio del loro fascino: odio il carnevale, il Natale è una faticaccia, le vacanze a Villacidro non esistono più, la stagione balneare lasciamola perdere...però il mio compleanno e il mio onomastico li ho sempre festeggiati bene. Finora. Quest'anno di santa Chiara mi son dimenticata. Per fortuna la mia precisissima cognata, il cui compleanno cade il giorno del mio onomastico, mi ha telefonato ieri per organizzare le cose insieme: chi porta la torta salata? chi porta il dolce? ecc, dovendo trovarci tutti a casa di mammà stasera per festeggiare. Anche se santa Chiara è in realtà lunedi, ma naturalmente lunedi non è giorno di festeggiamenti.
Morale: le feste non sono più quelle di una volta, ovvero, io non sono più quella di una volta. Comunque stasera porterò questo cheese cake ai frutti di bosco, scarsamente originale ma sempre gradito.



Quanto a santa Chiara d'Assisi, un giorno di Natale (in cui avrebbe dovuto assistere alla messa celebrata da san Francesco, ma essendo malata non aveva potuto muoversi dal letto) tale era stato il suo desiderio di partecipare, che aveva visto proiettate le immagini della messa e aveva potuto anche partecipare alla comunione per mano di un angelo. Come conseguenza di ciò fu prescelta come protettrice della tv. Non la sapevo!

Post scriptum: La festa è stata bella, il mio cheese cake ottimo. Non vi metto la ricetta, perchè il web ne è pieno. Dirò solo che era ai frutti di bosco e a base di ricotta e formaggio quark (per intenderci, la marca più nota di quark sarebbe il filadelfia). Unico tocco personale: un'aggiunta di liquore alla nocciola.

venerdì 8 agosto 2014




LA FESTA DI SAN LORENZO


Il 10 di agosto cade la festa di san Lorenzo. La leggenda vuole che fosse uno dei sette diaconi del papa Sisto II durante le persecuzioni dell'imperatore Valeriano (anno 258). Compito dei diaconi era, fra l'altro, la distribuzione dei beni ai poveri. Quando Lorenzo distribuì le sostanze della chiesa ai bisognosi, si attirò le ire del prefetto Cornelio Secolare, che le avrebbe volute per sè. Perciò fu arrestato e torturato su una graticola rovente. Secondo la tradizione, a Valeriano che assisteva al supplizio, Lorenzo prima di morire avrebbe detto: ''Da questa parte sono arrostito, girami dall'altra e poi mangiami.''
Di conseguenza, gli attributi iconografici di Lorenzo sono: la dalmatica (abito tipico dei diacono), la graticola, il libro dei salmi e la palma del martirio. E' considerato il protettore di rosticceri, cuochi, osti, pasticceri, vetrai e vigili del fuoco. Viene anche invocato contro gli incendi. E' patrono di Perugia , Grosseto, Tivoli, altri piccoli comuni; e innumerevoli sono in Italia le chiese a lui dedicate. Nella sola Roma vi sono sei basiliche. Il suo culto è diffuso in tutta Europa.
                                                                                                    


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A Cagliari, sul colle di Buoncammino, si trova la chiesetta di san Lorenzo, risalente al 1200, anche se rimaneggiata successivamente. Da bambini mammà ci portava lì in occasione della festa del santo:  la sera del 10 agosto c'erano le bancarelle di giocattoli, torrone, noccioline. La chiesa, in genere chiusa, veniva aperta: la si poteva visitare e si poteva osservare da vicino la statua del santo con la graticola, particolare truculento e affascinante.
C'era anche una buona probabilità di tornare a casa magari con una girandola.



Una tradizione tipica della notte di san Lorenzo è quella di osservare il cielo nella speranza di vedere qualche stella cadente ed esprimere un desiderio. in quei giorni, la Terra attraversa lo sciame meteorico delle Perseidi e l'atmosfera è attraversata da un numero di piccole meteore molto più alto del normale. Il fenomeno risulta particolarmente visibile alle nostre latitudini in quanto il cielo estivo è spesso sereno.





