martedì 22 marzo 2016




QUOTA 61


E' passato un altro compleanno. 
Siamo lontani dalla giovinezza dei trent'anni. Lontani anche dalla bellezza dei quaranta (proverbialmente l'età migliore per una donna). Lontani dall'importanza dei cinquanta, istintivamente visti come un giro di boa da festeggiare abbondantemente. Lontani pure dalla dignità dei sessant'anni festeggiati lo scorso anno, che se non altro erano una cifra rotonda. Ma sessantuno che razza di età è? Nè carne nè pesce.
Però è il mio primo compleanno da donna libera, libera dagli obblighi lavorativi, il primo compleanno da pensionata. Ottima ragione per plurifesteggiarlo: in famiglia oggi, con gli auguri dei fratelli e la trionfale zuppa inglese che mammà ha fatto apposta per me; e ieri in casa con gli amici a cena. 



La cena è' stata una bella soddisfazione. Ho apparecchiato come si deve, col servizio di nonna. Ho optato per rinunciare al classico primo di pasta, per lasciare spazio a qualche antipasto: 
-Fettine di pane nero con gherigli di noce, lardo e miele di lavanda.
-Fettine di salmone affumicato con ricotta di pecora e finocchietto selvatico.
-Farinata di ceci accompagnata da stracchino e pesto al basilico.
-Rotolini di peperone arrosto farciti di pangrattato con aglio, acciughe e prezzemolo, accompagnati con uno zabaione d'aceto balsamico.

In tavola ho messo anche dei grissini salati la cui ricetta, presa dal Talismano della Felicità, vi scrivo qui sotto:

GRISSINI SALATI
Impastare insieme 100gr di farina, 50 di burro, mezzo cucchiaino di sale, 2 cucchiaiate di latte. Far riposare la pasta per mezz'ora, poi prenderne dei pezzetti e foggiarne dei cilindri lunghi circa 15cm  un po' più sottili di un lapis. Deporli su placca imburrata, ad 1cm di distanza l'uno dall'altro. Forno moderato per un quarto d'ora.





Ho aggiunto anche delle focaccine che ho inventato anni fa, molto comode perchè si possono preparare in anticipo e mettere in freezer:

 FOCACCINE AL PARMIGIANO
Impastare 230gr di farina, 50gr di burro, 50gr di parmigiano grattugiato, 150ml di latte, 1 bustina di lievito chimico (anche vanigliato va bene), 1 cucchiaino di zucchero, una grossa presa di sale. Dividere in 12 parti, fare delle pallottole (oppure formare delle treccine) e poggiarle su teglia unta e infarinata. Lucidare con tuorlo d'uovo e spolverare con semi di sesamo tostati. Forno a 170° per 20'. Servire calde con gli aperitivi e gli antipasti. Dopo cotte si possono congelare, e riscaldare prima di servire.



Poi ho servito due piatti caldi. Anzitutto uno sformato di pecorino con contorno di asparagi al burro. La ricetta è mia, e ve la metto qui:

 SFORMATO AL PECORINO  
Per 6: fare una besciamella con 100gr burro, 4 cucchiai farina, 1/2l latte, sale, pepe. Far intiepidire e unire 200gr pecorino grattugiato, 2 uova, 2 tuorli. Stampa imburrata e infarinata da 1l, forno a bagnomaria per 1h. 



ASPARAGI SELVATICI AL BURRO
La ricetta è banale: tagliare la parte tenera degli asparagi e cuocere a vapore brevemente. Tagliare a pezzi la parte meno tenera e cuocere in acqua salata. Poi passarla al setaccio. Unire questa crema alle punte di asparagi cotte in precedenza, e ripassare il tutto in padella con un bel pezzo di burro, aglio e sale q. b.


Dal famoso ricettario ottocentesco Mrs. Beeton's Book of Household Management


 A seguire quello che doveva essere una specie di ''pièce montée'' salata, che però mi è riuscita più bassa di quel che le visioni ottocentesche della mia immaginazione mi avevano fatto sperare...



