giovedì 23 giugno 2016


ARTE


I PITTORI DELLE FATE

John Anster Fitzgerald

Nell'Inghilterra vittoriana si diffuse un senso di disorientamento, uno sradicamento dovuto alla rivoluzione industriale. La vita cambiava velocemente, da un lato in meglio, grazie alle nuove invenzioni, dall'altro i tempi diventavano sempre più cupi perchè nè la gente nè il Paese riuscivano ad adeguarsi sufficientemente in fretta ai tempi nuovi. 
Ci fu allora un desiderio di fuga dalla realtà, una voglia di colmare i vuoti con una tendenza verso il Romanticismo, l'irrealtà, la mitologia e il misticismo. 
Ciò avvenne in tutti i campi. L'architettura volse al gotico. In letteratura si risvegliò l'interesse per alcune commedie di Shakespeare che fino ad allora avevano presentato dei problemi tecnici di messa in scena: con le nuove macchine e la luce a gas si rinfrescarono lavori come ''La Tempesta'' o il ''Sogno di una notte di mezza estate'', dandone rappresentazioni più realistiche ricche di effetti speciali, così come anche ''La Regina delle Fate'' di Spenser e altri.
Tornarono di gran moda i miti della Tavola Rotonda, lo spiritismo, le fate e gli gnomi.
Furono pubblicati curiosi libri per l'infanzia quali i due volumi di Peter Pan, di James Barrie, e quelli delle Avventure di Alice, di Carroll.
Anche in pittura, fra tante nuove correnti, ne nacque una particolarmente bizzarra: la Fairy Painting, o pittura delle fate e del fiabesco. Ad essa si avvicinarono alcuni pittori romantici e diversi pittori preraffaelliti. 

John Everett Millais: Cinderella
J. E. Millais: Ferdinando ascolta Ariel senza vederlo

Dante Gabriel Rossetti: una fata

Henry Meynell Rheam: La fata dei boschi

Arthur Hughes: Danza delle fate la notte del solstizio

Le fate vittoriane sono creature molto diverse da quelle che popolano le fiabe francesi e italiane. Queste ultime, lontane discendenti delle Moire greche o delle Parche latine, indossano in genere ricche vesti medievali, cappello a pan di zucchero, e posseggono una bacchetta magica. Ve ne sono sia buone che cattive. Qui a fianco vediamo l'aspetto classico che una fata ha nell'immaginario di una bimba dell'Europa del sud.






 Le fate vittoriane invece sono di origine irlandese o britannica, dotate di magici poteri, ma di piccolissime dimensioni, alate e di animo nobile. Vivono nei boschi insieme ad altre magiche creature del Piccolo Popolo, quali Folletti, Gnomi e Elfi di origine nordica e irlandese, e una miriade d'altri esserini.
















Alcuni pittori d'epoca vittoriana si specializzarono in questo campo. Il più famoso in assoluto fu senza dubbio lo schzofrenico Richard Dadd. Sarebbe potuto essere un ottimo pittore orientalista ma, durante un viaggio sul Nilo subì un drammatico cambio di personalità e si convinse di essere stato investito del ruolo di difensore di Osiride. Vedendo nel proprio padre un nemico del suo dio, lo uccise, e passò il resto della sua vita in manicomio. Qui fu incoraggiato a dipingere e fu molto prolifico. Il suo capolavoro, e senza dubbio l'opera più famosa, è ''The Fairy Feller's Master-Stroke''
o Il colpo da maestro del taglialegna fatato.  
 
Potete ingrandirlo per apprezzarlo al meglio

 Il dipinto fu terminato nel 1864 dopo un lavoro durato 9 anni. La tecnica è quella della pittura ad olio, ma è stata usata in modo particolare, in maniera che in vari punti l'effetto è tridimensionale.
Nonostante le dimensioni ridotte (circa 54x39) è un capolavoro di straordinaria complessità. Raffigura un taglialegna che si prepara a spaccare in due una nocciola per ricavarne la nuova carrozza della Regina Mab, la fata in miniatura citata da Shakespeare in ‘’Romeo e Giulietta’’ ["La regina Mab è venuta a trovarti. Essa è la levatrice delle fate, e viene in forma non più grossa di un’agata (…). I raggi delle ruote del suo carro son fatti di lunghe zampe di ragno (…), il cocchiere è un moscerino in livrea grigia (…). Il suo cocchio è un guscio di nocciola, lavorato dal falegname scoiattolo o dal vecchio verme, da tempo immemorabile carrozzieri delle fate"]. 


