venerdì 26 febbraio 2016

DIARIO


LE DONNE E GLI APPREZZAMENTI MASCHILI
PER LA STRADA


L'ultimo cavaliere (di Albert Birkle)


C'è stato un tempo in cui ero una giovane e timidissima adolescente. Uscire sola per strada era spesso una grande sofferenza: i ragazzi mi importunavano! A volte erano frasi imbarazzanti; a volte delle ancora più imbarazzanti prese in giro; a volte (orrore!) delle volgarità che nemmeno capivo.

Wolfgang Letti


All'epoca l'oriente era esotico e lontano, e non avevo mai sentito parlare di burqa, ma se me l'avessero presentato, l'avrei senz'altro desiderato come parte integrante del mio guardaroba: qualsiasi cosa pur di non passare attraverso le forche caudine di quegli sguardi e quelle parole. 












Wolfgang Letti

Occorsero diversi anni prima che capissi che quelle manifestazioni non avevano lo scopo di umiliarmi, ma bensì erano semplici apprezzamenti, complimenti, sì volgari, ma pur sempre complimenti; potevano causare ancora un certo imbarazzo, ma sostanzialmente venato di soddisfazione e sano orgoglio.






Michael Cheval

E di anni ce ne vollero ancora prima che questi complimenti si diradassero: dapprima smisero di essere quotidiani e numerosi, in seguito divennero decisamente più rari, saltuari. Potevo uscire per strada senza particolari imbarazzi e senza particolari soddisfazioni. Per dirla tutta, ad un certo punto attirare lo sguardo di un uomo per strada è diventata una vera eccezione.

Wolfgang Letti


 

Contemporaneamente è mutato (ovvio, che ve lo dico a fare?) il mio atteggiamento: non più tracce di vaghi rossori, non più superbamente il naso per aria e la faccia di chi fa finta di non sentire, tutto il contrario! Ad un dato momento mi sono infatti resa conto che istintivamente mi giravo, sorridevo e ringraziavo per il complimento: ''Molto gentile, grazie!'' facendo mostra finalmente di tardiva disinvoltura (ma anche di patetica riconoscenza, in un'età non più verdissima).



 Ormai però, avendo passato i 60, non capitano più neanche le rare occasioni.
Eppure...l'altro giorno mi trovavo alla Rinascente quando alle mie spalle ho sentito un entusiastico ''Buongiorno!''. Mi son girata, era un signore maturo, diciamo della mia età, manco brutto. ''Ma buongiorno! Finalmente una signora vestita da donna...con la gonna lunga, elegantissima, complimenti...! Mi piace molto!''. Un assoluto sconosciuto. 

Margo Selski

 Un po' seccata, perchè mi si rivolgeva a voce piuttosto alta, ma ovviamente sensibile ai preziosi (in quanto rari e tardivi) complimenti, gli ho fatto un bel sorriso aperto, da donna matura che ormai ha superato le ridicole timidezze adolescenziali, e gli ho detto ''Grazie, davvero gentile!''. 















George Underwood


Lui però insisteva: ''Che bello vedere una donna così elegante! Una vera matrona romana!''. Ecco, qui cominciava a piacermi di meno. ''Ancora grazie'' e poi ho preso la fuga tra i banchi prima che concludesse con cose ancor meno piacevoli, tipo ''Lei sembra uscita da un dipinto... Di Botero''... o similia. 






George Underwood





Mentre svicolavo tra i banchi di borsette, tutti mi guardavano.











FINE

mercoledì 24 febbraio 2016


CUCINA



TORTA BILBOLBUL



Un po' di storia.
Si tratta di una torta al cioccolato creata negli anni '20 dalla grande Ada Boni, pubblicata prima nella rivista ''Preziosa'' che ella dirigeva, e poi pubblicata nel ricettario ''Il Talismano della felicità'', una vera Bibbia della gastronomia, nel 1929.
Il nome della torta è ripreso da quello di un protofumetto del Corriere dei Piccoli: un bimbo africano nato dalla penna di Attilio Mussino nel 1908, l'epoca coloniale in cui un nero si chiamava ''negro'' e il suo nome poteva suonare Bingo-Bango-Bongo o, appunto, Bilbolbul, senza che ci si ponesse problemi di correttezza politica. 




