giovedì 15 settembre 2016

RELIGIONE



IL TESTAMENTO DEL PRETE ATEO

Chiesa di Etrèpigny

 «Io vorrei, e questo sia l'ultimo ed il più ardente dei miei desideri, io vorrei che l'ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell'ultimo dei preti.»

Jean Meslier era un umile parroco francese. Uscito dal seminario nel 1689 e subito ordinato sacerdote, era diventato curato presso Mesières, nella parrocchia di Etrèpigny, nel cuore delle Ardenne. Lì rimase fino alla morte, nel 1729. 
Quarant'anni di silenzio e anonima tranquillità, fatta eccezione per un unico episodio: un battibecco col signorotto di Etrèpigny, uno sfruttatore senza scrupoli della manodopera salariata locale. Costui denunciò la faccenda al vescovo il quale comminò una lieve punizione al prete, e la cosa si concluse lì. Per il resto, il parroco era considerato un uomo probo e un sacerdote affidabile.
Lo scandalo scoppiò solo dopo la sua morte, all'apertura del suo testamento.


In seminario Meslier aveva studiato a fondo i testi canonici. In seguito ebbe il tempo di reinterpretarli in chiave razionale. Era l'alba del ''secolo dei lumi'' e lui era senza dubbio un uomo intelligente e di cultura. Conosceva certamente gli scritti di Epicuro, Lucrezio, Montaigne, Malherbes, Spinoza, Cartesio ed altri che non manca di citare nel suo testo. Probabilmente invece era all'oscuro dei testi antireligiosi che a quel tempo circolavano clandestinamente in Europa, manoscritt costosissimi destinati alle corti e alla nobiltà, che erano senz'altro fuori della sua portata. 
Ciò che mise per iscritto negli ultimi anni della sua vita fu perciò qualcosa che aveva lungamente maturato nel silenzio della sua sperduta parrocchia: una lunga spietata critica di tutte le religioni, e in particolare di quella cristiana, mettendone a nudo tutte le storture, le menzogne e le ingiustizie che ne costituiscono le basi. A questa monumentale opera manoscritta diede un titolo esplicativo:

''Memoria dei pensieri e dei sentimenti di Jean Meslier, prete e curato di Etrèpigny e di Balaives su una parte degli errori e degli abusi del comportamento e del governo degli uomini da cui si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità e di tutte le religioni del mondo, affinchè sia diretto ai suoi parrocchiani dopo la sua morte e per essere da loro usata e da tutti i loro simili quale testimonianza di verità.''

Il testamento è articolato in varie parti in cui si dimostrano diversi punti fondamentali: che le religioni non sono che invenzioni umane; che la ''credenza cieca'', ossia la fede, è fatta di errori, illusioni e raggiri; che le presunte visioni e rivelazioni divine sono delle falsità, così come sono false le presunte profezie della Bibbia; che vi sono errori nella dottrina e nella morale cristiana; che la religione autorizza le prepotenze e la tirannia dei grandi; che il concetto di divinità è falso come sono falsi quelli di spiritualità e immortalità dell'anima.

''Questo modo di credere è sempre cieco, poichè le religioni non dànno, nè riuscirebbero mai a dare, alcuna prova chiara, sicura e convincente, della verità dei loro presunti santi Misteri o delle loro Rivelazioni divine.
Come sarebbe sciocco prestare fede ai miracoli del paganesimo, così è estremamente sciocco prestare fede a quelli del cristianesimo, poichè gli uni e gli altri scaturiscono da uno stesso principio di errori e menzogne.
(...) E' evidente che i suddetti Libri Sacri, non essendo stati scritti sotto ispirazione divina, non possono in nessun modo servire come testimonanza di verità.
(...) I Dottori [della Chiesa], che sanno accusare e condannare così bene le false credenze dell'idolatria dei pagani (...) come possono pensare che l'assurda e ridicola consacrazione che essi compiono dei loro fragili idoli di pasta abbia più forza e effetto dell'altrettanto assurda consacrazione che i pagani fanno dei loro idoli di pietra o legno o oro?
(...) La religione è un vero e proprio vivaio di fanatici (...) Tali idee sarebbero scomparse da tempo se coloro che le tengono in piedi con la loro autorità (...) non trovassero il loro grasso tornaconto (...) nel mantenere inalterate queste false credenze poichè [v. I Saggi di Montaigne] è necessario che il popolo ignori molte cose vere e ne creda molte false.
(...) Dichiaro infine, miei cari amici, che in tutto ciò che ho scritto fin qui io non ho preteso che di attenermi ai lumi naturali della ragione...''