Titania, regina delle Fate, e Oberon, re degli Elfi (col braccio alzato pronto a segnalare al taglialegna il momento giusto per abbassare l’ascia) sono presi dal ‘’Sogno di una notte di mezza estate’’. Fate e folletti contemplano la scena. A parte i personaggi tratti da Shakespeare, tutti gli altri sono frutto della fantasia visionaria di Dadd. 
Lo stesso Dadd ci spiega in un suo poemetto che i soggetti si sono riuniti al comando dell'uomo dalla barba bianca nel mezzo con un cappello d'oro e un bastone. Stanno guardando il Magico Taglialegna in marrone, che sta per aprire in due una nocciola con la sua ascia, per farne una nuova carrozza per la Regina delle Fate, Mab. La minuscola figura di quest'ultima può essere vista mentre attraversa con la vecchia carrozza attaverso il bordo del cappello dell'uomo barbuto.
 L’intero quadro è pieno di personaggi da cima a fondo, un po’ nascosti tra i fiori, le bacche e i lunghi bellissimi fili d’erba, che ci danno la misura effettiva degli esseri fatati. L’assenza di prospettiva utilizzata dall’artista contribuisce ad aumentare l’atmosfera magica.
I vari gruppi nel cerchio più basso, in senso antiorario partendo dal Taglialegna delle Fate sono:


- lo Stalliere, il Monaco Contadino e "Volontà da Carrettiere";


- due cittadini; 
















  - uno zoticone con la testa da satiro (che è seduto), un politico, "qualche dandy fatato", la sua ninfa, due elfi, un pedagogo (accovacciato), e dietro il mago furbetto;
 Foto a fianco:
- due ancelle, Lubin e la sua "Chloe o Phyllis";
- due nani congiurati.






 


Foto sotto: In alto a sinistra ci sono "un pezzente ed un festaiolo" e "una libellula trombettista"; alla destra ci sono: soldato, marinaio, calderaio, sarto, contadinello, farmacista, ladro. Una curiosità: il farmacista è il ritratto del padre ucciso.

Questo straordinario dipinto fu descritto in una canzone di Freddie Mercury, dei Queens, da lui composta dopo aver visto l’opera alla Tate Gallery di Londra ed esserne rimasto affascinato. Freddie ammirava i miti, in particolare quelli legati a Shakespeare, amava l’età vittoriana, era un artista molto complesso, un creativo che sapeva apprezzare l’arte, amava i giochi di parole, il romanticismo, era un grande interprete e un uomo raffinato. Niente di strano dunque, che fosse rimasto colpito dal dipinto e dal suo autore: con Richard Dadd aveva in comune la follia del genio artistico.
La canzone scritta da Freddie porta lo stesso titolo del quadro ed è fra le più assurde e visionarie dell’artista. Sostanzialmente è una particolareggiata descrizione dei personaggi che popolano il dipinto. Pubblico qui sotto il testo della canzone e la traduzione.



The Fairy Feller's Master-Stroke

He's a fairy feller        
The fairy folk have gathered round
the new moon shine          
To see the feller crack a nut at nights noon time     
To swing his axe he swears,              
as it climbs he dares                 
To deliver...
The master-stroke
Ploughman, "waggoner will", and types              
Politician with senatorial pipe   
he's a dilly-dally-o            
Pedagogue squinting, wears a frown         
And a satyr peers under lady's gown,               
dirty fellow    
What a dirty laddio   
Tatterdemalion and a junketer
There's a thief and a dragonfly trumpeter - he's my hero
Fairy dandy tickling the fancy of his lady friend   
The nymph in yellow "can we see the master-stroke"     
What a quaere fellow
Soldier, sailor, tinker, tailor, ploughboy                    
Waiting to hear the sound    
And the arch-magician presides
He is the leader
Oberon and Titania watched by a harridan      
Mab is the queen and there's a good apothecary-man
Come to say hello         
Fairy dandy tickling the fancy of his lady friend   
The nymph in yellow
What a quaere fellow
The ostler stares with hands on his knees       
Come on Mr.Feller, crack it open if you please        


