martedì 15 luglio 2014

CRONACA


SIGNORET - MONTAND
COMPLESSI INTRECCI SENTIMENTALI





Nell'estate del '60 Simone Signoret vinse l'oscar come attrice protagonista per il film ''La strada dei quartieri alti'', e si recò col marito Yves Montand negli Stati Uniti per ritirare il premio.
La loro coppia era molto unita (fin dal 1949) e di grande impegno sociale e politico, oltrechè artistico.

 Simone aveva sempre frequentato fin da ragazza il mondo intellettuale della Rive Gauche, era una donna anticonformista, combattiva, vestiva pantaloni di flanella e maglioni a collo alto, fumava Gauloises. Lui, invece, figlio di emigrati italiani, era di estrazione operaia, aveva fatto mille lavori, ed era arrivato al successo lanciato (come tanti altri) da Edith Piaf, con la quale (come tutti gli altri) aveva avuto una relazione.



 Quando Simone conobbe Montand era sposata con Yves Allegret da cui aveva avuto una bambina. Per Montand lasciò il marito, e iniziò a condividere con lui l'impegno politico a sinistra e la recitazione, in teatro e al cinema.





A Hollywood per la cerimonia degli oscar, alloggiarono al Beverly Hills Hotel, in un bungalow a fianco a quello occupato da Marilyn Monroe e dal marito Arthur Miller (un matrimonio non più felice). Le due coppie simpatizzarono e cominciarono a frequentarsi.
Marilyn aveva in programma di girare un film (il cui copione era stato in parte riscritto da Miller): ''Facciamo l'amore'' (Let's make love), per la regia di George Cukor. Miller suggerì Yves Montand come protagonista a fianco alla moglie.

E' probabile che Marilyn ''invidiasse'' Simone, che era una donna molto intelligente, colta, apprezzata, con ottimi film all'attivo, un oscar, felicemente sposata, e soprattutto madre (cosa che Marilyn tentava inutilmente di diventare).

 D'altra parte Simone, che era stata bellissima da ragazza, aveva 5 anni più di Marilyn, e stava invecchiando piuttosto velocemente, come una donna qualsiasi per intenderci, e non come un'attrice che sfrutta ogni possibile escamotage per apparire più bella. Forse anche lei aveva qualcosa da invidiare a Marilyn.



Durante la lavorazione del film scoppiò la passione tra Montand e la Monroe, e fu tale che divenne immediatamente di pubblico dominio.
"Mi chinai per darle il bacio della buonanotte, ma d'un tratto il bacio si fece selvaggio, un incendio, un uragano. Non potevo fermarmi.
" ebbe a confessare, in seguito, Yves.
Una Simone Signoret dolente e dignitosa ripartì per Parigi, sola.
Nella passione del marito per la Monroe, Simone vide qualcosa di inevitabile, come se l'incontro tra due come loro fosse in sè troppo esplosivo perchè le cose potessero andare diversamente. Quando la intervistarono a questo proposito, lei molto sportivamente disse: "Se Marilyn Monroe è innamorata di mio marito, questo prova che ha buon gusto: ne sono innamorata anch'io!".

Così, mentre in America Yves girava "Facciamo l'amore", Simone girò in Italia "Adua e le compagne", un film drammatico con Mastroianni. Soffrì molto per la relazione del marito con Marilyn, benchè fosse certa del ritorno di lui. In effetti, finito il film, Montand troncò subito la relazione e tornò a Parigi, lasciando una Marilyn piuttosto pesta, oltrechè sorpresa. Era convinta di averlo conquistato. Simone tornò dall'Italia poco dopo. Aveva già perdonato il marito (non per la prima nè per l'ultima volta), ma pretese che lui venisse a prenderla all'aeroporto davanti ai fotografi di Paris-Match, lei mostrandosi serena, e lui mostrandosi innamorato (quale effettivamente è molto probabile che fosse).


