lunedì 8 settembre 2014

DIVULGAZIONE


NAPOLEONE, PAZIENTE ILLUSTRE
 ''DALL'ALPI ALLE PIRAMIDI,
DAL MANZANARRE AL RENO''





Battaglia di Waterloo



Il 18 giugno 1815 Napoleone fu sconfitto a Waterloo dalle truppe britanniche comandate dal generale Wellington, e da quelle prussiane comandate da Blücher.
All'epoca Napoleone non era più il giovane e instancabile condottiero degli anni passati, ma un uomo malato che soffriva di cistiti ricorrenti, scabbia, disturbi cronici del fegato, e una gastrite probabilmente ulcerosa. Inoltre da sempre soffriva di stipsi. Il fratello Gerolamo, in una lettera di 8 anni prima, gli aveva suggerito di usare le sanguisughe come terapia per le emorroidi conseguenti alla stipsi, come lui stesso aveva fatto con successo.


Sembra che un dolorosissimo attacco di emorroidi avesse colpito Napoleone proprio in occasione della battaglia di Waterloo. Anzichè partecipare muovendosi a cavallo in mezzo alle truppe, come era solito fare, egli era rimasto seduto al tavolino da campo, sulla collina. Addirittura ad un certo punto il medico dovette somministrargli impacchi di ''acqua bianca'' (acetato di piombo) e del laudano (tintura di oppio). Napoleone rimase un'ora a letto, e le sue capacità di comando ne soffrirono. Questo, insieme all'indecisione dei suoi generali e alla loro scarsa iniziativa, non favorì le sorti della battaglia.




Quando, dopo le note vicende, Napoleone si consegnò agli inglesi sul vascello Bellerophon (era il 15 luglio del 1815) i testimoni presenti videro da vicino l'ex imperatore. Le descrizioni che ne fecero sostanzialmente coincidono: l'imperatore era molto ingrassato, non era più agile, pareva assai più vecchio di quel che era (aveva 46 anni), era mal fatto, di piccola statura, lo stomaco sporgeva considerevolmente, il collo era corto, la testa grossa, doppio mento, carnagione pallida, guance flaccide, denti anneriti .



A bordo del Bellerophon


Insomma, il Napoleone che giunse a Sant'Elena rassomigliava ad un barilotto, ed era brutto.
Vero è che queste erano le testimonianze degli inglesi, ossia del nemico.
 Tuttavia anche il commissario austriaco di Sant'Elena scrisse: ''Mangia molto e continua ad ingrassare a vista d'occhio''. Il suo medico personale irlandese aveva difficoltà a sentire il battito cardiaco poggiando la mano sul torace, tale era lo strato di adipe. Però annotò i denti cariati e le radici scoperte.





Il governatore dell'isola, Hudson Lowe, forse per compiacere i superiori in patria e fare carriera (ma questo suo progetto fallì miseramente), si incapponì a maltrattare Napoleone. Pur non facendogli mancare il necessario, ogni cosa era concessa col contagocce. Si attendeva che le scorte fossero esaurite prima di rinnovarle. Il letto era scomodo, la casa caldissima, il prigioniero sorvegliato in maniera strettissima. 



Era una stalla sommariamente riattata





Napoleone con la piccola Betsy Balcombe

Gli unici amici che aveva trovato sull'isola, la famiglia Balcombe con la figlia dodicenne Betsy che gli rallegrava le giornate, furono fatti tornare in Inghilterra. La vita e il clima erano così duri che l'umore del prigioniero crollò.






Iniziarono le prime avvisaglie della malattia. Le gambe si gonfiarono, le caviglie parevano ciambelle sopra le scarpe, il colorito era giallo, le gengive mostravano i segni dello scorbuto, scure gonfie e spugnose, fegato e reni sembravano cedere.





Arrivò a Sant'Elena il dottor Antonmarchi, inviato dalla madre Letizia Bonaparte. Anch'egli lo descrisse come grasso, pallido e debole. I dolori di stomaco aumentavano. Il padre era morto di tumore gastrico, ma il figlio non vedeva alcuna somiglianza tra i suoi sintomi e quelli che avevano portato alla morte il genitore. Inoltre l'eccesso di peso mal si combinava con una diagnosi di tumore dello stomaco.
All'epoca anche il suo medico francese, il dottor Montholon, lo assisteva. Nel gennaio del '21 scrisse che il paziente, che aveva solo 52 anni, ne dimostrava una dozzina in più.





In un clima di grande diffidenza Napoleone rifiutò per molto tempo che alcun medico inglese gli si avvicinasse: temeva si volesse eliminarlo. E diede la colpa della sua malattia a Lowe e agli stenti cui l'aveva sottoposto, nonchè al terribile clima dell'isola, che secondo lui aveva aggravato l'epatopatia cronica. Ordinò comunque che alla sua morte venisse fatta l'autopsia.
Nell'ultimi mesi di vita soffrì di fortissimi crampi allo stomaco. I medici, per alleviarglieli, cominciarono a fargli clisteri quotidiani e a provocargli il vomito. Questa necessità fa pensare oggi ad un restringimento del piloro dovuto alla massa tumorale, che impediva il passaggio del contenuto gastrico verso il duodeno. Nonostante questo trattamento, continuava ad apparire grasso.