COSTOLETTE D'AGNELLO IN BELLA VISTA, MA NON TANTO
Ho preparato una torta di patate a corona, fatta sbrigativamente con fiocchi di patate, latte caldo, burro, uova, parmigiano e pezzetti di pancetta, che poi ho cotto in forno. Dentro la corona ho messo dei funghi cardoncelli rosolati con poco aglio. Intorno alla corona di patate ho fatto un giro di costolette d'agnello con una panatura alle erbe aromatiche, cotte in teglia nel forno. A completare il piatto, un letto di pisellini rosolati con cipolla. 


 Infine i dessert. Il primo molto rinfrescante: fette d'ananas con succo d'ananas alla menta, limone e zenzero.
Un altro dolce più ricco è stata la zuppetta di cioccolato all'arancio: sottili strati di torta al cioccolato messi in coppa, alternati con una crema pasticcera non molto densa, con buccia d'arancia grattata e arricchita con cioccolato bianco sciolto; copertura di panna montata e guarnizione di scorze d'arancio candite coperte di cioccolato.

 
 Per concludere, insieme al caffè ho presentato dei macarons di tre tipi: al cioccolato, al caffè e alla violetta. La ricetta ve la trascrivo con precisione, ma vi consiglio di ridurre le dosi.
L'autore è il famoso pasticcere di Strasburgo Thierry Mulhaupt. 

MACARONS 
Bisogna disporre della massa di mandorle 1:1, che potete preparare in anticipo: ridurre in farina 1kg di mandorle; unire 1kg di zucchero a velo e 200gr d'acqua. Mescolare bene. Queste sono le proporzioni, ovviamente a voi non ne occorrerà tanta! Io ho dimenticato di mettere l'acqua, ma nella lavorazione successiva non ne ho sentito la mancanza.
Per fare i macarons diluire 1,2kg di massa di mandorle con 240gr di albume (che sono circa 7-8). Amalgamare e mettere da parte. 
Preparare la meringa all'italiana: montare a neve 210gr di albume; contemporaneamente cuocere 600gr di zucchero con 1,5dl d'acqua. Quando lo sciroppo raggiunge 121° versarlo a filo sugli albumi a neve, sempre continuando a montare.
Incorporare la meringa alla massa di mandorle messa da parte (attenzione a non smontare gli albumi).

A seconda del gusto che devono avere i macarons, si può unire a questo punto del cacao, o del caffè liofilizzato ben polverizzato, o vaniglia, o buccia d'arancio o altro. E' anche il momento di decidere se aggiungere eventuali coloranti, come va di moda adesso (io ho evitato).
Mettere il composto in tasca da pasticcere con bocchetta liscia di 8mm di diametro. Su teglia foderata di carta siliconata fare dei puntoni. Lasciar asciugare 20', infornare a 280° per un minuto e mezzo, poi terminare la cottura in forno medio per 10-15', lasciando lo sportello con una fessura aperta perchè possano asciugare bene. Togliere dal forno e trasferire su griglia a raffreddare.
Si accoppiano a due a due farcendoli col composto che preferite, che si abbini al gusto dato all'impasto. Io ho usato una crema ganache.



 CREMA GANACHE
Sciogliere a bagnomaria 150gr di cioccolato (amaro, al latte o bianco) con 100cc di panna. Lasciar freddare a temperatura ambiente e montare con le fruste fino alla consistenza di una mousse. Aromatizzare a piacere.
Ho fatto dei macarons con aggiunta di cacao e li ho farciti con una ganache di cioccolato amaro; dei macarons al gusto caffè con una ganache di cioccolato bianco al caffè; dei macarons con composto base senza aromi con una ganache di cioccolato bianco aromatizzata con pastiglie alla violetta ridotte in polvere (divini); dei macarons con buccia d'arancio grattugiata con ganache di cioccolato al latte.
La buona notizia è che i macarons farciti si possono congelare, in scatole o buste ben sigillate. Ma vi raccomando di tenerli ben chiusi sino a completo scongelamento, quando vorrete servirli, per evitare che si inumidiscano con la condensa.

Le alzatine durante il saccheggio. Caffè e violetta sono andati di più di quelli al cioccolato.
 La spiegazione è lunga, il lavoro impegnativo, ma il risultato merita!



venerdì 26 febbraio 2016




LE DONNE E GLI APPREZZAMENTI MASCHILI
PER LA STRADA


L'ultimo cavaliere (di Albert Birkle)


C'è stato un tempo in cui ero una giovane e timidissima adolescente. Uscire sola per strada era spesso una grande sofferenza: i ragazzi mi importunavano! A volte erano frasi imbarazzanti; a volte delle ancora più imbarazzanti prese in giro; a volte (orrore!) delle volgarità che nemmeno capivo.

