mercoledì 3 dicembre 2014

CRONACA


LA REGINA NELLA TORRE
(TRISTE STORIA DI LADY JANE GREY)




  Enrico VIII alla sua morte, lasciò un testamento dove designava suo successore il figlio Edoardo VI. Qualora Edoardo fosse morto prematuramente senza eredi, la corona sarebbe passata all'altra figlia Maria detta ''la cattolica'', e se anche costei fosse morta senza prole, sarebbe andata alla figlia Elisabetta. Se infine anche Elisabetta fosse morta senza eredi, lo scettro sarebbe passato ai discendenti della sorella minore di Enrico, la bellissima Mary. 
La figlia di Mary, Frances Brandon, aveva sposato Henry Grey marchese di Dorset. Da questo matrimonio erano nate tre figlie la maggiore delle quali era Jane.
Lady Jane Grey era dunque la quarta in linea di successione al trono d'Inghilterra.
Un'ipotesi piuttosto remota, ma i genitori cominciarono ad educarla in tal senso, sognando anche l'eventualità di un matrimonio col giovanissimo re Edoardo VI.

 
Frances Brandon




Henry Grey
















 






I due erano ambiziosissimi, avidi, intriganti, amanti del lusso, del potere, ed anche violenti e brutali con le tre figliole, che venivano bastonate ad ogni pretesto. In un'epoca in cui non si andava tanto per il sottile come sistemi educativi, Frances e Henry Grey destavano disapprovazione per le punizioni corporali che infliggevano alle ragazze. Jane, peraltro, crebbe come una bambina prodigio: era infatti intelligentissima, amava molto lo studio, attraverso il quale tendeva ad estraniarsi dall'ambiente familiare. Imparò greco, latino ed ebraico. Di lei i precettori dicevano che era molto portata alle discussioni filosofiche, in particolare se di argomento religioso. Affiancò agli altri studi anche quello della teologia, e la sua fede cristiana era profondissima, vicina alla Riforma e contro il rigido cattolicesimo della cugina Maria.



Edoardo VI ( che noi ben conosciamo come protagonista del romanzo di Twain ''Il Principe e il Povero) era ancora minorenne quando apparve chiaro che gli restava poco da vivere, minato com'era dalla tubercolosi. 

 
Edoardo VI ormai malato di tubercolosi


Il reggente, John Dudley duca di Northumberland, per mantenere in auge la fazione protestante, cercò di estromettere Maria dalla sucessione. Allo scopo, in combutta con i Grey,  fece fidanzare lady Jane col proprio figlio Guilford, e contemporaneamente fece firmare al giovane re moribondo un nuovo atto di sucessione: nella convinzione di salvare così l'Inghilterra dai papisti, Edoardo eliminò dalla successione le sue due sorelle e nominò al loro posto la cugina Jane. La diciassettenne Jane fu costretta a sposare Guilford Dudley a suon di bastonate. Poco dopo il re morì.

 
Guilford Dudley, 19 anni, marito di Lady Jane Grey

La cricca dei Northumberland, assieme ai Grey, riuscì a tenere segreta la notizia della morte. Si inviò invece un dispaccio a Maria per avvisarla che la fine del fratello era vicina, e che accorresse per dirgli addio. L'intenzione era quella di rapire e imprigionare Maria mentre era in viaggio. Non si seppe mai chi fu ad avvisare Maria della trappola, fatto sta che il piano fallì. 
Nel frattempo Lady Jane, informata del nuovo testamento di Edoardo, scoppiò a piangere disperatamente, dicendo di non avere alcun diritto alla corona, che apparteneva legittimamente a Maria. 





Trascinata con la forza alla Torre di Londra, dove era uso attendere l'incoronazione, vi fu rinchiusa e sorvegliata.
Maria, scampata al rapimento e trovati numerosissimi sostenitori, marciò verso Londra per riprendersi ciò che era suo di diritto. Erano trascorsi solo nove giorni dalla proclamazione di lady Jane regina, quando arrivò la notizia che Maria stava per arrivare alla testa dei suoi seguaci: il popolo era tutto dalla sua parte essendo gli avidi Dudley una famiglia odiata in tutto il paese. Il padre della giovane, dopo aver bruscamente annunciato alla figlia che il suo regno era terminato, tentò di fuggire. Jane tirò invece un sospiro di sollievo e domandò se finalmente poteva tornarsene a casa.