Il Re Sole, Luigi XIV

Tuttavia Meslier non è semplicemente ateo e anticlericale: egli è anche antimonarchico. Nel Testamento lancia un appello violento e disperato in favore della rivoluzione con un anticipo di sessant'anni, incitando il popolo ad unirsi per liberarsi della tirannia dei nobili e dei re, poichè 
''la salvezza del popolo non dipende che dal popolo stesso'' (...) ''Unitevi dunque uomini, se siete saggi, unitevi tutti se avete coraggio per liberarvi dalle vostre comuni miserie. E' da voi, dalla vostra laboriosità, dal vostro lavoro che nasce l'abbondanza dei beni e delle ricchezze della terra (...) [i beni prodotti] teneteli per voi e per i vostri simili, non date niente a questi superbi e fannulloni.
Non si vedono più ormai, fra coloro che detengono le più alte cariche dello Stato, se non meschini adulatori pronti ad approvare i loro turpi disegni, ad inseguirne gli ingiusti ordini (...) a sottoscrivere ciecamente tutte le ordinanze dei loro Re che non oserebbero contestare.
Intendenti, governatori, comandanti, ufficiali, soldati che non servono che a sostenere l'autorità del tiranno. Impiegati, controllori, gabellieri, sbirri, ufficiali giudiziari che come lupi affamati mirano solo a divorare la preda, saccheggiando e tiranneggiando il popolo oppresso, avvalendosi del nome e dell'autorità del Re''

Meslier propugnava un ateismo assoluto e un'utopia anarco-comunista largamente in anticipo sui tempi. La sua tesi è semplice: se la nobiltà è il risultato della brutale tirannia, la religione è un insieme di assurdità generate dalla paura di cui si servono i nobili per imporre il loro potere. Religione e tirannia si appoggiano reciprocamente. Il Cristianesimo, insistendo sulla sofferenza, l'umiltà, la povertà e la condanna del piacere legittima i soprusi del Re e dei nobili (una tesi ripresa da Nietzsche). Preti e nobili sono solo dei fannulloni ipocriti e parassiti.

Jean Meslier impiegò un paio d'anni per stendere il monumentale testamento, poi con pazienza certosina ne fece altre due copie, in maniera d'avere maggiori speranze di diffusione. Le lasciò al suo successore, chiunque fosse, con preghiera di tenere per sè una copia e distribuire le altre a due curati del vicinato. Nella lettera d'accompagnamento chiedeva perdono ai suoi parrocchiani per l'inganno durato quarant'anni, ma i tempi erano duri, si veniva arsi vivi per molto meno. Anzi, raccomandava estrema prudenza anche ai suoi colleghi.

''Sono sicuro che se voi vi affidaste al vostro intelletto, vedreste chiaramente, come io ho visto, che tutte le religioni di questo mondo sono solo invenzioni dell'uomo (...) 
Vi esorto ad approfondire se tutto ciò che ho scritto è vero (...) se vi ho convinti allora non esitate ad intervenire per difendere la verità ed aiutare le genti che soffrono sotto il giogo della tirannia, dei soprusi, delle superstizioni.
Ma visto che anch'io non ho avuto il coraggio di spingermi oltre, evitate di dichiararvi apertamente, durante la vostra esistenza (...) ma almeno alla fine dei vostri giorni dichiaratevi in favore della verità.
(...) Cessate di interpretare in senso figurato, allegorico, mistico delle vuote scritture che ritenete sacre; voi date loro il senso che volete (...) al fine di trovarci delle supposte verità che non esistono...
(...) Perchè manifestate disprezzo per la povera gente e minacciate condanne eterne per dei piccoli peccati invece di protestare contro le rapine pubbliche, contro le palesi ingiustizie dei governanti...?
E conclude: ''Che i preti, i predicatori facciano ciò che vogliono del mio corpo; che lo squarcino, lo riducano in pezzi, lo brucino, lo arrostiscano, che lo mangino, se vorranno, in qualunque salsa; ciò non mi crea alcun problema. Sarò allora interamente fuori dalla loro portata e nulla sarà più in grado di farmi paura.''