Wolfgang Letti


All'epoca l'oriente era esotico e lontano, e non avevo mai sentito parlare di burqa, ma se me l'avessero presentato, l'avrei senz'altro desiderato come parte integrante del mio guardaroba: qualsiasi cosa pur di non passare attraverso le forche caudine di quegli sguardi e quelle parole. 












Wolfgang Letti

Occorsero diversi anni prima che capissi che quelle manifestazioni non avevano lo scopo di umiliarmi, ma bensì erano semplici apprezzamenti, complimenti, sì volgari, ma pur sempre complimenti; potevano causare ancora un certo imbarazzo, ma sostanzialmente venato di soddisfazione e sano orgoglio.






Michael Cheval

E di anni ce ne vollero ancora prima che questi complimenti si diradassero: dapprima smisero di essere quotidiani e numerosi, in seguito divennero decisamente più rari, saltuari. Potevo uscire per strada senza particolari imbarazzi e senza particolari soddisfazioni. Per dirla tutta, ad un certo punto attirare lo sguardo di un uomo per strada è diventata una vera eccezione.

Wolfgang Letti


 

Contemporaneamente è mutato (ovvio, che ve lo dico a fare?) il mio atteggiamento: non più tracce di vaghi rossori, non più superbamente il naso per aria e la faccia di chi fa finta di non sentire, tutto il contrario! Ad un dato momento mi sono infatti resa conto che istintivamente mi giravo, sorridevo e ringraziavo per il complimento: ''Molto gentile, grazie!'' facendo mostra finalmente di tardiva disinvoltura (ma anche di patetica riconoscenza, in un'età non più verdissima).



 Ormai però, avendo passato i 60, non capitano più neanche le rare occasioni.
Eppure...l'altro giorno mi trovavo alla Rinascente quando alle mie spalle ho sentito un entusiastico ''Buongiorno!''. Mi son girata, era un signore maturo, diciamo della mia età, manco brutto. ''Ma buongiorno! Finalmente una signora vestita da donna...con la gonna lunga, elegantissima, complimenti...! Mi piace molto!''. Un assoluto sconosciuto. 

Margo Selski

 Un po' seccata, perchè mi si rivolgeva a voce piuttosto alta, ma ovviamente sensibile ai preziosi (in quanto rari e tardivi) complimenti, gli ho fatto un bel sorriso aperto, da donna matura che ormai ha superato le ridicole timidezze adolescenziali, e gli ho detto ''Grazie, davvero gentile!''. 















George Underwood


Lui però insisteva: ''Che bello vedere una donna così elegante! Una vera matrona romana!''. Ecco, qui cominciava a piacermi di meno. ''Ancora grazie'' e poi ho preso la fuga tra i banchi prima che concludesse con cose ancor meno piacevoli, tipo ''Lei sembra uscita da un dipinto... Di Botero''... o similia. 






George Underwood





Mentre svicolavo tra i banchi di borsette, tutti mi guardavano.











FINE

mercoledì 24 febbraio 2016





TORTA BILBOLBUL



Un po' di storia.
Si tratta di una torta al cioccolato creata negli anni '20 dalla grande Ada Boni, pubblicata prima nella rivista ''Preziosa'' che ella dirigeva, e poi pubblicata nel ricettario ''Il Talismano della felicità'', una vera Bibbia della gastronomia, nel 1929.
Il nome della torta è ripreso da quello di un protofumetto del Corriere dei Piccoli: un bimbo africano nato dalla penna di Attilio Mussino nel 1908, l'epoca coloniale in cui un nero si chiamava ''negro'' e il suo nome poteva suonare Bingo-Bango-Bongo o, appunto, Bilbolbul, senza che ci si ponesse problemi di correttezza politica. 




E mentre l'Italia si godeva il suo ''posto al sole'', il piccolo africano diventava molto popolare, col suo viso caratterizzato da tratti razziali caricati all'eccesso e le sue avventure surreali in una colonia italiana, la Tripolitania,  brulla, con villaggi di capanne di paglia e palmizi.