Fine

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Religione, arte, horror
Il testamento del prete ateo
I santini
Spada dei santi, spada della chiesa 

giovedì 7 agosto 2014





 DESIDERIO DI MITI, ANCHE SCADENTI



 



















Nel 1967 La Domenica del Corriere pubblicò un servizio, corredato di molte foto, intitolato ''Nel covo del bandito''. Il giornalista e il fotografo, dopo complicati e segreti accordi, erano stati portati bendati sul Supramonte, dove avevano potuto intervistare e fotografare il giovane ma già famoso bandito, Graziano Mesina, e la sua banda. Mesina era latitante e si nascondeva in qualche anfratto, fra grotte e boschi. Aveva iniziato la sua carriera di delinquente quando,  giovanissimo, aveva ucciso un uomo per vendicare la morte di suo fratello. Nella sua mente, condizionata dall'ambiente in cui era nato e cresciuto, era pressocchè un dovere: tale infatti era il feroce codice non scritto barbaricino. Nella fantasia popolare dell'epoca, in una Sardegna isolata e depressa, anche al di fuori dei confini della Barbagia un omicidio del genere era, se non giustificabile, quanto meno soffuso da un alone di truce romanticismo. Ci cascò anche Indro Montanelli, il quale considerava Graziano Mesina l'ultimo rappresentante del banditismo sardo del passato. (Peccato che l'uomo ucciso da Mesina fosse risultato poi del tutto estraneo all'omicidio del fratello).



Da molti era considerato un ribelle che combatteva contro un sistema ingiusto (non va dimenticato come in quegli anni l'ordine costituito fosse sempre messo in discussione).
L'implacabile cacciatore di banditi, il corretto e intelligente
poliziotto Antonio Serra, che ben conosceva l'oscuro mondo barbaricino, ebbe a dire in seguito: ''I giornali e la televisione hanno costruito il mito di Graziano Mesina, e ne hanno fatto quasi un eroe romantico. Purtroppo lui stesso ha finito per convincersi di essere quel personaggio, fino a restarne prigioniero.''



Alla connotazione romantico-romanzesca del personaggio contribuirono anche gli innumerevoli tentativi di evasione, e soprattutto le evasioni riuscite, di cui la più rocambolesca fu quella compiuta insieme al suo compagno di prigionia, Miguel Atienza, dal carcere di San Sebastiano, in pieno centro a Sassari.


L'articolo della Domenica del corriere venne pubblicato poco tempo dopo. Esso trasformò Mesina nel  primo bandito ''mediatico'' (vocabolo all'epoca non ancora coniato). Nell'articolo, oltre alla versione dei fatti di Mesina, si racconta la dura vita all'aperto sotto le intemperie, sempre all'erta col rischio di venire traditi o scoperti. Le foto mostrano un giovane Graziano, magro e dotato di un certo fascino, in vari atteggiamenti: dalla toeletta mattutina, alla manutenzione delle armi, o in piedi su una roccia mentre si guarda intorno, armato di fucile, bello, con lo sguardo fiero, novello Robin Hood, Primula Rossa, bandito gentiluomo: ''Non ho mai torto un capello ad un ostaggio'' disse di sè, cosa che fu sempre confermata dai sequestrati. Le foto sono condite dallo splendido sfondo della foresta del Supramonte, dai misteriosi capucci neri dei banditi, e dal viso d'angelo del suo luogotenente Miguel Atienza, biondo con gli occhi azzurri, disertore della Legione Straniera.



Miguel Atienza





















 

Così avvenne un terribile ribaltamento della realtà: la gente l'aveva quasi in simpatia, le ragazzine ritagliarono le sue foto e le incollarono nei diari. Ci si dimenticava di quanto sia turpe il delitto del sequestro di persona, sistema col quale la banda di latitanti si autofinanziava (bisogna infatti tener presente che la vita di un latitante è molto dispendiosa: solo per comprare un chilo di pane si devono pagare il silenzio e la collaborazione di parecchie persone).
Il servizio della Domenica del Corriere suscitò moltissime polemiche: si stava contribuendo a creare il mito: le cotte delle adolescenti per il bandito, oltre che essere l'ennesima dimostrazione che l'adolescenza è davvero una brutta età, fecero preoccupare molti educatori. Ma purtroppo anche altri giornalisti, in quegli anni di ribellione, aggiunsero carne al fuoco. Dappertutto si poteva leggere della 'balentìa', della giustizia barbaricina, della drammaticità e del clima misterioso della Barbagia, delle sue frustrazioni sociali, e così via.

Certamente è vero che Graziano Mesina si è fatto prendere la mano dal personaggio che gli hanno costruito intorno, ma oggi, a distanza di anni, possiamo vedere con quanta criminale superficialità i giornalisti cavalcarono l'onda. E l'uomo, i fatti successivi l'hanno provato, non era certo un personaggio da epopea.

