martedì 28 luglio 2015

COSTUME



GIULIETTA MASINA
(DONNE CHE AMANO TROPPO 3° PARTE)



 Dopo che  negli anni '50 interpretò La Strada e Le Notti di Cabiria, Giulietta Masina divenne celebre in tutto il mondo, dall'America al Giappone. In Italia invece fu meno popolare, veniva considerata come una creatura del marito, Federico Fellini, cosa che peraltro non la disturbava. Secondo alcuni critici addirittura, senza il suo Pigmalione, non avrebbe saputo nemmeno recitare. Non era vero, e i fatti successivi lo dimostrarono. 

Nel film La Strada, con Anthony Quinn
Sul set del film La Strada


Tuttavia era una donna che non si riconosceva nel personaggio della diva. Credeva nei valori tradizionali della famiglia e della religione, e la sua vita ruotava intorno ad essi ed al suo famoso marito. Ogni mattina usciva dalla casa di via Margutta con il fazzoletto in testa e la borsa della spesa, e andava al mercatino di via della Croce. Voleva essere una moglie e una padrona di casa perfetta. Quando in un'intervista degli ultimi anni le fu chiesto se per caso non si fosse mai sentita considerata come ''la signora Fellini'' lei rispose che, qualora così fosse stato (ma tutti l'avevano sempre chiamata Giulietta Masina) lei ne sarebbe stata onorata. Innamoratissima di Federico, non tollerava alcuna critica nei suoi riguardi. Lui era spesso scortese con lei in presenza di altri: la interrompeva, la rimbeccava con impazienza, e sul set, mentre era gentilissimo con tutti, la trattava male. Lei talvolta rispondeva per le rime, ma in genere subiva.
Erano molto diversi per carattere, lei espansiva ed entusiasta, lui silenzioso e chiuso. Lei gli lasciava per casa dei bigliettini affettuosi a cui lui non rispondeva mai (''ma io so che li legge'' aveva confidato in un'intervista, con un piccolo sorriso). Essendo fumatrice da sempre, per non disturbare il marito si era ritirata in un piccolo appartamentino al piano superiore della loro casa. Fellini sfarfalleggiava a destra e a manca nell'universo femminile. Passava da un'avventura all'altra senza mai compromettersi. Sicuramente non ebbe mai nessuna intenzione di rompere il sodalizio che lo legava a Giulietta. E tanto bastava evidentemente a lei per sentirsi soddisfatta. Infatti non diede mai alcuna importanza alle intemperanze del marito e gliele perdonò sempre: lui era evidentemente troppo ''grande'', troppo ''artista'', troppo ''Maestro'', perchè non potesse esser libero di approfittare di tutte le occasioni che gli si offrivano. 



Però ci furono un paio di casi in cui non si trattò propriamente di innocue avventure. Infatti tra i due coniugi ci fu per trentasei anni (dei cinquanta che durò il loro matrimonio) la presenza costante della farmacista Anna Giovannini, donna dalle forme tonde, ribattezzata dal regista ''Paciocca''. Fellini la amò, senza particolari sotterfugi, sino alla fine, come si evince dalle lettere che la donna rese pubbliche solo dopo la morte di Giulietta. Ma la relazione era nota a tutti, moglie compresa.
Un'altra storia venuta a galla dopo la scomparsa di ambedue è la relazione che Fellini ebbe con Sandra Milo, sulla quale la Sandrocchia nazionale ha improntato anche uno spettacolo teatrale. Durata diciassette anni, terminò per l'eccessivo attaccamento del regista che, a detta della Milo, voleva addirittura scappare via con lei. Data la credibilità della fonte, questa notizia è da prendere con le pinze, o da non prendere affatto. Anche questa relazione pare fosse nota a Giulietta, che rimase comunque amica di Sandra.

Fellini, la Masina e la MIlo intervistati da Lello Bersani

 In un'occasione la Masina, forse preoccupata dell'importanza di una di queste relazioni, fece una cosa che non era da lei: si rivolse ad un investigatore privato, che pedinò e fotografò Fellini cogliendolo in flagrante delitto. Il risultato fu che lui inserì quest'episodio nel film Giulietta degli Spiriti, e lei si adattò a recitarlo...
Ci fu un momento in cui Giulietta agì di testa propria, contro il parere del marito: fu nel 1972, quando accettò di recitare come protagonista in uno sceneggiato Rai: Eleonora. E fu un'ottima scelta, perchè lo sceneggiato fu uno dei più seguiti in assoluto, e lei divenne popolarissima, tanto che si cavalcò l'onda con un secondo sceneggiato di cui era sempre la protagonista, intitolato Camilla.