 

Le sue vicende erano basate su modi di dire figurati, che su di lui si trasformavano in fatti reali, cosicchè per la felicità letteralmente toccava il cielo con un dito, oppure per la paura correva con le ali ai piedi, per la vergogna si colorava di rosso, e così via.

 



  
 
Essendo questa torta caratterizzata dal cacao, giustamente prese il nome del piccolo eroe.
















 La ricetta.
Apparentemente si tratta di un dolce piuttosto povero: niente uova nè burro (in compenso, uno sproposito di zucchero); ma non fatevi ingannare, perchè ha una texture morbida, soffice e umida, profumatissima e squisita. Nonostante la semplicità dell'esecuzione, si presta ad essere servita non solo come ciambellone per la merenda, ma anche (opportunamente travestita) come dolce elegante.
Setacciate in una terrina 200gr di farina, 100gr di cacao amaro, 250gr di zucchero, 2gr di cannella in polvere, 1 bustina di lievito vanigliato. Unite la buccia grattata di un arancio e 250cc di latte. Mescolate bene e versate l'impasto in una teglia imburrata e spolverata di pangrattato fine.
Passate la teglia in forno già scaldato e cuocetela a 180° per circa mezz'ora. Attenzione che non cuocia troppo: non deve asciugare ma rimanere morbida. Sformatela ancora calda su una gratella.



 
Le varianti.
Approfittando dell'assenza di uova e burro, una volta ho usato questa torta per partecipare ad una gara di dolci vegani. E' stato sufficiente sostituire il latte con un frullato di banane diluito con succo di arancio. Il risultato è stato eccellente, a mio avviso (benchè non abbia vinto la gara). La decorazione era costituita da un ''grappolo d'uva'' formato da rondelle di banane e i ''pampini'' disegnati con granella di pistacchi. Un velo di gelatina con un po' di succo di limone velava le fettine di banana.

Per via del cacao e delle banane ho chiamato questa torta ''Josephine Baker''


Un'altra variante, piuttosto ricca, l'ho fatta di recente. Ho preparato una normale crema pasticcera a cui ho aggiunto, mentre era ancora calda, una bella tavoletta di cioccolato bianco, che ho lasciato sciogliere bene e raffreddare. 
Ho aperto un barattolo di ciliege sotto spirito, ho scolato le ciliege tenendo da parte il liquore, e le ho snocciolate. 
Ho tagliato a metà la torta, ho inumidito le due metà col liquore, ho spalmato la crema e sopra ci ho messo le ciliege. Ho ricomposto le due metà.
Ho sciolto in un tegamino della confettura di ciliege e l'ho spennellata su tutta la superficie del dolce.
Ho preparato del marzapane. Si fa in un attimo, ma potete comprarlo anche già pronto. Se decidete di farlo da voi, si tratta semplicemente di mescolare uguale quantità di farina di mandorle e zucchero a velo, poi inumidire con piccole quantità di albume d'uovo fino a ottenere un impasto maneggiabile che si possa stendere col matterello. Aggiungete l'albume poco per volta. Lavorate l'impasto aiutandovi con altro zucchero a velo se tende ad essere appiccicoso. 
Dopo aver spolverato di zucchero a velo il piano di lavoro, ho steso col matterello il marzapane formando un disco che potesse ricoprire tutta la torta. L'ho fatto aderire bene su tutta la superficie.
Con i ritagli di marzapane io ho fatto una decorazione, un tralcio di ciliege con le foglie tinte con colori da pasticceria e mezze ciliege candite. Ma potete rifinire come vi pare: il dolce sarà comunque squisito!