FINE

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mercoledì 6 agosto 2014



     LA SCANDALOSA PASSIONE DI MARIE CURIE





I meriti scientifici di Marie Curie sono enormi, si va dalla scoperta e l'isolamento di due elementi della Tavola Periodica come il Radio e il Polonio alla sua attività di radiologa ante litteram sui campi di battaglia della prima guerra mondiale, con "unità mobili" come mezzo di diagnosi per i soldati feriti. Per la sua ricerca è stata ampiamente ricompensata dall'establishment scientifico con un Premio Nobel per la fisica nel 1903 (insieme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henry Bequerel) e un Premio Nobel per la chimica nel 1911.


Pierre e Marie Curie

Questi premi fanno di Marie Curie la prima donna ad aver vinto più di un premio Nobel. Questo fa pensare, a ragione, che Madame Curie fosse una donna dalla tempra e dal carattere eccezionali, e non solo dal punto di vista scientifico. Marie Curie era, infatti, oltre che un genio della scienza, anche una donna molto decisa e passionale. Una passionalità, quella di Marie, che divenne pubblica nel 1910 per via del suo amore (a quattro anni dalla morte del marito Pierre Curie) per Paul Langevin, uno scienziato di cinque anni più giovane di lei e allievo del marito.


Paul Langevin

I due avevano affittato un appartamento nei pressi della Sorbona, dove Marie insegnava (è stata la prima donna professore universitario in Francia). Ma c'era un piccolo problema, Paul Langevin era già sposato e aveva quattro figli e sua moglie, una volta scoperte le lettere d'amore che Marie Curie scriveva al marito non fece altro che ufficializzare una "liaison" che era già nell'aria nell'ambiente universitario, nel modo più "moderno" che si possa immaginare. La moglie di Langevin diede infatti in pasto la corrispondenza amorosa alla stampa che incominciò una campagna di diffamazione che arrivò molto in alto, tanto che il governo francese sembra che abbia discusso perfino sull'opportunità di espellere la scienziata di origini polacche dalla nazione.
La campagna stampa ebbe anche degli accenti razzisti contro Madame Curie, tanto che alla fine ci fu una mobilitazione da parte delle sue colleghe, delle femministe e addirittura, in ultimo, di blasonati colleghi come Albert Einstein a sua difesa.






Il fatto più triste, dal punto di vista umano, è che Madame Curie era veramente innamorata di Paul Langevin e, come tutte le donne del mondo nella stessa situazione, chiedeva che lui lasciasse sua moglie e che la sposasse. Lo scandalo fu di portata internazionale tanto che la stessa Accademia Reale Svedese delle Scienze, pronta per la consegna del secondo Nobel alla vedova Curie, sembra abbia provato a dissuadere Marie dal recarsi a Stoccolma per ritirare il premio, dato che si sarebbe voluto evitare che un'adultera stringesse la mano al Re di Svezia.