Il loro matrimonio proseguì, come le loro carriere e i loro impegni. Lei rimase sempre la sua compagna e complice. Senz'altro la donna che amò più di chiunque altra. Lei disse una volta: "Yves mi ha fatto soffrire molto, ma quanta splendida felicità mi ha regalato!". Tuttavia la ferita inferta dalla storia con la Monroe non si rimarginò mai.


Lui continuò a darsi arie da latin lover; lei, che era stata un sex symbol , scivolò velocemente verso l'immagine di donna appesantita, rugosa, col viso cascante. Tuttavia, interpretava le parti di anziana con disinvolta accettazione. Pubblicò due libri, una biografia ("La nostalgia non è più quella di un tempo) e un romanzo ("Addio Volodia") dimostrando di essere una bravissima scrittrice oltre che un'attrice straordinaria. 
Anni dopo Montand, parlando di questo periodo con Benjamin Castaldi, figlio della figlia di Simone e del suo primo marito, disse con una certa crudeltà: "E' stato facile essere l'amante di Casco d'oro, ma ti assicuro che c'è voluto molto amore per restare con Madame Rose". Si riferiva al personaggio del film ''Casco d'oro''(1952) che aveva reso famosa la giovane e bellissima Signoret, e al personaggio del film "La vie devant soi" uscito in Italia come "Madame Rose" (1977).



 


Simone, donna di grande intelligenza, se ne rendeva perfettamente conto. "Tu detesti di essere legato a questa donna tua coetanea, troppo vecchia, troppo grossa; liberati da questo legame, io non ti amerò certo meno per questo!"gli scrisse una volta. Poi una retinite rese Simone quasi completamente cieca. Smise di lavorare, si ammalò di cancro, e infine morì a 64 anni.  Era il 1985.

Al momento della morte della moglie, che era già invalida da tempo, Montand aveva una relazione con la giovane Carole Amiel, la quale era stata la sua assistente durante la tournée come chansonnier dell'82. Con lei Yves ebbe il suo unico figlio, Valentin, alla fine dell'88.
Yves Montand morì nel 91, di infarto come il personaggio che aveva appena finito di interpretare nel suo ultimo film. La compagna lo fece seppellire a fianco a Simone, nel cimitero di Père Lachaise.






  Ma le cose purtroppo non finirono qui.
Cathérine Allegret, figlia di Simone e del suo primo marito, Yves Allegret, all'età di 58 anni, nel 2004 pubblica un libro autobiografico, dove distrugge la figura del mito Yves Montand, suo patrigno, e anche quella della madre Simone Signoret. Pur raccontando un'infanzia dorata, aggiunge però che il patrigno la importunava, quando le faceva il bagnetto la frugava con le dita, e quando era un po' cresciuta, aveva preso a farle una corte pressante. Lei si era lamentata con la madre:" Yves mi scoccia" "Non è grave, tesoro, anzi, è carino, è un po' il modo di prolungare la nostra storia" (?) avrebbe risposto la madre. Cathérine riferisce che finalmente aveva avuto il coraggio di dire al patrigno:"Non mi piacciono i vecchi!". Il che avrebbe posto fine alle avances. In pratica, non solo accusa il patrigno di pedofilia, ma anche la madre di complicità: la invitava a sopportare affinchè Yves restasse con loro. 
Il libro è causa di un grandissimo scandalo. Montand è un mito amatissimo dai francesi. Più che altro si dubita della veridicità di queste accuse. Cathérine è ben nota per il suo carattere collerico e velenoso, nonchè per la sua propensione all'alcool.






















Ma ancora non basta.
Una donna, tale Anne Fleurange, racconta di aver vissuto, a metà degli anni '70, una storia d'amore con Yves Montand. Siamo nel 1998, sua figlia Aurore Drossart chiede la riesumazione della salma per far la prova del DNA. Ci sono in ballo una casa a St Germain de Prés, diritti sulle immagini, film, canzoni...un sacco di soldi.

