giovedì 16 giugno 2016

CANZONI


LA CANZONE DEL MAGGIO


In Italia questa canzone è conosciuta nella versione di Fabrizio De Andrè, che l'aveva ricevuta in regalo dall'autrice, Dominique Grange, cantautrice militante nella Gauche Prolétairienne. Lei non volle nemmeno i diritti d'autore; questo peraltro non sembra un buon motivo perchè De Andrè ne tacesse il nome. Infatti, nel 33 giri nel quale la pubblicò nel 1973 (Storia di un impiegato), si limitò a scrivere: ''tratto da una canzone del maggio francese''.
Dal Sessantotto ad oggi è passato quasi mezzo secolo, e per molti questa canzone può risultare oscura. Aggiungo quindi una breve e chiarissima spiegazione tratta dal web, sotto forma di note. Non ho trovato il nome dell'autore che, se dovesse riconoscersi, è pregato di segnalarmelo.







 Canzone del maggio

Lottavano così come si gioca
i cuccioli del maggio era normale
loro avevano il tempo anche per la galera
ad aspettarli fuori rimaneva
la stessa rabbia la stessa primavera...


Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.
 Si rivolge a quelli che chiamavamo i "borghesi", alle persone che avevano paura del cambiamento, paura di annusare l'aria di rivolta, più semplicemente persone che avevano una vita già inquadrata, che volevano la tranquillità ed il quieto vivere. La Millecento era una macchina da media borghesia. Chiaro ciò che dice Faber: anche voi siete coinvolti, anche se fate finta di non vedere
 
                             
 

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
 le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credervi assolti
siete lo stesso coinvolti.
le rivolte giovanili erano all'ordine del giorno, gli scontri con la polizia cosa usuale, le fabbriche e le scuole venivano occupate dai "rivoltosi", ma i "borghesi" volevano continuare a pensare che nulla stesse succedendo, che tanto le fabbriche avrebbero riaperto, la polizia avrebbe arrestato qualche testa calda. Loro, i borghesi, la maggioranza, erano innocenti, non c'entravano nulla con la rivolta ... ma comunque erano coinvolti


Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciandoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

I ragazzi lottavano per una società migliore, i "borghesi" se ne stavano rintanati nelle loro case, Non volevano entrarci ... eppure erano coinvolti.




E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,

per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

 Perchè continua a dire che anche loro, i "borghesi" erano coinvolti? Perchè nessuno può non lasciarsi coinvolgere, nella sua stessa storia, nella storia dell'uomo che tutti gli uomini accomuna; perchè ognuno di noi, anche se sceglie l'immobilità, "agisce", perchè anche la stessa immobilità è "scelta" e quindi "azione". Il libero arbitrio per De Andrè, non è "delegabile" ed anche quando si decide di "delegarlo" ci torna indietro come un boomerang, in questo caso con tutto il peso di una scelta non fatta.



 Potete ascoltare qui due versioni di Fabrizio De Andrè, la prima corrispondente al testo riportato sopra; la seconda (che non è mai stata incisa su album) con un testo assai più crudo e una traduzione più libera. 


Il testo originale della Grange (che di canzoni sessantottine ne scrisse diverse) è questo:

Chaqun de vous est concerné

Même si le mois de mai,
Ne vous a guère touché,
Même s’il n’y a pas eu,
De manif’ dans votre rue.
Même si votre voiture
n’a pas été incendiée,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez feint,
De croire qu’il ne se passait rien,
Quand dans le pays entier,
Des usines s’arrêtaient
Même si vous n’avez rien fait,
Pour aider ceux qui luttaient,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si vous avez fermé,
Votre porte à notre nez,
Une nuit où nous avions,
Les CRS aux talons,
Si vous nous avez laissés,
Matraqués sur le palier,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si dans votre ville
Tout est resté bien tranquille,
Sans pavés, sans barricades,
Sans blessés et sans grenades.
Même si vous avez gobé,
Ce que disait la télé,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Même si vous croyez maintenant,
Que tout est bien comme avant,
Parce que vous avez voté,
L’ordre et la sécurité
Même si vous ne voulez pas,
Que bientôt on remette ça,
Même si vous vous en foutez,
Chacun de vous est concerné.