''Cerasella''


FINE


domenica 14 febbraio 2016




HOUDINI IL MAGO


Ehrich Weisz nacque a Budapest nel 1874; la famiglia emigrò negli Stati Uniti quando era bambino e si stabilì a New York. Il padre era un rabbino con reddito molto modesto, per cui Ehrich a quattordici anni iniziò a lavorare come tagliatore in una fabbrica di cravatte. Fu in quel periodo che cominciò a provare un grande interesse per la magia, che in quegli anni era di gran moda. Veniva svolta dagli illusionisti soprattutto come spettacolo teatrale, attirava grandi quantità di spettatori, nobili e teste coronate compresi. Alcuni prestigiatori fra i più bravi si erano arricchiti, portando il loro spettaccolo in tournée per l'Europa. 
Nella fabbrica di cravatte vi era un altro ragazzo, Jacob, che aveva il suo stesso interesse. Cominciarono così ad esercitarsi insieme con grande impegno per imparare piccoli trucchi, soprattutto con le carte: sognavano di diventare ricchi e famosi. 
Avendo udito parlare di sedute spiritiche volle parteciparvi. La seduta spiritica aveva lo scopo di mettere i vivi in contatto con lo spirito di un defunto attraverso un medium, cioè una persona con particolari capacità ultraterrene che faceva da tramite. Capitava che durante le sedute i partecipanti assistessero a strani fenomeni: il tavolino a cui sedevano traballava o levitava, venivano toccati da mani invisibili, udivano strani rumori ecc. Ora, gli illusionisti seri parlavano sempre di trucchi, la loro ''magia'' era spettacolo. I medium invece parlavano di tutt'altro: di anime dei morti. Durante la sua prima seduta spiritica, che si svolse in una cabina buia chiusa da pesanti tendaggi, ci furono diverse apparizioni di persone (che furono riconosciute dai presenti come le anime dei loro cari defunti) le quali peraltro camminavano pesantemente sul legno del pavimento che scricchiolava sotto il loro peso. Ehrich si rese conto del trucco, e di come la gente fosse propensa a farsi abbindolare.


 Si procurò un libro dove si spiegavano molti dei trucchi adoperati dai medium; uno in particolare gli piacque molto: molti medium, sospettati di imbroglio, si facevano legare per dimostrare come i fenomeni che si manifestavano durante le sedute non fossero opera loro. Il libro spiegava come ci si potesse slegare approfittando del buio. Lui e Jacob si esercitarono fino a divenire abilissimi.






Dopo aver letto le memorie del grande illusionista  Jean-Eugène Robert-Houdin, decise che quella sarebbe stata la sua strada. In omaggio a lui prese il nome d'arte di Harry Houdini (che in seguito riuscì a far diventare il suo nome legale) e a diciassette anni cominciò ad esibirsi insieme a Jacob. 












 Cominciò nelle birrerie con brevi spettacoli, il cui punto di forza era la sostituzione di persona all'interno di un baule, trucco già sperimentato in precedenza da altri maghi. 
Si trattava di un baule in legno con uno sportello segreto che apriva verso l'interno. Houdini veniva legato, chiuso in un sacco e infilato nel baule che poi Jacob chiudeva a chiave. Il baule a sua volta veniva legato, poi coperto da un paravento. Dopo poco Houdini rientrava sul palcoscenico, toglieva il paravento, apriva il baule ancora legato, e dentro vi era Jacob nel sacco. Tutto si svolgeva velocemente: appena dentro il sacco Houdini si slegava le mani, appena dentro il baule tagliava il sacco, appena chiuso il baule apriva lo sportello segreto, appena messo il paravento usciva dal baule. Jacob lasciava il palco profittando del buio, mentre la luce illuminava solo il paravento, e faceva all'inverso tutto il percorso di Harry. Lo spettacolo terminava con Jacob seduto dentro il baule e nessuno poteva vedere che il sacco aveva il fondo tagliato. Il trucco era perfetto se si eseguiva con grande rapidità. Harry si esercitava per farlo sempre più velocemente, ma Jacob non riusciva a stargli dietro, e dopo pochi mesi la società si sciolse. 
Per la disperazione del rabbino, Harry cominciò a lavorare col fratello Theo, nel quale trovò un compagno alla sua altezza. 
Furono scritturati per degli spettacoli al parco dei divertimenti di Coney Island. Qui lavoravano anche le Sorelle Floral che facevano un numero di canto e ballo. Houdini si innamorò di una delle due, Wilhelmina Beatrice (Bess) Rahner, e si sposarono in capo a due settimane. Lui aveva vent'anni, lei diciotto.




