sabato 9 gennaio 2016

CRONACA


PARIGI, LES HALLES E IL GENERALE CUSTER

1971

 Nel 1969, per motivi logistici vari, si decise il trasferimento del mercato delle Halles. Nel 1971 i celebri padiglioni in vetro e acciaio dell'architetto Baltard, che ospitavano il mercato di prodotti freschi al centro di Parigi, furono quasi tutti distrutti (un paio sopravvissero trasferiti altrove); ugualmente furono distrutte tutte le antiche abitazioni che stavano nelle vicinanze del mercato, dopo averne, fra molte polemiche, sfrattato gli abitanti. Il ''ventre di Parigi'', reso famoso da Zola nel suo omonimo romanzo, scomparve, e fu sostituito da un centro commerciale sotterraneo, dal museo Centre Pompidou, da un giardino pubblico, dallo snodo principale parigino del Métro e della RER.
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Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf

Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf
Nel 1854 Victor Baltard vince la gara per costruire i nuovi mercati: vengono costruiti 12 padiglioni coperti da vetrate con pareti di vetro e colonne di ferro battuto. I padiglioni sono raggruppati in 2 gruppi separati da una strada centrale. - See more at: http://www.italianipocket.com/la-storia-delle-halles-di-parigi/#sthash.bSgzqP9X.dpuf
Nel 1854 Victor Baltard vinse la gara per la costruzione dei nuovi mercati. Vennero costruiti 12 padiglioni coperti di vetro, con colonne in ferro battuto, separati in due gruppi da una strada (a cui in seguito fu data una copertura). 

Félix Benoist


Victor-Gabriel Gilbert 1880

1897, J. J. Rousseau: Tradizionale zuppa al mattino

Edouard-Jean Dambourgez



1880, Victor-Gabriel Gilbert

1895, Léon-Augustin Lhermitte

1967
foto di Pierre Béranger

1964
foto di Pierre Béranger
La trasformazione si era resa indispensabile nel secolo scorso perchè un mercato di quelle proporzioni, con relativo traffico, problemi di carico e scarico, presenza massiccia di topi e folla inverosimile in pieno centro di una città come Parigi, era diventato ingestibile. Tuttavia furono in molti a pensare che un cambio di destinazione d'uso potesse avvenire in modo più indolore e meno iconoclasta. Ma si sa, la ''grandeur''...
Dopo le demolizioni, nel 1973 era rimasta un'enorme voragine al centro di Parigi. In seguito qui sarebbero sorti i nuovi edifici, il grande centro commerciale (il Forum Les Halles) e il Beaubourg.


Qui il regista Marco Ferreri, approfittando dell'occasione, decise di girare un film western grottesco : Non toccare la donna bianca. La surreale vicenda si svolge nel Selvaggio West trasposto nella Parigi degli anni '70.
Perche un western? «Noi viviamo in un clima da western - risponde Ferreri -. Il western esprime in maniera semplice ed elementare i concetti Dio Patria Famiglia. lo riprendo questi concetti e li faccio scoppiare dal ridere...E perche le Halles? «Non è il Dakota a fare il western. Il western sono anche le idee. Il western ci ha portato delle idee, perche non portare le nostre idee al western? Forse che nelle città non esistono gli stessi elementi che troviamo in un western? A ogni angolo di strada non si incontrano soldati del Settimo Cavalleria? Quando io penso ai Pellirosse, io penso al proletariato e al sottoproletariato che si lascia schiacciare e umiliare». 


 il Colonnello George Armstrong Custer (Marcello Mastroianni) è giunto a Parigi col Settimo cavalleggeri per battersi contro gli indiani. E' accompagnato dall'amante (Catherine Deneuve), da un meticcio che gli fa da informatore (Ugo Tognazzi), ha un superiore meno popolare di lui (Philippe Noiret), e intende rifarsi della sconfitta di Little Big Horn. 










Tra i grotteschi personaggi del film vi è anche un giovane Paolo Villaggio, che interpreta un agente della CIA, regista occulto degli avvenimenti.
 









 L'intento di Ferreri è una pungente satira sulla storia e le miserie degli Stati Uniti - razzismo, falso perbenismo, imperialismo - ed una critica contro i crimini perpetuati prima e durante la Guerra del Vietnam. Da notare come Custer, diventato popolarissimo dopo l'eroica sconfitta a Little Big Horn, aspiri a diventare Presidente degli Stati Uniti.