E mentre l'Italia si godeva il suo ''posto al sole'', il piccolo africano diventava molto popolare, col suo viso caratterizzato da tratti razziali caricati all'eccesso e le sue avventure surreali in una colonia italiana, la Tripolitania,  brulla, con villaggi di capanne di paglia e palmizi.















 

Le sue vicende erano basate su modi di dire figurati, che su di lui si trasformavano in fatti reali, cosicchè per la felicità letteralmente toccava il cielo con un dito, oppure per la paura correva con le ali ai piedi, per la vergogna si colorava di rosso, e così via.

 



  
 
Essendo questa torta caratterizzata dal cacao, giustamente prese il nome del piccolo eroe.
















 La ricetta.
Apparentemente si tratta di un dolce piuttosto povero: niente uova nè burro (in compenso, uno sproposito di zucchero); ma non fatevi ingannare, perchè ha una texture morbida, soffice e umida, profumatissima e squisita. Nonostante la semplicità dell'esecuzione, si presta ad essere servita non solo come ciambellone per la merenda, ma anche (opportunamente travestita) come dolce elegante.
Setacciate in una terrina 200gr di farina, 100gr di cacao amaro, 250gr di zucchero, 2gr di cannella in polvere, 1 bustina di lievito vanigliato. Unite la buccia grattata di un arancio e 250cc di latte. Mescolate bene e versate l'impasto in una teglia imburrata e spolverata di pangrattato fine.
Passate la teglia in forno già scaldato e cuocetela a 180° per circa mezz'ora. Attenzione che non cuocia troppo: non deve asciugare ma rimanere morbida. Sformatela ancora calda su una gratella.



 
Le varianti.
Approfittando dell'assenza di uova e burro, una volta ho usato questa torta per partecipare ad una gara di dolci vegani. E' stato sufficiente sostituire il latte con un frullato di banane diluito con succo di arancio. Il risultato è stato eccellente, a mio avviso (benchè non abbia vinto la gara). La decorazione era costituita da un ''grappolo d'uva'' formato da rondelle di banane e i ''pampini'' disegnati con granella di pistacchi. Un velo di gelatina con un po' di succo di limone velava le fettine di banana.

Per via del cacao e delle banane ho chiamato questa torta ''Josephine Baker''


Un'altra variante, piuttosto ricca, l'ho fatta di recente. Ho preparato una normale crema pasticcera a cui ho aggiunto, mentre era ancora calda, una bella tavoletta di cioccolato bianco, che ho lasciato sciogliere bene e raffreddare. 
Ho aperto un barattolo di ciliege sotto spirito, ho scolato le ciliege tenendo da parte il liquore, e le ho snocciolate. 
Ho tagliato a metà la torta, ho inumidito le due metà col liquore, ho spalmato la crema e sopra ci ho messo le ciliege. Ho ricomposto le due metà.
Ho sciolto in un tegamino della confettura di ciliege e l'ho spennellata su tutta la superficie del dolce.
Ho preparato del marzapane. Si fa in un attimo, ma potete comprarlo anche già pronto. Se decidete di farlo da voi, si tratta semplicemente di mescolare uguale quantità di farina di mandorle e zucchero a velo, poi inumidire con piccole quantità di albume d'uovo fino a ottenere un impasto maneggiabile che si possa stendere col matterello. Aggiungete l'albume poco per volta. Lavorate l'impasto aiutandovi con altro zucchero a velo se tende ad essere appiccicoso. 
Dopo aver spolverato di zucchero a velo il piano di lavoro, ho steso col matterello il marzapane formando un disco che potesse ricoprire tutta la torta. L'ho fatto aderire bene su tutta la superficie.
Con i ritagli di marzapane io ho fatto una decorazione, un tralcio di ciliege con le foglie tinte con colori da pasticceria e mezze ciliege candite. Ma potete rifinire come vi pare: il dolce sarà comunque squisito!