Qui tutti i particolari piccanti:
Nell'estate 1910, dopo quattro anni di lutto stretto, Marie Curie era comparsa nel salon della romanziera Camille Marbo, moglie di Emile Borel, il direttore dell'Ecole Normale. «Indossava «un abito lungo bianco con una rosa sul seno... qualcosa in lei segnalava una resurrezione», scrisse poi l'amica, «dev'essersi innamorata». Di un uomo più giovane, avrebbe appreso dai giornali, avvenente, sportivo, occhi neri, baffi a manubrio, sposato con quattro figli, il fisico Paul Langevin. La moglie Jeanne lo fa pedinare e rubare nel piccolo appartamento dove gli amanti si ritrovano le lettere di Marie a Paul. Manda il proprio cognato nonché redattore del «Petit Journal» dalla Curie ad avvisarla... Consigliati da amici e colleghi, Paul e Marie non cedono al ricatto, continuano a incontrarsi e a fine ottobre raggiungono Einstein, Rutherford, Planck, il gotha della fisica al Congresso Solvay, in Belgio.
Rientrano a Parigi il 4 novembre per vedere sul Petit Journal il titolo in prima pagina «Histoire d'amour: Madame Curie et le professeur Langevin». In un'intervista la madre di Jeanne racconta che la figlia ha le prove dell'infedeltà del marito il quale da tempo trascorre settimane all'estero con la polacca, a volte portandosi appresso i due figli maggiori. Quanto ai due amanti, conclude l'articolo, nessuno sa dove si trovino. Persino L'Intransigeant dubita della notizia perché «Mme Langevin non parlava d'altro che creare problemi a Mme Curie sin dalla sua candidatura». Il Petit Journal ritratta, pubblica una lettera di "M. Curie" sulla «pazza stravaganza delle asserzioni circa la mia scomparsa insieme a M. Langevin». Nel caso uscissero altre illazioni farà querela e chiederà «i danni con gli interessi, somme considerevoli che verranno utilizzate nell'interesse della scienza».
Il 6 novembre sul Petit Journal escono però le dichiarazioni di Jeanne: quei due non tentino di screditarmi «posso ridurre in polvere il loro progetto pubblicando anche una sola delle lettere in mio possesso». Il giornalista aggiunge che «sta per accadere un grave episodio, destinato a gettare luce nuova su questa sensazionale vicenda». Accade che il 7 novembre il Nobel è assegnato a Marie Curie, scrive la Reuters, per i contributi alla chimica, in particolare per aver scoperto il radio e il polonio, «pubblicato nel 1907 il peso atomico del radio dopo una difficile purificazione dell'elemento e aver ottenuto il radio metallico nel 1910». Nessuna eco sui giornali francesi: la notizia è che Jeanne ricorre in tribunale per ottenere la separazione e la custodia dei figli.
La vicenda si fa sempre più sensazionale e preoccupa alcuni accademici svedesi che avevano votato a favore della seduttrice. Subito informati dell'affaire du siècle erano stati rassicurati dall'ambasciatore a Parigi: gli interessati erano in città e dormivano ciascuno nella propria residenza. Ma la situazione precipita, frammenti di lettere escono sul Petit Journal e altre testate. I giornalisti assediano la casa di Marie, ne aspettano le figlie all'uscita della scuola finché lei si rifugia dai Borel, dove intellettuali, artisti, politici, femministe vengono a renderle omaggio, compreso Paderewski arrivato dalla Polonia a suonare per lei. Ma Jeanne la aspetta davanti all'Ecole Normale, le urla insulti e minacce di morte, il Consiglio dei ministri discute della sua espulsione dal paese, giornalisti pro – e anti – Marie si battono in duello, e con un capo-redattore anche Langevin . Nessun ferito, ma per la stampa ghiotte avventure all'alba. Il processo però si ferma: Marie consegna altro denaro a Langevin e Jeanne ritira la denuncia. 
 



Nel 1914 Langevin torna sotto il tetto coniugale, poi avrà con una segretaria un doppio ménage tollerato dalla moglie, e con le figlie di Marie dividerà i proventi di un brevetto per una sua invenzione.
Marie con un'allieva

Negli ultimi anni della sua vita Marie fu colpita da una grave forma di anemia aplastica, malattia quasi certamente contratta a causa delle lunghe esposizioni alle radiazioni di cui, all'epoca, si ignorava la pericolosità. Morì nel sanatorio di Sancellemoz di Passy in Alta Savoia, nel 1934. Ancora oggi tutti i suoi appunti di laboratorio successivi al 1890, persino i suoi ricettari di cucina, sono considerati pericolosi a causa del loro contatto con sostanze radioattive. Sono conservati in apposite scatole piombate e chiunque voglia consultarli deve indossare abiti di protezione.





FINE


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lunedì 4 agosto 2014


SVEGLIA CON SORPRESA 2



Stamattina presto, era buio e la sveglia non era ancora suonata. Eppure il mio livello di coscienza si era leggermente alzato. Non c'ero, ma c'ero. Una sensazione cercava di insinuarsi nel sogno, ma io non riuscivo ad inserirla nel contesto. Anzi, il sogno mi stava sfuggendo via. Lo stavo dimenticando, via via che la sensazione diveniva più netta...un odore...ecco, era un odore che mi stava svegliando, un odore come di cucina, no, non proprio cucina...piatti sporchi, piuttosto...un odore che cresceva man mano che mi svegliavo...odore organico imprecisato, no anzi, adesso precisissimo...odore di cacca. Francamente cacca.
La sveglia suona, mi alzo, mi guardo intorno al buio cercando il punto d'origine, non vedo niente. Mio marito  ha ancora un'ora e mezza di sonno, non voglio accendere la luce per non disturbarlo. Guardando bene dove metto i piedi alla luce del lumino da notte fuggo dalla stanza portando via con me i pelosi innocenti e il peloso colpevole (senza peraltro distinguere gli uni dall'altro), chiudendomi  dietro la porta e lasciando dentro il marito, che tanto è anosmico, insieme alla cacca.
Solo alle sei e mezza rientro in camera per svegliarlo: l'aria è irrespirabile, il tanfo è incredibile, e ora che c'è luce, la cacca (tuttora senza padrone) troneggia sul letto. Lui dorme della grossa.
Ora, per varie ragioni, ho investito parecchio sulla giornata di oggi. Mi pare che la cacca porti fortuna, vero?  O no?