Lui è un magico taglialegna
Gli esseri fatati si sono radunati
al chiarore della luna nuova
Per vedere il taglialegna rompere un noce a mezzanotte
Egli giura di assestare il colpo d’ascia,
mentre ci si arrampica egli deve provare
A vibrare... 
il colpo maestro 
Il contadino, "energia da carrettiere", e tipi così
Il politico, con la pipa da saggio
lui è uno che perde il suo tempo
Il pedagogo guarda storto, con viso arcigno
e un satiro scruta da sotto l'abito di una signora,
Osceno individuo
Che brutto ragazzaccio
pezzente e festaiolo         
C'è un ladro e un trombettista libellula - è il mio eroe
Un magico dandy stuzzica la fantasia della sua amica
La ninfa in giallo "si può vedere questo colpo maestro"
Che domanda         
Il soldato, il marinaio, lo stagnaio, il sarto il contadinello
In attesa di sentire il colpo
E il gran mago presiede       
Lui è il capo   
Oberon e Titania tenuti d'occhio da una strega
Mab è la regina e c'è un buon farmacista          
Venuti a portare un saluto
Un magico dandy stuzzica la fantasia della sua amica
La ninfa in giallo 
Che domanda         
Lo stalliere osserva con le mani sulle ginocchia
Andiamo Signor Taglialegna, spaccala in due per favore




 Un altro pittore di fate fu John Anster Fitzgerald. Tipica la sua pittura confusionaria e spesso cupa. Di seguito pubblico diversi esempi. Da notare come spesso i suoi folletti ricordano le creature da incubo di Hieronimus Bosch.
Fairyland

Le fate hanno catturato il pettirosso

Seppellimento del pettirosso

Il concerto


Il banchetto delle fate

Titania e Bottom (Sogno di una notte di mezza estate)

Lo scozzese Joseph Noel Paton dipinse scene incredibilmente particolareggiate. Ne pubblico due, con Titania e Oberon.



La corrente pittorica conobbe molta fortuna per parecchi decenni.

Ariel e calibano (William Bell Scott)
Edwin Landseer

 Qui sotto quattro opere di Richard Doyle:



Danza di fate


Danza di fate


Illustrazione per la fiaba Rosa Rossa e Neve Bianca
Spesso questa corrente pittorica sconfinò nell'illustrazione, e fu infatti in questo periodo che cominciò l'età dell'oro per i libri per l'infanzia. Molti artisti si trovano a cavallo tra la definizione di pittore e quella di illustratore:

Worwick Goble

Joanna Lannister

James Browne


L'interesse per la Fairy Painting durò finchè la Grande Guerra non pose fine bruscamente alle velleità di romanticismo. 
Gli ultimi splendidi guizzi di questa corrente furono quelli di Rackham.
 Benchè in genere Arthur Rackham sia considerato un illustratore, la sua arte non ne è per questo diminuita in alcun modo. Si tratta infatti di un grandissimo artista. 
Alcune illustrazioni per Peter Pan nei Giardini di Kensington:




 ...e altre illustrazioni per libri di fiabe:








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  Un episodio bizzarro riaccese l'interesse per l'argomento delle fate e degli gnomi e passò alla storia come ''Le Fate di Cottingley''.


Due cugine del piccolo borgo di Cottingley, Frances di10 anni e Elsie di 16 scattarono delle foto dove esse stesse appaiono insieme ad alcune fate. Era il 1917, l'apparecchio fotografico era del padre di Elsie che, quando sviluppò le lastre, le ritenne un falso e proibì alla figlia di ripetere l'esperienza. La mamma invece si convinse che l'incontro con le fate, così come lo raccontavano le ragazze, era vero. La donna si interessava al mondo dell'occulto ed era convinta di avere ella stessa memoria di vite precedenti. Alcuni anni dopo, durante una riunione del gruppo teosofico di cui faceva parte, portò l'attenzione sulle foto scattate in giardino dalla figlia e dalla nipote. Tali foto vennero autenticate nel 1920 dal teosofo Edward Gardner. 


Venne a conoscenza della cosa anche lo scrittore Conan Doyle, che in quel periodo stava scrivendo un articolo sulle fate e che si era sempre interessato di spiritismo. Egli mostrò le foto ad un fisico, che le giudicò false. Si rivolse allora ad esperti di fate, che reputarono le acconciature un po' troppo alla moda. Dopo aver consultato un chiaroveggente, prese infine accordi con Edward Gardner e con le autrici degli scatti per incontrarsi a Cottingley. Furono impressionate altre lastre fornite da Conan Doyle dopodichè lo scrittore pubblicò un articolo intitolato: Fate fotografate - un evento epocale, dimostrandosi così, non per la prima volta nè per l'ultima, uno sprovveduto allocco.
L'articolo scatenò polemiche a non finire dividendo il pubblico in due fazioni e le reazioni furono fortissime. 