Potete ascoltarla qui, dove Dominique, consapevole che la larghissima diffusione della sua canzone era dovuta molto anche a De Andrè, gli dedica un omaggio iniziale. La musica della versione originale, scritta dalla Grange, è completamente diversa. De Andrè infatti ne riscrisse la melodia, mantenendo invece la lettera e lo spirito del testo, per quanto possibile.
A seguito del grande successo di De Andrè, la canzone è stata tradotta e cantata in varie lingue: inglese, portoghese, occitano, finlandese, ed anche in francese (intendo il testo di Fabrizio ritradotto letteralmente).


Aggiungo un breve articolo di Nino Gorio apparso su Il sole 24 ore, che spiega il maggio del Sessantotto a chi non l'ha vissuto.
 
''In principio fu Nanterre, poi venne la Sorbona e infine il resto della Francia, che per più di un mese piombò in un clima insurrezionale, con occupazioni, cortei, scontri e barricate ovunque. Fu una quasi-rivoluzione, che dalle università si estese alle fabbriche, facendo scricchiolare la Quinta Repubblica. Tutto ciò accadeva 40 anni fa: era da un secolo che Parigi non vedeva niente di simile. Poi Charles De Gaulle, "padre della patria", andò in Tv, lanciò un appello alla nazione, indisse le elezioni e sbaragliò tutti: barricate e partiti avversari.
 L'hanno chiamato "maggio francese", perché la fase acuta della rivolta iniziò il 3 maggio, con i primi scontri alla Sorbona. Ma è un nome improprio, perché in realtà il "maggio" iniziò a marzo e finì in giugno. Mese o quadrimestre che fosse, quel periodo fu il clou del Sessantotto europeo, dove "Sessantotto" va scritto, come d'uso, in lettere e con la "S" maiuscola, perché non indica solo una data, ma anche quell'eterogeneo movimento giovanile che attraversò mezzo mondo, segnando - nel bene e nel male - un'intera generazione.


 Perché la rivolta? La miccia che innescò l'incendio fu una riforma, proposta da Christian Fouchet (ministro dell'Educazione nel governo gollista di Georges Pompidou), che tendeva a creare un legame stretto fra università e mondo produttivo. All'inizio del 1968 il progetto, definito "tecnocratico", creò diffusi malumori, soprattutto nelle facoltà umanistiche, che si sentivano marginalizzate. Il 22 marzo si registrò un primo atto di protesta: circa 200 studenti occuparono la Facoltà di lettere dell'Università di Nanterre, sobborgo di Parigi.


 Ma Fouchet era solo una miccia casuale: già dal 1967 tutti gli ambienti giovanili d'Europa erano in fermento. Motivi: sovraffollamento delle università, incertezza degli sbocchi professionali, crisi dei valori tradizionali, scarso ricambio nelle classi dirigenti. In Germania l'epicentro del movimento era Berlino Ovest, patria di Rudi Dutschke, capo carismatico degli studenti di sinistra. Quanto all'Italia, tutto era iniziato a Trento, dove gli studenti avevano occupato la Facoltà di sociologia con mesi di anticipo rispetto ai loro omologhi di Nanterre.
 Articolati in gruppi diversi, i vari movimenti dell'Europa Occidentale erano accomunati da alcune parole d'ordine: anti-autoritarismo, anti-consumismo, rifiuto della "società borghese". Da una certa fase in poi li accomunò anche una diffusa violenza, sia inferta che subita. La Germania vide scorrere il primo sangue l'11 aprile con un attentato a Dutschke.