Vedi anche: Risveglio con sorpresa 1

domenica 3 agosto 2014



IL KITSCH



Mentre il concetto di ''bellezza'' è soggettivo e mutevole, quello di ''kitsch'' risponde a precise definizioni.
Anzittutto, che significa kitsch? Paccottiglia, spazzatura falsamente artistica.
Come lo si riconosce? Da molte cose. 
1: La falsità. Spesso il kitsch è l'imitazione di qualcosa, con la pretesa di apparire vero. Ad esempio, un arredamento finto antico, lavorato senza la finezza del vero antico, con materiali più scadenti, con un eccesso ornamentale, con dorature e quant'altro. Una falsità insomma, che ha del pretenzioso, dell'eccessivo. Nel loro piccolo, anche dei fiori di plastica che hanno la pretesa di sembrare veri, magari persino emananti profumo, sono orribilmente kitsch.

 
Camera da letto finto veneziano, con oro e fiorellini dipinti
2: La trasposizione d'uso.  Esempio classico: un antico ferro da stiro a carbone recuperato e decorato in modo da impedirne il potenziale uso originale e trasformato in soprammobile o porta fiori (finti). Come l'antico confessionale preso in una chiesa barocca in disuso, e trasformato in mobile bar nel salotto del divo del passato Rossano Brazzi. Come anche le antiche ''commode'' da camera (vasi da notte in porcellana incastonati in una seduta di legno dotata di coperchio) trasformate in fioriera.                                     

 

3: La trasposizione di materiale e/o di forma. Come negli oggettini di vetro soffiato o di cristalli swarovski o quant'altro, che rappresentano una qualsiasi cosa (una chitarra, un telefono old style) che possieda un cerchio o un buco, e in quel buco è inserito un orologio. Tutto senza che vi sia alcun legame tra il materiale, l'oggetto rappresentato (forma), e l'oggetto vero lì inserito (funzione). Spesso il tutto è condito da richiami baroccheggianti e stucchevoli, con esaltazione di valori estetici fittizi.


Qui c'è tutto: trasposizione di materiale, di forma e di funzione



Un uso improprio di materiale assai frequente e che solo rarissimamente non cade nel kitsch, è quello delle conchiglie. Purtroppo sono molto diffuse le scatole e le cornici così decorate.


Farfalla creata con le conchiglie


                                                                                                                                   


4: La miniaturizzazione. La prima cosa che ci viene in mente sono i grandi monumenti-souvenir, rimpiccioliti, realizzati in resina e destinati a vari usi: il duomo di Milano, di berlusconiana memoria, usato come posacenere o arma contundente, la pietà di Michelangelo come fermacarte, altri come semplice soprammobile ecc. Rimpicciolimento e cattiva imitazione di opere d'arte famose, tipo opere di pittori impressionisti ridotte in cornici A4 nelle sale d'attesa dei dentisti.  



5: La presepizzazione. I villaggi turistici trasformati in piccoli presepi, con casette falsamente tipiche, falsamente antiche, e graziosi piccoli vicoletti con pavimentazione finto-rustico-tradizionale; profusione di fiori in vaschette tinte di bianco, falsi orci, e qua e là, poggiati casualmente, falsi carretti pieni di fiori, false fontanelle di pietra (in realtà resina), false antiche grandi ruote di carro. Anche qui la forma non ha legami con la
funzione. 
