Quando le acque cominciavano a calmarsi, nella primavera del '21 le due ragazze produssero delle nuove foto. Per Gardner e per Conan Doyle si trattava della prova decisiva. Per il padre di Elsie (che aveva sviluppato anche stavolta le lastre) fu il crollo di un mito: aveva stimato molto il creatore di Sherlok Holmes e non si capacitava di come si fosse fatto imbrogliare dalla figlia, che andava pure male a scuola!
Dimostrando l'esistenza delle fate Conan Doyle voleva arrivare a dimostrare tutte le sue teorie sullo spiritismo e il mondo dell'occulto. Sull'onda di questa vicenda scrisse molti altri articoli, e furono in tanti a credergli. 
La cosa più straordinaria fu come due ragazzine riuscirono a mantenere così bene il segreto, e in effetti ad imbrogliare il mondo intero. Nonostante negli anni successivi fossero state intervistate molte volte, non si riuscì a far loro ammettere niente, fino al 1983. Fu allora che finalmente raccontarono che si trattava di sagome di cartone sostenute da spilli e fili, invisibili nelle fotografie pionieristiche dell'epoca. Lo scherzo, iniziato involontariamente, aveva poi preso loro la mano.
Dopo il clamore di questa vicenda, si dovettero attendere gli anni'70 e la New Age perchè la passione per le fate e per il genere fantasy si rinverdisse, con romanzi, pittura e giochi di ruolo. 


 FINE


Charles Altamont Doyle: Danza intorno alla luna




Troverete argomenti attinenti a questo in altri post:


 Un'altra figura piuttosto deludente Sir Arthur Conan Doyle la fa in questo post:





 

giovedì 16 giugno 2016

CANZONI


LA CANZONE DEL MAGGIO


In Italia questa canzone è conosciuta nella versione di Fabrizio De Andrè, che l'aveva ricevuta in regalo dall'autrice, Dominique Grange, cantautrice militante nella Gauche Prolétairienne. Lei non volle nemmeno i diritti d'autore; questo peraltro non sembra un buon motivo perchè De Andrè ne tacesse il nome. Infatti, nel 33 giri nel quale la pubblicò nel 1973 (Storia di un impiegato), si limitò a scrivere: ''tratto da una canzone del maggio francese''.
Dal Sessantotto ad oggi è passato quasi mezzo secolo, e per molti questa canzone può risultare oscura. Aggiungo quindi una breve e chiarissima spiegazione tratta dal web, sotto forma di note. Non ho trovato il nome dell'autore che, se dovesse riconoscersi, è pregato di segnalarmelo.







 Canzone del maggio

Lottavano così come si gioca
i cuccioli del maggio era normale
loro avevano il tempo anche per la galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera...


Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
 Si rivolge a quelli che chiamavamo i "borghesi", alle persone che avevano paura del cambiamento, paura di annusare l'aria di rivolta, più semplicemente persone che avevano una vita già inquadrata, che volevano la tranquillità ed il quieto vivere. La Millecento era una macchina da media borghesia. Chiaro ciò che dice Faber: anche voi siete coinvolti, anche se fate finta di non vedere
 
                             
 

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
 le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.
le rivolte giovanili erano all'ordine del giorno, gli scontri con la polizia cosa usuale, le fabbriche e le scuole venivano occupate dai "rivoltosi", ma i "borghesi" volevano continuare a pensare che nulla stesse succedendo, che tanto le fabbriche avrebbero riaperto, la polizia avrebbe arrestato qualche testa calda. Loro, i borghesi, la maggioranza, erano innocenti, non c'entravano nulla con la rivolta ... ma comunque erano coinvolti


Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

I ragazzi lottavano per una società migliore, i "borghesi" se ne stavano rintanati nelle loro case, Non volevano entrarci ... eppure erano coinvolti.




E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,

per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

 Perchè continua a dire che anche loro, i "borghesi" erano coinvolti? Perchè nessuno può non lasciarsi coinvolgere, nella sua stessa storia, nella storia dell'uomo che tutti gli uomini accomuna; perchè ognuno di noi, anche se sceglie l'immobilità, "agisce", perchè anche la stessa immobilità è "scelta" e quindi "azione". Il libero arbitrio per De Andrè, non è "delegabile" ed anche quando si decide di "delegarlo" ci torna indietro come un boomerang, in questo caso con tutto il peso di una scelta non fatta.