''Cerasella''


FINE


domenica 14 febbraio 2016


CRONACA


HOUDINI IL MAGO


Ehrich Weisz nacque a Budapest nel 1874; la famiglia emigrò negli Stati Uniti quando era bambino e si stabilì a New York. Il padre era un rabbino con reddito molto modesto, per cui Ehrich a quattordici anni iniziò a lavorare come tagliatore in una fabbrica di cravatte. Fu in quel periodo che cominciò a provare un grande interesse per la magia, che in quegli anni era di gran moda. Veniva svolta dagli illusionisti soprattutto come spettacolo teatrale, attirava grandi quantità di spettatori, nobili e teste coronate compresi. Alcuni prestigiatori fra i più bravi si erano arricchiti, portando il loro spettaccolo in tournée per l'Europa. 
Nella fabbrica di cravatte vi era un altro ragazzo, Jacob, che aveva il suo stesso interesse. Cominciarono così ad esercitarsi insieme con grande impegno per imparare piccoli trucchi, soprattutto con le carte: sognavano di diventare ricchi e famosi. 
Avendo udito parlare di sedute spiritiche volle parteciparvi. La seduta spiritica aveva lo scopo di mettere i vivi in contatto con lo spirito di un defunto attraverso un medium, cioè una persona con particolari capacità ultraterrene che faceva da tramite. Capitava che durante le sedute i partecipanti assistessero a strani fenomeni: il tavolino a cui sedevano traballava o levitava, venivano toccati da mani invisibili, udivano strani rumori ecc. Ora, gli illusionisti seri parlavano sempre di trucchi, la loro ''magia'' era spettacolo. I medium invece parlavano di tutt'altro: di anime dei morti. Durante la sua prima seduta spiritica, che si svolse in una cabina buia chiusa da pesanti tendaggi, ci furono diverse apparizioni di persone (che furono riconosciute dai presenti come le anime dei loro cari defunti) le quali peraltro camminavano pesantemente sul legno del pavimento che scricchiolava sotto il loro peso. Ehrich si rese conto del trucco, e di come la gente fosse propensa a farsi abbindolare.


 Si procurò un libro dove si spiegavano molti dei trucchi adoperati dai medium; uno in particolare gli piacque molto: molti medium, sospettati di imbroglio, si facevano legare per dimostrare come i fenomeni che si manifestavano durante le sedute non fossero opera loro. Il libro spiegava come ci si potesse slegare approfittando del buio. Lui e Jacob si esercitarono fino a divenire abilissimi.






Dopo aver letto le memorie del grande illusionista  Jean-Eugène Robert-Houdin, decise che quella sarebbe stata la sua strada. In omaggio a lui prese il nome d'arte di Harry Houdini (che in seguito riuscì a far diventare il suo nome legale) e a diciassette anni cominciò ad esibirsi insieme a Jacob. 












 Cominciò nelle birrerie con brevi spettacoli, il cui punto di forza era la sostituzione di persona all'interno di un baule, trucco già sperimentato in precedenza da altri maghi. 
Si trattava di un baule in legno con uno sportello segreto che apriva verso l'interno. Houdini veniva legato, chiuso in un sacco e infilato nel baule che poi Jacob chiudeva a chiave. Il baule a sua volta veniva legato, poi coperto da un paravento. Dopo poco Houdini rientrava sul palcoscenico, toglieva il paravento, apriva il baule ancora legato, e dentro vi era Jacob nel sacco. Tutto si svolgeva velocemente: appena dentro il sacco Houdini si slegava le mani, appena dentro il baule tagliava il sacco, appena chiuso il baule apriva lo sportello segreto, appena messo il paravento usciva dal baule. Jacob lasciava il palco profittando del buio, mentre la luce illuminava solo il paravento, e faceva all'inverso tutto il percorso di Harry. Lo spettacolo terminava con Jacob seduto dentro il baule e nessuno poteva vedere che il sacco aveva il fondo tagliato. Il trucco era perfetto se si eseguiva con grande rapidità. Harry si esercitava per farlo sempre più velocemente, ma Jacob non riusciva a stargli dietro, e dopo pochi mesi la società si sciolse. 
Per la disperazione del rabbino, Harry cominciò a lavorare col fratello Theo, nel quale trovò un compagno alla sua altezza. 
Furono scritturati per degli spettacoli al parco dei divertimenti di Coney Island. Qui lavoravano anche le Sorelle Floral che facevano un numero di canto e ballo. Houdini si innamorò di una delle due, Wilhelmina Beatrice (Bess) Rahner, e si sposarono in capo a due settimane. Lui aveva vent'anni, lei diciotto.




