sabato 10 gennaio 2015

DIARIO

DOPO LE FESTE

La nostra famiglia numerosa curava il Natale in ogni particolare, sia a beneficio di noi bambini, sia perchè papà in questo assomogliava a Luca Cupiello, di Eduardiana memoria.
Il nostro presepio, bellissimo, si arricchiva ogni anno di nuovi personaggi, che venivano preparati durante l'estate, di nuove montagne di sughero, di nuove accuratissime casette.
Quando ero ancora molto piccola, e il presepio era più modesto (negli anni successivi fu necessario almeno un paio di giorni per allestirlo), avveniva una specie di miracolo notturno due giorni prima di Natale: noi bambini ci alzavamo una mattina, e scoprivamo incantati, che il salotto aveva cambiato aspetto. C'erano addobbi alle pareti, sul tavolo, sui vetri delle finestre, e poi l'albero con le palle di vetro in un angolo, e il presepio nella libreria: una festa prima delle feste.
Quando ho avuto una casa mia, ero già diventata un'adulta cinica e dissacratrice. Tuttavia, i primi anni, ho addobbato anch'io la mia casa per Natale: anche se non c'erano bambini, c'erano però amici che venivano a cena e ammiravano le mie guarnizioni in stile vittoriano, come andava tanto di moda in quegli anni. Il presepio, per comodità, fu poi ridotto ad uno ''scoglio'', cioè una montagna di carta-roccia e sughero, con statuine di taglia piccola, a tutto tondo, cioè non da appoggiare contro un muro di fondo. Insomma, una montagna che, a varie altezze e da tutti i lati, conteneva ogni cosa, dalla grotta alle case, e tutti i personaggi. Come ulteriore semplificazione avevo incollato tutte le statuine, fuorchè i Re Magi (che dovevano viaggiare un pochino ogni giorno fino ad arrivare alla grotta il giorno dell'Epifania). Più facile di così non poteva diventare: semplificare ulteriormente, man mano che negli anni mi disamoravo del Natale, significò semplicemente eliminarlo. Ovviamente insieme alle varie ghirlande e all'albero (che tanto ogni anno si trasformava in Parco Giochi dei miei Pelosi).
Oggidì, il mio Natale non mi complica la vita nel periodo post festivo. Dopo l'Epifania sento le mie amiche lamentarsi perchè devono smontare gli addobbi, incombenza noiosa e malinconica. Per curiosi meccanismi mnemonici, la demolizione del Natale sembra arrivare con una scadenza più frequente del suo allestimento: si prepara il Natale con un certo entusiasmo, ma lo si disfa dicendo: sembra ieri che ho dovuto riporre tutte queste cianfrusaglie... Io invece in questi giorni, con aria serafica, dico: ho già messo via tutto...dove il ''tutto'' di cui parlo si riduce ad un'unica cosa. Perchè...ebbene sì, una cosa la metto ancora, per festeggiare il Natale: una corona a fianco alla porta d'ingresso, fuori nel pianerottolo. Come mai? Mi vergogno un po', ma è per non sfigurare davanti ai dirimpettai. Loro, puntualissimi espongono fuori della porta un addobbo natalizio l'8 dicembre, come da tradizione. E, da brave persone efficienti e ordinate, la mattina del 7 gennaio hanno già fatto sparire tutto. Io invece la appendo in ritardo, e in ritardo la ritiro. Spero non pensino di me che sono una sciattona...


Alla fine, una fruttiera con qualche bacca rossa basta per dare quella certa atmosfera invernale. Non occorre sprecarsi troppo, lasciatemelo dire.



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