 Potete ascoltare qui due versioni di Fabrizio De Andrè, la prima corrispondente al testo riportato sopra; la seconda (che non è mai stata incisa su album) con un testo assai più crudo e una traduzione più libera. 


Il testo originale della Grange (che di canzoni sessantottine ne scrisse diverse) è questo:

Chaqun de vous est concerné

Même si le mois de mai,
Ne vous a guère touché,
Même s’il n’y a pas eu,
De manif’ dans votre rue.
Même si votre voiture
n’a pas été incendiée,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez feint,
De croire qu’il ne se passait rien,
Quand dans le pays entier,
Des usines s’arrêtaient
Même si vous n’avez rien fait,
Pour aider ceux qui luttaient,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez fermé,
Votre porte à notre nez,
Une nuit où nous avions,
Les CRS aux talons,
Si vous nous avez laissés,
Matraqués sur le palier,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si dans votre ville
Tout est resté bien tranquille,
Sans pavés, sans barricades,
Sans blessés et sans grenades.
Même si vous avez gobé,
Ce que disait la télé,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si vous croyez maintenant,
Que tout est bien comme avant,
Parce que vous avez voté,
L’ordre et la sécurité
Même si vous ne voulez pas,
Que bientôt on remette ça,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Potete ascoltarla qui, dove Dominique, consapevole che la larghissima diffusione della sua canzone era dovuta molto anche a De Andrè, gli dedica un omaggio iniziale. La musica della versione originale, scritta dalla Grange, è completamente diversa. De Andrè infatti ne riscrisse la melodia, mantenendo invece la lettera e lo spirito del testo, per quanto possibile.
A seguito del grande successo di De Andrè, la canzone è stata tradotta e cantata in varie lingue: inglese, portoghese, occitano, finlandese, ed anche in francese (intendo il testo di Fabrizio ritradotto letteralmente).


Aggiungo un breve articolo di Nino Gorio apparso su Il sole 24 ore, che spiega il maggio del Sessantotto a chi non l'ha vissuto.
 
''In principio fu Nanterre, poi venne la Sorbona e infine il resto della Francia, che per più di un mese piombò in un clima insurrezionale, con occupazioni, cortei, scontri e barricate ovunque. Fu una quasi-rivoluzione, che dalle università si estese alle fabbriche, facendo scricchiolare la Quinta Repubblica. Tutto ciò accadeva 40 anni fa: era da un secolo che Parigi non vedeva niente di simile. Poi Charles De Gaulle, "padre della patria", andò in Tv, lanciò un appello alla nazione, indisse le elezioni e sbaragliò tutti: barricate e partiti avversari.
 L'hanno chiamato "maggio francese", perché la fase acuta della rivolta iniziò il 3 maggio, con i primi scontri alla Sorbona. Ma è un nome improprio, perché in realtà il "maggio" iniziò a marzo e finì in giugno. Mese o quadrimestre che fosse, quel periodo fu il clou del Sessantotto europeo, dove "Sessantotto" va scritto, come d'uso, in lettere e con la "S" maiuscola, perché non indica solo una data, ma anche quell'eterogeneo movimento giovanile che attraversò mezzo mondo, segnando - nel bene e nel male - un'intera generazione.


 Perché la rivolta? La miccia che innescò l'incendio fu una riforma, proposta da Christian Fouchet (ministro dell'Educazione nel governo gollista di Georges Pompidou), che tendeva a creare un legame stretto fra università e mondo produttivo. All'inizio del 1968 il progetto, definito "tecnocratico", creò diffusi malumori, soprattutto nelle facoltà umanistiche, che si sentivano marginalizzate. Il 22 marzo si registrò un primo atto di protesta: circa 200 studenti occuparono la Facoltà di lettere dell'Università di Nanterre, sobborgo di Parigi.


 Ma Fouchet era solo una miccia casuale: già dal 1967 tutti gli ambienti giovanili d'Europa erano in fermento. Motivi: sovraffollamento delle università, incertezza degli sbocchi professionali, crisi dei valori tradizionali, scarso ricambio nelle classi dirigenti. In Germania l'epicentro del movimento era Berlino Ovest, patria di Rudi Dutschke, capo carismatico degli studenti di sinistra. Quanto all'Italia, tutto era iniziato a Trento, dove gli studenti avevano occupato la Facoltà di sociologia con mesi di anticipo rispetto ai loro omologhi di Nanterre.
 Articolati in gruppi diversi, i vari movimenti dell'Europa Occidentale erano accomunati da alcune parole d'ordine: anti-autoritarismo, anti-consumismo, rifiuto della "società borghese". Da una certa fase in poi li accomunò anche una diffusa violenza, sia inferta che subita. La Germania vide scorrere il primo sangue l'11 aprile con un attentato a Dutschke.

