martedì 26 agosto 2014

RELIGIONE



I SANTINI

In pochi campi il cattivo gusto regna sovrano come in quello delle immaginette religiose, i cosidetti ''santini''. Forse per questo possono costituire l'oggetto di deliziose collezioni. 
In genere son tutti belli, con le loro immagini oleografiche. Ma alcuni sono più belli degli altri (o peggio, dal punto di vista del ''gusto''), per esempio quelli con l'esibizione di pezzi anatomici. Primo fra tutti il ''Sacro Cuore'', dove Gesù mostra platealmente il proprio cuore espiantato, come vincolo d'amore a cui abbandonarsi, sintesi di fede e redenzione. Il cuore è avvolto dalle spine, che rappresentano i peccati degli uomini, ed è sormontato dalla fiamma ardente dell'amore. Gesù lo tiene in mano o lo indica al centro del petto. Raggi luminosi si dipartono da esso.





Talvolta è la Madonna ad esibirlo. Quando si tratta di quella personificazione della Madonna detta Maria Addolorata, l'organo viene rappresentato infilzato da una o sette spade in riferimento ai sette dolori che colpiscono Maria in vari punti del Vangelo.






Ambedue le raffigurazioni, di Gesù e della Madonna col cuore di fuori, non ci impressionano affatto, giacchè li abbiamo sempre visti dacchè siamo nati. Credo che ai non cattolici facciano lo stesso effetto che su di noi hanno le immagini kitsch della religione indù.


 




Altri casi di esibizione di pezzi anatomici sono le immaginette dei martiri. In genere esibiscono gli organi oggetto del martirio, e, curiosamente spesso ne portano addosso un doppione. Ecco s. Lucia che tiene in un piatto gli occhi che le hanno cavato. Peraltro lei ci appare integra, occhi compresi. 
Lo stesso dicasi per s. Agata che porta su un vassoio le mammelle che le hanno tagliato, ma mostra normali rotondità.








 




































Altri santi ci appaiono durante il martirio, con particolari agghiaccianti: chi scuoiato, chi sventrato con gli intestini arrotolati, chi evirato, e tutto, insieme ai cuori, sacre ossa, teste tagliate, mani e piedi mozzati, in un trionfo del 5° quarto con la graticola di chi fu arrostito, come adeguato complemento.



Sant'Erasmo

San Bartolomeo apostolo


santa Apollonia


 
Qui sopra Santa Apollonia vergine e martire. Fra le altre cose le furono strappati i denti. All'epoca del papa Pio VI i denti di Apollonia che circolavano in Italia come reliquie erano svariate centinaia. Il papa li fece sequestrare, mettere in un baule, e gettare nel Tevere.
Curioso il martirio di s. Sebastiano, che fu trafitto da numerosissime frecce per ordine di Diocleziano, ma non morì così infilzato. Creduto morto fu lasciato al palo, dove fu soccorso da santa Irene che, con l'aiuto degli angeli, lo assistette fino a guarigione. Una volta guarito Sebastiano pensò bene di presentarsi da Diocleziano e rimproverarlo per il suo comportamento. L'imperatore, sorpreso di vederlo ancora in vita, lo fece fustigare a morte e ne fece gettare il corpo nella Cloaca Maxima.



 Altre volte i santi sono stati usati per scopi politico-sociali. Fu il caso di san Simonino di Trento: un fanciullo trovato morto, con evidenti segni di torture e violenze, durante la Pasqua del 1475. La vicenda legata al suo nome costituisce una testimonianza delle persecuzioni subite dalle comunità ebraiche e delle accuse (false e strumentali) di "omicidio rituale". I fatti, ricostruibili attraverso gli atti del processo istruito contro la locale comunità ebraica, andarono in questo modo. Un bambino di due anni e mezzo scomparve la sera del giovedi santo e fu ritrovato cadavere la domenica di Pasqua, proprio vicino all'unica casa abitata dai quindici ebrei residenti a Trento. In un clima di diffuso antisemitismo, si fece strada prepotentemente la tesi che il bimbo era stato vittima di un "omicidio rituale" perpetrato dalla locale comunità ebraica e finalizzato alla raccolta del sangue di un bambino, da utilizzare per impastare il pane azzimo della Pasqua ebraica.