Maria Tudor la Cattolica







Maria fece arrestare tutti, ma poichè era sì ''la cattolica'', ma non ancora oltranzista, e non era ancora diventata ''la sanguinaria'', condannò a morte per tradimento il solo Northumberland. 
Rilasciò invece i genitori di Jane, e avrebbe rilasciato anche i due sposi, pedine innocenti, ma i consiglieri si opposero. La grazia sembrava comunque solo una questione di pochi mesi. 
Purtroppo, però, con criminosa leggerezza, il padre di Jane si cacciò in un'altra cospirazione contro la corona, facendosi cogliere in flagrante. A questo punto Maria fu costretta a condannare a morte sia lui che i due giovani sposi, ostaggi della corona.
Gli ultimi mesi dopo la condanna, la piccola Jane li passò studiando testi sacri e pregando.  
 Sperando in una conversione al cattolicesimo la regina Maria le mandò John Feckenham, decano di Saint Paul, ma lei fu irremovibile e confutò punto per punto le tesi cattoliche che il prete le andava esponendo.


Dalla torre assistette all'esecuzione del giovane sposo, e serenamente attese la sua, sperando in un al di là che, non aveva dubbi, fosse migliore della sua triste esistenza.


Si dice che la diciassettenne 'regina dei nove giorni' affrontò la morte con la serenità di una martire. 



Al boia raccomandò di finirla nel più breve tempo possibile, ed ebbe un unico momento di smarrimento quando, con la benda sugli occhi, non trovava il ceppo sul quale doveva appoggiare il capo. Angosciata allora esclamò:''Che debbo fare? Dov'è? Dov'è?'' finchè qualcuno dei pochissimi presenti non si avvicinò per dirigerla verso il ceppo.



Si concluse così l'esistenza di questa povera giovane, pedina inconsapevole della potente élite protestante.
L'unica ad uscire immeritatamente bene da questa storia fu la madre di Jane, Frances Brandon, che ebbe salva la vita e rimase a corte, poichè Maria non se la sentì di condannare la cugina e amica d'infanzia. Frances convolò a nuove nozze neanche un mese dopo la morte del marito e della figlia.

Nel famosissimo dipinto di Paul Delaroche, il momento raffigurato è quello che precede l’esecuzione della donna, evidentemente provata dagli effetti del tumultuoso intrigo politico a causa del quale lei, pur essendo del tutto innocente come è simbolicamente sottolineato dal bianco del suo abito, deve pagare con la vita. Il comandante della torre, Sir John Brydges, conduce la giovane regina verso il patibolo, mentre il boia, aspettando soltanto di svolgere il proprio compito, osserva impassibile la commozione della vittima. Intorno al luogo dell’esecuzione il pavimento è coperto dal fieno destinato ad assorbire il sangue che verrà sparso.
Ne emerge il carattere fortemente teatrale della pittura di Delaroche, testimoniato dal panno nero che ricopre il proscenio su cui si svolge l’esecuzione della giovane regina: la drammaticità dell’evento storico viene accentuata dalla grande semplicità della composizione, e dal numero ridotto dei personaggi, le cui pose sono il frutto di intensi studi preparatori.
Paul Delaroche è un perfezionista, egli realizza le sue opere solo dopo una preparazione molto lunga e meticolosa: compie sperimenti con modelli, figurine di cera, acquarelli e disegni, per simulare l’effetto delle pose, dei raggruppamenti, della luce e delle ombre. Il suo stile, attento ai dettagli, è espressione tipica del suo tempo; Delaroche non è un innovatore, ma è strettamente legato ai suoi contemporanei che amano un classicismo raffinato.

L’opera ricevette il plauso incondizionato del pubblico contemporaneo, infatuato di epica storico-romantica, ma finì ben presto per cadere nel dimenticatoio con l’avvento degli Impressionisti nella seconda metà del XIX secolo. Questi ultimi infatti consideravano Delaroche come un relitto della vecchia iconografia accademica, e contribuirono con i loro scritti alla denigrazione dei suoi quadri, relegati nei sotterranei dei principali musei di mezza Europa.


In particolare, il ritratto di Jane Grey venne acquistato dalla Tate Gallery londinese nei primi anni del Novecento, ma dovette subirere lunghi periodi di “reclusione” a causa della sua impopolarità critica. Nel 1974 esso venne infine ceduto alla National Gallery, che gli dedicò un piccolo spazio espositivo all’interno della sezione dedicata all’arte romantica. Sorprendentemente il quadro ritornò ad essere estremamente popolare, guadagnandosi il consenso silenzioso di centinaia e centinaia di spettatori, capaci addirittura di consumare il pavimento della sala pur di ammirarlo ancora una volta. 

FINE

 
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