Questa la trama di Eleonora:
In una Milano di metà '800 Eleonora appartiene ad una famiglia ricca e borghese che la educa al culto della rispettabilità sociale. È la figlia scialba di un uomo severo, rigidissimo, e sorella di una bella e giovanissima fanciulla, molto più estroversa di lei. Eleonora trascorre le sue giornate in casa e, dalla finestra, osserva un pittore (l'attore Giulio Brogi, allora giovane e affascinante, reduce dal successo di ''Enea'') innamorandosene. L'artista è bello, nullatenente, vive in maniera anticonvenzionale, fa parte del movimento della Scapigliatura. Eleonora lascia la famiglia, gli si presenta, gli chiede di poterlo seguire, gli fa da domestica, si lascia maltrattare, subisce qualunque umiliazione pur di stargli vicino e amarlo. Negli anni gli sforna diversi figli, mentre lui vive la sua vita, ha altre donne, viaggia, scompare, ritorna. Tra vita disordinata e alcol, il pittore morirà giovane, assistito da Eleonora. Sul letto di morte la donna gli domanderà se in tutti quegli anni che gli ha dedicato, ci sia stato almeno un momento in cui lui l'abbia amata. Per tutta ricompensa a tanta dedizione avrà come risposta un cenno di assenso. Ciliegina sulla torta, dopo la morte dell'uomo, conoscerà un figlio di lui di cui non aveva idea, che accoglierà in famiglia con gioia come se fosse suo.




Nella pratica Giulietta impersonò una donna uguale a se stessa. Quando una giornalista la intervistò mentre lei era all'apice del suo successo fra il pubblico italiano, le domandò cosa pensasse di questo personaggio così demodé, così succube (era il 1973, erano gli anni della contestazione, del femminismo, della parità dei diritti ecc.) lei si mostrò meravigliata. Perchè demodé? Quando una donna è innamorata come altro può comportarsi? Il suo unico desiderio non può che essere quello di preoccuparsi della serenità del suo uomo, del suo benessere, della sua felicità, della sua casa, dei suoi figli...
Questo è il ritratto scoraggiante di una donna che ha vissuto nella venerazione del marito.

Valentina Cortese


Eppure...eppure... mentre facevo qualche ricerca per buttar giù queste righe, mi sono imbattuta in una curiosa notizia. L'attrice Valentina Cortese, oggi ultranovantenne, ha pubblicato qualche anno fa una biografia che ha avuto un discreto successo: ''Quanti sono i domani passati''. Vi racconta che, al suo rientro dall'avventura hollywoodiana, l'amico Federico Fellini offrì al marito (l'attore Richard Basehart) la parte del Matto nel film La Strada. Era il 1954. 

R. Bavehart e G. Masina ne La Strada, 1954
 Valentina ne fu felice, ma certamente non si aspettava ciò che successe poco dopo: il marito la tradì con Giulietta Masina, e non fu una semplice avventura, continuarono ad incontrarsi per anni, non si sa se all'insaputa di Federico, o meno. Valentina peraltro, divorziò poco dopo.

R. Bavehart e G. Masina nel film di Fellini Il Bidone, 1955


Sempre loro, al ristorante

Vero o falso? e come inserire questa notizia nel discorso fatto poco più su? Boh...non lo so davvero. Ma devo dire che Anna Giovannini ( la compagna ''parallela'' di Fellini per trentasei anni) raccontò in un'intervista che la sua relazione col Maestro era iniziata quando il regista era stato colto da una grave depressione mentre girava La Strada, depressione che quasi gli impedì di terminare il film. In quell'occasione lei gli era stata di grande aiuto e si erano innamorati. Ora si potrebbe fare due più due e guardare le cose sotto una nuova luce, che spiegherebbe anche il silenzio compiacente di Giulietta...

FINE 

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