martedì 26 luglio 2016

CRONACA


SALMONELLA MARY
  (Typhoid Mary) 

 

Tra i microbiologi italiani è conosciuta familiarmente come Salmonella Mary, ma è nota in tutto il mondo come Typhoid Mary. Il suo vero nome era Mary Mallon, irlandese nata nel 1869 e trasferita negli Stati Uniti, dove svolgeva il mestiere di cuoca, ben remunerato e di un certo prestigio rispetto a quello di cameriera o di lavandaia. Lavorò infatti presso famiglie agiate, e questo contribuì in seguito alla scoperta del pericolo gravissimo che costituiva per la società, e al suo conseguente isolamento.



Nell'estate del 1906 il ricco banchiere di New York, Charles Henry Warren, affittò una casa per le vacanze a Oyster Bay, a Long Island, e vi si trasferì con tutta la famiglia. Fu una vacanza disastrosa: nelle prime settimane, tra agosto e settembre, sei degli undici componenti della famiglia si ammalarono di febbre tifoidea, con diarrea, vomiti, temperature altissime, dolori addominali e esantema. 
Poichè le epidemie di febbre tifoidea erano ritenute appannaggio dei ceti sociali più bassi, con qualità di vita inferiore, mancanza d'acqua corrente e ambienti insalubri, il banchiere Warren volle scavare a fondo nella vicenda.




  Impiegò all'uopo un esperto di igiene, il dottor Soper, affinchè indagasse. 
Costui si dimostrò un uomo preciso e ostinato, e riuscì a ricostruire una lunga serie di accadimenti.
Anzittutto scoprì che la famiglia Warren aveva assunto una cuoca per la casa delle vacanze, la quale era rimasta in servizio per circa tre settimane, e aveva poi lasciato l'impiego proprio quando i primi componenti della famiglia si erano ammalati. La cuoca fu descritta come un donnone irlandese di circa 40 anni, con l'aria florida e in salute. Mary Mallon era andata via senza lasciare alcun recapito. 
Continuando ad indagare Soper scoprì che poco tempo prima, nello stesso anno, Mary aveva lavorato presso un'altra famiglia newyorkese, a Park Avenue, e si era frettolosamente licenziata dopo che vi era scoppiato un focolaio di tifo, due componenti della servitù erano stati ricoverati, e la figlia dei padroni di casa era morta. 
Inseguendo gli insoliti focolai di febbre tifoidea negli ambienti ricchi ed eleganti di New York, Soper scoprì che sempre c'era stata per breve tempo in ciascuna delle case infettate una cuoca che rispondeva alla descrizione di Mary Mallon, che ai primi segni della malattia fra le persone di casa, si licenziava e scompariva. In un'altra zona di Manhattan un'intera famiglia si era ammalata, e la lavandaia era morta. In casa di un avvocato erano stati contagiati sette degli otto componenti della famiglia. Insomma, ovunque andasse, la grossa cuoca irlandese, ritratto della salute, lasciava una scia di malattia e morte. 



Si stima che nel corso della sua vita lavorativa Mary abbia direttamente infettato almeno 51 persone, di cui  almeno tre decedute (secondo altre stime i morti furono molti di più, difficile stabilirlo, a causa delle numerose false identità che negli anni aveva assunto). Non si contano ovviamente coloro i quali presero l'infezione perchè a loro volta contagiati da questi malati: in quell'anno a New York circa 3000 persone furono infettate dalla salmonella typhi, e si pensa che Mary sia stata la portatrice sana, il cosidetto paziente zero. C'è anche da tener conto che gli antibiotici non furono disponibili fino al 1948.



Quando Soper riuscì finalmente a rintracciare Mary Mallon, la affrontò spiegandole che probabilmente lei stessa era la causa della malattia e della morte dei componenti delle otto famiglie in cui aveva lavorato negli ultimi anni, e le domandò campioni di sangue, feci e urine.





 Ora, benchè si fosse a conoscenza del fatto che le salmonelle fossero i vettori della febbre tifoidea, il concetto di 'portatore sano' era assolutamente nuovo. Mary, vedendosi accusata, udita la pretesa di Soper, e soprattutto sentendosi sana come un pesce, si infuriò e cacciò via l'uomo minacciandolo con un forchettone. 











Soper dovette tornare dalla donna accompagnato dalla polizia, da una dottoressa e da un ufficiale sanitario. Ci fu un inseguimento di alcune ore, un corpo a corpo, ma alla fine Mary fu presa e obbligata a fornire i campioni richiesti. Poichè questi risultarono positivi la donna fu posta in quarantena al Riverside Hospital, nella North Brother Island, alloggiata in un cottage.