6: Produzione seriale, standardizzata, priva di sforzo creativo. Con l'avvento della civiltà industriale, e in seguito con la globalizzazione, la produzione di oggetti in serie è divenuta la norma, facendo sì che i medesimi fossero alla portata di tutti. Ove l'oggetto singolo sarebbe stato apprezzabile come creazione originale, magari bella, una volta visto in ogni bancarella, in ogni città mercato, su catalogo cartaceo e on line, viene degradato e banalizzato dalla sua stessa molteplicità. Non è tipico solo della civiltà industriale, perchè, anche se con maggior impegno tecnico, fu un fenomeno che si ebbe anche in altre epoche: per esempio in pieno Rinascimento, quando vennero di moda le Madonne con bambino, tutti i pittori dell'epoca incominciarono a realizzarle in serie, tutte simili. Ogni famiglia benestante ne voleva una.
Furono innumerevoli. Solo che l'usura dei dipinti nelle case d'abitazione ne ridusse nei secoli la quantità totale. Oggi quelle rimaste sono perciò opere famose e senza prezzo.
Questo fenomeno può ripetersi innumerevoli volte: le inflazionatissime cineserie di ceramica inglese del secondo '800 che si trovavano in ogni casa borghese, oggi sono evidentemente meno comuni, sono ricercate e la patina di antico dà loro una dignità nuova. Ciò che fu kitsch all'epoca oggi non lo è: uscito di produzione, si trasforma in antiquariato o vintage, in oggetto via via più raro.


   
                                                                                                                                           



                  

7: Sentimentalismo. Molto del kitsch che oggi si trova in circolazione deriva dal Romanticismo, ma un romanticismo che è stato privato della tensione verso il sublime, un romanticismo degradato a vezzoso, banalizzato, trasformato in cliché. Dipinti con languidi volti femminili, immagini con contadini e pastori, belli, sorridenti, che fanno pubblicità alla vita semplice a contatto con la natura, felici di camminare a piedi nudi nel fango.



 

Bambini coi riccioli, biondi e paffuti, con commoventi lacrimoni che scendono sulle gotine, che fanno sentire i possessori del quadro ben disposti e buoni verso il proletariato (almeno finchè rimane sulla tela).



 Nudi pretestuosi, con la vernice della mitologia a salvare le apparenze. Paesaggi con profusione di fiori rosa e celesti e antichi cottage con tetto di stoppie. Inni alla vita semplice e al contatto con la natura, che commuovono il consumatore di kitsch, il quale, avendo poca dimestichezza con l'arte vera, è convinto che il valore artistico di un'opera stia nelle sensazioni piacevoli e zuccherose che gli trasmette; stia nel fatto che fa da sfondo alla sua vita guarnendo adeguatamente la propria casa; stia nel trasformarsi nel simbolo del proprio status sociale. Questo fruitore del kitsch identifica la bellezza con il piacere che trae dai suoi beni. Frequentemente usa la frase ''A me piace, e questo è sufficiente''.








 













8: Ostentazione. Il famoso tenore Mario del Monaco aveva, non ricordo più se i rubinetti d'oro nella sala da bagno, oppure d'oro le maniglie della sua auto. Come del resto sceicchi, dittatori e altre persone poco evolute o di recente ricchezza, che si sforzano di ''épater les bourgeois''. Ma anche la cosidetta ''vera'' nobiltà è cascata come l'asino davanti alla tentazione di ostentare. Che dire, per esempio, di Ludwig di Baviera che commissionò la costruzione di numerosi stravaganti castelli fiabeschi fra cui il famoso Neuschwanstein?
Tuttavia ho descritto solo casi limite. Potrei parlare per esempio, semplicemente di coloro i quali, per sposarsi, ritengono indispensabile ricorrere ad un wedding planner, per averlo visto in tv, mentre magari non avendo un'illimitata quantità di soldi, potrebbero meglio usarli per cose più utili, ma con meno visibilità. O di quelli che vestono solo roba firmata, altrimenti non si sentirebbero all'altezza di chi li guarda... Gli esempi potrebbero essere infiniti.



L'auto di uno sceicco di Dubai, ricoperta con 60'000 monete d'oro

In genere è nella stanza da bagno che il fruitore di kitsch dà il peggio di sè


Vasca da bagno ricoperta di swarovski
Neuschwanstein
                                                           ..............................
Oggi nel kitsch si nota un fenomeno altalenante che tende ad accelerare. Periodicamente ciò che è finito in cantina viene tirato fuori, rispolverato, e offerto sul mercato alle élites; poi lo comprano anche le masse onnivore, che lo consumano e lo archiviano per un altro paio di decenni in cantina. Dopodichè si ricomincia il ciclo.



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