 Fu per lui la compagna ideale, sostenne sempre le sue grandi ambizioni con assoluta devozione, e lavorò sempre al suo fianco negli spettacoli, esercitandosi anche lei instancabilmente. Il numero del baule fu perfezionato: Bess si rivolgeva al pubblico dicendo: ''Batterò tre volte le mani e assisterete ad un miracolo!'' Spariva dietro il paravento, subito si udivano i tre colpi (ma battuti da Harry nel frattempo già uscito dal baule), il paravento veniva spostato ed appariva Houdini con alle spalle il baule chiuso e legato. Il tutto in tre secondi. Aprendo il baule riappariva Bess. Questo numero di grande successo, battezzato da Houdini ''Metamorfosi'', fruttò molti spettacoli alla coppia in tutti gli Stati Uniti.




 

Qualche anno prima aveva visto a Chicago un numero in cui un illusionista si liberava di un paio di manette con un trucco banale: venivano coperte da un fazzoletto, e di nascosto il mago le apriva con un duplicato della chiave. Houdini cominciò ad esercitarsi comprando vecchie manette nei negozi di rottami e pezzi di ferramenta: smontandole e rimontandole voleva trovare una maniera di aprirle senza usare la chiave.


  Così come si esercitò fino allo sfinimento per imparare a liberarsi di una camicia di forza. Pare che i tentativi proseguissero ogni giorno, finchè imparò a portare le braccia davanti al corpo, aprire le fibbie delle cinghie con i denti, poi allungare le braccia dietro la schiena e ad aprire anche le altre fibbie. In capo ad una settimana era contuso, dolorante e con la pelle scorticata, ma felice dell'impresa.
Nel 1899 fu intervistato per un giornale. Dichiarò ai cronisti che era in grado di liberarsi da qualsiasi tipo di manette in uso presso la polizia. Fu allora accompagnato al commissariato dove sfidò gli agenti a tenerlo prigioniero Riuscì a liberarsi da tutte le manette, e l'episodio fu riportato dal Journal, quotidiano di Chicago. Questo gli fruttò una grande popolarità.

Da allora negli spettacoli, il pubblico veniva invitato a immobilizzarlo con ogni sorta di legami metallici, da cui lui si scioglieva. Era di grande effetto, perchè si supponeva che gli oggetti del pubblico non potessero essere truccati.
A san Francisco sfidò nuovamente la polizia in un commissariato a far uso di ogni tipo di legame di contenzione, riuscendo puntualmente a liberarsene. Però un giornale, l'Examiner, scrisse che era evidente che possedeva i duplicati delle chiavi. Allora quando tornò a San Francisco per una replica dello spettacolo, replicò nuovamente la sfida.

 Stavolta, davanti ai poliziotti e ai giornalisti si spogliò per dimostrare che non aveva addosso niente. Gli legarono le mani, gli incatenarono le caviglie, poi formarono una catena con dieci paia di manette per unire le mani ai piedi. Infine lo chiusero in un armadio. Impiegò dieci minuti per uscirne, libero. L'episodio, riportato dai giornali, suscitò un enorme scalpore.











Nel 1900 fece una tournée in Europa, dove era del tutto sconosciuto. Fece anche qui il solito show (a Scotland Yard) poi iniziò gli spettacoli presentandosi come il  'Re delle manette', ottenendo un successo strepitoso. Proseguì poi in Germania, dopo essersi impratichito presso un fabbro sulle robuste serrature tedesche.