Quel che resta oggi del Riverside Hospital sulla Norh Brother Island




Praticamente fu 'imprigionata' senza processo: la legge non si era mai trovata davanti ad un caso del genere. La donna era una mina vagante, ma non colpevole. Essa era convinta infatti di essere  perseguitata ingiustamente. Dopo due anni di confino, disperata, citò in giudizio il Dipartimento della Sanità, ma senza successo.




 
L'isola oggi disabitata, tra Bronx e Queens

 Nel frattempo veniva trattata con antibatterici aspecifici, lassativi e lievito di birra, che tuttavia non risolsero il problema. Poichè si stabilì che le salmonelle avevano colonizzato la cistifellea, le fu proposto di sottoporsi ad un intervento chirurgico per la sua asportazione. Mary, ovviamente, rifiutò. 

Mary fotografata durante la sua prima quarantena.


Probabilmente Mary aveva avuto in un dato momento della sua vita, una forma molto leggera di febbre tifoidea, passata inosservata, che l'aveva lasciata immune, ma l'aveva anche trasformata in una specie di serbatoio di salmonelle attive. Il contagio delle salmonelle avviene per via oro-fecale e appare chiaro che la cosa principale che le autorità avrebbero dovuto fare nel caso di Mary era quella di darle un'adeguata istruzione igienico-sanitaria.   
 Mary Mallon era una persona poco pulita, come tante altre dell'epoca. Non dava grande importanza all'abitudine di lavarsi bene le mani con sapone prima di manipolare il cibo, e si sarebbe dovuto battere su quel tasto, più che usarle la violenza del confino, e darle una nuova formazione lavorativa che fosse lontana dal campo dell'alimentazione. (Fra l'altro, oltre alla pulizia, anche la cottura dei cibi è importante, perchè le alte temperature uccidono i batteri. Disgraziatamente, uno dei piatti forti di Mary era il gelato alle pesche, preparato in gran parte a crudo).

 Invece fu lasciata sola e trascurata, una donna di mezza età, straniera, senza risorse economiche, senza più dignità, considerata dalla stampa come un pericolo pubblico, e addirittura 'un mostro'. Questo spiega, se pure non giustifica, il suo comportamento successivo.
Nel 1910 il nuovo Commissario di Salute Pubblica di New York decise di 'rivedere' il caso Mallon: pareva troppo ingiusto tenere in isolamento una donna che non aveva subito alcun grado di giudizio. Le fu sommariamente spiegata la sua situazione, le fu fatto divieto di riprendere la sua professione di cuoca, e le si procurò un impiego come lavandaia. 
Ma Mary, amareggiata dai trattamenti subiti e dalla sua discesa economica e sociale (il mestiere di lavandaia era più faticoso e meno remunerato), sparì dopo qualche tempo senza lasciare tracce. Forse la donna non aveva ben compreso che la sua attività di cuoca era un pericolo concreto che metteva a rischio la vita della gente. O se lo comprese non se ne preoccupò. In pratica, ciascuna delle parti si fossilizzò senza venirsi incontro: il Dipartimento di Salute Pubblica non aiutò realmente Mary, e lei ricominciò a fare l'unico lavoro che conoscesse. Fatto sta che Mary scomparve per cinque anni, usando vari nomi falsi e conducendo la stessa vita di prima: ogni volta che le cose si mettevano male in un posto di lavoro, sgomberava e si trasferiva altrove.


Fu rintracciata dalla polizia nelle cucine di una clinica femminile di New York, dove si erano avuti 25 casi di febbre tifoidea, due mortali. 
Stavolta l'opinione pubblica si lanciò compatta contro di lei, considerandola alla stregua di una specie di serial killer. La quarantena fu decisa come definitiva, nuovamente nell'ospedale di Riverside, da cui non uscì mai più. 


Mary, con gli occhiali, con una dottoressa. 1931

 Divenne una piccola celebrità. Ogni tanto veniva intervistata. Ma nessuno era disposto ad accettare da lei nemmeno un bicchiere d'acqua.
 In seguito le fu data una piccola occupazione nel laboratorio dell'ospedale, quella di lavare la vetreria.
Nel 1932 fu colpita da un ictus, che la lasciò immobilizzata; nel '38 morì, all'età di 69 anni, di polmonite.

FINE

Per approfondire i problemi relativi a lavoro e salute: