lunedì 21 luglio 2014



LETTERATURA




GIOVANNI PASCOLI:
BREUS, IL CAVALIER DEI CAVALIERI


Giovanni Pascoli trasse questa poesia dal volume Barzaz Breiz, canti dei bardi (barzaz) di Bretagna (Breiz), raccolti in epoca romantica dal Visconte Hersat de la Villemarqué.
La vicenda del ragazzino che vive nella foresta senza conoscer nulla del mondo esterno (per volere della madre che vorrebbe proteggerlo) e che resta folgorato dall'incontro col cavaliere, è sovrapponibile al racconto dell'infanzia di Perceval, come tradizionalmente tramandato.
Non conosco il testo della ballata originale bretone, ma presumo che Pascoli l'abbia riscritta, più che tradotta. La sua poesia comunque sorvola sugli onori e le glorie di Breus. Essa si sofferma piuttosto sul tristissimo ritorno a casa e sulla perdita degli affetti, essendo questo argomento molto più consono al Pascoli e alla sua ''poetica del fanciullino''.






 









Solamente a titolo di curiosità aggiungo alcune righe.
Essendo in origine una ballata bretone, l'accenno alla Cornovaglia si spiega col fatto che da lì fuggirono verso la Bretagna i Celti incalzati dall'invasione Sassone, e vi è in Bretagna una località che ha preso il nome della Cornovaglia. Perciò a me piace pensare che la vicenda incominci a Brocéliande, magica foresta bretone (la ''boscaglia'')
Il nome Morvàn (Murman) è un antico nome bretone.
Il nome Breus (erroneamente da me ritenuto l'abbreviazione di Ambreus, Ambrogio) è la contrazione di Brennus, titolo che si dava ai condottieri celti.


Se volete ascoltarla, recitata a dovere:
http://youtu.be/WyelROxnNe8

E questo (lo so, lo so, non c'entra nulla!) è il mio Breus, il cavalier dei cavalieri, che però ha paura anche della sua ombra.


Disegni di Battaglia, tratti dal Corriere dei Piccoli, 8 aprile 1962