 

Nella sua ricerca di numeri sempre più eclattanti, cominciò a esibirsi anche all'aperto. Ci fu la serie dei tuffi dai ponti più famosi delle città americane. Si tuffava dopo esser stato legato e ammanettato, si slegava sott'acqua e riemergeva libero.









 
Nel 1908 inventò qualcosa di nuovo per il palcoscenico: l'Evasione dal Bidone d'Acqua. Si trattava di un grosso bidone alto poco più di un metro, che veniva riempito d'acqua. Houdini vi si immergeva con i polsi ammanettati, un collare metallico chiuso al collo veniva fissato all'interno del tappo, infine questo veniva chiuso e fermato con sei lucchetti. Davanti si metteva un paravento, e trascorrevano circa tre minuti e mezzo prima che il paravento venisse tolto. Houdini appariva grondante d'acqua davanti al bidone ancora chiuso. Il pubblico veniva preso da crisi d'ansia mentre passavano i minuti, e poi restava affascinato e sollevato quando il mago ricompariva. Questo impegnativo numero veniva eseguito anche tre volte per sera, ma Houdini aveva trentaquattro anni ed era in perfetta forma fisica. 












A questo punto era ormai diventato il mago più famoso al mondo. Fu durante l'ennesima tournée in Europa, nel 1913, che presentò un nuovo numero, il più straordinario e impressionante: la ''Cassa della tortura cinese''. Si trattava di una cassa verticale piena d'acqua, la cui parete anteriore era in vetro. Gli spettatori potevano così vedere Houdini che veniva immerso nella cassa a testa in giù con le caviglie immobilizzate dai ceppi di legno che costituivano parte del coperchio. La cassa veniva poi sigillata, nascosta da un paravento, e l'orchestra cominciava a suonare. Essendo il pericolo oggettivo (il mago poteva banalmente sentirsi male e annegare) ai lati vi erano due assistenti pronti ad intervenire, col casco e armati di asce da pompiere. Il pubblico, dopo aver visto Houdini a testa in giù sott'acqua, col trascorrere dei primi due minuti cominciava ad agitarsi, fino poi ad arrivare a delle vere e proprie crisi isteriche e ad incitare gli assistenti a salvarlo. Finalmente allora Houdini usciva da dietro la tenda libero dai legami. La cassa dietro di lui era vuota e chiusa.



Sempre lo stesso anno morì sua madre. Fu per lui un colpo durissimo, perchè le era estremamente legato. La sua vita cambiò, il desiderio di comunicare con la madre fu talmente forte da tentare nuovamente l'esperimento delle sedute spiritiche. 



 In Europa negli anni successivi alla Grande Guerra lo spiritismo era tornato in auge; molti avevano perso i loro cari e il desiderio di contattarli e udirne le voci era pressante. Anche personalità di spicco vi si dedicarono; fra questi ci fu sir Arthur Conan Doyle il quale, diversamente dal suo famoso personaggio Sherlock Holmes, non vi si accostava con mente razionale ma con una sorta di fanatismo romantico.




Conan Doyle e Houdini si incontrarono e strinsero amicizia. Il mago era disponibile, anzi sperava di cambiare opinione sui medium, ma non aveva alcuna intenzione di accettare lo spiritismo, il mesmerismo e la negromanzia come verità rivelate. Iniziò la ricerca di un medium autentico, ma incontrò i soliti imbroglioni con i soliti trucchi.











  Perciò lanciò una sfida durante la serie di conferenze che fece sull'argomento, promettendo un premio in denaro se non fosse riuscito a riprodurre un qualsiasi fenomeno fra quelli che avvenivano nel corso delle sedute spiritiche. Le sue conferenze in Europa e in America erano seguite da un folto pubblico, poichè vi mescolava anche lo spettacolo, dava spiegazioni, faceva sollevare i tavolini, faceva suonare apparentemente da soli gli strumenti musicali, faceva comparire messaggi su lavagne e quant'altro. Il pubblico andava in visibilio. Smascherare i falsi medium divenne per lui un'attività importante da alternare a quella di mago. Tutto questo portò alla definitiva rottura con Conan Doyle, che gli si oppose pubblicamente.