 Custer si rende conto di come la tecnologia moderna consente di distruggere rapidamente i vecchi palazzi dove si annidano gli indiani di Toro Seduto (Alain Cuny). 









Gli indiani sono i chochard che vivono nel centro di Parigi, un problema da risolvere alla radice per tanti motivi: finanziari, morali, culturali, igienici, linguistici, religiosi. Solo che gli indiani non se ne vogliono andare con la scusa che sono stati sempre lì.
 Nella realtà, le demolizioni necessitarono di moltissimi sfratti, a cui gli abitanti del quartiere si opposero a lungo. Gli indiani di Ferreri furono interpretati da questi parigini, in gran parte clochard.

Il meticcio ha uno strano modo di vestire, di fuori sembra un soldato o un ufficiale, ma appena si sbottona l'uniforme appare la sua natura india. Custer lo utilizza, ma non gli concede di prendersi certe libertà. Così, quando il meticcio si accosta troppo ad una ragazza che fa parte della troupe di Buffalo Bill (Michel Piccoli), Custer spara un colpo di pistola mancandolo volutamente, ma dandogli poi un avvertimento: "Non toccare la donna bianca!" C'è un altra cosa che il meticcio non può fare: bere champagne. Sia le donne bianche che lo champagne riguardano esclusivamente i bianchi.
In seguito il meticcio si vendicherà di Custer. 








Gli indiani hanno dei contrasti al loro interno. Mentre Toro Seduto  tenta dei compromessi andando in giro con la medaglia che gli ha regalato il Presidente degli Stati Uniti,


 
c'è l'Indiano Matto (Serge Reggiani), quasi completamente nudo e molto popolare fra le giovani generazioni per la sua oratoria di tipo poetico. L'Indiano Matto sostiene che è inutile cercare una pace umiliante con i bianchi, occorre affrontarli in modo inaspettato.














Tra perlustrazioni della zona, visite ai bistrot e cattivi consigli, Custer si convince di aver a che fare con quattro gatti, e di poter riscattare la sconfitta di Little Big Horn con facilità.


In questa scena il meticcio fa leva sulla vanità di Custer convincendolo, mentre è dal parrucchiere, ad indossare una divisa chiara fuori ordinanza che, gli assicura, gli dona maggiormente (e farà sì che diventi un bersaglio più facile da individuare per gli indiani di Toro Seduto).


 
Finirà esattamente come a Little Big Horn, Custer (Marcello Mastroianni) sarà sconfitto ed ucciso con tutto il Settimo Cavalleggeri: dall'alto della voragine sbucano gli indiani del tutto inattesi. Non sono quattro gatti. Il Settimo Cavalleggeri è stato guidato da Custer in fondo al grande buco de Les Halles. Non avranno scampo.
Il Generale Terry (Philippe Noiret), prima che cominci la battaglia è al fianco di Custer, che è formalmente un suo sottoposto. Ma poi torna a casa sua, in un bel palazzo fuori Les Halles. Col binocolo segue l'andamento della battaglia in camicia da notte. Vedendo la sconfitta provvede a telefonare al suo agente di Borsa perché prenda i provvedimenti finanziari del caso.



Il film è satirico, e si conclude con una pessima figura degli Stati Uniti, che d'altra parte in quegli anni ne stavano facendo una mondiale con la guerra del Viet-Nam. Guerra che diede origine a vaste manifestazioni pacifiste e fu al centro di  buona parte della cultura pop dell’epoca e degli anni successivi.

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I lavori a Les Halles proseguirono fino a completamento: scomparso il grande mercato, sventrato il quartiere, si costruì il Beaubourg, con tutti i servizi già accennati, che fu inaugurato nel 1979. Con i suoi 150 000 visitatori al giorno può definirsi il cuore di Parigi.
Ma da qualche anno è nuovamente un enorme cantiere: tra mille polemiche, per un costo superiore agli 800 milioni di euro, e con la distruzione di alcune delle costruzioni terminate trent'anni fa, si sta rifacendo il look a tutta la zona. La parte più eclattante sarà la ''Canopée'', una vastissima copertura in vetro e acciaio che consentirà anche alle parti sotterranee di godere della luce del sole, ma costituirà anche un riparo dalle intemperie per una vasta parte di piazze e giardini.






FINE