I quindici ebrei presenti a Trento (il più giovane aveva quindici anni, il più vecchio novanta), presunti omicidi, furono torturati insistentemente per mesi sino a strappar loro una confessione, e quindi messi a morte con i supplizi in uso al tempo. Solo una donna, di nome Bruna, resistette più a lungo degli altri all'interrogatorio, ma si insistette tanto che la donna morì sotto tortura, confessando proprio in punto di morte e dichiarandosi pentita; fu quindi assolta dal peccato e sepolta in terra benedetta. Fu così che un orribile delitto commesso probabilmente da un sadico pedofilo, fu completato da un'altrettanto orrenda uccisione di quindici disgraziati, allo scopo di diffondere e fomentare l'odio per le comunità ebraiche
Solamente nel 1965 la chiesa ne soppresse il culto cancellando il piccolo dall'elenco dei martiri.

Un'altra santificazione a scopo propagandistico fu quella di Maria Goretti, vittima di omicidio a seguito di un tentativo di stupro da parte di un vicino di casa nel 1902, prima di compiere 12 anni. Il fatto avvenne nella zona dell'Agro Pontino. In pochi anni la devozione per Maria Goretti si diffuse tra gli strati più umili della popolazione, in particolare quelli rurali, appartenenti allo stesso mondo in cui la piccola era cresciuta. Quando il fascismo promosse la bonifica e lo sviluppo rurale della zona fu utile al regime cavalcare l'onda della devozione popolare e portare avanti la causa di santificazione. Questa si concluse nel '56 ad opera di Pio XII.
Val la pena di ricordare come la vita dei lavoratori agricoli fosse durissima, tra analfabetismo, denutrizione e lavoro fin dall'infanzia. Dal referto autoptico di Maria Goretti risulta che fosse alta appena 1,38, fosse vistosamente sottopeso, e presentasse i sintomi di malaria in fase avanzata.








Negli anni '50 non mancava mai nei libri scolastici la storia edificante di santa Maria Goretti. Io l'avevo fra le pagine di religione del sussidiario di IV elementare. Mi ricordo di come si fossero arrampicati sugli specchi per raccontarla senza accennare mai a peccati di natura sessuale o allo stupro. C'era scritto che un tale voleva spingerla a commettere peccato, ma lei aveva preferito morire, non era chiaro cosa, come, perchè. Infine una mia compagna più sveglia ci aveva spiegato che l'uomo aveva cercato di baciarla e lei non aveva voluto. Perciò era stata uccisa, e fatta santa. Ce n'era abbastanza per diventare, da adulte, frigide e affette da vaginismo.










 Un kitsch zuccheroso, tutto azzurro e rosa, è quello tipico dell'angelo custode. Spesso è raffigurato a braccia protese alle spalle dei bimbi in pericolo, sull'orlo di un dirupo, come per consentire loro una dipartita veloce e senza preavviso, ed evitare successive sofferenze nel mondo adulto (una protezione integrale).



 















Accenno poi ad una immaginetta particolarissima, molto popolare durante il ventennio: l
a Madonna del manganello, o Madonna del Soccorso, che mai ricevette un riconoscimento ecclesiastico ufficiale. Essa rientrò in un insieme di rappresentazioni, principalmente in forma di statue e santini, diffuse negli anni trenta del XX secolo, nell'ottica dello spirito clerico-fascista voluto da settori della Chiesa cattolica e dal regime stesso. La statua della Madonna del Manganello fu realizzata da Giuseppe Malecore (1876-1967), uno scultore di Lecce specializzato - al pari del padre, Francesco, e del fratello, Aristide - nella lavorazione della cartapesta, come arredo sacro per una chiesa non parrocchiale di Monteleone, dal 1928 diventata Vibo Valentia.
La statua rappresentava una Madonna con bambino, nella tipica iconografia della Madonna del Soccorso che, mentre nella mano sinistra sorreggeva il figlio Gesù, con la destra sollevava un manganello nodoso. Ai piedi della donna si trovava un secondo bambino in piedi. La statua era realizzata in cartapesta colorata, e da questa rappresentazione furono realizzate in seguito, con metodo fotografico, alcune serie di santini.


L'immagine fu ripresa dagli organi del partito, che la elessero dapprima a "patrona degli squadristi", poi a "protettrice dei fascisti"
La preghiera sul retro dell'immagine così recitava:

« O tu santo Manganello
tu patrono saggio e austero,
più che bomba e che coltello
coi nemici sei severo.
O tu santo Manganello
Di nodosa quercia figlio
ver miracolo opri ognor,
se nell'ora del periglio
batti i vili e gli impostor.
Manganello, Manganello,
che rischiari ogni cervello,
sempre tu sarai sol quello
che il fascista adorerà.»


E tanto per finire in gloria, qualcosa di pessimo gusto che, anzichè essere la solita immaginetta, è invece una fotografia: un giovane padre Pio che si compiace di mostrare le ''stigmate'', e che tralascio di commentare.





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