domenica 13 luglio 2014




LETTERATURA


EDGAR ALLAN POE:
''ANNABEL LEE''

Edgar Allan Poe


Una poesia struggente, la più conosciuta e la più amata dai suoi lettori, fu anche l'ultimo poema da lui completato prima di morire. Scritta nel 1849, fu pubblicata nello stesso anno, qualche mese dopo la morte dell'autore.
Come tante altre opere di Poe, parla della morte di una donna giovanissima e molto amata; lui stesso, del resto, scrisse, in "The philosophy of composition" ("La filosofia della composizione"), "the death, then, of a beautiful woman is, unquestionably, the most poetical topic in the world" ("quindi, la morte di una bella donna è, senza dubbio, l'argomento più poetico al mondo").

Virginia Clemm


E' facile pensare che
si ispiri alla moglie dello scrittore, sua cugina Virginia Clemm, sposata appena tredicenne quando Poe aveva 27 anni. Virginia fu molto amata da Poe, ma il matrimonio durò solo dieci anni. Virginia morì di tubercolosi, e Poe non si riprese più dallo stato di disperazione conseguente.
Tuttavia alcuni critici sostengono che "Annabel Lee" sia un personaggio fittizio, che riunisce tutte le donne che Poe ha amato e perduto (la madre, la matrigna, una ragazza che aveva amato da giovane...). Ci sono almeno 3 donne che affermarono di essere l'"Annabel Lee" che aveva ispirato il poeta. Non c'è, però, una risposta finale. 


 
Annabel Lee

Or son molti e molti anni
che in un regno in riva al mare
viveva una fanciulla che col nome
chiamerete di
Annabel Lee:
e viveva questa fanciulla con non altro pensiero
che d’amarmi e d’essere amata da me.

Io ero un bimbo e lei una bimba,
in questo regno in riva al mare;
ma ci amavamo d’un amore ch’era più che amore
io e la mia

Annabel Lee d’un amore che gli alati serafini in cielo
invidiavano a lei ed a me.

E fu per questo che -oh, molto tempo fa-
in questo regno in riva al mare
un vento soffiò da una nube, raggelando
la mia bella
Annabel Lee;
così che vennero i suoi nobili parenti
e la portarono da me lontano
per rinchiuderla in un sepolcro
in questo regno in riva al mare.

Gli angeli, non così felici in cielo come noi,
a lei e a me portarono invidia -
oh sì! E fu per questo (e tutti ben lo sanno
in questo regno in riva al mare)
che quel vento irruppe una notte dalla nube
raggelando e uccidendo la mia bella
Annabel Lee.

Ma molto era più forte il nostro amore
che l’amor d’altri di noi più grandi-
che l’amor d’altri di noi più savi-
e né gli angeli lassù nel cielo
né i demoni dentro il profondo mare
mai potran separare la mia anima dall’anima
della bella
Annabel Lee:

giacché mai raggia la luna che non mi porti sogni
della bella
Annabel Lee;
e mai stella si leva ch’io non senta i fulgenti occhi della bella
Annabel Lee:
e così, nelle notti, al fianco io giaccio
del mio amore – mio amore – mia vita e mia sposa,
nel suo sepolcro lì in riva al mare,
nella sua tomba in riva al risonante mare.

Traduzione di Marta Lettieri.

Edmund Dulac: Annabel Lee


Poe, da ragazzo, si era arruolato nell'esercito, ed era stato mandato a Fort Moultrie, sull'isola di Sullivan, vicino a Charleston (South Carolina).
E' probabile che laggiù abbia sentito raccontare una leggenda tipica della zona, ed a questa si sia ispirato per scegliere il nome femminile.
La leggenda narra di un marinaio, il quale, innamoratosi di una ragazza, Annabel Lee, e osteggiato dal padre di lei, usava incontrarla nottetempo in uncimitero. 
Ben presto il giovane dovette riprendere il mare, e mentre lui era lontano, Annabel morì di febbre gialla. L'amante, sconvolto, fece ritorno a Charleston per il funerale, ma fu allontanato dal padre, che gli tenne nascosto anche il luogo del seppellimento. Così il giovane marinaio vegliò per lei nel cimitero che era stato il luogo dei loro incontri.
Pare però che molti residenti di Charleston abbiano dimostrato che Annabel Lee Revanel sia esistita veramente, e qualcuno suppone che Poe l'abbia conosciuta veramente. Il poema potrebbe dunque essere la fusione di questa esperienza di quando era ragazzo con quella successiva della morte della moglie.



Rhea Batz
La poesia è diventata tanto popolare che se ne fece anche una canzone, fedele nel testo.
In questo link, la versione cantata dal grande Harry Belafonte
http://youtu.be/eS5x4TaCtMw

Anche Claudio Baglioni ne ha fatto una canzone, non vi metto il link e calo un pietoso velo.