 Sempre negli anni '20 pubblicò un paio di libri dove svelava alcuni dei suoi trucchi. Vi veniva spiegato che molti lucchetti e molte manette possono venire aperti solo applicando ad essi una forza sufficiente in un modo piuttosto particolare, altri invece possono venire aperti con l'aiuto delle stringhe delle scarpe. Altre volte Houdini usava chiavi o bastoncini opportunamente nascosti. Era in grado di fuggire da un barile per il latte riempito d'acqua il cui tappo era legato ad un collare da lui indossato, perché il collare poteva essere staccato dall'interno. Quando era legato da corde o da una camicia di forza, riusciva a crearsi uno spazio per muoversi dapprima allargando spalle e torace, poi allontanando appena le braccia dal corpo e quindi disarticolando le spalle.
Con grande onestà insisteva sempre, anche nelle interviste, che la sua non era ''magia'' in senso stretto, ma abilità. Non voleva esser confuso con un ciarlatano, eppure in tanti continuavano a credere che dovesse per forza avere dei poteri sovrannaturali; anche la ''divina'' Sarah Bernhardt gli chiese se, usando la magia, potesse farle ricrescere la gamba che gli era stata amputata.

 Sempre attivo ed instancabile si interessò di aviazione e poi di cinema. Girò alcuni film muti in qualità di attore, poi anche di produttore esecutivo e regista.



 Nel 1926, all'apice della sua carriera, Harry Houdini morì, a soli 52 anni. La causa è controversa. Due settimane prima aveva ricevuto dei pugni all'addome da parte di un giovane pugile che era andato a trovarlo nel suo camerino. Questi aveva voluto testare i suoi leggendari muscoli addominali e il mago aveva acconsentito, ma il giovane aveva sferrato il pugno senza che Harry fosse preparato, e si era accanito a sferrarne altri prima che qualcuno lo trascinasse via, mentre Houdini si accasciava a terra in preda al dolore. I dolori rimasero, fortissimi, ma lui quella sera eseguì ugualmente lo spettacolo. La notte non potè dormire, ma riuscì a terminare anche i due spettacoli dell'indomani, poi la compagnia si trasferì a Detroit. Ma qui i dolori erano così acuti che non potè più nasconderli. Aveva la febbre alta e il medico fece una diagnosi di appendicite acuta. Houdini rifiutò il ricovero e si ostinò a fare la sua esibizione per non deludere il pubblico in un teatro al completo. Riuscì a portarlo a termine, ma la notte stessa fu ricoverato d'urgenza. Fu operato, ma la peritonite era così grave che non ci fu niente da fare. Sopravvisse ancora una settimana e infine morì fra le braccia della moglie.


Al funerale parteciparono migliaia di persone. Fu seppellito a New York, nel Queens. 













 Prima di spegnersi aveva stretto un patto con Bess: se davvero era possibile che i morti comunicassero con i vivi, lui si sarebbe messo in contatto con lei dall'aldilà tramite un codice sul quale si accordarono. Bess, fedele al patto, da allora partecipò ad una seduta spiritica ad ogni anniversario della sua morte, per dieci anni. Ma nessun medium fu mai in grado di citare il codice.
Che il grande Houdini fosse morto di banali complicanze di un'appendicite lasciò tutti un po' perplessi, e si cominciò a mormorare fin dal giorno del funerale di un possibile avvelenamento. In effetti Houdini si era fatto molti nemici screditando spiritisti e negromanti, e da tempo riceveva delle lettere che lo minacciavano di morte. E' pur vero che  anche Bess, che prendeva i pasti col marito,  era stata molto male con qualche giorno di anticipo rispetto a lui: le era stata diagnosticata una intossicazione alimentare, che aveva richiesto un'assistenza infermieristica  di diversi giorni. Inoltre il certificato di morte di Houdini conteneva qualche errore grossolano sul quale si speculò. E infine stranamente fu negata l'autopsia, nonostante le richieste della moglie e della compagnia di assicurazioni, la quale poi liquidò alla vedova un'ingentissima somma.
A distanza di ottant'anni un pronipote di Harry, certo che lo zio fosse stato assassinato dalla congrega dei suoi nemici più accaniti, chiese che il corpo fosse riesumato per cercare tracce di arsenico. Era il 2007, e pareva che la cosa dovesse andare avanti, ma sul web non ho trovato alcuna notizia successiva. Certo il mito di Harry Houdini è ancora talmente vivo che non è nemmeno strano che un lontano parente continui a sfruttarne la notorietà, così come la moglie continuò per dieci anni e oltre a far parlare la stampa, dare spago agli spiritisti, rilasciare interviste e molto altro.