 Fu per lui la compagna ideale, sostenne sempre le sue grandi ambizioni con assoluta devozione, e lavorò sempre al suo fianco negli spettacoli, esercitandosi anche lei instancabilmente. Il numero del baule fu perfezionato: Bess si rivolgeva al pubblico dicendo: ''Batterò tre volte le mani e assisterete ad un miracolo!'' Spariva dietro il paravento, subito si udivano i tre colpi (ma battuti da Harry nel frattempo già uscito dal baule), il paravento veniva spostato ed appariva Houdini con alle spalle il baule chiuso e legato. Il tutto in tre secondi. Aprendo il baule riappariva Bess. Questo numero di grande successo, battezzato da Houdini ''Metamorfosi'', fruttò molti spettacoli alla coppia in tutti gli Stati Uniti.




 

Qualche anno prima aveva visto a Chicago un numero in cui un illusionista si liberava di un paio di manette con un trucco banale: venivano coperte da un fazzoletto, e di nascosto il mago le apriva con un duplicato della chiave. Houdini cominciò ad esercitarsi comprando vecchie manette nei negozi di rottami e pezzi di ferramenta: smontandole e rimontandole voleva trovare una maniera di aprirle senza usare la chiave.


  Così come si esercitò fino allo sfinimento per imparare a liberarsi di una camicia di forza. Pare che i tentativi proseguissero ogni giorno, finchè imparò a portare le braccia davanti al corpo, aprire le fibbie delle cinghie con i denti, poi allungare le braccia dietro la schiena e ad aprire anche le altre fibbie. In capo ad una settimana era contuso, dolorante e con la pelle scorticata, ma felice dell'impresa.
Nel 1899 fu intervistato per un giornale. Dichiarò ai cronisti che era in grado di liberarsi da qualsiasi tipo di manette in uso presso la polizia. Fu allora accompagnato al commissariato dove sfidò gli agenti a tenerlo prigioniero Riuscì a liberarsi da tutte le manette, e l'episodio fu riportato dal Journal, quotidiano di Chicago. Questo gli fruttò una grande popolarità.

Da allora negli spettacoli, il pubblico veniva invitato a immobilizzarlo con ogni sorta di legami metallici, da cui lui si scioglieva. Era di grande effetto, perchè si supponeva che gli oggetti del pubblico non potessero essere truccati.
A san Francisco sfidò nuovamente la polizia in un commissariato a far uso di ogni tipo di legame di contenzione, riuscendo puntualmente a liberarsene. Però un giornale, l'Examiner, scrisse che era evidente che possedeva i duplicati delle chiavi. Allora quando tornò a San Francisco per una replica dello spettacolo, replicò nuovamente la sfida.

 Stavolta, davanti ai poliziotti e ai giornalisti si spogliò per dimostrare che non aveva addosso niente. Gli legarono le mani, gli incatenarono le caviglie, poi formarono una catena con dieci paia di manette per unire le mani ai piedi. Infine lo chiusero in un armadio. Impiegò dieci minuti per uscirne, libero. L'episodio, riportato dai giornali, suscitò un enorme scalpore.











Nel 1900 fece una tournée in Europa, dove era del tutto sconosciuto. Fece anche qui il solito show (a Scotland Yard) poi iniziò gli spettacoli presentandosi come il  'Re delle manette', ottenendo un successo strepitoso. Proseguì poi in Germania, dopo essersi impratichito presso un fabbro sulle robuste serrature tedesche.





 

Nella sua ricerca di numeri sempre più eclattanti, cominciò a esibirsi anche all'aperto. Ci fu la serie dei tuffi dai ponti più famosi delle città americane. Si tuffava dopo esser stato legato e ammanettato, si slegava sott'acqua e riemergeva libero.









 
Nel 1908 inventò qualcosa di nuovo per il palcoscenico: l'Evasione dal Bidone d'Acqua. Si trattava di un grosso bidone alto poco più di un metro, che veniva riempito d'acqua. Houdini vi si immergeva con i polsi ammanettati, un collare metallico chiuso al collo veniva fissato all'interno del tappo, infine questo veniva chiuso e fermato con sei lucchetti. Davanti si metteva un paravento, e trascorrevano circa tre minuti e mezzo prima che il paravento venisse tolto. Houdini appariva grondante d'acqua davanti al bidone ancora chiuso. Il pubblico veniva preso da crisi d'ansia mentre passavano i minuti, e poi restava affascinato e sollevato quando il mago ricompariva. Questo impegnativo numero veniva eseguito anche tre volte per sera, ma Houdini aveva trentaquattro anni ed era in perfetta forma fisica. 