La battaglia di Valle Giulia
  L'Italia ebbe il battesimo del fuoco il 1° marzo, con la "battaglia di Valle Giulia", nata dal tentativo di un corteo di entrare a forza nella Facoltà di architettura, presidiata dalla polizia.
Ma torniamo alla Francia, che arrivò ultima sulla scena del Sessantotto, per diventarne però la primattrice. Il 2 maggio, dopo 40 giorni di occupazione, l'Università di Nanterre fu sgomberata dalla polizia. La prova di forza ebbe l'effetto opposto dal voluto; infatti l'indomani gli studenti sloggiati si trasferirono alla Sorbona e contagiarono la maggiore università parigina coi loro slogan perentori: "L'immaginazione al potere", "Tutto e subito", "Vietato vietare". A guidarli era un anarchico nato tedesco: Daniel Cohn-Bendit, detto Dany il Rosso.




 La situazione precipitò subito: lo stesso 3 maggio la polizia circondò la Sorbona e ci furono i primi scontri; il 7 e l'8 grandi cortei attraversarono Parigi; il 10 nel Quartiere Latino (il rione dell'università, a sud della Senna) sorsero barricate e per tutta notte le vie divennero un campo di battaglia, con centinaia di feriti. Il giorno 13 la rivolta toccò l'apice: mentre un manipolo di studenti occupava la Sorbona, 800mila scioperanti bloccavano Parigi, sfilando al grido di "Ce n'est qu'un debut, continuons le combat" ("È solo l'inizio, continuiamo la lotta").
 Ormai il "maggio" non era più solo una rivolta di studenti: la protesta universitaria si era saldata con vertenze contrattuali di varie categorie, creando una miscela esplosiva che sfuggiva di mano anche alla Cgt, la Cgil francese. Fuori Parigi si moltiplicavano le fabbriche occupate: il 14 erano solo due, a Nantes e in Lorena; ma il giorno dopo divennero 50, sparse in tutto il territorio nazionale. Il 20 fu occupato anche il porto di Marsiglia. E il 21, mentre alla Sorbona parlava Jean-Paul Sartre, un nuovo sciopero coinvolse ben 7 milioni di persone.


 Il "maggio" era sempre più eversivo per la Francia gollista. Eversivi erano non solo gli atti di violenza, né solo i danni economici: tale era anche l'atteggiamento irridente con cui i ribelli della Sorbona trattavano istituzioni e modelli di comportamento tradizionali. Nei cortei sfilavano ragazze a seno nudo, con berretto frigio in testa e bandiera rossa in mano, caricature di Marianne, icona femminile della "Republique". E nel Quartiere Latino nuove targhe ribattezzavano le vie: boulevard St-Michel divenne in quei giorni "rue du Vietnam héroique".
 Poi il vento cambiò, i cortei si assottigliarono e in piazza cominciò a scendere tutta un'altra Francia, quella che chiedeva normalità. Il giorno di svolta fu il 25, quando si registrarono i primi due morti dall'inizio degli scontri, un poliziotto e un manifestante. Il colpo di grazia arrivò il 26, quando i francesi si sentirono dire che la benzina doveva essere razionata, per le difficoltà di rifornimento create da scioperi e disordini. Morale: il giorno 30 un nuovo, imponente corteo attraversò Parigi; non reclamava "tutto e subito", bensì "ordine subito".
 Così, mentre il socialista François Mitterrand, principale leader di opposizione, chiedeva un governo di unità e pacificazione nazionale, De Gaulle fiutò l'aria favorevole e spiazzò tutti: apparve in Tv, sciolse l'Assemblea nazionale (Camera) e convocò nuove elezioni per fine giugno. Alla Sorbona ci furono alcuni colpi di coda, ma ormai il futuro era segnato: alle elezioni il partito gollista Udr fece il pieno, portando a casa 297 seggi su 487. De Gaulle aveva stravinto: oltre alle barricate aveva spazzato via anche l'opposizione parlamentare.''

FINE