Studi molto successivi, condotti sui calzoni che aveva utilizzato negli ultimi tempi dell'esilio, fecero capire che il dimagramento ci fu, di almeno 12 kg , dunque perfettamente compatibile con la diagnosi di tumore gastrico. Ma su una mole così grossa, unitamente al gonfiore provocato dal malfunzionamento renale, questo non si notò.
Napoleone fece in tempo, nelle sue ultime settimane, a dettare modifiche testamentarie, memoriali, accuse, disposizioni di ogni genere, con gran fatica e sofferenza. I vomiti, ormai spontanei, erano continui e irrefrenabili. Pare che il medico gli somministrasse il calomelano (o cloruro mercuroso) nel tentativo di ridurli: non si esclude che questo, in uno stomaco così malandato , abbia causato un'emorragia fatale. Nell'ultima settimana si alternarono momenti di lucidità e deliri, poi fu il coma e infine la morte, il 5 maggio del '21.



L'autopsia si fece 14h dopo. Erano presenti cinque medici inglesi, il còrso dottor Antonmarchi, il dottor Montholon, e vari ufficiali. Si confermò il sovrappeso del paziente, misurando a livello toracico uno strato di grasso di 3,8 cm. Il cuore appariva di dimensioni normali, ma avvolto da uno spesso strato di grasso. La parete dello stomaco apparve erosa, e parzialmente saldata al fegato. Il resto dei visceri sembrava sano. Si potè concludere che il tumore gastrico c'era davvero ed era presumibilmente la causa della morte.
Alcuni storici sostengono però, che fu l'imperizia dei medici a causarla, o quanto meno ad accelerarla: l'eccesso di clisteri e i vomiti continuamente provocati avevano causato una grave perdita di elettroliti; era così sopraggiunta una grave forma di tachicardia che aveva portato il paziente alla morte (sindrome di Torsades de Pointes).
Un'altra teoria prese piede a metà del '900: la pubblicazione delle memorie del suo cameriere personale, con la descrizione degli ultimi mesi di vita di Napoleone, portò gli studiosi a credere che la causa della morte fosse un progressivo avvelenamento con arsenico.

Nel 2001, Pascal Kintz dell'Istituto di medicina legale di Strasburgo diede credibilità a questa ipotesi scoprendo residui di arsenico da sette a ventotto volte superiori al normale in una ciocca di capelli di Napoleone conservata dopo la sua morte. Ma analisi ancora più recenti pubblicate sulla rivista Science et Vie mostrarono una simile concentrazione di arsenico in campioni di capelli appartenuti a Napoleone e tagliati nel 1805, nel 1814 e nel 1821.
Giova ricordare che nel XIX secolo l’arsenico era utilizzato nella composizione di tinture e lozioni per i capelli. Questo dovrebbe porre fine alle teorie di complotti e veleni.
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Antonmarchi volle fare la maschera mortuaria, ma sull'isola la qualità del gesso a disposizione era pessima. Secondo alcune testimonianze la maschera fu fatta subito, in tre parti. Ma per qualche ragione si riuscì a portar via solo la parte frontale, e il resto fu modellato copiando i bozzetti fatti da un artista di passaggio che ritrasse Napoleone sul letto di morte. L'intenzione di Antonmarchi era di donare la maschera alla signora Letizia Bonaparte. Forse è per questo che il viso del figlio vi appare ingentilito e assottigliato. O forse fu la forza di gravità a far scendere le guance pesanti verso i lati del viso, dove la sezione frontale della maschera non arrivava. Comunque, veritiera o no, è questa la maschera mortuaria ''ufficiale''.






Secondo altre testimonianze Antonmarchi perse tempo (forse cercando del gesso di qualità migliore), e finì per fare la maschera su un volto ormai disfatto, molle e maleodorante, e fu quindi poi costretto ad un rimodellamento.
Fatto sta che a metà del XIX secolo le maschere di Napoleone si erano moltiplicate. Tutte furono vendute a caro prezzo, alcune erano palesemente false, altre somiglianti ad altri personaggi, qualcuna probabilmente vera, ma risalente a quando Napoleone era giovane (e vivo, ovviamente), fatta fare probabilmente per donarla al figlio, altre così diverse da essere assurde.



Maschera rifatta su quella di Antonmarchi





Maschera palesemente apocrifa, modellata.
Forse una delle prove fatte a Sant'Elena









Maschera mortuaria appartenente ad un'altra persona, spacciata per Napoleone

Maschera di Napoleone giovane



Nel 1840 la situazione politica era radicalmente mutata. Il re Luigi Filippo ordinò che le spoglie di Napoleone fossero traslate in Francia. A Sant'Elena, quando si esumò il cadavere si vide che era quasi intatto. Fu portato con grandi onori a Parigi dove fu accolto da una folla di centinaia di migliaia di persone, dai militari al popolo, fino ai contadini arrivati da ogni dove.
Si trattò, per Parigi, della  più grande veglia funebre di tutti i tempi.









Napoleone riposa oggi nella cattedrale di Saint-Louis des Invalides, a Parigi.


 


FINE



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