A questo punto era ormai diventato il mago più famoso al mondo. Fu durante l'ennesima tournée in Europa, nel 1913, che presentò un nuovo numero, il più straordinario e impressionante: la ''Cassa della tortura cinese''. Si trattava di una cassa verticale piena d'acqua, la cui parete anteriore era in vetro. Gli spettatori potevano così vedere Houdini che veniva immerso nella cassa a testa in giù con le caviglie immobilizzate dai ceppi di legno che costituivano parte del coperchio. La cassa veniva poi sigillata, nascosta da un paravento, e l'orchestra cominciava a suonare. Essendo il pericolo oggettivo (il mago poteva banalmente sentirsi male e annegare) ai lati vi erano due assistenti pronti ad intervenire, col casco e armati di asce da pompiere. Il pubblico, dopo aver visto Houdini a testa in giù sott'acqua, col trascorrere dei primi due minuti cominciava ad agitarsi, fino poi ad arrivare a delle vere e proprie crisi isteriche e ad incitare gli assistenti a salvarlo. Finalmente allora Houdini usciva da dietro la tenda libero dai legami. La cassa dietro di lui era vuota e chiusa.



Sempre lo stesso anno morì sua madre. Fu per lui un colpo durissimo, perchè le era estremamente legato. La sua vita cambiò, il desiderio di comunicare con la madre fu talmente forte da tentare nuovamente l'esperimento delle sedute spiritiche. 



 In Europa negli anni successivi alla Grande Guerra lo spiritismo era tornato in auge; molti avevano perso i loro cari e il desiderio di contattarli e udirne le voci era pressante. Anche personalità di spicco vi si dedicarono; fra questi ci fu sir Arthur Conan Doyle il quale, diversamente dal suo famoso personaggio Sherlock Holmes, non vi si accostava con mente razionale ma con una sorta di fanatismo romantico.




Conan Doyle e Houdini si incontrarono e strinsero amicizia. Il mago era disponibile, anzi sperava di cambiare opinione sui medium, ma non aveva alcuna intenzione di accettare lo spiritismo, il mesmerismo e la negromanzia come verità rivelate. Iniziò la ricerca di un medium autentico, ma incontrò i soliti imbroglioni con i soliti trucchi.











  Perciò lanciò una sfida durante la serie di conferenze che fece sull'argomento, promettendo un premio in denaro se non fosse riuscito a riprodurre un qualsiasi fenomeno fra quelli che avvenivano nel corso delle sedute spiritiche. Le sue conferenze in Europa e in America erano seguite da un folto pubblico, poichè vi mescolava anche lo spettacolo, dava spiegazioni, faceva sollevare i tavolini, faceva suonare apparentemente da soli gli strumenti musicali, faceva comparire messaggi su lavagne e quant'altro. Il pubblico andava in visibilio. Smascherare i falsi medium divenne per lui un'attività importante da alternare a quella di mago. Tutto questo portò alla definitiva rottura con Conan Doyle, che gli si oppose pubblicamente.


 Sempre negli anni '20 pubblicò un paio di libri dove svelava alcuni dei suoi trucchi. Vi veniva spiegato che molti lucchetti e molte manette possono venire aperti solo applicando ad essi una forza sufficiente in un modo piuttosto particolare, altri invece possono venire aperti con l'aiuto delle stringhe delle scarpe. Altre volte Houdini usava chiavi o bastoncini opportunamente nascosti. Era in grado di fuggire da un barile per il latte riempito d'acqua il cui tappo era legato ad un collare da lui indossato, perché il collare poteva essere staccato dall'interno. Quando era legato da corde o da una camicia di forza, riusciva a crearsi uno spazio per muoversi dapprima allargando spalle e torace, poi allontanando appena le braccia dal corpo e quindi disarticolando le spalle.
Con grande onestà insisteva sempre, anche nelle interviste, che la sua non era ''magia'' in senso stretto, ma abilità. Non voleva esser confuso con un ciarlatano, eppure in tanti continuavano a credere che dovesse per forza avere dei poteri sovrannaturali; anche la ''divina'' Sarah Bernhardt gli chiese se, usando la magia, potesse farle ricrescere la gamba che gli era stata amputata.