Dopo la sua morte gli succedette l'ignaro abate Guillotin, il quale rinvenne le tre copie del testamento e la lettera con le ultime volontà. Allibito, ma convinto che le volontà di un defunto vadano rispettate, avvisò i curati del vicinato. Insieme impiegarono un certo tempo a completare la lettura, prima di avvisare le autorità ecclesiastiche, e nel frattempo la notizia trapelò. Ed era una notizia tale da suscitare uno scalpore estremo, pur in un secolo di illuminismo e libertinaggio: un tranquillo curato di campagna discuteva puntigliosamente le ragioni per cui rinnegava totalmente la propria fede dopo quarant'anni di ministero. 
La voce arrivò a Parigi, alla Corte del Re Sole e a tutti i circoli letterari e filosofici: tutti volevano procurarsi delle copie del manoscritto. 
Quando sul posto arrivò il Vicario era ormai troppo tardi per far scomparire i testi: l'interesse del pubblico era diventato enorme. Si consegnarono le tre copie agli uffici giudiziari di Mezières, Rethel e Saint Menehould, con l'idea di distruggerli quando le acque si fossero calmate. Invece diversi copisti molto ben retribuiti da nobili e ricchi borghesi, cominciarono a sfornare le prime copie, che poi servirono a farne molte altre. Si diffusero in tutta Europa spuntando prezzi incredibili.

Voltaire

In seguito fu Voltaire a darlo alle stampe facendo in modo che fosse divulgato. Disgraziatamente le idee di Meslier erano troppo sovversive anche per un Voltaire, che provvide ad epurarlo abbondantemente, per non mettere a rischio l'ordine costituito: tagliò tutta la parte politica e utopica, e mise mano anche alla parte religiosa. In Olanda fu pubblicato il testo originale nel 1864. Nel 1965 è stato infine pubblicato a Parigi un lavoro completo su Jean Meslier, a cura di M. Dommanget: Le curé Meslier athée, communiste et revolutionnaire.
 Col passare degli anni si è cercato di far scomparire l'abate Meslier dalla memoria collettiva.  E' una specie di desaparecido della storia ideologica: la tendenza è quella di occultare la filosofia atea; qualcuno lo ricorda talvolta, più che altro perchè incarna un curioso ossimoro: il prete ateo!



 A Mosca, nei giardini di Alessandro vi è un obelisco commemorativo della dinastia Romanov, che fu semi distrutto durante la rivoluzione d'Ottobre. Oggi, restaurato, porta incisi i nomi dei precursori del socialismo, fra cui quello di Jean Meslier.


 Fa piacere ricordare che il musicista e cantante Virgilio Savona, componente del famosissimo Quartetto Cetra, ha composto la musica e scritto il testo di una canzone: Il testamento del parroco Meslier. (Virgilio Savona infatti, affiancava all'attività di componente del quartetto Cetra, con le sue canzoni edulcorate per famiglie, anche un lavoro di musicista politicamente impegnato che vale la pena di riascoltare)
Qui sotto trascrivo il testo della canzone, che potete ascoltare qui


Il testamento del parroco Meslier
 
Avete sul collo fardelli pesanti 
di prìncipi, preti, tiranni e governanti; 
di nobili, monaci, monache e frati, 
di “guardie di sali e tabacchi” e magistrati. 
Avete sul collo i potenti e i guerrieri, 
gli inetti, gli inutili e i furbi, e i gabellieri, 
i ricchi che rubano per ingrassare 
lasciando che il popolo intanto resti a crepare. 
Abbattete i ricchi condottieri e i prìncipi! 
Sono loro, non quelli degli inferni, 
i diavoli! 
 Vermi che lasciano al contadino 
soltanto la paglia del grano e la feccia del vino. 
Teorizzano pace, bontà e fratellanza 
e poi legalizzano i troni e l'ineguaglianza.
 Hanno inventato il Dio dei potenti 
per addormentare e piegare i corpi e le menti 
Hanno inventato i demoni e gli inferni 
per far tremare e tacere poveri e inermi. 
Abbattete i ricchi condottieri e i prìncipi! 
Sono loro, non quelli degli inferni, 
i diavoli! 
 Non sono i demoni dell'intera corte 
i vostri peggiori nemici, dopo la morte, 
ma sono coloro che alzano le dita 
annientano e fanno marcire la vostra vita! 
E se vi unirete potrete fermarli 
usando budella di prete per impiccarli; 
così non sarete più schiavi di loro 
ma infine padroni dei frutti del vostro lavoro! 
Abbattete i ricchi condottieri e i prìncipi! 
Sono loro, non quelli degli inferni, 
i diavoli!

 FINE