domenica 19 ottobre 2014

CRONACA



COWBOY
L'EPOPEA DEL WEST


Il proprietario del ranch, il cowboy, il pioniere furono i personaggi centrali della leggenda americana. La loro fu la generazione successiva alla guerra civile tra Nord e Sud, e il loro teatro d'azione furono le Grandi  Pianure. Fu lì infatti, che prosperò l'allevamento all'aperto del bestiame, su vasta scala, lasciandosi dietro una quantità di vicende drammatiche.
Negli anni '60 dell'800 ci si rese conto che si potevano fare grandi profitti allevando bovini sul suolo governativo.  Perciò, prima i Texani, e poi immigrati di ogni provenienza, si misero a fare i rancher, cioè i proprietari di ranch. Il bestiame acquistato era per lo più costituito da bovini di origine messicana, razza robusta dalle lunghe corna.


Dal Messico arrivarono anche il lazo, i gambali di pelle, il cappello a larga tesa, gli stivali col tacco alto, il ferro da marchio, e la tecnica per radunare gli animali.














 Poichè al nord le scorte di carne e pellami si erano esaurite, i ranchers (soprattutto texani) fecero partire i primi convogli del loro surplus di bestiame: mandrie di 2-3000 capi regolarmente marchiati. Li portavano sino alla più vicina stazione delle nuove ferrovie, che attraversavano le praterie. 







Un convoglio ''tipo'' era costituito in genere da un capocolonna (spesso il rancher stesso), circa sei cowboy, un cuoco (ben pagato), un altro paio di mandriani che avevano il compito di occuparsi dei cavalli di ricambio (circa sei o sette a testa). Si partiva dal Texas all'inizio della primavera, con l'erba migliore. In testa alla colonna il carro del cuoco con le provviste (cibo in scatola come fagioli e pomodori, caffè, farina, pancetta, cipolle, frutta secca, aceto, melassa), seguivano i cow boy a cavallo (uomini di punta) con la mandria dietro, e ai lati di essa i fiancheggiatori. In fondo altri due uomini costituivano la retroguardia. 


 




I cowboy erano armati; la pistola più usata era la Smith & Wesson. In genere dormivano all'addiaccio, con turni di guardia; al mattino facevano colazione con fagioli, pancetta e caffè molto forte, poi si partiva. Il loro lavoro consisteva nel badare che il bestiame non si disperdesse, e nel controllare che non si corressero rischi. Si potevano percorrere circa 30km al giorno. Il percorso del convoglio attraverso la prateria era costellato di pericoli: il più grave in assoluto era la ''stampede'', cioè la fuga sfrenata degli animali, causata anche da un fatto assolutamente insignificante che provocava il panico di qualche capo e il contagio di questo all'intera mandria. Una volta in fuga il bestiame era cieco: precipitava nei crepacci, si buttava nei fiumi. Quando i cowboy riuscivano a fermare la ''stampede'', c'erano molte zampe spezzate, e qualche cowboy ucciso.




Altri pericoli erano i temporali (talvolta proprio questi erano all'origine di una ''stampede''), l'attraversamento dei guadi, e raramente un incontro con gli indiani.



 
Il viaggio terminava in una grande città dove si svolgeva il raduno (round up). Qui si vendevano i capi che venivano poi spediti a destinazione nel Middle west, ai macellai e ai produttori di carne in scatola.


Un round-up

Quando la ferrovia arrivò fino in Texas non fu più necessario far percorrere alle mandrie 2400 km per raggiungere la stazioni. Per di più nel frattempo erano stati sterminati i bisonti e gli indiani erano stati rinchiusi nelle riserve, dunque le zone centro-settentrionali furono ripopolate dal bestiame texano. Pian piano Kansas, Dakota, Nebraska, Colorado, Wyoming e Montana si popolarono di ranch con un numero di capi enorme. Ma tutto era basato sul fatto che il foraggio delle praterie era gratis. Nel rigido inverno del 1886 migliaia di capi morirono congelati: questo segnò la fine di questo tipo d'allevamento. Si diminuì il numero di capi, si cominciò il rifornimento di foraggio, e i cowboy incominciarono a riparar steccati, o altri lavori del genere. Era morta un'era, nasceva la leggenda.



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