 Sempre attivo ed instancabile si interessò di aviazione e poi di cinema. Girò alcuni film muti in qualità di attore, poi anche di produttore esecutivo e regista.



 Nel 1926, all'apice della sua carriera, Harry Houdini morì, a soli 52 anni. La causa è controversa. Due settimane prima aveva ricevuto dei pugni all'addome da parte di un giovane pugile che era andato a trovarlo nel suo camerino. Questi aveva voluto testare i suoi leggendari muscoli addominali e il mago aveva acconsentito, ma il giovane aveva sferrato il pugno senza che Harry fosse preparato, e si era accanito a sferrarne altri prima che qualcuno lo trascinasse via, mentre Houdini si accasciava a terra in preda al dolore. I dolori rimasero, fortissimi, ma lui quella sera eseguì ugualmente lo spettacolo. La notte non potè dormire, ma riuscì a terminare anche i due spettacoli dell'indomani, poi la compagnia si trasferì a Detroit. Ma qui i dolori erano così acuti che non potè più nasconderli. Aveva la febbre alta e il medico fece una diagnosi di appendicite acuta. Houdini rifiutò il ricovero e si ostinò a fare la sua esibizione per non deludere il pubblico in un teatro al completo. Riuscì a portarlo a termine, ma la notte stessa fu ricoverato d'urgenza. Fu operato, ma la peritonite era così grave che non ci fu niente da fare. Sopravvisse ancora una settimana e infine morì fra le braccia della moglie.


Al funerale parteciparono migliaia di persone. Fu seppellito a New York, nel Queens. 













 Prima di spegnersi aveva stretto un patto con Bess: se davvero era possibile che i morti comunicassero con i vivi, lui si sarebbe messo in contatto con lei dall'aldilà tramite un codice sul quale si accordarono. Bess, fedele al patto, da allora partecipò ad una seduta spiritica ad ogni anniversario della sua morte, per dieci anni. Ma nessun medium fu mai in grado di citare il codice.
Che il grande Houdini fosse morto di banali complicanze di un'appendicite lasciò tutti un po' perplessi, e si cominciò a mormorare fin dal giorno del funerale di un possibile avvelenamento. In effetti Houdini si era fatto molti nemici screditando spiritisti e negromanti, e da tempo riceveva delle lettere che lo minacciavano di morte. E' pur vero che  anche Bess, che prendeva i pasti col marito,  era stata molto male con qualche giorno di anticipo rispetto a lui: le era stata diagnosticata una intossicazione alimentare, che aveva richiesto un'assistenza infermieristica  di diversi giorni. Inoltre il certificato di morte di Houdini conteneva qualche errore grossolano sul quale si speculò. E infine stranamente fu negata l'autopsia, nonostante le richieste della moglie e della compagnia di assicurazioni, la quale poi liquidò alla vedova un'ingentissima somma.
A distanza di ottant'anni un pronipote di Harry, certo che lo zio fosse stato assassinato dalla congrega dei suoi nemici più accaniti, chiese che il corpo fosse riesumato per cercare tracce di arsenico. Era il 2007, e pareva che la cosa dovesse andare avanti, ma sul web non ho trovato alcuna notizia successiva. Certo il mito di Harry Houdini è ancora talmente vivo che non è nemmeno strano che un lontano parente continui a sfruttarne la notorietà, così come la moglie continuò per dieci anni e oltre a far parlare la stampa, dare spago agli spiritisti, rilasciare interviste e molto altro.



 Il cinema ovviamente si è occupato a più riprese di Harry Houdini. Ricordo qui solo il film del '53: Il Mago Houdini, interpretato da Tony Curtis, perchè contribuì a diffondere diversi equivoci sulla sua vita. In particolare rimase impressa negli spettatori l'idea che fosse morto durante l'esecuzione del difficile numero della Cassa della tortura cinese (benchè nel finale del film, molto ambiguo, si intraveda il mago malandato ma ancora vivo).


 FINE


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