Yves ha amato Simone, anche nei giorni piu' bui. Anzi e' la donna che ha amato di piu'. Piu' di Edith Piaf, piu' di Marilyn Monroe e di Carole Amiel, la sua ultima compagna che gli ha dato Valentin nel 1988. E Valentin, che all'epoca ha dieci anni, vive con spavento questa vicenda. Guarda la foto di Aurore apparsa sui giornali: "Assomiglia veramente a papa'?", domanda a Carole. E Carole non sa cosa rispondere perche' Aurore, in effetti, assomiglia a Yves. Gli somiglia soprattutto quando affetta davanti ai fotografi una smorfia particolare, provata probabilmente innumerevoli volte allo specchio.






  Aurore racconta: "Mia madre si rivolse a un avvocato quando vide in televisione Yves Montand che alla nascita di Valentin esclamava: "E' splendido essere padre per la prima volta". Mia madre ricevette un'umiliazione di troppo. Un altro schiaffo. Aveva ingoiato tanto dolore, tanto disprezzo. Quando mio padre era ancora in vita, io avevo cercato d'incontrarlo. L'ultima volta che lo vidi fu a Saint-Paul-de-Vence, in Costa Azzurra. Mi dette una spinta. Non dimentichero' mai il suo sguardo pieno di odio. Ora, sono sicura che l'esame genetico mi consentira' di chiamarlo papa' almeno nel ricordo. Il mio Dna verra' confrontato con il suo. Orribile? Solo giusto".
La riesumazione viene fatta, vergognosamente pubblica, con un mare di fotografi chiassosi. I francesi trovano offensivo questo trattamento. Aurore diviene impopolare.

Inizialmente gli esami paiono estremamente difficoltosi. Si diffonde la notizia che sarà impossibile provare alcunchè.  Aurore Drossard e Anne Fleurange smentiscono. Hanno parlato coi giornalisti, hanno lanciato frecciate velenose contro i parenti del defunto. Forse, volevano farsi pubblicita' prima dell'annunciata apparizione nelle librerie di un libro scritto a quattro mani. Un titolo strappalacrime: "Pour l'amour d'Yves Montand". Un volumetto di cui l'editore ha subito sospeso la distribuzione. Portava nel risvolto di copertina un'ode alla paternita': "Tu sei la mia carne, tu sei il mio sangue, tu sei mio padre, Yves Montand". 
La difficoltà consiste nel fatto che Montand volle essere imbalsamato. Questo processo rende quasi nulla la ricerca del DNA. E poi, come se non bastasse la beffa dell'imbalsamazione, ecco un'altra circostanza fatale per le aspirazioni delle due donne: Yves Montand portava la dentiera, quindi ricavare il Dna da quello che fu il suo smagliante sorriso è pressoche' impossibile. Tuttavia, dopo qualche mese, i risultati arrivano: escludono la paternità al 100%. Il mito di Yves Montand è salvo.

FINE

Post scriptum: E' passato un paio d'anni dalla pubblicazione di questo post. Nel frattempo ho letto i libri scritti da Simone. E' praticamente impossibile trovarli in Italia. Li ho comprati on line in lingua originale. In ''La nostalgia non è più quella di un tempo'', la sua autobiografia, racconta fra le altre cose anche il suo rapporto con Marilyn Monroe e ciò che successe durante le riprese del film Facciamo l'amore. Simone lamenta che i giornalisti diffusero una versione tutta inventata, ma a dire il vero quella che racconta lei non si discosta molto. Scrive che partì per l'Italia per girare il film per il quale si era impegnata, lasciando Yves nel bungalow accanto a quello della coppia Monroe-Miller. Il matrimonio fra i due era pressocchè già naufragato, e Miller aveva preso l'abitudine di spostarsi frequentemente a New York dove si stava occupando di un lavoro teatrale a Broadway. Continuò ad andare e venire anche dopo che Simone era partita. Yves si trovò ripetutamente solo con Marilyn, e fu così che la loro relazione cominciò. Ciò che racconta Simone è praticamente l'ineluttabilità di questa passione, quasi come a scusare il marito. Ma in effetti quale donna lascerebbe il proprio marito solo a Los Angeles a convivere con la Monroe? Nessuna lo farebbe, quand'anche fosse il più fedele dei mariti, e non era questo il caso!


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