 Il cinema ovviamente si è occupato a più riprese di Harry Houdini. Ricordo qui solo il film del '53: Il Mago Houdini, interpretato da Tony Curtis, perchè contribuì a diffondere diversi equivoci sulla sua vita. In particolare rimase impressa negli spettatori l'idea che fosse morto durante l'esecuzione del difficile numero della Cassa della tortura cinese (benchè nel finale del film, molto ambiguo, si intraveda il mago malandato ma ancora vivo).


 FINE


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sabato 6 febbraio 2016



CANZONI


LILI MARLEEN

 

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale il giovane scrittore e poeta Hans Leip scrisse alcune poesie prima di partire per il fronte russo. 

Fra queste, una divenne in seguito famosissima in tutto il mondo: La Canzone di una Giovane Sentinella. È l’addio, traboccante di malinconia, a due ragazze: la propria (Lili, commessa in un negozio di alimentari) e quella del migliore amico (l’infermiera Marleen), idealmente fuse in un solo personaggio.
Nonostante il carattere decisamente antibellico il testo attirò l'attenzione del musicista Norbert Schultze, autore di marce e di canzoni militaresche e propagandistiche, che la musicò nel 1938. A cantarla fu Lale Andersen, ma passò inosservata e vendette pochissime copie. Finchè nel '41 fu trasmessa per caso da una radio militare tedesca alle truppe del feldmaresciallo dell'Africa Korps Erwin Rommel, la ''Volpe del Deserto''.

 
Erwin Rommel

 La malinconica melodia e le parole nostalgiche ne dichiararono l'immediato successo fra i soldati. Tuttavia il regime nazista fece di tutto per osteggiarla poichè veniva considerata disfattista, antimilitarista, lugubre e inadatta ad essere udita dai soldati in guerra, tanto che il ministro Joseph Goebbels fece distruggere l'incisione originale e ne vietò la trasmissione radiofonica. Ma le lettere di protesta dei militari, cui si aggiunsero le proteste dello stesso Rommel, costrinsero il regime a revocare il divieto. Anzi, si cominciò a trasmetterla ogni sera, in coda all'ultimo bollettino di guerra, a mo' di buonanotte.  
Accadde allora una cosa curiosa: la canzone fu intercettata dal nemico, si diffuse a macchia d'olio, e in breve fu adottata oltre che dai tedeschi, anche dai soldati americani, e poi dai soldati di tutti i fronti. Fu tradotta in inglese, e in questa nuova versione fu resa famosa dalla voce roca di Marlene Dietrich che, sfuggita al nazismo, era riparata in America. Fu sempre lei che la cantò ripetutamente per le truppe americane. Questa foto ci mostra una di queste esibizioni. Possiamo anche ascoltarne la sua bella interpretazione. Questo è il link

 



Lale Anderson e Marlene Dietrich

Qui sotto riporto il testo originale della canzone, che coincide con la poesia del giovane soldato/poeta Hans Leip (che peraltro, rimasto ferito durante la Prima Guerra Mondiale, fu presto rimandato a casa e morì in seguito novantenne) e la sua traduzione.

Vor der Kaserne bei dem großen Tor
Stand eine Lanterne und steht sie noch davor
So wollen wir uns wieder seh'n
Bei der Lanterne wollen wir steh'n
Wie einst Lili Marlen',
Wie einst Lili Marlen'.