La battaglia di Valle Giulia
  L'Italia ebbe il battesimo del fuoco il 1° marzo, con la "battaglia di Valle Giulia", nata dal tentativo di un corteo di entrare a forza nella Facoltà di architettura, presidiata dalla polizia.
Ma torniamo alla Francia, che arrivò ultima sulla scena del Sessantotto, per diventarne però la primattrice. Il 2 maggio, dopo 40 giorni di occupazione, l'Università di Nanterre fu sgomberata dalla polizia. La prova di forza ebbe l'effetto opposto dal voluto; infatti l'indomani gli studenti sloggiati si trasferirono alla Sorbona e contagiarono la maggiore università parigina coi loro slogan perentori: "L'immaginazione al potere", "Tutto e subito", "Vietato vietare". A guidarli era un anarchico nato tedesco: Daniel Cohn-Bendit, detto Dany il Rosso.




 La situazione precipitò subito: lo stesso 3 maggio la polizia circondò la Sorbona e ci furono i primi scontri; il 7 e l'8 grandi cortei attraversarono Parigi; il 10 nel Quartiere Latino (il rione dell'università, a sud della Senna) sorsero barricate e per tutta notte le vie divennero un campo di battaglia, con centinaia di feriti. Il giorno 13 la rivolta toccò l'apice: mentre un manipolo di studenti occupava la Sorbona, 800mila scioperanti bloccavano Parigi, sfilando al grido di "Ce n'est qu'un debut, continuons le combat" ("È solo l'inizio, continuiamo la lotta").
 Ormai il "maggio" non era più solo una rivolta di studenti: la protesta universitaria si era saldata con vertenze contrattuali di varie categorie, creando una miscela esplosiva che sfuggiva di mano anche alla Cgt, la Cgil francese. Fuori Parigi si moltiplicavano le fabbriche occupate: il 14 erano solo due, a Nantes e in Lorena; ma il giorno dopo divennero 50, sparse in tutto il territorio nazionale. Il 20 fu occupato anche il porto di Marsiglia. E il 21, mentre alla Sorbona parlava Jean-Paul Sartre, un nuovo sciopero coinvolse ben 7 milioni di persone.


 Il "maggio" era sempre più eversivo per la Francia gollista. Eversivi erano non solo gli atti di violenza, né solo i danni economici: tale era anche l'atteggiamento irridente con cui i ribelli della Sorbona trattavano istituzioni e modelli di comportamento tradizionali. Nei cortei sfilavano ragazze a seno nudo, con berretto frigio in testa e bandiera rossa in mano, caricature di Marianne, icona femminile della "Republique". E nel Quartiere Latino nuove targhe ribattezzavano le vie: boulevard St-Michel divenne in quei giorni "rue du Vietnam héroique".
 Poi il vento cambiò, i cortei si assottigliarono e in piazza cominciò a scendere tutta un'altra Francia, quella che chiedeva normalità. Il giorno di svolta fu il 25, quando si registrarono i primi due morti dall'inizio degli scontri, un poliziotto e un manifestante. Il colpo di grazia arrivò il 26, quando i francesi si sentirono dire che la benzina doveva essere razionata, per le difficoltà di rifornimento create da scioperi e disordini. Morale: il giorno 30 un nuovo, imponente corteo attraversò Parigi; non reclamava "tutto e subito", bensì "ordine subito".
 Così, mentre il socialista François Mitterrand, principale leader di opposizione, chiedeva un governo di unità e pacificazione nazionale, De Gaulle fiutò l'aria favorevole e spiazzò tutti: apparve in Tv, sciolse l'Assemblea nazionale (Camera) e convocò nuove elezioni per fine giugno. Alla Sorbona ci furono alcuni colpi di coda, ma ormai il futuro era segnato: alle elezioni il partito gollista Udr fece il pieno, portando a casa 297 seggi su 487. De Gaulle aveva stravinto: oltre alle barricate aveva spazzato via anche l'opposizione parlamentare.''

FINE