giovedì 17 luglio 2014



ARTE


L'ARTISTA DEL REGIME, GINO BOCCASILE

  Gino Boccasile (Bari 1901-Milano 1952) è stato un pittore, illustratore e pubblicitario. Cominciò a farsi un nome disegnando figurini e modelli da donna. Alle signore piaceva molto. Fu così che fece carriera. Aveva uno stile personalissimo, e amava disegnare belle donne procaci, floride, mediterranee: un'mmagine che piaceva al Regime, e che si prestava bene alla propaganda. Fece cartoline commemorative, copertine di romanzi, di giornali illustrati (famosissime le sue Signorine Grandi Firme, per il giornale che si chiamava appunto Grandi Firme).






Collaborò a moltissime riviste, ma soprattutto furono i cartelloni pubblicitari a rendere il suo stile così conosciuto e familiare. In pratica le sue opere tappezzarono le città d'Italia dal 1930 agli anni '50.


 


















 







 









 














 















Nel 1938 fu tra i firmatari del Manifesto della Razza, in appoggio all'introduzione delle leggi razziali fasciste.
E visto che la sua simpatia per il Regime era vivamente ricambiata, incominciò la sua produzione di manifesti di propaganda. Venne ufficialmente designato grafico propagandista, e si dedicò all'esaltazione dei combattenti, delle armi, delle gesta italiane.



 Dalle vittorie iniziali alle prime dure sconfitte: la resa del Duca DAosta, seppure con l'onore delle armi, dopo una eroica resistenza all'Amba Alagi pose fine all’occupazione italiana dell'Etiopia, e Boccasile dipinse per l'occasione il sinistro manifesto Ritorneremo, con l'altura dell'Amba Alagi, appunto, sullo sfondo.

 




Dopo l'8 settembre del '43 aderì alla Repubblica Sociale Italiana di cui curò i manifesti di propaganda. Venne nominato tenente della 29 divisione Granatieri delle SS italiane e continuò incessantemente a produrre manifesti che celebravano il regime fascista repubblicano e la fedeltà all'alleanza con la Germania.







 






 


E mentre la guerra civile divampava, e l'odio cresceva, Gino Boccasile tendeva ad estremizzare le sue posizioni. Lavorò sino all'ultimo per le SS italiane elaborando le sue opere sempre più incattivite. 
 



Il manifesto con i bambini in classe commemora invece la tragedia di Gorla, un quartiere di Milano. Il 20 ottobre del '44 due aerei bombardarono Milano. Uno lanciò le bombe su quello che doveva essere l'obbiettivo: lo scalo di Lambrate, l'altro si trovò per errore fuori rotta. Dovendo scegliere se allontanarsi verso l'aperta campagna e sganciare lì le bombe, oppure se sganciarle dove si trovava, cioè sulle abitazioni civili, scelse la seconda opzione. Ci fu dunque una strage di civili con buona parte di bambini, in quanto era stata colpita anche la scuola elementare.





Dopo la Liberazione venne imprigionato come collaborazionista. Venne però liberato quasi subito. Non fa meraviglia che per qualche tempo il mondo dell'editoria lo emarginasse. Decise allora di mettersi in proprio, e pian piano le strade e i giornali furono di nuovo invasi dai suoi lavori.








Qui sopra una curiosità: il manifesto originale prebellico, e il manifesto censurato negli anni '50.
Qui sotto invece il manifesto più cretino (escludendo ovviamente la propaganda fascista e bellica) dipinto da Boccasile.

 La fine arrivò precocemente, in quanto morì di pleurite a 52 anni. Stava lavorando alle illustrazioni del Decamerone Ne aveva già completate un centinaio. L'opera fu terminata da altri artisti, fra cui Walter Molino.






Che dire per concludere? Certamente Gino Boccasile avrebbe potuto utilizzare meglio i suoi innegabili talenti di illustratore e di pubblicista. Tuttavia una cosa bisogna riconoscergli: la coerenza.



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