Unsere beide Schatten sah'n wie einer aus
Daß wir so lieb uns hatten, das sah gleich man daraus
Und alle Leute soll'n es seh'n
Wenn wir bei der Laterne steh'n
Wie einst Lili Marlen',
Wie einst Lili Marlen'.

Schon rief der Posten, sie blasen Zapfenstreich
Es kann drei Tage kosten, Kam'rad, ich komm so gleich
Da sagten wir auf Wiedersehen
Wie gerne wollt ich mit dir geh'n
Mit dir Lili Marlen',
Mit dir Lili Marlen'.

Deine Schritte kennt sie, Deinen zieren Gang
Alle abend brennt sie, doch mich vergaß sie lang
Und sollten mir ein Leids gescheh'n
Wer wird bei der Lanterne stehen
Mit dir Lili Marlen',
Mit dir Lili Marlen'.

Aus dem stillen Raume, aus der Erden Grund
Küßt mich wie im Traume dein verliebter Mund
Wenn sich die späten Nebel drehn
Werd' ich bei der Lanterne steh'n
Wie einst Lili Marlen',
Wie einst Lili Marlen'.


Davanti alla caserma
davanti al portone
si trovava un lampione
che è rimasto lì tutt'oggi
se ci volessimo rivedere
potremmo ritrovarci vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Le nostre ombre si fondevano
sembravano essere una sola
avevamo così tanto amore dentro di noi
che si vedeva subito anche da fuori
e tutti lo potevano vedere
quando stavamo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen

Ma ecco che chiamò la guardia
"suonano la ritirata
questo ti può costare tre giorni"
"Camerata, vengo subito"
così ci dicemmo arrivederci
ma come avrei voluto invece venire con te!
con te Lili Marleen
con te Lili Marleen

Lei conosceva bene i tuoi passi
e la tua andatura delicata
tutte le sere si ardeva d'amore
ma nonostante ciò si stava dimenticando di me
procurandomi un gran dolore
chi ci sarà ora vicino al lampione
con te Lili Marleen?
chi ci sarà?

Da luoghi silenziosi
dal profondo della terra
si alza come in un sogno
la tua bocca
quando le tarde nebbie svaniranno
io sarò di nuovo vicino al lampione
come una volta Lili Marleen
come una volta Lili Marleen.

  
Lina Termini
Lili Marleen divenne l'inno ufficioso dei soldati di tutti i fronti e, in seguito, una delle canzoni più famose d'ogni tempo. Se ne contano almeno quarantotto traduzioni in altrettante lingue, ebraico compreso.
In Italia il testo fu riscritto da Nino Rastelli e inciso da Lina Termini nel 1942. Dico 'riscritto' perchè non si tratta di una traduzione, bensì di un testo a se stante, anche se la tematica rimane la stessa. Fra l'altro le parole di Rastelli si prestano ad un equivoco: ad un ascolto superficiale questa ragazza sotto un lampione, davanti ad una caserma, fa pensare inevitabilmente ad una prostituta. (In realtà chi aspetta sotto il lampione è il soldato: la canzone è infatti teoricamente destinata ad una voce maschile, nonostante sia stata sempre cantata da voci femminili.)    Potete ascoltarla qui.


Tutte le sere sotto quel fanal
presso la caserma ti stavo ad aspettar
anche stasera aspetterò
e tutto il mondo scorderò
con te Lilì Marlene

O trombettier stasera non suonar
una volta ancora la voglio salutar
addio piccina dolce amor
ti porterò per sempre in cuor
con me Lilì Marlene

Dammi una rosa da tener sul cuor
legala col filo dei tuoi capelli d'or
forse domani piangerai
ma dopo tu sorriderai
a chi, Lilì Marlene

Quando nel fango debbo camminar
sotto il mio bottino mi sento vacillar
che cosa mai sarà di me
ma poi sorrido e penso a te
a te Lilì Marlene

Se chiudo gli occhi il viso tuo m'appar
come quella sera nel cerchio del fanal
tutte le notti sogno allor
di ritornar, di riposar
con te, Lilì Marlene

...tutte le notti sogno allor
di ritornar, di riposar
con te, Lilì Marlene